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Il punto della situazione: Eastern Conference, Southeast Division

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Il punto della situazione: Eastern Conference, Southeast Division

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Team Numero Diez

Atlanta Hawks

In entrata: Luke Babbitt (F), Marco Belinelli (G), Nicolás Brussino (G), John Collins (F), Dewayne Dedmon (C), Tyler Dorsey (G), Miles Plumlee (C).

In uscita: José Manuel Calderón (PG), Mike Dunleavy (F), Tim Hardaway Jr. (G), Dwight Howard (C), Kris Humphries (F), Ryan Kelly (F), Paul Millsap (F), Thabo Sefolosha (G).

Voto 6.

Sebbene le perdite siano pesanti a livello di qualità, Atlanta aveva bisogno di smantellare una squadra che sotto coach Budenholzer ha raggiunto risultati eccellenti ma non è riuscita a trovare quello step in più per puntare con credibilità alle Finals NBA. Perso Horford nella scorsa free-agency, perso Millsap, è giusto ormai liberarsi di un Hardaway pagato dai Knicks a peso d’oro, di un Sefolosha in cerca di altri stimoli e dei redividi Humphries, Calderon e Dunleavy. Howard ha ancora qualcosa da dare in questa Lega ma non in Georgia. Si punterà su rookie, veterani che conoscono il sistema (tipo Belinelli che ha giocato sotto Popovich quando Budenholzer era assistente agli Spurs) e si punta a ricostruire da un Draft chesi preannuncia molto profondo e ricco di talento.

https://www.youtube.com/watch?v=RKFJ-nDGJnU

Charlotte Hornets

In entrata: Dwayne Bacon (G), Michael Carter-Williams (PG), Isaiah Hicks (F), Dwight Howard (C), Mangok Mathiang (F), Malik Monk (G), Marcus Paige (G), T.J. Williams (G).

In uscita: Marco Belinelli (G), Miles Plumlee (C), Brian Roberts (PG), Ramon Sessions (PG), Briante Weber (PG), Christian Wood (PG).

Voto 6.

Mercato più o meno tranquillo per la squadra guidata da Michael Jordan. Oltre alla presa di Malik Monk al Draft (condivisibile, soprattutto come fit a Kemba Walker), Charlotte potrebbe avere una squadra da deep-run ai Playoffs o da completo bust: MCW deve ritrovare assolutamente la verve del primo anno a Philadelphia cominciando ad aggiustare una tecnica di tiro non efficace nell’NBA di oggi, di Dwight Howard conosciamo ormai pregi e difetti a memoria e potrebbe magari trovarsi bene in un frontcourt con Kaminsky e Batum. Oppure no. Cessioni giuste e rimpiazzate in maniera corretta, serve ora alchimia di squadra, chiarezza tattica e qualche infortunio in meno per arrivare senza grossi sforzi ai Playoff, altrimenti la lotta al tanking diventa bella affollata ad Est.

Miami Heat

In entrata: Bam Adebayo (F), A.J. Hammons (C), Jordan Mickey (F), Kelly Olynyk (F), Derrick Walton (PG), Matt Williams (G).

In uscita: Luke Babbitt (F), Chris Bosh (F), Josh McRoberts (F), Willie Reed (C).

Voto 6,5

Chiariamoci: la dipartita di Bosh è un brutto colpo alle ambizioni degli Heat ed una brutta perdita per l’intera NBA, i suoi problemi di salute purtroppo lo costringeranno molto probabilmente al ritiro dal basket, quantomeno quello NBA. Comunque, torniamo alla franchigia della Florida che aggiunge un prospetto ottimo atleticamente quanto grezzo nei fondamentali come Adebayo, un Jordan Mickey in cerca di riscatto dopo un periodo buio a Boston e la gran presa in free-agency di Kelly “Mr. Game 7” Olynyk, il fit perfetto da affiancare ad Hassan Whiteside, garantendo spaziature offensive importanti ed una difesa perimetrale niente male. Con Dragic, Waiters (ammesso e non concesso che cominci a fare di testa sua) e James Johnson si va a formare un quintetto di ottimo livello in mano ad un allenatore capace come Spoelstra. Riley ha fatto veramente un bel lavoro e dopo la seconda parte di stagione dell’anno passato Miami può diventare una mina vagante estremamente pericolosa. Da tenere sott’occhio.

Orlando Magic

In entrata: Arron Afflalo (G), Khem Birch (C), Jonathan Isaac (C), Wesley Iwundu (F), Shelvin Mack (G), Jonathon Simmons (F), Marreese Speights (C).

In uscita: Patricio Garino (F), Marcus Georges-Hunt (G), Jeff Green (F), Jodie Meeks (G), Damjan Rudez (F), C.J. Watson (G), Stephen Zimmerman (C).

Voto 7

Una sessione troppo intelligente per essere Orlando. L’anno scorso scambiavano Olapido per Ibaka in scadenza per Terrence Ross, ora prendono un buon veterano come Afflalo, un prospetto (attenzione, la parola che sto per usare è spesso abusata a dismisura ma per una volta si cuce alla perfezione sull’ombra del giocatore in questione) “intrigantissimo” come Isaac, Jonathon Simmons (cercato da mezza NBA) e un Marreese Speights che può insegnare ancora qualcosa in allenamento. Di contro le uniche partenze degne di nota sono quelle di Green e Rudez. Un bilancio tutto sommato positivo e che, con un po’ di senso tattico (cosa che i coach di Orlando fino ado oggi hanno lasciato a Disneyland), potrebbe finalmente far fruttare i talenti di Payton (a cui manca solo una dimensione perimetrale soddisfacente per puntare alla top 10 delle point-guard nella Lega), Aaron Gordon e magari anche quel Mario Hezonja che a Barcellona aveva incantato l’Europa. Tutto questo, unito all’arrivo in panchina di Frank Vogel e di Jeff Weltman come “giemme”… sarà ora di puntare seriamente ai Playoffs?

https://www.youtube.com/watch?v=Hnq7SuvyCaA

Washington Wizards

In entrata: Tim Frazier (PG), Jodie Meeks (G), Devin Robinson (F), Mike Scott (F), Donald Sloan (F), Mike Young (PG).

In uscita: Bojan Bogdanovic (F), Trey Burke (G), Brandon Jennings (PG).

Voto 5

Carissimi capitolini, siamo arrivati ad un momento di stallo. Questo poteva essere l’anno buono per andarsela a giocare fino alle Finals ma non in questa maniera. Guardando le entrate e le uscite vediamo che escono tre panchinari più o meno efficaci ed entra Jodie Meeks, entra Donald Sloan che era andato a svernare in Cina ed un po’ di rookie. Non fosse per Tim Frazier (che l’anno scorso ai Pelicans ha fatto vedere cose interessanti) sarebbe una campagna estiva molto debole. I Wizards, inoltre, hanno pagato la mossa dei Nets di offrire una vagonata di soldi ad Otto Porter e pur di tenere l’ala ex-Georgetown hanno combinato un bel caos con il salary cap ed il roster dell’anno prossimo costerà 128 milioni, quasi 30 sopra il tetto salariale, appena 14 milioni sotto quello di Cleveland, 10 sotto quello di Golden State. In più, tra due anni partirà l’estensione salariale a John Wall che si porterà via circa 40 milioni all’anno, tenendo occupati 121 milioni tra due anni per 4 contratti garantiti (tra i quali risiedono i 15 milioni di Ian Mahinmi) e 98 fra tre anni per soli tre contratti garantiti (con Porter e Beal a 28 milioni e Wall a 40 milioni). Questa squadra rischia di essere finita nello stesso vicolo cieco imboccato da Toronto: troppo forte per tankare, non abbastanza per andare a vincere l’anello. Togliendo il contratto di Porter e le varie opzioni su Meeks e Jason Smith saremmo arrivati a 88 milioni più al massimo 3 per Kelly Oubre. Con un “salary dump” su Mahinmi come quello fatto per Mozgov dai Lakers sarebbe venuto fuori un tesoretto di minimo 25 milioni. Ad oggi, se il caro (in tutti i sensi) Otto non comincia a produrre 30 punti a partita, Washington diventa la nuova Toronto e nulla di più, con buona pace di John Wall.

https://www.youtube.com/watch?v=IywMU7S_VOw

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Basket

LeBron James, i principali record della sua carriera

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LeBron James

Il record dei 40.000 punti di Lebron James è soltanto la punta dell’iceberg di un giocatore che, a 39 anni (40 a dicembre) fa ancora scuola nell’intera NBA. I suoi Los Angeles Lakers perdono ma LeBron entra, con più forza, nella storia del basket. Quello che impressiona è la costanza in più di vent’anni di carriera. Andiamo a vedere i principali record del Chosen One.

Per capire subito l’entità e la caratura del giocatore, cominciamo proprio dal canestro che lo ha consegnato non alla storia, ma alla leggenda. Infatti, contro i Nuggets, LeBron è diventato l’unico giocatore della storia a segnare 40.000 punti. 

I RECORD DI LEBRON JAMES

Parlavamo di costanza e LeBron è anche l’unico giocatore della storia ad avere almeno 25 punti di media in 19 stagioni consecutive. Nel 2005-2006, poi, entra subito nella storia, a 22 anni, grazie alla vittoria dell’All-Star Game MVP Award. Con i Cleveland Cavaliers quella stagione, fa registrare una media di 31,4 punti a partita e vince il premio nella partita delle stelle diventando il più giovane di sempre a riuscirci. È anche il giocatore più giovane ad aver vinto quattro MVP. Un altro record è l’essere stato il più giovane a segnare 2.000 punti in una stagione, ed essere nominato MVP dell’All-Star Game.

Passando ai record di anzianità, bisogna mettere in conto che LeBron è il più vecchio di sempre ad aver completato una tripla doppia da 30 punti e avere una media di 30 punti in una stagione. Infine ultimo, per darvi solo alcuni highlights di quello che è ed è stato il percorso di LeBron in NBA, è il giocatore più vecchio ad aver messo a segno 25+ punti in 11 partite consecutive.

È l’unico giocatore ad aver vinto il premio MVP delle Finals con tre squadre diverse (Miami Heat, Cleveland Cavaliers e Los Angeles Lakers). Detiene la striscia attiva più lunga di partite consecutive con almeno 10 punti segnati: 1.205, nel 2018 ha superato Michael Jordan, attuale secondo in classifica, che è fermo a 866. Ancora attiva anche la striscia di 280 partite consecutive ai play-off con almeno un punto: 280, di cui 278 con almeno 10 punti segnati. Ai play-off è anche l’unico giocatore ad avere tre triple doppie da almeno 40 punti: nessun altro ne ha più di una.

Nelle Finals 2016 contro GSW è diventato l’unico giocatore a guidare entrambe le squadre per punti, rimbalzi, assist, stoppate e recuperi in una serie intera. E ci sono ancora tantissimi altri record, di minore importanza, che sottolineano l’incredibile carriera di LeBron James.

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Harden imita Beckham: vuole una stella per i suoi Houston Dynamo

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Vela

James Harden, cestista statunitense che ha vestito la maglia dei Philadelphia 76ers nell’ultima stagione, ha deciso di acquistare qualche tempo fa alcuni azioni degli Houston Dynamo. Harden ha trascorso ben nove anni in Texas e ha deciso quindi di investire sulla squadra di calcio di Houston che disputa la MLS. Ora, con l’arrivo di Lionel Messi all’Inter Miami di proprietà di David Beckham, il play americano sogna un colpo simile per la sua squadra. Ha infatti rilasciato recentemente alcune dichiarazioni a USA Today Sports: Cerchiamo un campione che venga a Houston. Sappiamo tutti quanto incredibile è Messi, che a Miami insieme alla sua famiglia si sta trovando bene. Anche noi cerchiamo qualcuno che venga nella nostra franchigia e siamo sicuri che lo troveremo. Non me ne occupo io direttamente, ma il club è al lavoro”.

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Clamoroso Lebron James, le sue parole sul possibile ritiro: “Ci devo pensare”

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Lebron

Nella nottata italiana i Los Angeles Lakers di Lebron James sono stati battuti, e eliminati per 4 a 0, dai Denver Nuggets per 111-113. Lakers che non riescono a riaprire la serie e che manda i Nuggets alle Finals aspettando la vincente di Miami-Boston.

Oltre che per la sonora sconfitta sulle 4 partite, il mondo del NBA è rimasto scosso per le dichiarazioni di Lebron James nel post partita, che lasciano pensare ad un possibile ritiro:

“Ho molto su cui pensare a livello personale sulla possibilità di proseguire con il basket, devo riflettere a fondo”

Dichiarazioni bomba del 4 volte campione NBA, che nonostante abbia ancora 2 anni di contratto, con l’ultimo opzionale, non pare più cosi certo di voler continuare a calcare i parquet della NBA. L’idea a cui tutti pensavano era quelli che il “Re” avrebbe aspettato il draft del figlio Bronny, per giocare una stagione insieme a lui. Ha poi confermato alla domanda sul possibile ritiro ai microfoni di un giornalista ESPN.

Poco prima, sempre nella conferenza stampa post partita, si è espresso così su una domanda riguardante la sua visione sulla prossima stagione:

Vedremo cosa succede… non lo so. Non lo so. Ho molto a cui pensare a dire il vero. Personalmente, quando si tratta di basket, ho molto a cui pensare. Penso che sia andata bene, anche se non mi piace dire che è stato un anno di successo perché non sto giocando per nient’altro che vincere titoli in questa fase della mia carriera. Non mi diverto solo a fare una finale di Conference. L’ho giocata molte volte. E non è divertente per me non essere in grado di fare una finale di campionato”.

 

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Basket

[VIDEO] Finale di Basket islandese: parte un coro contro la Juventus

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juventus

Simpatico siparietto quello avvenuto sabato durante la finale Scudetto del campionato islandese di basket.
Durante un momento di pausa del match tra Valur Reykjavik e Tindastoll, lo speaker del palazzetto ha fatto partire la celebre canzone dei Ricchi e Poveri, “Sarà perché ti amo”.

Fino a qui nulla di strano, ma durante il ritornello, il pubblico si lancia nel celebre coro (di matrice milanista) contro la Juventus, proprio sulle note della canzone.

Un episodio che ha già fatto il giro del mondo e che ha strappato un sorriso a molti in Italia, anche ai tifosi bianconeri.

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