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NBA, i segreti della vittoria dei Golden State Warriors

NBA, i segreti della vittoria dei Golden State Warriors

Ieri notte, tra giovedì e venerdì, Golden State ha vinto il settimo titolo nella sua storia. Per come è cominciata la serie, con Boston vincente in gara 1 e gara 3, era difficile prospettare un 4-2 per la squadra di San Francisco. C’è da dire però che Steph Curry, in queste NBA Finals, ha attivato la modalità “alieno” , soprattutto in gara 4 e gara 6; poi ha avuto anche il supporto decisivo dai suoi compagni.

STEPH CURRY: MVP DELLE FINALS 2022

Partendo dal protagonista assoluto, non può non essere lui. Stephen Curry, senza se e senza ma. Questo è il quarto anello per Golden State negli ultimi 8 anni, ma il figlio di Dell non aveva vinto ancora una volta il premio come MVP delle Finals. Nel 2015 lo vinse Andre Iguodala, che fra l’altro ieri sera ha calcato ancora il campo in quelli che saranno probabilmente i suoi ultimi minuti giocati su un campo NBA, mentre nel 2017 e 2018 Kevin Durant riuscì a diventare MVP in back-to-back.

Questa volta però il premio è tutto di Steph. 31 punti di media a partita nelle Finals, che potevano essere molti di più se non avesse steccato in gara 5, dove ha segnato “solo” 16 punti, senza nemmeno un canestro da 3 punti. Dal novembre 2018 Curry ha sempre segnato almeno una bomba a partita, ma lunedì notte si è interrotto questo strepitoso record. Ciononostante quella partita è stata vinta dagli Warriors.

ANDREW WIGGINS E KLAY THOMPSON

L’uomo decisivo in gara 5, e non solo, è stato Andrew Wiggins. Quando nel 2020 arrivò da Minnesota in cambio di D’Angelo Russell, i tifosi non erano proprio convinti. Fino quel momento Wiggins aveva un peso davvero importante, dato che nel 2014 era stato scelto per primo al Draft, deludendo però le aspettative negli anni venire. A San Francisco ha trovato la sua maturazione definitiva. Nella già citata gara 5, ha chiuso con una doppia doppia da 26 punti e 13 rimbalzi, ma anche in gara 4 ha fatto un’ottima prestazione con 16 punti e 17 rimbalzi.

C’è poi Klay Thompson, colui che è rimasto fuori dal campo per due anni. Non vedeva il campo dalle finals del 2019, quelle perse contro Toronto. È tornato a inizio 2022, cominciando a ingranare piano piano.  A tratti si è visto il giocatore strepitoso di qualche anno fa, come ad esempio nella partita decisiva contro Dallas che ha spedito Golden State in finale, dove Thompson ha segnato 32 punti. Nelle Finals invece ha chiuso con una “modesta” media di 17 punti a partita. Niente male per un 32enne che è rimasto fuori per 941 giorni.

JORDAN POOLE E DRAYMOND GREEN

Ha deluso un pochino invece Jordan Poole, colui che era stato disegnato quest’anno come il terzo fratello Splash, insieme a Curry e Thompson ovviamente, proprio per le loro pazzesche percentuali da dietro l’arco. I punti di media sono stati 13 nelle Finals, ma emblematico è il suo canestro da quasi metà campo sulla sirena della fine del terzo quarto, in gara 5. Ha fatto una stagione mostruosa Poole, passando da una media di 12 punti a partita nel 2020/21 a 18 punti di media nella regular season della stagione appena conclusa. Si tratta di uno dei giocatori più migliorati di tutta la NBA nel 2021/22.

Infine c’è l’immancabile Draymond Green. Giocatore amato dai propri tifosi e odiato da quelli delle altre squadre. È uno tosto, che non molla mai, dai metodi poco ortodossi. Si tratta di uno di quei giocatori che fa tante cose utili che non sempre però le statistiche fanno vedere. Eppure varie volte va comunque vicino alla tripla doppia, dando il suo apporto sia per punti, rimbalzi e assist.

Sono innumerevoli i segreti che hanno permesso a Golden State di tornare a vincere il titolo NBA dopo 2 stagioni davvero deludenti. Ci sono anche altri giocatori che hanno fatto la propria parte nel loro piccolo, come ad esempio Gary Payton II (figlio della leggenda), Kevon Looney e Otto Porter. Di sicuro c’è che Golden State, nonostante le difficoltà recenti, ha ritrovato il lustro che l’ha caratterizzata come una delle migliori squadre degli ultimi 8 anni.

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