“Questo è un prospetto interessante”, “Toh, ecco la giovane promessa”, “Sentiremo parlare di lui”. “È il futuro di quella squadra”.
Siamo sinceri: quante volte abbiamo sentito esprimere questi concetti? Tante, forse anche troppe. Spesso ci si azzecca a ragion veduta, in altre occasioni il tempo dimostra che trattasi solo di retorica trita e ritrita. Adesso con la stessa autenticità rispondiamo a quest’ulteriore quesito: di tutti i giovani con un apparente e roseo futuro, con che frequenza udiamo di un prospetto per il futuro il cui eco riecheggia anche nel presente? La questione si fa più complicata perché “il ragazzo deve crescere” e “gettarlo subito nella mischia potrebbe bruciarlo”. Sono i pensieri maggiormente gettonati dei più, specie se gli albori di una carriera avvengono in una grande realtà. Quando, però, ci si trova davanti ai predestinati, tali ragionamenti lasciano il tempo che trovano. E Nicolò Fagioli ne è un esempio lampante.

GLI ESORDI: EVENIENZE (QUASI) PROMETTENTI

Juventus-Spal, quarti di finale di Coppa Italia. Al suo esordio assoluto in bianconero Fagioli detta i tempi della manovra palla al piede

Fonte foto: profilo Instagram Fagioli

Juventus-Crotone, 23esima giornata di Serie A: al debutto nella massima divisione, Fagioli si appresta a battere un calcio d'angolo.

Fonte foto: profilo Instagram Fagioli

19 anni 11 mesi e 15 giorni. È l’esatta anagrafe del suo debutto assoluto da titolare con la Vecchia Signora nella sfida interna contro la Spal, valevole per i quarti di finale di Coppa Italia. 20 e 10 giorni. A distanza di un mesetto, esordisce in Serie A. Certamente non figura tra i calciatori più precoci a essersi confrontato con i big. Ma parliamo pur sempre di un classe 2001, che corona questo sogno dopo 5 anni 6 mesi e 26 giorni. Un lasso di tempo limitato se si considera la rapidità con cui ha bruciato le tappe nel proprio “segmento” nelle trafile bianconere. Un momento storico incoraggiante se si pensa che, nel novero degli illustri colleghi di reparto già militanti nella Juventus, il nome del numero 41 viene solo in seguito a quello di un certo Paul Pogba. Il francese ci mette 5 mesi e 9 giorni in meno rispetto al ragazzo di Piacenza. Che, dalla sua, saprà come e dove rispondergli: essere migliore sul campo.

UN DIEZ REINVENTATO

Fonte foto: profilo Instagram Fagioli

Fagioli è un diez. Basta questa breve descrizione per “fotografarlo” perfettamente in chiave tecnico-tattica. Predilige un gioco in cui il relativo ego pallonaro possa esaltarsi in senso predominante: collocarlo negli ultimi trenta metri per sfruttare le linee di passaggio a innescare le punte è un’ottima idea. L’ottima visione di gioco, il pregio di possedere una spiccata velocità di pensiero prima che di esecuzione di una giocata e la grande tecnica individuale, ben assortita a un pizzico di creatività ne fanno un trequartista ideale. Sebbene sia un ruolo “nobile”, nel calcio odierno imporsi a raccordo tra centrocampo ed attacco è fattore refrattario: le squadre vogliono dare il “ciak” all’azione, partendo dal basso. A Nicolò non rimane altro che adattarsi e così inaugura il suo primo stadio evolutivo da professionista; nella passata stagione, a Siena, l’ex allenatore dell’Under 23 juventina, Fabio Pecchia, lo propone come interno di un centrocampo a 2.

 IL PASSEPARTOUT PER I GRANDI 

L’intuizione è giusta. Ed è di quelle che può fargli svoltare la carriera; sì, perché sono molteplici le note positive che aleggiano intorno al nuovo “abito” attribuitogli. Ciò che balza maggiormente all’occhio è l’attenzione che dedica alla fase di non possesso: il contributo, con il quale si presta nell’effettuare pressione a zona in avanti, è davvero buono; certo, non essendo un centrocampista con innate propensioni difensive, fatica un po’ nel capire di quale tempismo e intensità servirsi nel curare l’avversario. Allo stesso tempo, maschera queste temporanee lacune mediante la stessa capacità di pensiero e di “lettura” del gioco. Schermo e intercetto. Questa è la traduzione delle sue caratteristiche applicate al contenimento. Nonostante la tenera età, la crescita del talentino prosegue inarrestabile.

La Continassa. In una partitella d'allenamento, Arthur toglie il pallone a Fagioli con un tackle scivolato

Fonte foto: profilo Instagram Fagioli

Fino alla prima squadra. Specie in questo periodo di emergenza. L’assenza di Arthur denuda di ordine e qualità una nevralgia in via di assortimento grazie alla crescita del verde oro. Non appena l’ex Barcellona manca, la situazione diventa problematica; nessuno può costituire da faro, ogniqualvolta si “fulmina” la lampadina brasiliana.

E allora perché non dare una chance al 20enne emiliano? I loro stili differiscono: il numero 5 dei campioni d’Italia tende a “innamorarsi” eccessivamente della sfera, mentre il piacentino rende più fluida, rapida e verticale la manovra; ad accomunarli, però, vi è l’interscambiabilità tra la posizione di regista e il piazzamento di mezz’ala sita sul versante di centro-sinistra. Profondità e duttilità, quindi, che darebbe rinnovato vigore tecnico ad un compartimento scarno in tal senso e renderebbe ancor di più felice un attacco migliorabile in prolificità. Cristiano Ronaldo, in primis.

Insomma, adesso la palla passa a Pirlo. Starà a lui stabilire il prossimo step. Decidere se Nicolò diventerà pian piano una colonna portante del gruppo già da subito o se procrastinarne il passaggio. Etichettarlo come diez per il futuro o per il presente. E, nel frattempo, il ragazzo aspetta, voglioso di bruciare un’altra tappa.

Nicolò Fagioli, senza correre troppo

Fonte immagine di copertina: Tuttosport