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Da Nilton Santos a Dani Alves, l'evoluzione del ruolo del terzino

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Da Nilton Santos a Dani Alves, l’evoluzione del ruolo del terzino

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“Compratemi dei terzini di valore e vinco la Premier League”.

Si può riassumere così il pensiero di Guardiola dopo la prima stagione di insediamento al Manchester City. Dopo un anno di attenta valutazione della situazione della squadra, l’ex tecnico blaugrana aveva perfettamente inteso la falla più grande nel suo schema tattico, invitando la dirigenza a porre un pronto rimedio. Rimedio che effettivamente i Citizens successivamente attuarono, andando a acquisire i cartellini di Mendy e Walker, per una spesa totale superiore ai 100 milioni di euro. Risultato? La squadra di Pep è riuscita a conquistare due Premier, nel 2018 e nel 2019.

Negli anni la figura del terzino ha assunto, nel calcio moderno, un ruolo sempre più di primaria importanza. Spesso visti solamente come individualità in grado di dover compiere la doppia fase, correndo inevitabilmente su tutta la fascia per novanta minuti, i terzini dal dopoguerra in avanti hanno intrapreso un percorso evolutivo che li ha portati ad esser uno dei ruoli più decisivi in un preimpostato contesto tattico. Non è dunque più fondamentale chi riuscirà a siglare una rete, ma come la squadra riuscirà a farlo. La fase di gioco prima del singolo elemento ed, in tutto questo, la figura del “full-back” ha cambiato completamente la natura delle squadre più vincenti al mondo.

LA RIVOLUZIONE DEL BRASILE ’58

Nel dopoguerra, il calcio non sembra variare particolarmente rispetto al suo periodo precedente, sino però all’arrivo del magico Brasile, vincitore dei Mondiali del ’58, del ’62 e del ’70. Un Brasile dal perfetto animo carioca, che in campo riusciva a divertirsi, ma, soprattutto, a far divertire e che aveva come suo interprete massimo di gioco un giocatore del calibro di Pelé. Sino a quel tempo il modulo più utilizzato da quasi tutte le squadre di alto livello era la cosiddetta “piramide”: il 2-3-5. Due “full-back” che agivano da reali stopper della squadra, tre “halfback” in grado di giostrare al meglio le azioni nella zona mediana del campo e ben cinque calciatori offensivi, due ali e due giocatori a supporto della prima punta di peso (che spesso non era neanche una prima punta tipica, ma quello che oggi chiameremmo un “falso nueve“).

Fonte: profilo IG @pele

Il Brasile del ’58, tuttavia, decide di mischiare le carte in tavola. Vicente Feola, tecnico della rappresentativa sudamericana ed ex San Paolo, si presenta in Svezia con un 4-2-4 comunque marcatamente offensivo. I due terzini della squadra, Djalma Santos a destra e Nilton Santos (giocatore a cui è dedicato la stadio del Botafogo) a sinistra, sono giocatori in grado di compiere la doppia fase in maniera eccelsa ma, prima di tutto, sanno portare una spinta alla manovra decisiva. Il ruolo del terzino non è più dunque quello di ultimo riferimento difensivo, bensì di elemento in grado di accompagnare lo sviluppo del gioco, disimpegnandosi all’occorrenza anche da perfetto stopper.

CONTINUANO I SUCCESSI E L’EUROPA SEGUE DI PARI PASSO

Nel ’62 l’esperimento si ripete e Feola riesce a conquistare un secondo campionato del mondo, sempre con la coppia laterale del torneo di quattro anni prima. Nel ’70, invece, sarà Mário Zagallo il tecnico che condurrà la nazione carioca alla vittoria del titolo. Un allenatore che aveva assistito alle precedenti due vittorie in veste di giocatore. Molto meno tattico di Feola, si ritroverà in mano una squadra dell’altissimo valore tecnico, in grado solamente di poter vincere senza batter ciglio. In quell’edizione, Carlos Alberto ed Everaldo, reali campioni del gioco, riusciranno ad imporsi come terzini titolari della nazionale.

Ma l’Europa, dinnanzi a tutto ciò, come si pone? Doveroso fare una prima differenza tra quello che col tempo sarebbe divenuto il “full-back” e quello che sarà il “wing-back“. Per decenni (ed in parte anche ai giorni nostri), ogni compagine vincente presentava questi due tipi di terzini. Il primo, con qualità primariamente difensive, agiva sulla destra e si aggiungeva molto spesso alla batteria dei centrali arretrati. Il secondo, d’altro canto, era prima di tutto un giocatore di spinta, che doveva sì compiere la doppia fase, ma guardando soprattutto verso il comparto avanzato, agendo sulla sinistra del campo.

LA SITUAZIONE ITALIANA

Nel Vecchio Continente e più specificatamente in Italia, la squadra in grado di assolvere pienamente a questa doppia categoria di giocatori fu sostanzialmente una: l’Italia del ’70, avente tuttavia la batteria di terzini dell’Inter di Helenio Herrera, pluricampione d’Europa. La rappresentativa azzurra poteva vantare a destra la presenza di Tarcisio Burgnich, uno dei migliori difensori della storia del calcio italiano. Terzino di posizionamento in grado di adempiere perfettamente a severi compiti difensivi, vincitore di ben due Coppe dei Campioni con il club neroazzurro. A sinistra, invece, la nazionale poteva fregiarsi di Giacinto Facchetti, calciatore di spinta e giocatore rivoluzionario, in grado di cambiare in Europa la dietrologia che si celava intorno a tale ruolo.

Fonte: profilo IG @cabriniantonio

Da citare oltremodo anche la Juventus di inizio anni ’80, avente due calciatori che poi si rivelarono fondamentali anche nella conquista del Mondiale ’82: Gentile e Cabrini. Tuttavia si può già affermare che i bianconeri proseguissero un percorso ampiamente collaudato, che aveva visto nella squadra milanese sopracitata l’impatto evolutivo principale.

UNA NUOVA RIVOLUZIONE CHE ARRIVA AI GIORNI NOSTRI

Quando dunque la concezione del ruolo cambiò nuovamente? Dopo il definitivo cambio di metodo difensivo, dalla marcatura a uomo a quella a zona, la compagine che cambierà nuovamente il modo di giocare non può non esser il Milan di Sacchi. Una squadra che intenderà il gioco in una nuova maniera e seguace dell’esempio di calcio totale portato dalla scuola olandese. Come affermato nell’introduzione, ogni calciatore doveva saper svolgere più ruoli per riuscire ad entrare in un contesto di gioco determinato ed estremamente funzionale. L’esempio di giocatore più importante nella concezione della posizione fu sicuramente Paolo Maldini, uno stopper finissimo in fase difensiva, primo costruttore di gioco decisivo nello sviluppo della manovra rossonera e ala in grado di sovrapporsi periodicamente per rifornire di primi palloni i giocatori offensivi della rosa.

Maldini è estremamente esemplificativo della concezione che si ha del terzino ai giorni nostri. Un calciatore che ha sì funzioni offensive, che deve periodicamente proporsi negli ultimi trenta metri di gioco, dando continue soluzioni alla squadra, ma che innanzitutto parte essendo difensore. Da tale, dunque, non può permettersi errori, dato che quasi sempre le mancanze difensive si tramutano in reti avversarie. Con il cambio di marcatura, da uomo a zona, non si pensi che il ruolo abbia un’interpretazione più libera, tutt’altro. Proprio per questa ragione, il terzino è forse diventato uno dei ruoli più complessi ed in perenne cambiamento nel mondo del calcio.

Ai giorni nostri, tuttavia, trovare dei terzini validi è un qualcosa di estremamente raro. Ripetere le gesta di Dani Alves, Roberto Carlos o Cafu (non casualmente tutti e tre brasiliani), non sarà compito semplice.

TERZINI O CENTROCAMPISTI?

Innegabilmente, negli ultimi anni, sono stati parecchi i giocatori di fascia a disimpegnarsi egregiamente anche in linea mediana e viceversa. Sintomatico di ciò il Bayern degli ultimi dieci anni. Agli albori fu Philipp Lahm il giocatore che, essendo uno terzini migliori al mondo, ha chiuso la carriera sulla linea mediana. Medesimo discorso vale per David Alaba, che in carriera ha ricoperto quasi tutti i ruoli del campo: mediano, terzino, centrocampista a tutta fascia, centrocampista centrale e adesso centrale difensivo. E, per completare il trittico bavarese, Joshua Kimmich, ultimamente tornato nella zona mediana di gioco, dopo svariati anni passati sul lato destro del campo.

Fonte: profilo IG @jok_32

In Italia, Alessandro Florenzi ha iniziato la carriera da finissimo giocatore di centrocampo, all’occorrenza anche ala offensiva, per passare progressivamente a ricoprire il ruolo di terzino destro, con tuttavia notevoli mancanze difensive. In Spagna, attualmente, Sergi Roberto si è, anno dopo anno, specializzato sempre più per quanto concerne l’aspetto difensivo del ruolo, pur essendo cresciuto nella cantera blaugrana da mezzala di inserimento.

Tutti questi adattamenti perché? Semplicemente, il terzino deve essere un calciatore di gamba, ma dotato di un piede molto ben educato, con un perfetto concetto di timing dell’azione. Avere le giuste letture di gioco, innegabilmente può agevolare anche a centrocampo, dove la velocità e la sincronizzazione sono aspetti estremamente rilevanti nella ricerca della vittoria. Un ruolo, come visto, in continua evoluzione. Chissà dunque dove potrà portare tutto questo studio di situazioni nei prossimi dieci, quindici anni.

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Lotta Napoli-Juventus per il Mondiale per Club: ADL presenterà ricorso alla FIFA per estromettere i bianconeri

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Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli, Serie A, Coppa Italia, Champions League

Siamo già in tema Napoli-Juventus. Questo weekend, precisamente domenica sera alle ore 20:45, la sfida di Serie A. Fuori dal campo, però. la partita è concentrata sulla partecipazione delle due squadre al prossimo Mondiale per Club. I bianconeri formalmente possono solo sperare che i partenopei vengano sconfitti al ritorno di Champions dal Barcellona. Il Napoli, invece, se vincesse almeno altre due partite in Europa, accederebbe alla nuova competizione che prenderà il via nel 2025.

Secondo quanto riportato da Radio Kiss Kiss, però, il patron del Napoli Aurelio De Laurentiis sarebbe al lavoro per presentare un ricorso alla FIFA per l’estromissione della stessa Juventus dal prossimo Mondiale per Club. Ciò garantirebbe al Napoli una grandissima possibilità per l’accesso alla competizione, visto che come pretendente rimarrebbe la Lazio, ma che è ben più indietro nel ranking.

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I convocati dell’Olanda per le partite di marzo: prima volta per Zirkzee, ci sono anche due interisti

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L’Olanda si prepara a scendere in campo contro la Scozia (in casa) e contro la Germania (in trasferta). Si tratta di due amichevoli, utili a CT e giocatori per rodare i meccanismi verso Euro2024. In vista di questi due impegni, Ronald Koeman, tecnico della Nazionale olandese, ha diramato l’elenco dei convocati. Tra questi, figurano ben sei giocatori presenti in Serie A, tra cui la prima – meritatissima – volta di Joshua Zirkzee. L’attaccante in forza al Bologna, tra l’altro, incrocerà dall’altra parte del campo uno che di solito gli fornisce gli assist come Lewis Ferguson.

Oltre all’ex Bayern, ci sono Denzel Dumfries, Stefan De Vrij, Teun Koopmeiners e Tijjani Reijnders. Presenti anche tre conoscenze del nostro campionato come Matthijs De Ligt, Jerdy Schouten e Gini Wijnaldum. Scopriamo, dunque, la lista completa dei giocatori che vestiranno la maglia Orange nei due impegni che attendono l’Olanda.

LA LISTA DEI CONVOCATI DELL’OLANDA

Questo, dunque, l’elenco completo dei convocati di Ronald Koeman:

  • PORTIERI: Bizot, Flekken, Olij, Verbruggen;
  • DIFENSORI: Ake, Blind, Van Dijk, Dumfries, Frimpong, Geertruida, Hartman, De Ligt, Timber, De Vrij, Van De Ven;
  • CENTROCAMPISTI: Frenkie De Jong, Koopmeiners, Reijnders, De Roon, Schouten, Verman, Wijnaldum, Wieffer;
  • ATTACCANTI: Brobbey, Depay, Gakpo, Malen, Xavi Simons, Zirkzee, Weghorst.

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Ranieri presenta la sfida di Empoli in conferenza: “Determinerà il nostro futuro”

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Ranieri conferenza Milan-Cagliari

Claudio Ranieri è intervenuto in conferenza stampa alla vigilia del match contro l’Empoli, decisivo in ottica salvezza. I rossoblù arrivano alla partita chiaramente galvanizzati dopo il pareggio acciuffato all’ultimo istante contro il Napoli e ora vogliono i tre punti. Scopriamo le parole di Ranieri in conferenza.

LA CONFERENZA STAMPA DI RANIERI

Queste, dunque, le dichiarazioni di Ranieri:

INFORTUNI PAVOLETTI E PETAGNA – “Perdiamo in fisicità. Mi avrebbe fatto piacere poter scegliere“.

IMPORTANZA GARA DI EMPOLI – “Determinerà il nostro futuro. Ci vorrà tanta umiltà. Loro si sono tirati fuori dai guai. Bisogna fare i complimenti a Nicola per il lavoro“.

MANCANZE DIFENSIVE EMPOLI – “Non sono d’accordo. Chiudono bene gli spazi e si aiutano l’uno con l’altro“.

GERARCHIE – “Scelgo gli elementi in base alla gara. Chi mi garantisce determinazione e concentrazione va in campo“.

GOL DI LUVUMBO – “Lottando fino alla fine si ottengono i risultati. Abbiamo giocato una gara di grande sacrificio e sarebbe stato brutto perdere. Il Napoli ha confermato contro il Sassuolo di essere una squadra che sa fare molto male all’avversario“.

DEIOLAHa qualità ed anche difetti. Nei social so che viene crocifisso e non so il perchè. Quando lo mando in campo so che può fare tanto, e lui mi fa capire che vuole mettere il cuore e che vuole rimanere in Serie A. Poi che mi sbagli la palla a me non interessa. Se qualcuno vuole Messi o Dybala ha sbagliato squadra“.

LAPADULA – Non si dà mai per vinto, ce la mette sempre tutta. Ha bisogno di ritrovare il goal, ma in allenamento da sempre il massimo. Farà un grande finale di stagione“.

MODULO – No, io vario in base all’avversario. Non ho un modulo fisso“.

NANDEZ Mi dà un grandissimo equilibrio ed è un leader in campo, è insostituibile”.

JANKTOSi sta riportando ai livelli di un tempo. Mi auguro che in questo finale di campionato ci possa dare una mano perchè conto molto su di lui“.

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Il Genoa recupera un titolarissimo per l’Inter: può già essere titolare a San Siro

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Johan Vasquez, calciatore del Genoa e della nazionale messicana - Serie A

Arrivano ottime notizie in casa Genoa, che ritrova Johan Vasquez dopo l’infortunio. Il difensore centrale si è messo alle spalle il guaio all’adduttore ed è pronto a riprendere il suo posto nel terzetto difensivo di Gilardino. Le altre due maglie dal 1′, secondo il Secolo XIX, sono destinate, a meno di sorprese, a Mattia Bani e Kony De Winter. L’unico dubbio reale per Gilardino è tra Messias e Malinovskyi, in lizza per un posto a centrocampo.

I rossoblù sono attesi da un impegno sicuramente non agevole contro l’Inter schiacciasassi dell’ultimo periodo, ma Gilardino ci ha già abituato a colpi importanti quest’anno. Inoltre, i nerazzurri sono imbattuti nelle ultime nove sfide contro il Genoa in Serie A (7V, 2N) e hanno incassato un solo gol nel periodo. L’ultimo successo del Grifone contro i nerazzurri in campionato risale al 17 febbraio 2018 (2-0 al Ferraris). Difficile immaginare che sia il momento buono per tornare a vincere, ma di sicuro il Genoa ci metterà il cuore e l’anima. Stavolta, con un Johan Vasquez in più al centro della difesa.

Appuntamento, dunque, a San Siro, lunedì alle ore 20:45, ora di inizio del match, altro crocevia importante per gli obiettivi di entrambe le formazioni.

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