Da bambini si giocava a pallone per strada. O nel campetto dell’oratorio: tutti i giorni, tutto il pomeriggio.
Non sempre le squadre erano equilibrate, spesso si giocava in numero diverso: 3 vs 4, 4 vs 5, ecc. L’importante era giocare, non contava altro; alla squadra in inferiorità numerica, però, si dava un vantaggio: il portiere volante.

Il portiere così poteva andare dove voleva, superare il centrocampo (o la pietra che lo segnalava), o anche fare gol.

UN’EVOLUZIONE GRADUALE

Nel corso dell’ultimo decennio abbiamo assistito a una enorme modernizzazione nel calcio giocato, che riguarda anche – e soprattutto – il ruolo del portiere.

Prima la sempre maggiore necessità di avere “i piedi buoni” per indirizzare meglio il pallone e abituarsi a ricevere retro passaggi, poi il coinvolgimento crescente nelle azioni.

In principio, come spesso è accaduto nel calcio italiano, fu Zdenek Zeman.

A Roma volle con insistenza un portiere uruguaiano sconosciuto: Mauro Goicoechea. «È bravo coi piedi», disse. Fu la sua condanna.

Nell’ anticipo della 23esima giornata, in un drammatico Roma-Cagliari Goicoechea, sul punteggio di 1-1, spinse nella sua porta un traversone completamente innocuo di Avelar dalla sinistra: finì 4-2 per i sardi.
Zeman venne esonerato, Goicoechea rispedito al Danubio.

Fonte: profilo Facebook AS Roma

QUESTIONE DI NUMERI

Il boemo aveva puntato sul cavallo zoppo, ma inventato un nuovo ruolo (almeno in Italia): il portiere-regista.

All’epoca la media dei passaggi completati dai “numeri 1” era di 6,3 a partita, meno di uno ogni 4 palle giocate. Oggi con 11 passaggi la media è quasi raddoppiata, con un passaggio su 3 che va a buon fine.

È il segno di una tendenza: da anni, l’incidenza dei portieri sul gioco delle squadre è aumentata in modo esponenziale.
In media, i portieri effettuano una settantina di passaggi in più per ogni giornata di campionato. Un incremento di quasi il 20% rispetto a cinque anni fa.

All’estero si raggiungono estremi grotteschi, come quello del Bayern di Neuer che oltre al regista (gioca 27 palloni in media a partita, tre anni fa persino 33) fa anche il “libero” (uscite a trenta metri dalla porta per coprire la difesa alta) o del City di Guardiola che ha speso 58 milioni in due anni per due portieri palleggiatori: Claudio Bravo e Ederson.

IL PORTIERE È PARTE DEL GIOCO

Il portiere alla Neuer fino ad oggi è stato concepito come portiere volante solo in qualità di difensore aggiunto.

Come stiamo vedendo negli ultimi tempi, le squadre tendono ad affidarsi molto di più al proprio estremo difensore, con un coinvolgimento attivo da parte di esso.

Coinvolgimento attivo che in molte squadre anche in Serie A abbiamo già visto molto spesso nella manovra che parte proprio dal portiere, con le rimesse dal fondo corte per riuscire col fraseggio a far alzare il pressing avversario e, aggirata la prima linea, trovarsi in superiorità numerica in costruzione di manovra.

Il nuovo ruolo del portiere potrebbe invece essere molto più alto. Molto più mediano che libero.

Diversi i richiami, come Pollersbeck dell’Amburgo: la posizione è quella.
Portiere nella trequarti in fase di possesso. La differenza lui e Neuer sta nella tipologia di possesso.: il primo stava alto in fase di possesso palla stile tiki taka, non avendo tanto un ruolo attivo ma, come già detto, quello di primo difensore.

Pollersbeck (vedi foto di seguito) si alza in una posizione da mediano, con i due centrali che si allargano ai suoi fianchi, e conseguente movimento a seguire del resto della squadra, creando una superiorità numerica molto differente.

L’EXEMPLUM DI EDERSON

Ederson è probabilmente l’evoluzione ultima dello sweeper keeper, quello che per molti è il portiere del futuro: il brasiliano, oltre alle ovvie mansioni da numero uno, si considera a tutti gli effetti come uno dei giocatori di movimento.

A tal punto che, in un’intervista a FourFourTwo, il portiere del City ha affermato che potrebbe tranquillamente giocare a centrocampo, anche in una partita di Premier.

“Mi sono sempre sentito a mio agio con la palla tra i piedi, e questo mi è di grande aiuto durante le partite. Penso sia un talento naturale. Quando ero nelle giovanili del San Paolo, cercavo sempre di dimostrare le mie abilità con i piedi.”

A gennaio, nella sfida di Premier contro il Wolverhampton (vinto 3-0 dal City con doppietta di Gabriel Jesus), Ederson è stato protagonista di un momento in cui ha agito da centrocampista a tutti gli effetti: dopo essere uscito dall’area di rigore per anticipare un avversario, ha prima vinto un contrasto, poi ha scambiato un paio di volte il pallone con i propri compagni di squadra, con la massima naturalezza.

FUTURO E SCHEMI IMPROBABILI

Rischi in questo tipo di gioco? Tanti.
Ma se eseguito bene tanti anche i vantaggi, tra cui quello di far rifiatare la squadra e costringere gli avversari ad una inevitabile inferiorità numerica in quanto a giocatori di movimento.

Thiago Motta, allenatore Under 19 del PSG, ha addirittura cominciato –  in un’intervista alla Gazzetta – a coniare un nuovo tipo di schema che include, nei numeri, già il portiere.
Il 2-7-2 mottiano prevede che il portiere, esplicitamente, si comporti da mediano, e i primi “due” siano due centrali, più bassi dello stesso portiere.

“Il portiere conta come uno dei 7 giocatori di centrocampo. Per me, l’attaccante è il primo difensore, e il portiere è il primo attaccante. Il portiere comincia il gioco, con i piedi e gli attaccanti sono i primi a mettere pressione per recuperare la palla.”

Insomma, il portere volante, libero e regista è il futuro del calcio. Bisogna soltanto aspettare la fine del processo di mutamento per vedere quali effetti avrà sul gioco effettivo, ma solo il tempo ce lo saprà dire.