Il campionato più difficile di sempre. Parole e musica di Maurizio Sarri, che appena due giorni fa, nella conferenza stampa pre Juve-Samp, non aveva usato mezzi termini, come suo solito. Ieri sera, al triplice fischio di Forneau, i bianconeri hanno potuto finalmente festeggiare il nono scudetto consecutivo, dopo aver sprecato il primo match point contro l’Udinese. Tantissimi i temi di cui discutere, in quella che è stata sicuramente la cavalcata meno sensazionale, ma che ha sancito comunque un traguardo ai limiti dell’irripetibile.

IL PRIMO SCUDETTO DI SARRI

Sul web spopola l’hashtag #NONOstanteSarri, fatto che racconta in maniera emblematica la situazione di Sarri nel mondo Juve. La sconfitta in Supercoppa e in finale di Coppa Italia, il gioco poco brillante e specialmente gli ultimi risultati altalenanti hanno segnato negativamente la prima stagione torinese del tecnico toscano. Nemmeno la vittoria dello scudetto è bastata per convincere parte dei tifosi, che ora rimpiange il vecchio direttore d’orchestra, Max Allegri. Lo stesso Sarri ha voluto scherzare sulle varie critiche ricevute dicendo che se questi ragazzi hanno vinto con lui, allora sono davvero forti. In più di un’occasione, l’allenatore della Juventus aveva avvisato che rivedere il sarrismo non sarebbe stato semplice e che una sola stagione non sarebbe sicuramente bastata. Dopo un’intera annata, in cui la Juve non ha effettivamente convinto sul piano del gioco, vengono in mente le celebri parole di Boniperti, postate tra l’altro da Alex Del Piero sul suo profilo Instagram.

Piaccia o no, la bacchetta ora è nelle mani di Sarri, che intanto si gode il suo primo scudetto e pensa a come dirigere i suoi nel teatro della Champions League. Conquistare la coppa dalle grandi orecchi sembra al momento un’impresa irraggiungibile, ma sarebbe un acuto da vero tenore, uno di quelli che cancellerebbe tutte le chiacchiere.

LO SCUDETTO DEI SINGOLI

Rimanendo in tema, questo scudetto è stato sicuramente quello dei singoli, in particolare quello di Cristiano Ronaldo e Paulo Dybala. Negli otto precedenti si è sempre parlato di vittorie di squadra, specialmente dal punto di vista caratteriale. Dai primi tre successi di Conte, con ritmi martellanti, quasi rock, si è passati a quelli di Allegri, perfettamente armoniosi, classici. La nona sinfonia è stata invece ricca di assoli, difficili da inquadrare in un genere perché eseguiti per lo più da due giocatori completamente differenti. Da una parte la potenza e lo strapotere di CR7, dall’altra l’eleganza e il genio della Joya. Il portoghese ha zittito chi gli dava del bollito per una partenza a rilento, il diez ha dimostrato che venderlo sarebbe stata una follia. Ottima la prima stagione di De Ligt, anche lui partito in sordina e sensazionale la crescita di Rodrigo Bentancur, ormai uomo chiave in mezzo al campo. Tante anche le note dolenti, dai terzini (eccezion fatta per Cuadrado) a Ramsey, da Rugani a Douglas Costa, micidiale ma troppo spesso ai box.

LO SCUDETTO MANCATO DA TUTTE LE ALTRE

“Scudetto? Se gli altri non lo vogliono noi lo prendiamo volentieri’.

Innegabile, la Vecchia Signora ha steccato più e più volte quest’anno, specialmente alla ripresa del campionato dopo lo stop imposto dalla pandemia. 8 punti conquistati nelle ultime 6 partite, diverse rimonte subite e 38 goal al passivo con due gare ancora da giocare. Mai una squadra campione d’Italia ne aveva subiti tanti negli ultimi 70 anni. Ecco perché questo scudetto rappresenta un’occasione persa per le inseguitrici, che mai come quest’anno si sono trovate di fronte una squadra battibile. Il tracollo della Lazio e la discontinuità dell’Inter hanno evidenziato il grande gap con la Juventus, che pure in una stagione al di sotto delle aspettative è riuscita a centrare il titolo. Le parole di Paratici prima dell’incontro della Dacia Arena hanno stonato con il risultato, ma alla fine si sono avverate, per la nona volta consecutiva.

(Fonte immagine di copertina: profilo instagram @juventus)