Si è appena conclusa un’altra edizione della Champions League. L’ennesimo spettacolo regalato dalla “coppa dalle grandi orecchie” ha visto calare il sipario con il clamoroso trionfo dei Blues di Tuchel, inizialmente dati per sfavoriti al cospetto del City di Guardiola. Una vittoria partita dal basso, e costruita mattone per mattone dall’arrivo dell’ex Psg, chiamato a sostituire Lampard a metà stagione. Il tedesco ha preso in mano una situazione che vedeva la squadra fuori dalla top 4 d’Inghilterra, e poco prima del delicato doppio scontro con l’Atletico Madrid di Simeone.

Ma la magnifica cavalcata dei leoni londinesi è solo l’ultimo successo di un’outsider nella manifestazione continentale per eccellenza. Oggi infatti faremo un tuffo nel passato, per riscoprire i 5 più storici trionfi delle “underdogs”, le squadre sfavorite. Vittorie che in un modo o nell’altro hanno contribuito ad alimentare il lustro della competizione europea regina, resa grande da queste imprese.

 

DROGBAAAAAAAA

Per restare a Stamford Bridge, partiamo con il Chelsea della stagione 2011/2012, quello di Roberto Di Matteo. Una stagione partita in pompa magna con l’ingaggio dello strapagato Villas-Boas, che però già a febbraio vede i Blues crollare a metà classifica, con il portoghese che viene sostituito dall’italiano, ai tempi allenatore in seconda. Dopo la disfatta di Napoli i quarti di Champions sembrano un miraggio, ed è proprio quando i Blues non hanno nulla da perdere che l’annata svolta completamente. Sfumata ormai la Premier League, le forze si spostano sulla coppa dalle grandi orecchie.

I partenopei vengono eliminati ai supplementari da Ivanovic,  ed il cammino europeo prosegue con il Benfica (ai quarti) e con il Barcellona dei fenomeni, in una semifinale che ha dell’incredibile. A Stamford Bridge basta Drogba, mentre al Camp Nou è Leo Messi sbaglia un rigore decisivo. Un gol meraviglioso di Ramires punisce i blaugrana, e l’iconica fuga del Torres chiude i conti. All’Allianz Arena, palcoscenico della finale, i Blues resistono all’assedio del Bayern fino al gol di Müller a 10 minuti dalla fine. Poi, l’impossibile diventa realtà. Siamo stati un po’ tutti Marianella, al momento del famoso urlo: “Drogbaaa” , arrivato dopo l’incornata del pareggio. Ci siamo tutti un po’ emozionati dopo l’errore di Robben ed  il rigore finale del centravanti ivoriano, che regalò ormai 9 anni fa la prima Champions ai Blues.

 

“NON SONO IL MIGLIORE, MA NESSUNO E’ MEGLIO DI ME”

Questa frase di Brian Clough descrive perfettamente il suo Nottingham dei miracoli. Dalla seconda divisone, dopo l’esonero dal Derby County, al tetto d’Europa per due stagioni consecutive. La prima dopo la vittoria della Premier, da neopromossa, conclusa dalla vittoria per 1-0 sul Malmo grazie al gol di Francis al 45esimo. La seconda dopo aver fatto fuori il grande Ajax in semifinale e l’Amburgo in finale, replicando il successo di misura della scorsa stagione, questa volta siglato da Robertson. Questi due trionfi, rendono i Garibaldi Reds l’unica squadra della storia ad avere più Champions che titoli nazionali (1)

Il Nottingham di Clough.
Fonte immagine: Uefa.com

 

I VILLAINS DI TONY BARTON

Coppa Campioni 1982. L’Aston Villa, fresco campione d’Inghilterra, è ormai tagliato fuori dalla lotta nazionale, e in Champions sfiora l’eliminazione contro la BFC Dinamo, con la quale passa nonostante la sconfitta per 0-1 al Villa Park. Ma il percorso europeo continua, dritto fino alla finale di Rotterdam contro la squadra più forte d’Europa, il Bayern Monaco. Freschi del 4-0 al Liverpool in semifinale, i bavaresi sono i grandi favoriti. Ma in finale Rummenigge e soci subiscono la peggiore delle beffe. Dopo 70 minuti di assedio, Tony Morley cavalca in contropiede e appoggia a White che spinge in rete l’1-0 e regala la vittoria ai suoi. In virtù del 12esimo posto a fine stagione, l’Aston Villa è la squadra ad aver vinto la Champions con la posizione di classifica più bassa di sempre.

L’Aston Villa dei miracoli.
Fonte immagine: Wikipedia.org

 

LO UNITED DEI MIRACOLI

90 000 spettatori, un Camp Nou gremito. Questa la cornice della finale di Champions League 98/99, tra Bayern Monaco e Manchester United. Chi vince conquista il Treble, essendo entrambe campioni nazionali e vittoriose in coppa di lega. Basler porta subito in vantaggio i bavaresi, beffando Schmeichel su punizione. I “Roten” resitono e difendono il vantaggio nel match arbitrato da Collina. Nel secondo tempo Effemberg impegna ancora il portiere danese, mentre Mehmet Scholl prende un palo clamoroso, senza dimenticare la rovesciata di Jancker, che si stampa sulla traversa. Ma negli ultimi due giri di lancette, il destino dei Red Devils cambia completamente, grazie ai neo entrati Sheringham e Solsjkaer. Prima l’ex Tottenham corregge in rete un tiro di Giggs, e poi, l’attuale allenatore norvegese, regala il trofeo allo United dopo 31 anni dall’ultimo, con una girata sotto la traversa.

L’attaccante norvegese a segno nella finale, da Panenka.org

 

Il Porto di Mou

E per chiudere in bellezza, l’ultimo trionfo nella competizione regina di una squadra portoghese. Alla terza stagione con i Dragoni, lo Special One ipoteca la Primera division, e compie il miracolo in Champions League. Ricardo Carvalho, Deco e Conceiçao erano solo alcune delle stelle di quel Porto, che in successione elimina Manchester United, Lione e Deportivo. Fino alla finale di Gelsenkirchen, contro il Monaco, La rocciosa difesa dei biancazzurri respinge la squadra più prolifica del torneo, ma Carlos Alberto segna il vantaggio dei dragones, e cambia il destino del match. Poi un super Deco firma il 2-0, e Alenichev la chiude definitivamente. Dopo 17 anni, la squadra di Oporto è di nuovo campione.

 

(fonte immagine in evidenza: Lisbona-Italiani.it)