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Pensiero del Diez

One centimeter from glory

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Atalanta

Scivolare e rialzarsi. Oscilliamo tutta la vita tra questi due estremi. Perché cadere porta dolore e rialzarsi richiede sacrificio. In bilico. Questione di centimetri.

Nella storia di Mauricio Pinilla c’è molto di tutto questo. C’è la caduta ma anche il coraggio di rialzarsi.

CENTIMETRI

Pinilla è l’uomo che, con il suo Cile, stava per risparmiare al Brasile intero l’umiliazione del Mineirazo.

L’ottavo di finale tra Brasile e Cile nel mondiale verdeoro è forse il momento più rappresentativo della sua carriera. Match valido per l’accesso ai quarti della più prestigiosa competizione calcistica planetaria. Al 119′ minuto Pinilla riceve palla da Alexis Sanchez. La perfetta sintesi del “pensa, agisci e colpisci”. Ma, fallo in modo veloce. Difende la palla dall’arrivo di Thiago Silva e poi calcia. È forte, ma si alza troppo. Centimetri. Quella traversa chiude per sempre le porte della storia, in faccia a Pinilla e al Cile. In quell’esatto momento si sono infrante le speranze di un giocatore e di una nazione intera.

“Andale hijo y cumple el sueño que yo no pude cumplir en un Mundial”.

Erano state queste le parole durante una telefonata con un suo grande amico, Ivan Zambrano. Lo doveva segnare quel gol, con la camiseta numero nueve. Lo doveva segnare per se stesso e per una Nazione intera. Mai stata così unita.

È un non-gol ma merita di essere ricordato. Per l’importanza e per la bellezza di quello che sarebbe potuto essere. E invece non è stato.

RIALZARSI

Da quella grande occasione Pinilla si è ritrovato a cadere di nuovo e a sapersi rialzare. Si è ripreso. A modo suo. Al Genoa ad esempio, nei primi tempi, non riusciva a trovare spazio in un modulo che prevedeva un lavoro continuo anche degli attaccanti. Solo 6 presenze dall’inizio, ma 3 gol. 3 gol che sono bastati per ricevere la chiamata dell’Atalanta nel mercato invernale. Qui Pinilla ha fatto il Pinilla. È un centravanti fisico, che riesce a occupare l’area e a far salire la squadra. Ma è anche tecnico, capace di giocate degne di un fantasista, e poi ha un gran fiuto del gol. È tornato a segnare e a stupire, regalando la salvezza a colpi di rovesciate. Perché lui i gol facili o banali non sa neanche cosa siano. Non fanno per lui. Forza atletica, rapidità d’esecuzione e mettiamoci anche un po’ di incoscienza. Ma un’incoscienza pura, di quelle che in molti casi tornano utili. A Pinilla piace vedere il mondo da un’altra prospettiva, sottosopra.

Pinilla è un attaccante che lavora molto per la squadra e che, date le sue qualità, segna poco. Eppure quando lo fa, lo fa in un modo meraviglioso.

Difficile fare una selezione dei suoi gol più belli. Ci abbiamo provato.

Il primo è contro un ex, il Cagliari.

Altro gol meraviglioso contro il Torino

RITORNO ALLE ORIGINI

Ora, per lui, è tempo di tornare a casa. Ora è ufficiale il suo trasferimento all’Universidad de Chile. Proprio quella squadra in cui aveva fatto tutta la trafila delle giovanili e con cui aveva esordito tra i professionisti. 34 anni e finalmente l’occasione per riabbracciare il Sudamerica.

“Sono molto felice: si realizza un sogno che avevo da molti anni e che adesso posso dire di aver realizzato”.

Si chiude così la lunga carriera italiana di Pinilla. Un viaggio bello e importante, che però, per questione di centimetri, non è riuscito ad essere ancora più bello e importante.

 

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Calciomercato

Cosa serve alla… Fiorentina: i nomi per il mercato di Gennaio

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Fiorentina

Quello disputato dalla Fiorentina è stato un primo segmento di stagione molto altalenante. La formazione di Italiano non è stata capace di dare continuità ai propri risultati e al termine delle prime 15 giornate occupa un deludente decimo posto in classifica. La Viola, capace di superare agevolmente il proprio girone di Conference League, ha riscontrato difficoltà specialmente in fase realizzativa: a fronte delle 20 marcature subite sono solo 18 le reti messe a segno dai toscani in questo incipit di campionato. 

 L’affanno del Giglio nel concretizzare le proprie occasioni cozza con la natura della formazione, la quale forse propone il calcio più offensivo del campionato. Il tratto di Italiano è infatti impresso profondamente sulla squadra, la quale si esprime con fantasia e crea molto, ma raccoglie poco. 

Il tortuoso cammino della Fiorentina in campionato ha visto i toscani alternare grandi prestazioni a sconfitte deludenti (vedi Lazio e Inter). La Viola, mai vittoriosa contro le big e troppo spesso confusionaria, può utilizzare l’anomala pausa per ritrovare concentrazione e lucidità. La sosta dovuta allo svolgimento dei mondiali in Qatar diventa infatti un’occasione per ritrovare lucidità e concentrazione, per poter ripartire al meglio e aggiustare la rotta. Con due mesi di lavoro alle spalle e il mercato di riparazione alle porte il Giglio può cambiare faccia e, chi sa, mettere nel mirino l’Europa che conta

Vediamo allora i nomi di quei giocatori che, secondo la nostra redazione, potrebbero essere utili alla Fiorentina. Budget permettendo, ovviamente. 

CRAGNO

Il primo nome che proponiamo è quello di Alessio Cragno. Il portiere classe ‘94, divenuto un volto noto della Serie A con la maglia del Cagliari, non ha trovato spazio al Monza, dove un sorprendente Di Gregorio ha conquistato la titolarità. Il giocatore nativo di Fiesole, approdato al club brianzolo in seguito alla retrocessione dei sardi, non sembra accettare il ruolo di secondo guanto della squadra e gradirebbe cambiare aria. Un eventuale arrivo di Cragno a Firenze potrebbe rappresentare un cosiddetto affare win-win: il giocatore tornerebbe nella propria città natale e si giocherebbe il posto da titolare con Terracciano, mentre la Fiorentina potrebbe colmare il vuoto lasciato da un Gollini sempre più in rottura con la società. 

TORREIRA

Nelle ultime giornate di campionato la Viola ha faticato, e Italiano se ne è accorto. Il tecnico ex Spezia ha infatti avvertito la necessità di un cambiamento e ha optato per un 4-2-3-1 che potesse garantire maggiore copertura nella zona centrale del rettangolo da gioco. Il cambio di modulo ha scombussolato gli ordini dell’organico, il quale ora forse non soddisfa più le esigenze dettate dal campo. Ad agire al fianco di un Amrabat impeccabile nel ruolo di mediano è stato infatti Rolando Mandragora, centrocampista di sostanza che però fatica a fungere da cerniera tra i reparti. 

Per sostituire il calciatore italiano abbiamo pensato ad un ritorno di fiamma. Il nome è quello di Lucas Torreira, vecchia conoscenza del Franchi ora tra le fila del Galatasaray. Il classe ‘96 è un mediano puro e, se affiancato al collega marocchino, potrebbe rivelarsi utile alla causa della squadra di Rocco Commisso (il quale non lo riscattò nel corso dell’ultima sessione di calciomercato). Il calciatore non sembra essersi integrato nel club turco e, a detta del suo stesso agente, starebbe già trattando con due club per un ritorno in Serie A. Che tra questi ci sia anche la Fiorentina?

MALINOVSKYI

Un’altra esigenza di mercato dettata dal passaggio al nuovo modulo è rappresentata dalla figura del trequartista. Il centrocampista che agisce al centro del tridente a supporto della punta ha un compito fondamentale in questa disposizione e Bonaventura, nonostante i buoni spunti proposti, non sembra essere l’uomo adatto. In quella posizione agisce anche Barak, il quale (nonostante l’ultima sontuosa prestazione offerta in campionato) non ha la certezza di essere riscattato dal prestito. 

La Viola a riguardo è già attiva sul mercato e avrebbe preso contatti con l’entourage di Sabiri della Sampdoria e Pereyra dell’Udinese. Entrambi i giocatori stanno facendo bene e, con ogni probabilità, si dimostrerebbero ottime pedine nello scacchiere di Italiano. Nel proporre il nome del fantasista tuttavia abbiamo deciso di optare per un nome più importante, tanto ipotetico quanto intrigante. 

Sogniamo di vedere Ruslan Malinovsky con il giglio sul petto. L’ucraino, a causa di alcuni dissapori sorti nei confronti di Gasperini, ha visto poche volte il campo in questa stagione ed ha pronte le valigie. L’allenatore dell’Atalanta ha confermato tutta la fierezza del proprio carattere e ha dimostrato ancora una volta di non avere problemi nel privarsi, per motivi esterni al campo, di un giocatore chiave della rosa (come successo con Papu Gomez).

L’attaccante sarebbe, a nostro avviso, il profilo perfetto per la trequarti viola. Inserito in un ipotetico tridente completato da Nico Gonzalez e Ikonè (o Kouamè) il giocatore, che a Firenze acquisterebbe una posizione di assoluta centralità, sarebbe messo in condizione di rendere al meglio. I costi dell’operazione sono alti e al momento non sembra esserci alcun contatto tra le due dirigenze, ma sognare non costa nulla. 

ARNAUTOVIC

Il vero problema della Fiorentina in questo incipit di stagione è stato il rendimento del centravanti. L’acquisto di Jovic, il quale dopo la rete all’esordio in Serie A si è clamorosamente appassito, non ha sortito gli effetti desiderati e neanche le ultime buone prestazioni sembrano aver convinto la dirigenza viola. Quest’ultima non sarebbe soddisfatta neanche di Cabral, il quale è arrivato con le migliori premesse ma non ha saputo incidere. 

Per l’attacco della Fiorentina servirebbe un giocatore come Arnautovic. L’attaccante del Bologna rappresenta un profilo esperto, il quale potrebbe finalmente colmare una posizione che al Franchi è vacante ormai da troppo tempo. L’austriaco è un giocatore maturo, su cui si può fare affidamento. Lo sa anche il Bologna che ha già rifiutato un’offerta della Viola e continua a fare muro attorno al numero 9. Ma nei giorni di mercato si sa, tutto può succedere. 

 

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Calcio Internazionale

A Belgio e Germania è mancato un centravanti

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Belgio

Siamo ormai quasi alla fine degli ottavi di finale del Mondiale di Qatar 2022. Ma prima di scoprire quali saranno le migliori otto nazioni del pianeta, facciamo un piccolo passo indietro e analizziam0 un po’ più nel dettaglio l’eliminazione di Belgio e Germania.

Avremmo fatto fatica, alla vigilia dell’inizio del Mondiale, a immaginare le due europee escluse già nella fase a gironi. Lo sappiamo, si è già parlato molto della loro prematura esclusione dal torneo, ma abbiamo voluto inquadrare la questione prendendo in esame quella che è stata forse la causa principale della loro eliminazione. La mancanza di un centravanti.

NEL BENE O NEL MALE IL BELGIO DIPENDE DA LUKAKU

Ovviamente non vogliamo ricondurre tutti i problemi di Belgio e Germania unicamente alla mancanza di un vero numero 9. In entrambi i casi si tratta di una concausa che si unisce ad altri problemi delle sue squadre. Non si può però non fare a meno di notare che la sterilità dei reparti avanzati delle due nazionali ha dato il colpo di grazia alle speranze di entrambe.

Alcuni dati ci fanno capire quanto la mancanza di un centravanti sia stata fondamentale per entrambe. Il primo e più lampante dato è quello del Belgio, che ha segnato solo un gol nelle tre partite del girone. Ma c’è dell’altro. L’intera produzione offensiva dei Diavoli rossi è stata molto al di sotto della sufficienza nelle prime due partite del girone, contro Canada e Marocco.

In queste due sfide, pur avendo un possesso palla superiore a quello dei rispettivi avversari e manovrando molto più il pallone (soprattutto contro il Marocco), la squadra ha ottenuto un misero bottino di soli 0,9 expected goals di media. La sensazione è stata quella di una squadra che creava molto dalla trequarti in su. Ma al momento di mettere il pallone in rete è mancato il riferimento offensivo.

Riferimento offensivo che è stato decisivo, ma in senso negativo, nella terza partita del girone contro la Croazia. Dopo aver provato, con risultati insufficenti, Batshuayi, Mertens e Trossard nel ruolo, Martinez è stato obbligato a inserire Romelu Lukaku nel secondo tempo della sfida contro i croati. L’inserimento del centravanti dell’Inter in area ha effettivamente dato un riferimento (oltre che un senso) al gioco offensivo dei belgi. Che hann0 ottenuto un dato di ben 3 xG nella sfida.

Sarebbe bastato realizzare solo un gol per spedire agli ottavi De Bruyne e compagni, ma Big Rom ha sancito l’eliminazione dei numeri due del ranking FIFA con la sua imprecisione sotto porta. Magari con un Lukaku al top della forma adesso staremo parlando di tutto un altro Mondiale.

I PROBLEMI DI FINALZIZZAZIONE DELLA GERMANIA

Dal Belgio passiamo alla Germania, dove la statistica da sottolineare è un’altra e ben più agghiacciante. I tedeschi sono la nazionale con più expected goals in tutto il Mondiale finora, con 9,3. Ciò significa che la nazionale di Flick avrebbe dovuto segnare più di tre gol a partita (senza contare il rigore nella prima partita col Giappone). Il livello della rosa dei teutonici difficilmente avrebbe fatto presagire un disastro in questa spedizione. A dirla tutta la qualità del gioco espressa è stata tutt’altro che pessima. Con un reparto offensivo, guidato da Musiala, che più volte si è reso pericoloso nelle partite del girone.

Ciò che è mancato, guarda caso, è stata una prima punta in grado di insaccare le azioni offensive. Flick si è affidato a Kai Havertz o a Thomas Müller nel ruolo. Due trequartisti, dunque, più che vere e proprie punte. Eppure, il più convincente è sembrato essere Niclas Füllkrug, un vero numero nove, che ha salvato i tedeschi nella delicata sfida con la Spagna.

La sfida che però è stata decisiva per l’eliminazione della Germania è stata la prima, quella col Giappone. Dopo il vantaggio su rigore di Gündogan, i tedeschi hanno creato una quantità enorme di occasioni per il raddoppio.

Il dato alla fine della partita è stato di ben 26 tiri e 3,1 xG. Havertz, nei 79 minuti in cui ha giocato, non ha saputo cogliere nessuna delle occasioni create da Musiala, Raum e Gnabry. Anche qui vale lo stesso discorso fatto per il Belgio: se la Germania avesse avuto un centravanti avvezzo alla finalizzazione forse la Mannschaft sarebbe stata ancora in corsa per vincere il suo quinto Mondiale.

LA MANCANZA DEI CENTRAVANTI AL MONDIALE

Forse sarà l’evoluzione del ruolo, dei suoi compiti in seno alla squadra. Forse degli eccessivi tatticismi, ma è fuor di dubbio che il ruolo del centravanti è molto cambiato in questo decennio. Quell’animale che aveva nell’area di rigore il suo habitat naturale, sta evolvendo le sue caratteristiche per essere trasformato in qualcosa di meno letale.

Il discorso non vale solo per Belgio e Germania. Abbiamo una prova prendendo in esame tutte le prime punte presenti a Qatar 2022. Se si guarda la classifica capocannonieri quasi tutti i giocatori presenti (quelli con tre o più gol realizzati finora) sono molto lontani dall’essere paragonabili a un centravanti vecchio stampo.

Mbappé, Gakpo, Enner Valencia, Rashford. Tutti giocatori formidabili certo, ma che non hanno niente a che vedere (dal punto di vista puramente del ruolo ovviamente) ai vari Batistuta, Vieri, Pippo Inzaghi o David Trezeguet. Eccezion fatta per Olivier Giroud, che sta tenendo alto il nome dei vecchi numeri 9. Forse anche di Alvaro Morata, se si vuole però considerare un centravanti vero e proprio lo spagnolo, che fino all’anno scorso era stato dirottato sulla fascia da Max Allegri.

Si può notare come in quasi tutte le grandi nazionali tutte le prime punte non stiano attraversando un buon momento. A parte il già citato Giroud, se guardiamo all’Argentina stanno deludendo le prestazioni di Lautaro Martinez. Luis Enrique preferisce spesso affidarsi a un attacco leggero con Ferran Torres, piuttosto che affidarsi a Morata.

Alla Croazia sta mancando un ariete d’area come lo fu Mandzukic nel 2018. Il Brasile si affida a Richarlinson, non proprio un vero nueve. Nell’Inghilterra Harry Kane ha siglato finora un solo gol e viene utilizzato da Southgate più che altro come elemento di raccordo fra centrocampo e attacco. Il Portogallo ha CR7 che, come sappiamo, ama però partire dal centrosinistra. E Lewandowski ha siglato solo un gol in quattro partite.

Il problema non è dunque solo di Belgio e Germania. Ancora una volta è il dato sugli xG che ci aiuta a capire la scomparsa dei centravanti finalizzatori dal torneo. Nella top 10 degli expected goals per 90 minuto della Coppa del Mondo 2022 le prime punte vere e proprie sono meno della metà. Giroud, Morata, Embolo e Azmoun. Il primatista nella classifica è Marcus Rashford, e gli fanno compagnia Mbappé, Julian Alvarez, Musiala, Depay e addirittura un terzino, Nicolas Tagliafico.

Insomma, in questo Mondiale ha forse definitivamente attecchito la lezione di Pep Guardiola. “Il centravanti è lo spazio” o comunque qualcosa di ormai troppo diverso dal puro finalizzatore d’area. Ironia della sorte, l’evoluzione dell’idea di Guardiola ha raggiunto il suo punto più alto proprio ora che Pep ha deciso di invertire la rotta e affidare l’attacco del Manchester City a un ragazzo che di mestiere fa la prima punta. E che, soprattutto, sa dannatamente bene come avventarsi su ogni pallone in area come un vero centravanti di razza: Erling Braut Haaland.

 

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Calcio Internazionale

Pronostico Francia-Polonia, statistiche e consigli per la partita

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Francia

 

PRONOSTICO FRANCIA-POLONIA – Oggi pomeriggio alle ore 16 cominceranno gli ottavi di finale dei mondiali 2022. La prima partita sarà Olanda-Stati Uniti, mentre alle 20 ci sarà Argentina-Australia. Uno dei due scontri tutto europeo è Francia-Polonia, che si affronteranno domenica pomeriggio, sempre alle ore 16. I transalpini riusciranno a superare agevolmente l’ostacolo Lewandowski?

COME ARRIVANO LE DUE SQUADRE?

La Francia ha perso l’ultima partita dei gironi contro la Tunisia, in una partita dall’esito abbastanza inutile. Infatti la Francia era già certa del primo posto e Didier Deschamps ne ha approfittato per far rifiatare praticamente tutti i titolari. Lo stesso è successo ieri sera al Brasile e Portogallo, che hanno perso contro il Camerun e la Corea. Quindi queste sconfitte non vengono considerate come dei passi falsi clamorosi come lo sono state invece quelle di Argentina, Germania e Spagna. Convincente invece la vittoria per 4-1 contro l’Australia, dove ha brillato Adrien Rabiot. Contro la Danimarca invece la Francia deve ringraziare Kylian Mbappé, autore di una doppietta che ha deciso il match.

Anche la Polonia viene da una sconfitta, partorita contro l’Argentina per 2-0. La squadra di Lewandowski ha comunque passato il turno in virtù della differenza reti, superiore di solo un gol rispetto al Messico. Poteva però finire diversamente, infatti prima del gol di Al-Dawsari Messico e Polonia erano in perfetta parità, sia per differenza reti che gol fatti. Inoltre la loro sfida era finita in pareggio. Quindi l’unico metro di giudizio disponibile rimasto era la somma dei cartellini gialli, che vedeva sorridere ai polacchi. Czeslaw Michiewicz è stato bravo a dare la giusta indicazione ai suoi di non farsi ammonire in alcun modo negli ultimi 20 minuti contro l’Argentina. Alla fine però il gol al ’95 dell’Arabia Saudita ha negato questo metro di giudizio relativo al fair play e così la Polonia è passata come seconda del girone grazie ai suoi quattro punti e a una differenza reti di solo una lunghezza superiore al Messico.

PRONOSTICO FRANCIA-POLONIA

L’attacco della Francia è il terzo migliore dei mondiali, 6 reti, proprio come il Portogallo, mentre i gol subiti sono 3, poiché ne hanno subito uno in ogni partita dei gironi. Probabile quindi che la Francia faccia valere la sua superiorità tecnica e riesca quindi a vincere il match, ma difficilmente Lloris riuscirà a portare a casa il primo clean sheet dei mondiali contro una squadra dove gioca uno dei migliori centravanti dell’ultimo decennio, Robert Lewandowski. La Polonia però non è solo lui, infatti gli altri due eroi di questa nazionale sono il “napoletano” Piotr Zielinski, autore del primo gol contro l’Arabia Saudita, e soprattutto il portiere juventino Wojciech Szczesny, che è riuscito a parare ben 2 rigori in 3 partite. Il problema della Polonia sarà riuscire a servire il loro miglior capocannoniere, cosa che non è successa contro l’Argentina. Il segno consigliato è quindi l’1, quotato non molto. Se si vuole alzare la quota si può combinarlo con un OVER 1,5. Ma attenzione non esagerate, perché questa partita non è detto finisca in goleada.

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I Nostri Approfondimenti

L’editoriale di Elio Arienti – In casa Juventus sono volati gli stracci

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Juventus

Che dire, era nell’aria già da tempo, ora è diventata certezza.

A cosa mi riferisco? Alla notizia che i vertici della Juventus sono stati, per loro precipua decisione, azzerati. Il Consiglio di Amministrazione straordinario, convocato in tutta fretta ieri (lunedì 28 novembre) ha preso coscienza dell’attuale complicata situazione e ha all’unanimità deciso di fare le valigie e andarsene con in testa il presidente Andrea Agnelli e al seguito l’intera sua “corte dei miracoli”. Una decisione inevitabile – e irrevocabile – giunta però con troppo colpevole ritardo stante ciò che già da tempo si presumeva sarebbe accaduto.

Insomma, parliamoci chiaro, in casa Juventus, sono volati gli stracci! Finalmente, dirà qualcuno, si sono spalancate porte e finestre e da quelle parti, d’ora in avanti, si potrà respirare un’aria più pura e salubre anche in considerazione del fatto che il prossimo 18 gennaio 2023 si terrà il conclave per decidere chi siederà sullo scranno più alto – oltreché per decidere i suoi più stretti collaboratori – del nuovo board bianconero.

Al momento il prosieguo della società bianconera e delle sue attività è stato affidato – e garantito – nelle mani di Maurizio Scanavino in qualità di Direttore Generale mentre è stato chiesto all’altro Maurizio, Arrivabene (anch’egli dimissionario) di mantenere provvisoriamente il suo posto per le questioni correnti.

Una situazione paradossale, pari a quella del 2006? Può darsi anche se per prendere qualsiasi decisione in merito, servirà ancora tempo. Nel frattempo della questione se ne sta già interessando la Procura torinese con una inchiesta, e relativo fascicolo, aperta nelle scorse settimane alla quale s’è accodata, negli ultimi giorni anche la Consob che ha chiesto di vedere i registri e i conti della società di corso Galileo Ferraris.

Ma non è questa la goccia che ha fatto traboccare il vaso, ma ben prima sono iniziati gli screzi tra proprietà e dirigenza. Tra John Elkann e il fastidioso “cuginetto” sempre più petulante e invasivo, costantemente alla ricerca di quattrini.

Oggi, dunque, si è arrivati alla resa dei conti. È finita l’era Agnelli? Probabilmente sì, ma quali saranno le inevitabili conseguenze? Il giudizio, ovviamente, ai posteri!

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