Negli ultimi anni la qualità dei giocatori provenienti dalla Serie B è aumentata a dismisura. Merito sia di un ringiovanimento totale del torneo, sia della ritrovata competitività di un campionato sempre più equilibrato e combattuto, in particolare al vertice. Lo scorso anno il campionato cadetto è stato vinto dall’Empoli, una squadra che ben sta figurando in queste prime giornate di Serie A. Insieme ai toscani sono state promosse anche Salernitana e Venezia, due club che lo scorso anno in B erano considerate outsider e che a sorpresa si sono ritrovate a giocare contro Juventus, Inter e Milan.

Tra le tante deluse dell’ultimo anno è impossibile non annoverare il Lecce di Corini. La squadra salentina è stata a lungo diretta inseguitrice dell’Empoli, salvo poi mollare nel finale di campionato rinunciando alla promozione diretta. Poi i playoff sono stati una tragedia, sportivamente parlando.

Quest’anno le cose sembrano essere cambiate: c’è più consapevolezza dei propri mezzi, un pochino di esperienza in più per una rosa comunque giovane e soprattutto un Pablo Rodriguez pronto a esplodere. Il protagonista dell’approfondimento di oggi, infatti, è proprio il giovane attaccante spagnolo, idolo di una città intera.

COLPO DI FULMINE

Quello tra Pablito, come ormai lo chiamano in Salento, e Lecce è stato amore a prima vista. Ci ha visto lungo Pantaleo Corvino, un direttore che a Lecce ha portato signor giocatori. Il direttore sportivo dei giallorossi lo ha notato nella squadra Under-19 del Real Madrid, dove Rodriguez è cresciuto. Qualche settimana dopo la finale di Youth League 2020, in cui lo spagnolo ha realizzato un gol da centravanti di rapina, Corvino lo contatta telefonicamente e muove in lui i fili giusti.

“Dalle parole del direttore ho capito subito che Lecce poteva diventare la piazza giusta per me. Mi ha spiegato quale sarebbe stato il mio ruolo nel progetto. Sentivo che intorno al mio trasferimento si era creato il giusto entusiasmo” 

Del resto una delle caratteristiche di Pablo Rodriguez è proprio quella di sorridere sempre, di entrare in campo proprio come faceva in quel di Las Palmas, sua città natia, e di spaccare il mondo come se fosse la cosa più bella, più divertente e più facile che esista.

Una delle cose che più salta all’occhio è l’incredibile empatia creata con l’ambiente. Non c’è un solo tifoso del Lecce che non voglia bene al Diablo Rodriguez; o ancora, non c’è nessuno che si spiega il perché dopo due anni ancora non sia diventato titolare – anche se su questo aspetto è necessario fare un piccolo ragionamento.

Contro l’Alessandria, settimana scorsa, il Lecce aveva il dovere morale di vincere. In casa, contro una squadra neopromossa e con zero punti in classifica: insomma, c’erano tutte le condizioni per trasformare in festa un banale sabato pomeriggio. Invece i giallorossi di Baroni si sono complicati da soli una gara che si è velocemente trasformata in un’Everest da scalare.

La scossa è arrivata in un momento preciso, ovvero quando Pablo Rodriguez si è tolto la pettorina del riscaldamento, si è aggiustato il suo ciuffo riccio ed è entrato in campo correndo come un dannato. Il Via del Mare, fino a quel momento rumoreggiante nei confronti della squadra, si è rivitalizzato.

SPACCAPARTITE

Per caratteristiche Pablo Rodriguez è un attaccante da secondo tempo, quando con le difese stanche si può colpire lanciandolo in profondità, sfruttando al meglio l’adrenalina che inconsapevolmente lo spagnolo inietta sul terreno di gioco. Lo scorso anno ha segnato 6 gol, cinque dei quali partendo dalla panchina. Nessun giocatore Under-21 ha fatto meglio di lui e questo la dice lunga sulle qualità di un giocatore destinato a far parlare di sé, a prescindere da dove giocherà.

Corini lo ha fatto crescere in questo modo, aiutandolo nella fase di gestione palla e rendendolo un peperino nella seconda parte delle gare in cui era fondamentale dare nuova linfa all’attacco. E sulla falsariga di quanto fatto da Corini, anche Baroni sta gestendo così Pablo Rodriguez, una scelta opinabile che però, come detto, cerca di sfruttare al meglio le caratteristiche dell’attaccante classe 2001.

Rimanendo alla gara contro l’Alessandria, appena entrato ha creato un’occasione da rete. Due minuti dopo è sfuggito come un velocista alla marcatura di Di Gennaro che, già ammonito, è stato espulso dopo un fallo da cartellino giallo.

La foga e la voglia di dare il 110% era talmente evidente che ogni volta che Pablito toccava palla sembrava potesse accadere qualcosa. Eppure stiamo parlando di un ragazzo di appena 20 anni, che in carriera non supera le 10 reti fatte e che si ritrova in squadra gente come Coda, Lucioni o Gabriel, che di esperienza ne hanno un bel po’.

Ma Rodriguez è qualcosa di diverso, è un giocatore che sa di essere forte e che vuole fare del calcio la propria vita. A 4 minuti dal termine, servito da Coda al limite dell’area, lo spagnolo lascia partire di prima intenzione un tiro a giro preciso e diretto verso la porta, sul quale l’estremo difensore dell’Alessandria nulla può. Un lampo inaspettato che ha riacceso lo stadio e che ha cambiato le sorti della partita. Il 3-2 decisivo è arrivato proprio allo scadere, grazie ad un tap-in di Coda, più fortunato che bravo.

Pianetalecce, sito di riferimento per i tifosi salentini, ha in modo provocatorio scritto che Pablo Rodriguez è la cosa più vicina ad Ernesto Chevanton che esista. L’attaccante uruguaiano è una leggenda del club giallorosso, Pablito è ancora una piccola scommessa. Ma la sensazione è proprio quella di avere a che fare con un giocatore del genere, che quando lo vedi in campo pare pronto a tutto per la maglia, per la città.

A Lecce gira un diavolo spaccapartite, ha 20 anni e il numero 99 sulle spalle.

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