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Pagellone girone d’andata – Sampdoria 2: come le vittorie fatte

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Pagellone girone d’andata – Sampdoria 2: come le vittorie fatte

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pagellone Sampdoria

Qualcuno ha detto Genoa? Si, perché la sensazione già dallo scorso anno era quella di una squadra che, se non avesse disperatamente invertito la rotta, sarebbe finita esattamente come gli odiati cugini.

Lo scorso anno a quest’ora la Sampdoria aveva venti punti, non tantissimi, ma sufficienti per stare piuttosto tranquilli. Oggi non ne ha nemmeno la metà: nove punti confezionati e l’umiliante dato di otto reti messe a segno: nessuna squadra aveva segnato meno di dieci gol in tutto il girone d’andata.

Il cambio in panchina, con il gruppo affidato a Stankovic, sembra non aver pagato minimamente, con la situazione che adesso si fa più che scottante.
Dodici mesi fa, a quest’ora, il cammino del Genoa era pressoché identico, con undici punti ottenuti, ma che a fine anno non li avrebbero aiutati a salvarsi.

In estate una Samp che sembrava già in estrema difficoltà, ha persino pensato di poter cedere dei pezzi pregiati senza sostituirli a dovere. Sono così partiti Damsgaard per 15 milioni, Thorsby, Yoshida ed Ekdal.

Hanno scelto di non trattenere quei calciatori che altrove avevano fatto bene e che avrebbero potuto aiutare la causa, come Caprari e Bonazzoli, andando a spendere appena sei milioni totali per portare a Genova il diciassettenne Marco Delle Monache (zero presenze quest’anno), Sabiri e lo svincolato Djuricic.

Aggiungiamo inoltre la non brillante idea di far partire in questa sessione di mercato anche Ciccio Caputo (pagato 3.5 milioni appena quattro mesi fa) e Bereszynski in prestito con diritto di riscatto.

Acquisti esotici e inutili come Winks, Villar e Pussetto evidenziano il momento storico di una squadra che ha come bomber Manolo Gabbiadini, reduce da un lunghissimo infortunio al crociato e autore di appena due marcature. Salvarsi è più che un miracolo.

VOTO: 2 (come le vittorie fatte)

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Calcio Internazionale

Zaniolo al Galatasaray, la squadra di “italiani” che sta distruggendo il Campionato turco

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Zaniolo

Si stanno facendo sempre più insistenti le voci di mercato che vedrebbero Nicolò Zaniolo al Galatasaray. Il club di Istanbul che, approfittando della chiusura posticipata del mercato rispetto alle altre confederazioni della UEFA, può mettere a segno un colpo dalla portata enorme per la Süper Lig turca.

Secondo le ultime notizie, sarebbero pochi i dettagli da limare per l’approdo del classe ’99 nella megalopoli anatolica. Se l’acquisto si concretizzasse, Zaniolo farebbe parte di uno spogliatoio composto da grandi ex della nostra Serie A. Rendendo così il Galatasaray non solo pressoché imbattibile in Campionato, ma anche una vera e propria squadra di culto.

UNA SQUADRA PIENA DI “ITALIANI”

Abbiamo già parlato della passione (quasi ossessiva) dei club turchi per i giocatori provenienti proprio dal nostro Campionato. È stato in occasione della vittoria del Trabzonspor, che lo scorso anno trionfò nel Campionato turco grazie soprattutto all’innesto in rosa di molti grandi ex della nostra Serie A (che qualcuno in Italia compri i diritti di questo Campionato!).

Ebbene, anche il Galatasaray sembra essersi appassionato al Campionato italiano e non solo per le avances su Zaniolo. I turchi hanno una rosa piena zeppa di nomi a noi molto noti. Per capirlo possiamo dare una rapida occhiata all’11 scendo in campo nella sfida di domenica, vinta per 2-1 proprio contro i Campioni uscenti del Trabzonspor.

A parte Fernando Muslera (quattro stagioni alla Lazio per lui) che nel frattempo è diventato il Capitano della squadra, i giallorossi di Turchia, schierati con un 4-2-3-1 dal mister Okan Bururk (guarda caso un ex Inter), possono fregiarsi di una mediana di extra lusso per gli standard del loro Campionato, formata da Lucas Torreira e Sergio Oliveira.

Entrambi non riscattati rispettivamente da Fiorentina e Roma, sono approdati questa estate in Turchia per una cifra totale che si aggira intorno ai 10 milioni di euro. A Istanbul entrambi si stanno esprimendo a grandi livelli essendo titolari inamovibili della squadra.

Qualche metro più avanti, da trequartista, agisce Dries Mertens. Col Diez sulle spalle, Ciro è il fantasista della squadra e anche il giocatore con più presenze in questa stagione, ben 22 condite da 6 gol e 3 assist. L’ex Napoli ha il compito di svariare intorno all’unica punta Mauro Icardi. Nonostante le voci extra campo che lo perseguitano, l’ex Inter, arrivato in prestito dal Psg, sta comunque giocando e soprattutto segnando con continuità. Ne sono una prova i ben 9 gol messi a segno in sole 12 presenze in Süper Lig per lui, che si aggiungono a ben 6 assist.

MATA E ALTRI GIOCATORI INTERESSANTI DEL GALATASARAY

Ma la rosa dei Leoni turchi non è solo composta da ex del nostro calcio. Al Galatasaray Zaniolo troverebbe anche un giocatore dalla illustrissima esperienza. Forse ve lo eravate persi, ma in Turchia è approdato anche un certo Juan Mata. Il fantasista spagnolo, rimasto svincolato dopo la sua esperienza al Manchester United, ha deciso infatti di vivere una parentesi turca nel suo finale di carriera. Certo, a 34 anni è molto lontano dal suo prime atletico. E il suo ruolo è, più che altro, quello di un dodicesimo uomo, che spesso subentra a Mertens. Ma nelle sue finora 10 apparizioni dalla panchina, con un inusuale numero 64 sulla schiena, ha comunque fatto registrare 3 gol e 1 assist.

Anche nella retroguardia si segnalano due elementi dalle indubbie qualità. Il primo è Leo Dubois, terzino destro francese che forse ricorderete in quell’Olympique Lyon della stagione 2019/20. La squadra di Rudi Garcia che riuscì nell’impresa di eliminare Juventus e Manchester City in Champions League e di raggiungere una storica semifinale. Un altro ottimo difensore è il centrale Victor Nelsson, classe ’98 e nel giro della nazionale danese già da un paio d’anni. Altrimenti, in sua vece, mister Buruk potrà fare affidamento a Kaan Ayhan, arrivato in questa finestra di mercato (guarda caso) dal Sassuolo.

Quello che potrebbe essere invece un grande prospetto del calcio mondiale è invese Yusuf Demir, giovanissimo trequartista classe 2003, da questa stagione in forze al Galatasaray. Il 19enne asutriaco (che dal nome tradisce le sue origini turche) è passato da un’esperienza non esaltante al Barcellona, dove Xavi non gli ritagliato molto spazio. Magari il suo talento esploderà definitivamente proprio in Turchia.

IL GALATASARAY STA DISTRUGGENDO IL CAMPIONATO

Zaniolo al Galatasaray sarebbe una mossa che alzerebbe ulteriormente il livello tecnico della squadra di Buruk, che è già estremamente elevato per la Süper Lig. In un trasferimento che, per certi versi, ricorda molto quello del 2005 di Franck Ribery, che a 22 anni decise di provare l’esperienza del club di Istanbul (forse lo avevate rimosso dalla vostra memoria, ma fortunatamente ci siamo noi per ricordarvelo).

Il trequartista italiano troverebbe non solo molte sue vecchie conoscenze, ma anche una squadra piena di talenti, anche giovanissimi. Immaginate avere un attacco con Icardi, Mertens e Zaniolo, con Mata e Demir che possono subentrare dalla panchina (forse vi stiamo dando anche uno spunto per la vostra prossima squadra feticcio su FIFA 23).

Ma soprattutto, Zaniolo andrebbe in una squadra che sta già stracciando la concorrenza in patria. Con la vittoria contro il Trazbonspor, i giallorossi sono sempre più primi in classifica a +9 dal Fenerbache costretto a inseguire. Dunque, il modello degli “italiani” sta nuovamente risultando vincente in terra turca. E con Zaniolo il Galatasaray potrà dare la stoccata decisiva per la conquista del suo 23° titolo nazionale.

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Il Palermo torna grande: exploit in Serie B e “rischio” playoff

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IL PALERMO TORNA GRANDE: EXPLOIT IN SERIE B E “RISCHIO” PLAYOFF – Tutte le cose belle finiscono, è vero, ma è altrettanto vero che finché c’è la passione niente può andare contro quest’ultima. Gli ultimi anni del Palermo potrebbero riassumersi in questa brevissima premessa, talmente calzante per il club rosanero che ad oggi rischia di tornare in Serie A dopo sei anni dall’ultima volta (stagione 2016/2017).

Dopo la recente promozione nel campionato cadetto, infatti, la squadra che per l’80% appartiene al City Group potrebbe addirittura partecipare alla bagarre dei playoff per acciuffare una storica risalita. Ma nulla è stato semplice fin qui, nessuno ha regalato qualcosa ai giocatori del Palermo, che ora insieme all’allenatore Eugenio Corini sognano il massimo campionato italiano.

TUTTO PASSA DALL’ESCLUSIONE DAI CAMPIONATI PROFESSIONISTICI

Come accennato, dunque, tutto quello che ora è il Palermo deriva dalle sofferenze patite in passato. Alcune attività illecite del club venute a galla nel 2019, infatti, hanno costretto i siciliani a rinunciare alla partecipazione a tutti i campionati professionistici. Un anno da dimenticare per i tifosi dell’aquila, ma anche da ricordare per via della rinascita dettata dal presidente Dario Mirri, il quale decideva di ripartire dalla Serie D.

In porta veniva prelevato Alberto Pelagotti dall’Arezzo in Serie C, mentre in difesa Accardi sposava subito la causa rosanero. Con lui arrivarono un mix di giovani ed esperti come Doda e Peretti fino a Roberto Crivello ed Edoardo Lancini. In mezzo al campo, invece, venivano acquistate le prestazioni di Langella e Kraja per affiancarli ad esperti come Martinelli e Martin. Il reparto avanzato veniva affidato a Mario Santana, Ricciardo e il giovane Felici.

Una formazione che ogni seguace del Palermo difficilmente dimenticherà, ma che – a distanza di anni – vanta un solo giocatore presente nell’attuale rosa, vale a dire Lancini. Il difensore, infatti, potrebbe raggiungere l’ennesima promozione nel giro di quattro stagioni.

DEJA VU BRUNORI: È ANCORA LUI IL TRASCINATORE DEL PALERMO

Gli interpreti della squadra iscritta al campionato corrente di Serie B sono ormai cambiati rispetto a quelli che hanno contribuito a risollevare le sorti del Palermo, e questi stanno ora regalando una marea di entusiasmo ai loro tifosi. Con il 2-1 rifilato nella giornata di ieri alla Reggina di Inzaghi, infatti, gli uomini di Corini hanno raggiunto il nono risultato utile e la terza vittoria consecutiva. Un dato che in pochi avrebbero pronosticato all’inizio della stagione e grazie al quale ora la formazione naviga pericolosamente in piena zona playoff.

Ma se c’è un giocatore su di cui sono riposte molte speranze per la promozione questo è Matteo Brunori. L’attaccante brasiliano è ormai l’idolo di molti palermitani grazie alle 29 reti complessive dell’anno scorso, cruciali per l’approdo in Serie B. Ora, invece, dopo la prima parte di stagione sono 16 le marcature dell’ex giocatore della Juventus. Numeri importanti, dunque, anche in questa occasione e che potrebbero aumentare indisturbatamente fino al termine della stagione. Massima fiducia al numero 9 de Palermo, basta solo che gli passino la palla.

LA SPERANZA DI RIVEDERE UN GRANDE PALERMO RESTA VIVA

Dopo un avvio di stagione turbolento, a causa delle interferenze tra il vecchio allenatore Baldini e la nuova società, il Palermo sta ora viaggiando sulla strada della rinascita. L’arrivo di Corini ha riportato serenità all’interno dello spogliatoio che ora sogna in grande. La possibilità di partecipare ai playoff si concretizza sempre più ed un eventuale ritorno in Serie A farebbe balzare di gioia tifosi e non. Qualora dovesse esserci la promozione, infatti, la rosa siciliana andrebbe senza dubbio rinforzata e ciò riaffiorerebbe ricordi piacevoli passati.

Da Cavani a Dybala, da Miccoli a Grosso e da Toni a Pastore. Tutti nomi che nel corso della loro carriera hanno fatto o stanno facendo grandi cose con le maglie dei migliori club europei e che potrebbero essere considerati come esempi per un futura rivoluzione. Ma sono ancora quindici le giornate rimaste fino al termine del campionato e quanto andrebbe preso con le pinze. Ma sognare non costa nulla per tifosi, giocatori e per l’allenatore del Palermo, il quale ha chiuso l’ultima partita con queste parole: “quando si inizia a volare bisogna avere le capacità per farlo”.

Buona fortuna Aquile!

 

 

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Giovani per il futuro

Chi è Aleksandar Stanković, il figlio d’arte che sta incantando l’Inter

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Chi è Aleksander Stanković

CHI È ALEKSANDAR STANKOVIĆ – Aleksandar Stanković è un giovane talento di proprietà dell’Inter, che sta letteralmente incantando in maglia nerazzurra. Un cognome certamente non semplice da portare, soprattutto per quello che suo padre Dejan ha rappresentato per il Biscione326 presenze42 retiuna Champions Leagueun mondiale per club, cinque scudettiquattro Coppe Italia e altrettante Supercoppe. Ma chi è Aleksandar Stanković? Analizziamo la sua carriera e le sue caratteristiche tecnico-tattiche.

ALEKSANDAR STANKOVIĆ, UN MEDIANO CON IL FIUTO DEL GOL

Stanković è un mediano, in grado di giocare anche come difensore centrale, sia sul centrodestra che sul centrosinistra. Oltre ad essere molto utile in fase difensiva, il giovane serbo è dotato anche di un’ottima visione di gioco. È inoltre molto abile sui calci piazzati, sia punizione che rigori. Inoltre, proprio come suo padre, è molto pericoloso anche con i suoi tiri dalla lunga distanza.

NATO CON LA CAMICIA… NERAZZURRA

Aleksandar Stanković nasce il 3 agosto 2005 a Milano. Ben presto entra a fare parte del settore giovanile dell’Inter, dove dimostra sin da subito grande talento.

Nella stagione 21/22 avviene il vero e proprio salto di qualità. A 16 anni, infatti, viene aggregato alla formazione under 17, con cui realizza 2 gol e 4 assist in 22 presenze. Nella stessa annata, si fa notare tra le fila dell’under 18 e non sfigura neanche lì: 2 reti in 14 presenze.

A luglio 2022, avviene il passaggio tra i “grandi” e viene aggregato definitivamente all’Inter under 19.

CHI È ALEKSANDAR STANKOVIĆ: IL FUTURO DELLA SERBIA

Il giovanissimo Stanković rappresenta una pedina fondamentale anche delle giovanili della Serbia. Dopo diversi mesi nell’under 15, Stanković è stato convocato dall’under 16, con cui ha disputato 3 partite e siglato 3 reti. Ad ottobre 2021, invece, veste per la prima la maglia della Serbia under 17, con 6 presenze e una rete. Ad oggi Aleksandar milita nella nell’under 18, con cui ha già messo a referto 2 presenze e un gol. Il classe 2005 rappresenta non solo una risorsa per l’Inter del futuro, ma anche un importante elemento per la Serbia che verrà. Non sarebbe un evento anomalo, dunque, se nei prossimi anni dovessimo vederlo fianco a fianco con calciatori del calibro di Milinković-Savić e Vlahovic.

Anche Simone Inzaghi ha mostrato molto interesse nei suoi confronti, tanto da convocarlo per il match di Serie A contro la Roma.

 

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L’analisi tattica di Inter-Milan

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Lautaro

Inter-Milan: il derby della Madonnina. L’incontro di andata è stato un bello spot del calcio italiano, mentre quello trascorso è una brutta pubblicità. Una metafora di un gioco desueto ed eradicato a degli stilemi tattici antiquati. Un’ucronia di questo sport se fosse rimasto una tattica utilitaristica e antiestetica.

IL PRIMO TEMPO

Inter-Milan è il big match della ventunesima giornata di Serie A. La sfida tra una squadra in forma e galvanizzata dal successo in Coppa e un club in crisi di risultati.

Simone Inzaghi schiera l’undici titolare. Una formazione ben collaudata e pronta all’uso. Stefano Pioli mette in pratica una svolta tattica inaspettata. La rosa viene messa a specchio per neutralizzare la trama di passaggi dei nerazzurri.

Gli effettivi si schiacciano per abbassare il baricentro. In fase offensiva viene prediletto un attacco a due per avere più centimetri sulle palle alte. Leao parte dalla panchina e probabilmente verrà impiegato a partita in corso per rompere le linee avversarie

I rossoneri cominciano compatti con Messias sulla mezzala destra, che si allunga sui centravanti e Origi che scende a dare maggiore densità alla mediana. L’oriundo accorcia su Calhanoglu per oscurare le linee di passaggio e Tonali marca stretto Barella.

In fase di impostazione il bresciano sale sui centrali per inibire la costruzione. L’azione passa dai sapienti piedi di Acerbi. Bastoni sfila sulla corsia mancina per permettere a Dimarco di alzarsi. Darmian è meno arrembante del solito e resta arroccato a un ruolo di braccetto destro per comporre un’ideale difesa a quattro.

Le qualità registiche del turco vengono inficiate dal gran lavoro di copertura. Il numero 20 viene sempre triplicato e fa fatica a farsi trovare nello spazio. Il cagliaritano si sblocca dal suo ruolo e inverte la posizione con Mkhitaryan.

La rotazione degli effettivi consente di dare respiro alla manovra nerazzurra, che passa dalle giocate di Edin Dzeko. Il Cigno di Sarajevo scala per rinfoltire il centrocampo della Beneamata. Il centravanti bosniaco non viene servito spalle alla porta, ma viene coinvolto in fase di regia palla a terra.

Palla al limite dell’area di rigore, l’armeno verticalizza per Lautaro Martinez. Imbucata centrale per l’argentino, che si trova il pallone tra i piedi. La punta fa partire una conclusione sul primo palo.

Nelle scorse settimane Tatarusanu ha combinato molti disastri. Il portiere romeno è ben appostato e con un riflesso fulmineo devia il pallone in calcio d’angolo. Un ossimoro inatteso: l’estremo difensore fa un’ottima parata.

Il Milan predica prudenza. Gli ospiti appaiono confusi e, a dispetto degli avversari, non costruiscono un’azione ragionata. Gioco orizzontale per addormentare la partita e profondi lanci alla ricerca di una delle due torri offensive.

Un 3-5-2 molto raccolto con i quinti di centrocampo che si abbassano per mantenere una linea difensiva compatta e corta. L’Inter si deve adeguare alla metodologia provinciale e catenacciara dei cugini.

Canovaccio tattico è chiaro: gli uomini di Inzaghi alternano la sovrapposizione del tornante mancino con i movimenti sinuosi e orchestrali degli interni di centrocampo. Calabria scherma Dimarco, che è costretto a giocate leggibili e scontate

Corner da sinistra. Dalla bandierina va Calhanoglu. Lautaro si stacca dalla marcatura asfissiante di Kjaer. L’argentino si piega su se stesso con un colpo di testa con il busto all’indietro impatta la palla con una frustata di testa.

IL SECONDO TEMPO

Il possesso palla è una statistica sterile e priva di significatività, ma in questo caso recita il 74% in favore dell’Inter. Il Milan ha sì limitato le ondate dei padroni di casa, ma non ha saputo evitare il gol del vantaggio.

L’impressione è che Stefano Pioli voglia sfruttare i cambi per mettere forze fresche e imprimere un gioco più frizzante e soprattutto verticale.

Entra Brahim Diaz per dare briosità alla claudicante trama milanista. I tifosi ospiti attendono impazientemente l’entrata di Leao. L’Inter abbassa il baricentro per coprire le percussioni del lusitano. Con l’ingresso di Saelemaekers il Milan dispiega il suo consueto schieramento tattico.

In un momento di difficoltà come quello che stanno vivendo i rossoneri ci si aspettava che Tonali prendesse le redini della squadra. Il centrocampista ha fatto tanto lavoro sporco, ma ha peccato di brillantezza.

Dzeko vince il duello contro Kjaer e mette un innocuo pallone in mezzo all’area. La retroguardia è assonnata e viene beffata dall’irruenza agonistica di Lautaro, che scaraventa il pallone in porta. Strano a dirsi ma Tatarusanu si dimostra il vispo tra i suoi e para la conclusione.

L’Inter concede un calcio di punizione dal limite: segnale d’allarme di una rosa scorata e comprensibilmente sulle gambe. Urgono forze fresche e Inzaghi effettua tre cambi.

Il Milan diviene più propositivo grazie ai nuovi innesti. Leao in percussione palla al piede trova Giroud svincolato dalla pressione avversaria. Stavolta, il francese non si gira con lesta scaltrezza. Un controllo infelice del centravanti e Acerbi interviene in copertura. L’Inter è nervosa e non riesce a orchestrare le azioni con la consueta quieta spensieratezza. Dzeko sarebbe stato utile per tenere alta la squadra e a debita distanza dalla propria porta. Tuttavia,  bosniaco ha oramai lasciato spazio a Lukaku.

Il belga si trascina per il campo come un’ingombrante zavorra. L’epiteto “panterone moscione” è quanto mai calzante. Ironicamente il centravanti segna da terra, ma ha commesso fallo in attacco. Entra Rebic per Kjaer: cambio offensivo per il Milan, che si riversa in avanti alla ricerca del gol del pareggio. La squadra è completamente sbilanciata in avanti e l’Inter ne approfitta.

Spizzata di Lukaku su un innocua palombella. Lautaro si scolla dalla marcatura di Thiaw e a tu per tu contro il portiere segna il gol del raddoppio. L’ennesima rete ina una sfida stracittadina fra Inter e Milan. Tuttavia, il direttore di gara fischia il fuorigioco e Barella si lascia andare a una reazione di eloquente sconforto. Nei minuti finali Lukaku cade rovinosamente a terra, ma si rialza e boccia la palla in buca d’angolo. Tatarusanu evita l’ennesimo segno rosso su una prestazione tutt’altro che rivedibile.

È finita l’Inter batte il Milan e si rilancia in campionato. I rossoneri hanno deluso le aspettative e si affossano in una mesta sesta posizione in classifica. Stefano Pioli non sa più a che santo votarsi per rialzare la china. Neanche la ricorrenza del 5 febbraio 2022 è servita a ribaltare i pronostici della vigilia.

La nave Milan sta lentamente affondando e questo ha tutta l’aria di essere un ammutinamento nei confronti dell’allenatore. La Beneamata vince con merito il derby di Milano. La Madonnina si tinge dei colori nero ed azzurro sullo sfondo d’oro delle stelle.

 

 

 

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