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Palmeiras: nascere e morire da vincenti

È il 1888 e la schiavitù, dopo anni di colonialismo e sfruttamento, viene abolita in tutto il mondo. Il Brasile, terra in cui circa 4 milioni di schiavi furono importanti nei secoli dall’Africa nera, è l’ultimo paese ad accettarne l’abolizione e opta per sostituire i deportati di colore con gli immigrati italiani. Già presenti dall’inizio degli anni ’70 del XIX secolo, gli italiani in Brasile divennero una rappresentanza sempre più grande, occupando un intero distretto a San Paolo, i quartieri Perdizes, Mooca e del Brás, assumendo i contorni di una realtà vivida e ben presente nella nazione verde-oro. Intorno alla fine del XIX secolo poi, il calcio iniziò a diffondersi in Brasile non più solo tra i nobili ma anche nella classe operaia grazie a club come il Flamengo e il Corinthians, fondati rispettivamente nel 1895 e nel 1910, e ovviamente la comunità italiana non poté rimanere insensbile a una diffusione su larga scala del Futebòl. Ci spostiamo così al 1914, esattamente il 26 agosto dell’anno dello scoppio della prima guerra mondiale, a circa due mesi dall’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando e a poche settimane dalla battaglia della Marna con la quale si darà ufficialmente il via al primo conflitto mondiale dell’epoca contemporanea: il Torino di Vittorio Pozzo sbarca insieme alla Pro Vercelli sulle sponde del Brasile per una tournée estiva al sapore di storia.

ORIGINI VERDI BIANCO ROSSE

Sei vittorie in sei partite per quel Torino che trasformò la tournée sudamericana in un pretesto per scappare lontano dalla incendiaria Europa abbandonando le sponde del Mediterraneo e affidandosi a un piroscafo per arrivare in Brasile. L’arrivo del Torino e l’intraprendenza dell’industriale italo-brasiliano Marrazzo si fusero al clima di rinascita operaia del calcio brasiliano, fino a quel momento appannaggio dell’élite, dando vita il 26 agosto del 1914 al Club Palestra Italia, antesignano dell’odierno Palmeiras, grazie alla ferrea volontà di Luigi Cervo, Luigi Marzo, Vincenzo Ragognetti e Ezequiel Simone. Sono loro i quattro funzionari dell’industria Marrazzo che diedero vita al club che nel 1999 otterrà, dopo la vittoria della LIbertadores, la nomina come Club Campione del Secolo in Brasile da numerose testate e dalla Federaçao Paulista de Futbòl. Dopo una stagione passata a giocare amichevoli contro le selezioni di immigrati del luogo, nel ’17 finalmente la squadra fondata nel quartiere italiano di San Paolo debutta nel campionato Paulista arrivando secondo e ripetendosi due anni dopo. Nel 1920 arriva la prima vittoria nel campionato dello stato di San Paolo, dando il via alla storia gloriosa che porterà il club della “Palestra” alla Libertadores del 1999.

RECORD E GUERRA

Inizia così un percorso che porterà la Palestra Italia a vincere sei campionati in quattordici stagioni a cavallo tra gli anni venti e trenta del XX secolo, con una tripletta messa a segno dal 1931 al 1933 e un record, imbattuto ad oggi, di undici vittorie in undici gare nel campionato Paulista del 1932, chiuso con 48 reti messe a segno e solamente otto subite. Una macchina da vittorie la Palestra Italia, che dal 1935 inizia a farsi conoscere anche fuori dal Brasile grazie ad amichevoli con squadre del calibro di Boca Junior ed Esanyol. Una storia nata dalla guerra però, non poteva rimanere indifferente allo scoppio del secondo conflitto mondiale e alla scelta del generale Getulio Vargas, dittatore del Brasile negli anni della seconda grande guerra, di schierarsi contro le potenze dell’asse e dunque contro l’Italia. Tale decisione cambiò radicalmente la posizione dello stato nei confronti della Palestra Italia e di qualunque altra forma di richiamo alle varie potenze componenti dell’asse nel corso del conflitto: vietato il nome del club, il governo minacciò la società di ritirare i beni e le proprietà se non avessero optato per un nome differente in breve tempo. La storia imponeva dunque un cambiamento e, visto il declino progressivo delle potenze dell’asse, fu Mario Minervino a proporre il nuovo nome del club, citando una frase emblematica che sottolineerà il destino del club:

Se proprio non vogliono che sia “Palestra”, ci chiameremo Palmeiras: nati per essere campioni.”

Era il 14 settembre 1943, e mentre la Palestra periva sotto i colpi dell’asse, il Palmeiras rinasceva campione dalle proprie ceneri: pochi giorni dopo gli alvoverdes scesero in campo accompagnati da un generale dell’esercito recante una bandiera verde oro così da fugare ogni dubbio sull’autenticità brasiliana del club. Inoltre, come a ricordare che il destino del club era già scritto nelle stelle della vittoria, la gara contro il San Paolo del 21 settembre venne vinta per 3-1 con gli avversari che lasciarono il campo al minuto 19 del secondo tempo.

CAMPEÕES MUNDIAIS

Ora andiamo veloci in avanti perché la storia non aspetta e dopo la fine del secondo conflitto mondiale il Palmeiras assurse a potenza del calcio mondiale meritandosi finanche l’appellativo di “Academia del Futbòl” per l’infinita qualità presente in rosa nel corso degli anni dal 1951 al 1973. La prima tappa del Verdao è sicuramente la Coppa Rio vinta nel 1951: a Rio De Janeiro viene organizzato l’antesignano del mondiale per club, vera e propria competizione tra i campioni dello stato di San Paolo (Palmeiras), quelli dello stato di Rio de Janeiro (Vasco de Gama) i campioni di Uruguay e i campioni Europei di Italia, Austria, Francia, Jugoslavia e Portogallo. Vinte le partite inaugurali contro Nizza e Stella Rossa, il Palmeiras perde malamente 4-0 contro la Juventus di Boniperti ma si rifà in semifinale dove affonderà il Vasco Da Gama in un derby a tinte verdeoro; la finale, giocata nuovamente contro la Juventus, permette al Verdao di riprendersi ciò che gli era stato tolto ai gironi preliminari, con una prima vittoria per 1-0 e un pareggio per 2-2 nella gara di ritorno che li rende campioni del mondo per la prima volta. Nel 2007 sarà la FIFA ad avvalorare prima e a tornare sui propri passi poi, la Coppa Rio come primo mondiale per club della storia.

LA ACADEMIA

Sono gli anni di Ademir Da Guia, 153 reti con la maglia del Palmeiras e un’incoronazione a Rey del Futbòl che lo innalza tra le leggende del club alviverde. Negli anni che vanno dal 1960 al 1973, il Palmeiras vince sei titoli in quattordici anni e si candida a unica avversaria degna del Santos di Pelé. Nel 1965 poi la squadra raggiunse vette di gloria inesausta quando, il 7 settembre a Belo Horizonte, nella splendida cornice dello stadio Mineirao (tristemente noto dopo il mondiale 2014 a causa della Germania) affronterà l’Uruguay in rappresentanza della nazione brasiliana. Un unicum nella storia del Brasile che, grazie alla vittoria per 3-0 ottenuta sui rivali, consegnò il Palmeiras alla leggenda.

EPOCA SCOLARI

1993: il neo presidente del Palmeiras Mustafa Contursi arriva in Brasile con in dote la sponsorizzazione della Parmalat, la celebre ditta italiana che risolleverà la squadra da un ventennio di crisi epocale. Porterà sulla panchina alviverde Felipe Scolari, che da tempo allena in Giappone ma che un nome se lo era costruito tempo addietro grazie ai risultati ottenuti con Gremio e Internacional di Porto Alegre. Con lui, una serie di campioni del nostro passato recente con nomi altisonanti che nove anni dopo averbbero alzato al cielo la coppa del Mondo: Cafù, Roberto Carlos, Marcos. La squadra del 1993 è però guidata da Wanderlei Luxemburgo, altro storico allenatore degli alviverde, e torna così alla vittoria del titolo brasiliano dopo vent’anni dall’ultima volta, conquistando la coppa numero otto della sua storia e infrangendo l’ennesimo record dalla fondazione del club avvenuta in quell’agosto del 1914. L’obbiettivo dichiarato diviene così la coppa Libertadores e, dopo l’addio di Luxemburgo, l’unico santone che avrebbe potuto innalzare il livello qualitativo della squadra era proprio Felipe Scolari. Rientrato dal Giappone mise in piedi una squadra di livello internazionale che nel 1999 giunse alla finale di Copa Libertadores aggiudicandosela ai rigori. L’eroe del match di ritorno, chiusa sul 2-1 e prolungata a causa del risultato di andata in favore degli avversari, fu il portiere Marcos: due parate di fondamentale importanza regalarono la vittoria ai Periquitos (Pappagalli) di San Paolo in un tripudio alviverde.

CRISI E RETROCESSIONI

Il nuovo millennio, dopo il titolo di Campione del Secolo consegnato al Palmeiras dalla Federaçao Paulista de Futbol e da varie riviste dello stato di San Paolo, fu impietoso con il club: a seguito del mondiale 2002 in cui il Brasile vinse il titolo, il Palmeiras retrocesse abbandonato da Scolari e lasciato in balia della sorte. Nonostante le due finali vinte due anni prima e la coppa Libertadores vinta nel 1999 (a cui fece seguito una sconfitta nella coppa Intercontinentale ufficiale contro il Manchester United), il club retrocedeva in Serie B lasciandosi dietro tutta la propria storia gloriosa. Il ritorno in serie A è da annoverare tra i trionfi di questo millennio per il club, che solo nel 2008 riuscirà a vincere nuovamente il campionato Paulista, prima di retrocedere nuovamente nel 2012. L’anno del centenario, il 2014, sarà quello del secondo ritorno in Serie A con la vittoria, l’anno successivo, della Coppa del Brasile tra le mura del nuovissimo Allianz Parque di San Paolo. Il talento di Gabriel Jesus, ora in forza al Manchester City, regalerà l’ultima gioia della storia del Palmeiras nel 2016: la vittoria del campionato brasiliano a seguito di 29 giornate passate a condurre la classifica.

OGGI E DOMANI

Oggi il Palmeiras è primo nel proprio girone del campionato Paulista in attesa di iniziare il campionato brasiliano nazionale. Il futuro è tutto da scrivere per un club nato dalla guerra e forgiato nella vittoria: una filosofia propria di un club che tra le mura dei quartieri Perdizes, Mooca e del Brás ha trovato i natali e la linfa da cui partire alla volta del mondo.

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