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Chi è Paolo Gozzi, il classe 2001 del Genoa in arrivo dalla Juventus

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Chi è Paolo Gozzi, il classe 2001 del Genoa in arrivo dalla Juventus

CHI É PAOLO GOZZI, IL CLASSE 2001 DEL GENOA IN ARRIVO DALLA JUVENTUS – É il 13 aprile 2019 e la Juventus è ospite della Spal allo stadio “Paolo Mazza” in occasione della 32esima giornata di Serie A. La sfida è inserita tra le due sfide dei quarti di finale di Champions League contro l’Ajax e, per questa ragione, il tecnico Massimiliano Allegri opta per qualche cambio. In difesa figura un ragazzino ancora minorenne, ma in campo già si dimostra un mastino adatto per i grandi palcoscenici. Il suo nome è Paolo Gozzi Iweru.

 SOGNANDO CHIELLINI

Con la sfida di Ferrara, Paolo diventa il primo classe 2001 ad indossare la maglia della Vecchia Signora in una partita di Serie A. Questo momento è solo il frutto di un lungo cammino che inizia proprio tra le strade di Torino. La sua infanzia è piuttosto tribolata: nato da genitori nigeriani, Paolo è adottato da una coppia emiliana che abita nella zona di Lucento. A 11 anni entra nell’ ASD Pozzomaina, dove gioca come esterno di centrocampo vista la sua esplosività.

Dopo un torneo regionale, gli scout della Juventus lo tesserano, stregati dal suo talento. Prima dell’esordio tra i professionisti, passano quattro anni di rapida trafila tra le giovanili. Qui avviene il passaggio definitivo a difensore centrale e diventa il punto di riferimento dell’U19, esplodendo nella Youth League, dove segna ben 2 reti, di cui una decisiva per la vittoria contro l’Atletico Madrid.

Paolo sembra avvicinarsi sempre di più alla prima squadra, dove potrebbe allenarsi con il suo idolo Giorgio Chiellini. Purtroppo, il ragazzo è ancora considerato ancora acerbo e viene accolto nell’Under 23. La stagione, purtroppo, è sfortunata in quanto incappa in diversi infortuni e presenzia in campo solo 13 volte. Il treno per i grandi sembra allontanarsi.

LA RIPARTENZA DA COSENZA

Gozzi non demorde e accetta di buon grado un’esperienza spagnola, accasandosi in prestito al  Fuenlabradain Segunda División. Nonostante la retrocessione del club in terza serie, Paolo si dimostra come uno dei migliori. Ritornato alla base, il ragazzo di Torino dice definitivamente addio alla Juventus: i bianconeri non credono più in lui e lo cedono a titolo definitivo al Genoa. Il Grifone, a sua volta, decide di mandarlo in prestito al Cosenza di Davide Dionigi. In Serie B, il classe 2001 può esprimere il suo talento, vista la titolarità quasi assicurata in un reparto difensivo dove compare Michele Rigione, un veterano della categoria.

PAOLO, IL GUARDIANO

Come già citato poc’anzi, Paolo Gozzi nasce come centrocampista, prima come esterno e poi come mezz’ala. Solo con la Juventus ha compiuto il passaggio nella retroguardia, assumendo le caratteristiche del difensore moderno. Il classe 2001 è una roccia: i suoi 187 centimetri lo rendono invalicabile in qualunque duello. Come ogni difensore del calcio odierno, non può certo mancare una condizione atletica superiore alla norma, fondamentale nei momenti di ripiegamento. In questo scenario, Gozzi può fare già da scuola a molti suoi coetanei, in quanto non ha paura di affondare un tackle quando la squadra è in difficoltà. Il tutto è combinato ad un’eccellente tecnica: in tutte le squadre che ha giocato, Poalo è stato il fulcro dell’impostazione della manovra grazie ad un delicatissimo mancino.

Nei momenti negativi, a differenza di diversi coetanei, Paolo non ha mai mollato. Sia in campo che fuori, il classe 2001 sa che gli errori sono la base dei futuri successi e, solo attraverso il duro lavoro, è possibile affinarli. Con questa testa, Gozzi vuole impressionare la Serie B, con la speranza di un ritorno alla Vecchia Signora.

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Calcio Internazionale

Il Pipita si ritira: il racconto di una carriera speciale

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Higuain

Se qualche mese fa, precisamente ad aprile, era stato il padre a parlare per lui dicendo che, Gonzalo, avrebbe abbandonato il calcio giocato per poi sentire qualche dopo le smentite proprio di Higuain in persona, era difficile pensare che a distanza di qualche mese avremmo potuto vedere lo stesso ex 9 di Napoli, Juventus e Milan fra le tante, in lacrime davanti ai giornalisti, annunciando l’addio al calcio giocato. Questa volta senza passi indietro o fake news. Tutto vero.

Quel ragazzo partito dall’Argentina, dal Monumental fino a sbarcare in Europa al Bernabeu da giovanissimo, per poi far emozionare per quasi 10 anni i tifosi napoletani, con cui ha sancito il nuovo record di gol segnati in una sola stagione in Serie A con 36 gol, quelli juventini tra gol in semifinale di Champions League e gol decisivi nello scudetto del 2017/2018 in un San Siro diventato un vero campo di battaglie, fino ad avventurarsi fra Milan, Chelsea e una nuova sfida con la Vecchia Signora che lo lascerà solamente un anno dopo per vederlo sbarcare forse troppo giovane in MLS, direzione Inter Miami con il compagno di squadra Matuidi. Forse per le troppe pressioni e per trovare quella calma che probabilmente non hai mai trovato:

“Sono molto felice perché ho ottenuto ciò che volevo,  uscire da quella bolla di pressione. La stampa parlava sempre di me, delle critiche dei tifosi, qui invece il calcio non è una priorità, ci sono altri sport che sopportano quelle pressioni. Le persone per strada non ti giudicano perché hai sbagliato o segnato un gol. E lo stesso accade con la stampa. Quindi vivo con più tranquillità ed è quello che stavo cercando. Né i media né i tifosi ti giudicano.”

Gonzalo Higuain, intervista al “La Nacion” sul suo passaggio all’Inter Miami

LE LACRIME

Gonzalo Higuain non è riuscito nemmeno a trattenere le lacrime durante la conferenza stampa tenutasi proprio per la sua decisione. Una scelta quasi annunciata dopo le voci anche successive alla sua smentite nello scorso aprile.

Il Pipita ha vinto ogni volta che ha preso una decisione importante. Con il Real Madrid è stato campione di Spagna, abbandonando il Real ha saputo trovare la sua vera dimensione in Italia con il Napoli vincendo due trofei come la Coppa Italia e la Supercoppa Italiana, con la Juventus ha vinto tutto quello che c’era da vincere in campo nazionale, sfiorando la Champions League nel 2017. Ha saputo poi rifarsi con il Chelsea quando nella breve parentesi inglese con Sarri ha vinto l’Europa League nel 2018/2019.

Le delusioni rimarranno quella con la maglia dell’Argentina. Ben tre finali perse, di cui una quella del Mondiale brasiliani, dove contro la Germania fallì una grossa occasione per portarsi in avanti nel risultato.

IL FIUTO DEL GOL E LA TECNICA

Higuain ha fatto registrare importanti numeri soprattutto con tre squadre nella sua carriera. Al Real Madrid, nonostante la concorrenza dei vari Ronaldo, Benzema, Di Maria e tanti altri campioni di quegli anni nell’attacco dei Blancos, ha saputo trovare il suo spazio, siglando ben 121 gol in tutte le competizioni. Poi, forse nella sua versione più dominante dal punto di vista mentale e fisico, al Napoli ha realizzato 91 gol in sole tre stagioni, una compensata dal famoso record dei 36 gol, che ora condivide con Ciro Immobile, dove ha letteralmente trascinato la squadra di Sarri.

“Sarò sempre grato al Napoli per tutto ciò che abbiamo vissuto insieme. il mio terzo anno lì è stato quello migliore della mia carriera. Ringrazio i miei compagni e lo staff, è stato veramente bello. Ho vissuto momenti incancellabili.”

Contro tutto e tutti, ha fatto la mossa che nessuno si aspettava. Passare al grande club rivale fino a quel momento per i partenopei: la Juventus.

Nonostante le tante critiche, in tre stagione ha segnato 66 gol, con une media quindi inferiore alla precedente avventura con gli azzurri ma ovviamente da prendere in conto la stagione 2019/2020 dove ha trovato meno spazio e con un ruolo non più così centrale come negli anni prima.

“Ringrazio la Juventus, uno dei club più grandi d’Europa, è stato un gran momento. Lì ho incontrato grandi compagni e mi sono sentito un privilegiato ad essere lì.”

Higuain durante la conferenza d’addio

L’ex numero 9, oltre che avere un grande senso del go, è stato negli ultimi 10 anni anche uno fra i più grandi attaccanti a livello tecnico in grado di offrire spazi e assist per i compagni. Sicuramente, lo ha dimostrato molto di più ai tempi del Real Madrid, dove circondato da grandi giocatori ha saputo mettere a segno ben 56 assist.

ICONICO

Il nome di Gonzalo Higuain rimarrà in un modo o nell’altro nella storia del calcio, o almeno di qualche classifica in Italia. Infatti è quarto nella classifica speciale per i calciatori argentini nel nostro campionato, alle spalle di grandi come Batistuta, Crespo e Sivori. Al momento quello più vicino all’attivo ed il suo vecchio e amico compagno di squadra Paulo Dybala, con cui ha condiviso il campo giocato per tre anni alla Juventus e ovviamente anche in Nazionale.

I suoi momenti iconici? Possiamo trovarne due. Uno è il momento in cui si gira per effettuare una sorta di rovesciata contro il Frosinone, siglando una tripletta che lo porterà nell’olimpo del nostro campionato.

L’altro momento è una delle partite più incredibili degli ultimi anni, dove è risultato decisivo nella vittoria dello scudetto 2017/2018 nel rush finale contro proprio la sua ex squadra, il Napoli. Dopo una partita sofferta, infatti, i bianconeri ribaltano il risultato da 2-1 a 3-2 dal 87′ al 89′, proprio con il gol del numero 9 su assist di Dybala, alla 35 giornata contro l’Inter.

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Haaland sta distruggendo ogni record a suon di gol

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Haaland gol

Qualcuno fermi Erling Braut Haaland! Il fenomeno norvegese è già diventato il nemico pubblico numero uno di tutte le difese della Premier League e d’Europa. Con i suoi tre gol contro il Manchester United, Haaland ha già raggiunto quota 14 gol in campionato in sole 8 partite. Aggiungendo le reti in Champions League il totale ammonta a ben 17 gol in 11 presenze con la maglia dei citizens.

In barba a chi diceva che gli sarebbe servito il classico periodo di ambientamento, Haaland ha invece continuato a fare l’unica cosa per il quale sembra essere stato progettato: insaccare palloni alle spalle dei portieri. Il tutto non risentendo minimamente del cambio di contesto dopo il passaggio dal campionato tedesco  a quello inglese. Adesso Haaland, che ha già stracciato molti record nella sua finora breve carriera, ne fa vacillare altri che reggono ormai da decenni.

LE SUE TRIPLETTE SONO ORMAI UNA CONSUETUDINE

Sono già 3 i suoi hat tricks in Premier League in sole 8 partite. Nel campionato inglese è il più veloce della storia ad aver realizzato la sua terza tripletta. Al secondo posto si classifica Michael Owen, che ha realizzato la terza tripletta dopo 48 partite, e terzo Ruud van Nistelrooy con tre hat tricks dopo 59 gare.

Gol che hanno permesso ad Haaland di raggiungere dei mostri sacri del calcio. Il norvegese si è aggiunto a un club esclusivissimo di giocatori che hanno segnato tre triplette in Premier. Club formato da Cristiano Ronaldo, Didier Drogba, Heung-Min Son, Jamie Vardy, Ole Gunnar Solskjær e Romelu Lukaku.

Ha inoltre pareggiato un altro record grazie ai suoi gol. Ha raggiunto quota 10 reti in Premier con sole 6 partite giocate. Record condiviso con Mick Quinn e superando Mark Viduka e Diego Costa, che hanno raggiunto la doppia cifra in 9 presenze.

Allargando il discorso al di fuori dei confini inglesi, Haaland resta comunque l’uomo dei record per quanto riguarda le triplette. In carriera, contando dunque anche le sue precedenti esperienze in Norvegia, Austria, Germania e in nazionale, Haaland ha già fatto registrare ben 15 triplette. Alla sua età, 22 anni e 73 giorni, nessun giocatore nella storia ha numeri minimamente paragonabili ai suoi. A seguire in questa classifica troviamo Ronaldo Luis Nazario da Lima con 11 triplette alla stessa età del norvegese, terzo l’altro fenomeno del presente e del futuro Kylian Mbappé a quota 8.

NESSUNO COME LUI ALLA SUA ETÀ

Forse vi ricorderete la prima occasione in cui Haaland si mise in luce. Durante il Mondiale under 20 del 2019 contro l’Honduras, partita in cui mise a segno ben 9 reti. Da lì ci siamo tutti accorti che un meteorite stava per impattare sul calcio mondiale. Il problema è che non potevamo sapere che il suo impatto sarebbe stato così devastante.

A 22 anni e 73 giorni Haaland ha già al suo attivo ben 173 gol in carriera in 215 partite giocate. Con una media gol di 0,8 reti a partita. Alla sua età soltanto Ronaldo il fenomeno aveva più marcature e una media gol migliore, con 183 gol in 208 partite (e una media gol di 0,89 reti a partita). A seguire Neymar e Mbappé con rispettivamente 171 e 157 realizzazioni in 297 e 208 presenze.

In questa classifica stravince contro i mostri sacri del gol come Messi, Cristiano Ronaldo e Lewandowski, che a 22 anni e 73 giorni non avevano ancora raggiunto i 100 gol in carriera.

HAALAND PUÒ VINCERE IL PALLONE D’ORO IL PROSSIMO ANNO?

È strano come la posizione del loto, la classica esultanza di Haaland dopo ogni gol, simbolo di calma e armonia, sia in controtendenza col suo essere brutale sotto porta. Come se la sua pace interiore derivasse proprio dal gettare nel caos le difese avversarie.

Il figlio di Alf-Inge è inoltre il più giovane di sempre ad aver segnato 25 gol in Champions League. Traguardo raggiunto dopo 22 anni 1 mese e 16 giorni, dopo sole 20 presenze. Ancora una volta è primatista assoluto in questa speciale classifica. A seguire, il solito Mbappé, che ha raggiunto il traguardo a 22 anni 2 mesi e 18 giorni (e dopo 42 partite). Facendo meglio anche di Messi, Raul e Benzema, che hanno impiegato più di 40 partite per mettere a segno il venticinquesimo gol.

Proprio dalla Champions League dipenderà anche quello che ormai sembra essere un obiettivo concreto per il norvegese. Vincere il Pallone d’oro. Se quello del 2022 sembra già essere nelle mani di Karim Benzema, quello del 2023, anno senza competizioni nazionali, sembra essere legato più che mai al prossimo vincitore della Champions.

Non è un segreto per nessuno che l’acquisto di Haaland da parte del Manchester City, sia stato concepito proprio per raggiungere la coppa dalle grandi orecchie. Se Haaland dovesse continuare con questo ritmo e il City dovesse laurearsi campione d’Europa, senza dubbio sarebbe lui il principale indiziato per la conquista del premio di France Football.

Haaland arriverebbe dunque a conquistarlo per la prima volta l’anno prossimo, a 23 anni. La stessa età di chi, in questo decennio, ha monopolizzato il premio, Lionel Messi e Cristiano Ronaldo. Chissà se in futuro, Haaland non riuscirà pure a battere, ovviamente a suon di gol, il record di 7 palloni d’oro dell’argentino. Quel che è certo è che sarà lui uno dei protagonisti assoluti del prossimo decennio del calcio mondiale.

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Che fine ha fatto Dani Osvaldo? L’attaccante della Roma dalla tecnica raffinata

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Roma

CHE FINE HA FATTO DANI OSVALDO? L’ATTACCANTE DELLA ROMA DALLA TECNICA RAFFINATA – Nel corso degli annali il mondo del calcio ha avuto l’onore di poter ammirare giocatori davvero eccelsi. Alcuni si sono distinti per il carisma e la leadership dimostrati sul terreno di gioco, altri semplicemente per l’innato senso del gol e altri ancora verranno ricordati per il talento e la classe cristallina con cui hanno portato a spasso difese intere.

Quest’ultimi, infatti, sono da sempre i più acclamati dalle tifoserie ma anche i primi a finire sul banco degli imputati dopo alcuni sprazzi di leziosità. Tuttavia, il classico numero 10 è colui che è chiamato a guidare i suoi grazie, appunto, all’immensa qualità in suo possesso. La nostra amata Serie A ha abbracciato molti di questi campioni, i quali spesso sono andati a male dopo un avvio promettente. E uno di questi è senza dubbio Pablo Daniel Osvaldo, l’attaccante argentino con il passaporto italiano che diede l’impressione di poter impreziosire il campionato.

A DICIANNOVE ANNI LA PRIMA OCCASIONE, POI L’ARRIVO IN ITALIA

Il primo contratto da professionista Osvaldo lo firma nel 2005 con una squadra di Serie B argentina, l’Huracan. Dopo una breve permanenza nel settore giovanile il giocatore esordisce in prima squadra e colleziona 33 presenze e 11 reti in metà stagione. Mette quindi subito in mostra quelle che sono le sue qualità e finisce per ricevere una chiamata dall’Italia nel 2006. L’Atalanta, infatti, da sempre attenta nel recruiting, decide di ingaggiarlo: da gennaio a giugno, però, mette a referto solo 9 apparizioni e 3 gol.

L’anno successivo, invece, è il Lecce a credere nel potenziale di Dani Osvaldo. Durante l’esperienza in Puglia l’attaccante si iscrive al tabellino dei marcatori otto volte e continua a deliziare gli appassionati di calcio con giocate superlative. Tuttavia, l’avventura con i giallorossi si rivela non delle migliori e la stagione seguente approda alla Fiorentina debuttando in Serie A. Con la maglia del club toscano gioca due anni e viene immediatamente collocato come il nuovo Batistuta. Dopo alcune perle clamorose, infatti, i tifosi della Viola vedono in Osvaldo il nuovo bomber dell’Artemio Franchi. Le cose però non vanno esattamente come previste e l’attaccante viene ceduto al Bologna, squadra nella quale non riesce ad avere un impatto positivo e che vende il suo cartellino dopo neanche una stagione.

IN SPAGNA RITROVA LA FIDUCIA, MA IL RITORNO IN SERIE A È DA DIMENTICARE

L’arrivo ne La Liga beneficia le caratteristiche e il morale di Osvaldo. Infatti, in occasione della finestra di calciomercato invernale del 2010 l’argentino si trasferisce all’Espanyol e ritrova fiducia nei propri mezzi. Con i catalani gioca due grandi stagioni (47 partite e 22 gol) e torna in Italia, dove ad aspettarlo c’è la Roma. Una piazza calorosa come quella giallorossa avrebbe solo aiutato e spronato l’attaccante a fare bene e così è stato. In quel periodo gioca le due migliori stagioni della sua carriera con la maglia della Lupa, dove grazie ad acrobazie e numeri da capogiro resta impresso nei cuori dei tifosi romanisti.

Grazie all’impegno e all’entusiasmo ritrovato nella città eterna, inoltre, Osvaldo ottiene il passaporto italiano per indossare l’azzurro della Nazionale. Ma l’euforia recuperata ben presto svanisce, quando nel giro di tre anni – dopo aver esordito con l’Italia – finisce per girovagare tra mille prestiti. Southampton, Juventus, Inter, Boca Juniors, Porto e Banfield le squadre in cui il giocatore ha tentato di riemergere senza raggiungere risultati.

L’ADDIO AL CALCIO E LA NUOVA CARRIERA

Sarebbe potuto diventare uno dei giocatori più appetibili per le grandi squadre (considerato il feeling con il pallone), ma tutto questo non sarà più possibile. Osvaldo ora ha abbandonato il calcio per dedicarsi alla carriera da cantante, dalla quale sta addirittura traendo delle soddisfazioni. In realtà, però, non ha appeso gli scarpini al chiodo per via della sua seconda passione. Osvaldo avrebbe lasciato per una sopportazione arrivata al limite e per un’idea diversa da quella coltivata oggi negli spogliatoi.

“Mi hanno mandato via per una sigaretta quando sapevano che fumavano tutti. Quella è stata la goccia, ma in realtà nel calcio devi vivere una vita che non è reale. Il calcio oggi è uno schifo, un freddo business e una dittatura del risultato. Nessuno pensa a come stai. Non potere uscire dopo una sconfitta, suonare la chitarra o bere una birra per me era assurdo. Per non tradire il calcio ho preferito lasciarlo”. Queste sono le ultime dichiarazioni di Pablo Daniel Osvaldo nelle vesti di calciatore, una professione ormai lontana dai suoi ideali ma che gli ha permesso di esprimersi al meglio durante gli anni.

In bocca al lupo Dani!

 

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Chi è Laurientè, l’ultima scoperta del Sassuolo

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Torino

CHI È LAURIENTÈ – Con le partenze dei due gioielli Scamacca e Raspadori, per il Sassuolo non era facile trovare sostituti all’altezza. Anche l’inizio di campionato dei neroverdi, caratterizzato anche dall’infortunio di Berardi, aveva evidenziato difficoltà soprattutto in fase offensiva. Gli uomini di Dionisi però sembrano essere riusciti a rialzare la testa dopo le due vittorie consecutive, e il tecnico ora può godersi le prestazioni di un calciatore in particolare. Si tratta di Armand Laurientè, arrivato in Emilia nell’ultimo calciomercato. Il francese sta stupendo a suon di dribbling e giocate, e nel pesante 5-0 rifilato alla Salernitana è arrivata anche la prima rete in Serie A, per la gioia anche dei suoi fantallenatori.

CHI È LAURIENTÈ

Armand Laurientè, nasce a Gonesse, cittadina situata a pochi chilometri da Parigi, nel 1998. Comincia fin da piccolo a coltivare la passione per il calcio, cominciando a giocare all’Ile de France, uno dei settori giovanili più famosi al mondo. Poi passa ad una squadra locale, il Red Roissy en France.

A tredici anni, come accade a molti dei più grandi talenti francesi, trascorre una stagione all’INF Clairfontaine, l’accademia nazionale dove i giovani hanno modo di allenarsi e crescere nel centro sportivo che ospita la Francia. Proprio durante questa esperienza conosce Kylian Mbappé, suo compagno di squadra e addirittura di stanza.

La prima grande occasione tra i grandi arriva con la chiamata del Rennes, ma le cose non andranno come sperato. Laurientè viene infatti mandato a farsi le ossa in prestito all’Orleans. Qui trova continuità e riesce a guadagnarsi il ritorno in Ligue 1, al Lorient. I numeri crescono e gli 11 gol e 13 assist messi a segno in tre stagioni, attirano l’attenzione del Sassuolo. I neroverdi, per battere la concorrenza del Torino, verseranno ben 12 milioni nelle casse del club della Loira.

CARATTERISTICHE TECNICHE

Laurientè è un esterno d’attacco che ama partire da sinistra per poi accentrarsi sul destro. Veloce e dotato di grande estro, riesce a regalare giocate notevoli ed efficaci con cui può andare in porta o mandarci i propri compagni. Altra specialità oltre al dribbling sono le punizioni. Il francese, con la maglia del Lorient si è rivelato uno specialista alternandosi nel modo di calciare.

Le due varianti sono o con le prime tre dita del piede destro, causando un improvvisa discesa della traiettoria, oppure di piatto. Con la seconda opzione riesce ad imprimere potenza ma non alza in modo eccessivo cercando il più delle volte un rimbalzo davanti alla zona dove poi andrà a tuffarsi il portiere avversario.

Dunque riesce ad abbinare velocità e fisicità ad ottime doti balistiche, come testimonia lo splendido colpo da biliardo con cui è andato in gol contro la Salernitana. Oltre alle punizioni, un’altra costante della sua carriera sono gli assist, che al Sassuolo sono già 2.

L’IMPATTO IN SERIE A

Arrivato nell’ultimo giorno di mercato, Laurientè non ha perso tempo ed ha subito esordito da titolare pochi giorni dopo nel match contro la Cremonese, dove aveva già fornito spunti interessanti. Va detto che l’infortunio di Berardi ne ha accelerato l’inserimento, ma l’impressione, dato anche l’investimento fatto, è che Dionisi avrebbe puntato comunque forte su di lui.

Difficoltà nell’adattamento non sembrano esserci state visto che da quando è arrivato è sempre titolare, e l’impatto è stato super. Buone prestazioni anche con l’Udinese, dove serve un assist, e col Torino dove invece si carica addosso il peso dell’attacco ed offre strappi degni di nota. Il momento che però lo mostra finalmente al pubblico della Serie A è la partita con la Salernitana. Nel pesante 5-o c’è tanto di Laurientè, capace di mettere sempre in apprensione la difesa granata con le sue giocate ed autore del suo primo (e bellissimo) gol in Serie A e di un assist.

Una prestazione da ricordare per l’esterno che ora diventa ancor di più intoccabile nel tridente. Con il rientro di Berardi i numeri potrebbero crescere ulteriormente, visto il potenziale dell’attacco con anche il capitano neroverde. In attesa di vederlo all’opera anche contro una big, Dionisi e il Sassuolo si godono un’altra bella scoperta.

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