PAOLO “PABLITO” ROSSI, IL DIEZ+DIEZ CHE FECE PIANGERE IL BRASILE

Continua la maledizione dell’anno 2020, “annus horribilis” per lo sport, che ha visto andarsene da questa Terra  atleti  del calibro di Kobe Bryant e Diego Armando Maradona. Ieri ci ha lasciato uno degli sportivi più amati in Italia: Paolo Rossi, all’ età di 64 anni stroncato da un male incurabile. Un idolo per molte generazioni d’italiani e non solo. Ci portò sul tetto del mondo contro tutti i pronostici sfavorevoli in quell’estate del 1982 segnando 6 reti, divenendo così il capocannoniere di quel Mondiale e vincitore del Pallone d’oro. Una carriera tra alti e bassi, con la piaga della squalifica per calcio scommesse di due anni e le ginocchia fragili. La dote di “Pablito” fu quella di reagire sempre alle avversità della sua carriera. L’umiltà e la voglia di rivincita lo hanno sempre contraddistinto.

 

“Può colpirti la sfortuna, sconvolgerti l’ingiustizia. Ma tu non mollare mai. Forza e coraggio, che i sogni a volte si avverano”.

                                                                                                                                  Paolo Rossi

(Fonte: ultimouomo.com)

 

DALLA PROVINCIA AL MONDIALE

Paolo Rossi nasce a Prato il 23 settembre 1956, in un’Italia che si stava dirigendo verso gli anni del “boom economico”, i ’60. Tra i propulsori di quella ripresa ci fu Giovanni Agnelli presidente FIAT e della Juventus, personaggio fondamentale per la rinascita di “Pablito”.

Muove i primi passi da calciatore nella squadra locale del Santa Lucia, frazione di Prato per poi passare alla Cattolica Virtus, a Firenze,  all’età di 12 anni

Nel 1972 arrivò la chiamata del “calcio che conta”, venne selezionato dalla Juventus, allenata da Carlo Parola, uomo immagine copertina degli Album Calciatori Panini per la sua rovesciata. In quella Juventus conobbe giocatori, che divennero poi suoi compagni nella cavalcata del Mundial ’82. Rossi ancora giovanissimo non trovò spazio e venne mandato in prestito al Como nella quale totalizzò soltanto 6 presenze e la retrocessione del club sulle rive del “Lario”. Non fu riscattato. La stagione successiva venne preso in considerazione dalla Lanerossi Vicenza, militante in Serie B. La sua rampa di lancio. Con i vicentini vinse il premio di Capocannoniere del campionato e la promozione in Serie A, garantendosi così anche un posto da titolare la stagione successiva, nella squadra veneta nella massima serie. Anno 77′-78′ il Vicenza trascinato da Paolo Rossi terminò il proprio campionato al secondo posto dietro la Juventus, “Pablito” totalizzò 24 reti. Nell’estate arrivò anche la chiamata da parte di una persona molto importante per l’attaccante toscano: Enzo Bearzot, che lo convocò per il Mondiale 1978 in Argentina. Segnò tre gol e fu inserito nella top11 del Mondiale. L’anno successivo Rossi, fu acquistato dal Vicenza a titolo definitivo con un’ operazione a busta chiusa tra le due contendenti: Juventus e Vicenza. Fu acquistato per cifre monstre, non si rivelò una mossa azzecata perchè Rossi subì un infortunio al ginocchio e la Lanerossi retrocesse.

 

“Mi vergogno, ma non potevo fare a meno: per vent’anni il Vicenza ha vissuto degli avanzi. E poi lo sport è come l’ arte, e Paolo è la Gioconda del nostro calcio”                                                                                                                                           

Giuseppe Farina, presidente Lanerossi Vicenza

Paolo Rossi alla Lanerossi Vicenza (Fonte: Wikipedia)

 

L’anno successivo si trasferì a Perugia, dove totalizzò 13 reti. Anno che si concluse con lo scandalo calcio scommesse che mise a rischio la carriera di Rossi. Venne squalificato per due anni a causa di combine nella partita tra Perugia-Avellino 2-2, dove segnò una doppietta. Questa situazione destabilizzò molto l’attaccante, tentato dall’ipotesi di lasciare l’Italia o addirittura il calcio giocato.

 

 “Ho anche pensato di lasciare l’Italia e smettere di giocare. Mi ha salvato la consapevolezza di essere innocente”

                                                                                                                                                                                                                                                               Paolo Rossi

(Fonte: Bluenote)

Rivide la luce  grazie alla Juventus in particolare a Giampiero Boniperti e all’avvocato Giovanni Agnelli, che decise di acquistare nel 1981 e intraprendere un percorso di recupero con Rossi fino a portarlo al termine della squalifica nell’ aprile 1982, dove giocò le ultime tre partite di campionato. Inaspettatamente venne convocato dal CT Bearzot per il Mondiale di Spagna 1982:  il resto è storia.

La stagione 1983-84  non fu facile per “Pablito” e la Juventus con alla guida Giovanni Trapattoni, con lo scudetto perso e la Finale di Coppa dei Campioni persa ad Atene contro l’ Amburgo del “tiranno” Ernst Happel. Fu l’inizio della fine. “Pablito”, a causa degli infortuni, non riuscì a trovare più la determinazione di un tempo. L’anno  successivo decise di lasciare il club bianconero al termine della stagione, nonostante la vittoria dello scudetto e della Coppa dei Campioni nella tragica notte dell’Heysel del 1985.

Si susseguirono due anni non degni di nota causa infortuni nel Milan e nel Verona; fu convocato nel Mondiale 1986 in Messico da Bearzot, ma non disputò nessuna partita. Appese gli scarpini al chiodo nella stagione 1986/87 a soli 30 anni.

Paolo Rossi e Giampiero Boniperti  (Fonte: aicfoto.com)

 

“PABLITO” MUNDIAL

Quell’ Italia ci piacerebbe definirla come: Davide che sconfigge Golia. Partita con tutti gli sfavori del pronostico, girone passato per il rotto della cuffia con tre pareggi  contro Polonia, Camerun e Perù. Il fatto più sorprendete è come quell’ Italia abbia affrontato quel Mondiale e squadre del calibro dell’ Argentina di Maradona, il Brasile di Falcao, Socrates, Zico e la temutissima  Germania Ovest in finale.

Tutto ciò si realizzo grazie alla caparbietà del numero 20 di quel Mondiale: Paolo Rossi. Autore di 6 reti. Emblematica la tripletta contro il “favorito” Brasile, con l’immagine  simbolo  dell’allora presidente Sandro Pertini che esultando gridò : “Non ci prendono più” alla realizzazione del gol del 3-2 che consentì all’Italia di andare in Semifinale contro la Polonia. Storica  la schermata apparsa  nello stadio di Sarrià con scritto : El hombre del partido es: Paolo Rossi (Italia).  Segnò anche in  finale seguito dall’urlo di Tardelli e la rete dello “spillo” Altobelli.  Vinse il Pallone d’Oro e gli fu attribuito il soprannome di “Pablito Mundial”.

“Io arrabbiato per i tre gol? No, tu hai reso grande il calcio”

Pelè

(Fonte: tfnews.it)

Immagine di copertina dal profilo Instagram @azzurri