Se esiste un Diez nel nostro campionato che sappia combinare le caratteristiche del trequartista vecchio stile con quelle del Dieci moderno, questo è il Papu Gomez. Il suo idolo è Alex Del Piero, del quale spesso ha emulato la giocata tipo, ma si potrebbe dire – con tutte le differenze del caso – che del Dieci juventino per antonomasia Gomez è l’evoluzione. Il Papu riesce a combinare più modi di essere numero Dieci, Gasperini gli affida grandi responsabilità nella costruzione della manovra offensiva, e al tempo stesso lui trova il modo di risolvere le partite con una giocata. Capacità tattiche e tecniche sopra la media, un grande legame con la città e gli importanti risultati ottenuti lo hanno reso il Diez di Bergamo: il tutto con particolare simpatia e personalità anche fuori dal campo. 

UN DIEZ MODERNO E NOSTALGICO

Potrebbe sembrare un paradosso, ma Gomez è un numero Dieci innovativo sotto molti aspetti, che allo stesso tempo però ricorda in alcune giocate i Diez di cui ormai abbiamo memoria solo con nostalgia. Con il tempo il Papu ha saputo reinventarsi, è riuscito a mettere la sua classe a disposizione del collettivo e da qualche anno ne possiamo ammirare la sua massima espressione all’Atalanta. Nella Dea Gasperini è riuscito a costruire una squadra che fosse guidata dai movimenti dell’argentino, dalle sue giocate, dai suoi inserimenti. E, se nel primo anno Gomez era qualcosa di molto simile ad una seconda punta, ora il Diez nerazzurro è senza dubbio il regista offensivo della squadra, vero accentratore di tutte le giocate di attacco dei bergamaschi. 

Gomez

Fonte: profilo Instagram Papu Gomez.

Nei primi due anni della gestione Gasperini Gomez era solito partire molto largo a sinistra, per poi accentrarsi sfruttando il lavoro “sporco” di Petagna. Durante quella stagione infatti il vero bomber atalantino era il Papu, che chiuse l’anno mettendo a referto 16 gol in campionato, numeri mai nemmeno sfiorati in tutta la carriera. Era una sorta di seconda punta che sfruttava i movimenti dell’attaccante di peso, un’espressione del Dieci più vicina a quella dei trequartisti di vent’anni fa che a quella dei Diez moderni. 

Poi l’anno scorso qualcosa è cambiato, e da quel momento abbiamo potuto ammirare un giocatore più completo, più vicino alle esigenze del calcio attuale, capace di legare le sue giocate all’esito complessivo della prestazione della squadra. Gasperini gli ha affidato compiti di regia e di costruzione della manovra, in modo che i due centrocampisti centrali fossero del tutto sgravati da qualsiasi compito di regia. Papu da due anni a questa parte è solito partire sempre dalla porzione sinistra del campo, per poi però abbassarsi in mezzo alla linea dei centrocampisti con il compito di gestire la prima fase d’impostazione. Durante la passata stagione infatti non ha brillato in fase di realizzazione, segnando appena sette gol in campionato, ma è riuscito a raggiungere l’apice nella sua carriera in termini di rifinitura e presenza nella costruzione offensiva. Oltre agli undici assist messi a referto, ha concluso la stagione con 46 passaggi di media a partita superando l’80% di precisione.

Nalla stagione in corso il Papu sembra ormai aver assorbito entrambe le versioni di se stesso, entrambe le sfaccettature del Diez. Viene ancora a prender palla molto basso, costruisce la manovra da vero regista offensivo, ma sembra anche aver ritrovato la via del gol, e non solo grazie ai suoi inserimenti in area di rigore, che rispetto alla scorsa stagione sono aumentati forse anche a causa dell’assenza prolungata di Duvan Zapata. Quest’anno Gomez è tornato a decidere le partite anche con una sola giocata: il gol più importante dell’anno fino a questo momento, un gol storico per l’Atalanta, non poteva che segnarlo lui. Una giocata da Diez puro: sposta la palla, tunnel all’avversario e pallone all’angolino. Tutto questo è il Papu, il Diez di Bergamo.

SEI LA MIA CITTÀ

Un gol storico, si diceva, perché ha permesso alla Dea di sigillare la prima vittoria in Champions League della sua esistenza. Come da copione, la rete l’ha messa a segno il Papu, vero simbolo del miracolo atalantino di questi anni. 

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Sábado en mi city 😜 #bergamo

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Con il suo monopattino, con la BMX o a piedi, capita spesso di incontrare Papu Gomez che passeggia nel centro di Bergamo, “la sua città”, come la definisce lui. Perché l’argentino ha stabilito con Bergamo un legame profondo, ergendosi a leader di un gruppo straordinario, che in questi anni ha conquistato traguardi inimmaginabili fino a qualche anno fa. Bergamo è stata per Gomez la rinascita dopo l’esilio ucraino, dopo che un po’ tutti ci eravamo dimenticati di lui e di quanto di buono aveva fatto a Catania. In Sicilia il suo allenatore era stato il Cholo Simeone, che un anno fa aveva provato a portarlo anche a Madrid. Il Papu aveva gentilmente rifiutato. Perché aveva in mente qualcosa di più grande del denaro che era pronto ad offrirgli l’Atletico: aveva in mente un giorno magari di giocare contro il suo ex allenatore, nella competizione più importante d’Europa. 

E proprio mentre la condizione atletica del Papu sembrava essere in calo, ecco la trasformazione in regista offensivo, ecco la squadra che ricomincia a girare: ecco che Bergamo, la sua città, approda per la prima volta tra le grandissime d’Europa. 

Atalanta

Fonte: Tuttosport.

A questi quattro Bergamo ha dedicato un murales in occasione della finale di Coppa Italia del maggio scorso, poi persa a Roma contro la Lazio. A Gasperini il Comune ha da poco conferito la cittadinanza onoraria, il Papu è come se già lo fosse, essendo entrato ormai in piena sintonia con una città a misura d’uomo, capace di farti sentire il proprio caloroso affetto ogni domenica ma di rispettare i tuoi spazi durante la settimana. Quelli che sta vivendo sono, senza nessun dubbio, gli anni d’oro della sua carriera. Proprio per questo ha deciso di rimanervi aggrappato, di viverli fino in fondo, di onorare il suo impegno con la maglia ma soprattutto con la sua città. Gomez a Bergamo ha trovato la sua dimensione, è cresciuto tatticamente, ha ottenuto importanti traguardi ed è stato capace di costruire il suo personaggio anche fuori dal campo.

BAILA COMO EL PAPU

Sì, perché il Papu in questi anni è riuscito ad affermarsi come star internazionale, sia per i suoi meriti sportivi, sia per il suo carisma tipicamente argentino. La Papu dance ha fatto il giro del mondo, è stata ballata da tifosi e giocatori, divertiti per il balletto improvvisato da quel “puffo”, traduzione forzata che cerca – senza riuscirci, come sempre accade in questi casi – di trovare un significato all’apodo “Papu”. 

Ma in questi anni il Papu non ha solo ballato la sua danza o incantato i tifosi dell’Atleti Azzurri d’Italia (ora Gewiss Arena). Ha conquistato la maglia dell’albiceleste, seppur giocando solo per poche amichevoli. Dalla piccola Bergamo ha affermato il suo carisma anche a livello mondiale. Difficile sapere se quella con l’Argentina potrà dire la sua, visti anche gli anni (31) che iniziano a farsi sentire. Ciò che è sicuro è che il Papu continuerà a ballare ancora per molto nella sua città, che continuerà ad osannarlo e a dimostrargli affetto. Continuerà ad ammirare il suo Diez.

 

Fonte immagine di copertina: profilo Instagram Papu Gomez.