Cosa può dare Pedro alla Roma?

La squadra di Fonseca, reduce da una stagione fiacca con troppi alti e bassi, cerca in Pedro una guida tecnica e spirituale. Si, perchè i giallorossi sono orfani di un leader dopo i tempi dell’immenso ed ineguagliabile Totti e di capitan futuro De Rossi. Non si tratta chiaramente di una bandiera romana e romanista, ma che sicuramente può illuminare la difficile metamorfosi romanista. Affiancando giocatori di indubbia esperienza Pedro può prender parte ad un attacco di grandissimo prestigio internazionale con Dzeko e Mkhitaryan. Non certo dei giovanotti di primo pelo ma giocatori vincenti, affermati e con un bagaglio di esperienza difficilmente riscontarabile. La Roma punta dunque su giocatori navigati, talentuosi ed affidabili andando in netta controtendenza rispetto ad altri grandi squadre che cercano giovani promesse in età sempre più precoce.

Anima blaugrana, spirito vincente

Pedro nasce a Santa Cruz de Tenerife ma la sua storia calcistica è legata a doppio filo alla lontana Catalogna. Qui passa quattro anni alla Masia, portando a termine tutta la trafila delle giovanili blaugrana e giocando anche nelle squadre minori del Club. L’esordio in prima squadra avviene nel 2008, di cui poi diviene membro fisso l’anno successivo firmando un quinquennale con clausola rescissoria fissata a 95 milioni di euro. La nuova stella della Rambla brilla sempre più divenendo di fatto un giocatore fondamentale in una delle squadre più forti e vincenti di tutti i tempi. Il palmarès di Pedro assomiglia maggiormente ad un museo piuttosto che ad una bacheca di un singolo giocatore: 3 Champions League, 5 Campionati spagnoli, 3 coppe spagnole, 6 supercoppe spagnole, 2 volte campione del mondo di (club), 5 supercoppe europee col Barcellona, una coppa d’Inghilterra, una Premier, un’Europa League col Chelsea. Il tutto impreziosito da un Mondiale (2010) e un Europeo (2012) con la Roja. Pedro è uno dei giocatori più vincenti di sempre. Ha trionfato e lo ha fatto sempre da protagonista, segnando spesso in finale. Ha vinto tutti i trofei che avrebbe potuto vincere da calciatore.

Pedro è una certezza

Pedro ha sempre fatto la differenza, ha sempre espresso la sua qualità nei momenti chiave dimostrando di essere un giocatore affidabilissimo. Per questo motivo gli allenatori ne hanno sempre tessuto le lodi e lo hanno sempre messo al centro del progetto. Guardiola, Luis Enrique, Tito Vilanova, Sarri e Lampard hanno sempre contato moltissimo sulle prestazioni dell’attaccante canario, tanto da essere sempre uno dei giocatori con più presenze stagionali. Dal Barcellona dei record alla Roja passando per il Chelsea, Pedro ha sempre collezionato tantissimi minuti. Fino alla passata stagione ha viaggiato sempre alla media di oltre trenta partite in campionato e, incluse le coppe, ha sempre sfiorato i 3000 minuti stagionali. Non male per un ultratrentenne.

Qualità e quantità

Pedro è un esterno veloce e tecnico, grandissimo passatore e ottimo nel dribbiling e nella costruzione del gioco. Ciò che lo rende unico per il suo ruolo però è la buonissima vena realizzativa. Cresciuto all’ombra di colossi immarcescibili del calcio moderno come Messi, Xavi e Iniesta, Pedro ha sempre saputo ritagliarsi il suo spazio di qualità, senza mai voler rubare la scena ai mostri sacri. Pedro è stato molto più di un gregario ed i numeri lo dimostrano: 204 presenze e 58 gol al Barça e 137 presenze e 29 gol al Chelsea. L’esterno ha mostrato di essere un equilibratore fondamentale del gioco al Barcellona, giocatore imprescindibile per dare armonia al gioco, elegante e letale quando serve. Al Chelsea arriva non più da underdog, ma da giocatore affermato, da stella. Anche qui diventa fondamentale, anche se nel ruolo di trascinatore e leader. Le parole commosse di Lampard per il suo addio lasciano trasparire quanto fosse importante lo spagnolo nello spogliatoio. Esperienza, classe, efficacia ed etica del lavoro difficili da trovare altrove, sarà ora compito della Roma inserirlo nel giusto contesto per illuminarne la parte finale della carriera.

Parabola discendente?

I guai fisici nell’ultima stagione ne hanno mutilato le presenze (solo 11 in Premier). Acciacchi normali viste le trentatré primavere sul groppone dello spagnolo, comunque campanello di allarme di una tenuta fisica ormai non più ottimale. Il viale del tramonto pare intrapreso e, certamente, le sue prestazioni dovranno subire un calo fisiologico non del tutto mitigabile con l’allenamento. Rimane il valore assoluto altissimo del giocatore che, se messo nelle giuste condizioni, può davvero far tornare i giallorossi nell’olimpo del calcio europeo. C’è però da mettere ordine tra le fila romaniste perchè, nel ruolo di esterno, c’è un deciso ed improduttivo sovraffollamento. Appare abbastanza chiaro, d’altro canto, come Pedro possa essere un elemento di grande crescita per i giovani giallorossi Under, Zaniolo e Pellegrini su tutti. Restano da vedere il ruolo e il minutaggio che Fonseca gli concederà, ma c’è grande attesa attorno all’arrivo di una stella di prim’ordine nel nostro campionato. Qualcuno dava per bollito Pirlo alla Juventus, poi sappiamo come è andata. Attenzione a non fare lo stesso errore con Pedro Rodriguez Ledesma.

 

Fonte immagine copertina: Instagram @_pedro17_