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Piccoli, Scamacca o Raspadori: chi il futuro bomber dell’Italia di Mancini?

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Durante questa stagione in Serie A tre giovani attaccanti italiani si sono distinti per qualità tecniche e mentali, candidandosi di fatto al posto di ”bomber del futuro’‘ della Nazionale azzurra. I giocatori in questione sono Roberto Piccoli e Giacomo Raspadori, entrambi figli del nuovo millennio essendo uno classe 2001 e l’altro classe 2000, e Gianluca Scamacca, nato invece nel 1999.

Tutti e tre hanno fatto parte delle giovanili azzurre, ma nessuno è ancora stato chiamato in nazionale maggiore dal ct Mancini.

ROBERTO PICCOLI

Roberto Piccoli nasce a Bergamo il 27 gennaio 2001. Muove i suoi primi passi nella squadra della sua città, l’Atalanta, all’età di 7 anni. Dopo undici anni arriva l’esordio in A con la maglia nerazzurra, durante Atalanta-Empoli. Viene lanciato da Gasperini nella stagione 2018-19, periodo si mette in mostra con la Primavera realizzando 15 gol in 20 partite. Anche durante la stagione successiva si distingue nelle giovanili, soprattutto in Youth League, dove trova 8 gol in appena 7 presenze. Conclusa la sua ultima stagione nelle giovanili, Piccoli decide di trasferirsi allo Spezia in prestito per poter accumulare esperienza.

Fonte foto: sito ufficiale Spezia Calcio

La sua stagione in bianconero inizia subito bene: l’attaccante bergamasco colpisce Italiano e comincia a scalare le gerarchie. Il debutto arriva in Coppa Italia, contro il Bologna, nella partita valida per il quarto turno: una gioia tripla per la giovane punta, che oltre a trovare l’esordio segna anche un gol utile allo Spezia per passare il turno. La prima rete in Serie A arriva, invece, alla Scala del Calcio, contro l’Inter, durante un match che si concluderà con la vittoria dei nerazzurri. Fino ad adesso ha collezionato 20 presenze, condite da 5 gol e 1 assist.

Prima punta moderna, Piccoli si trova a suo agio quando viene lanciato a rete negli ultimi 30 metri, dove grazie al suo strapotere fisico riesce quasi sempre ad avere la meglio. Grazie alla sua grande fisicità – 190 cm di altezza e 80 kg di peso – riesce a fare reparto da solo, anche se deve migliorare leggermente spalle alla porta, caratteristica fondamentale per un giocatore come lui. Dal punto di vista tattico, ha sempre giocato come unico terminale offensivo ed anche quest’anno ha ricoperto questo ruolo nel 4-3-3 di Vincenzo Italiano.

GIANLUCA SCAMACCA

Gianluca Scamacca nasce a Roma il 1 gennaio 1999. Durante il suo percorso giovanile, si trova a vestire moltissime maglie: comincia la sua formazione alla Lazio per poi trasferirsi ai rivali della Roma. Con i giallorossi trova molta visibilità attirando su di sè le attenzioni di diversi club in Europa. All’età di 16 anni si trasferisce al PSV diventando il primo italiano a vestire quella maglia: non avendo un contratto professionistico, il club olandese versa nelle casse della Roma un premio preparazione pari a 270mila euro.

In Olanda resta poco tempo in quanto lo stesso anno il Sassuolo decide di acquistare il cartellino del giovane attaccante per una cifra intorno ai 600mila euro. Con i neroverdi si mette in mostra sin dalle giovanili, con le quali riesce a vincere da protagonista l’unico Trofeo di Viareggio della storia del Sassuolo. La stagione successiva va in prestito in Serie B alla Cremonese, con la quale segna il primo gol tra i professionisti.

Conclusasi la parentesi a Cremona, rientra alla base per poi trasferirsi ancora una volta in prestito, al PEC Zwolle. Questa volta però il prestito non è fortunato perchè il classe ’99 non vede il campo. La consacrazione arriva durante il suo prestito all’Ascoli, nella stagione 2019-20. Con la maglia bianconera raggiunge 13 gol tra campionato e Coppa Italia più un assist in 2500 minuti di gioco circa. L’anno successivo si trova ancora una volta chiuso da Ciccio Caputo e decide così di trasferirsi in prestito al Genoa, dove sta disputando un’ottima stagione.

Dal punto di vista tecnico-tattico si tratta di un giocatore incredibilmente versatile. Scamacca è infatti capace di ricoprire il ruolo di unico terminale offensivo ma anche di giocare insieme ad un’altra prima punta, proprio come sta facendo in questo momento a Genova. Ciò gli è possibile grazie alle sue ottime doti tecniche. È molto raro trovare una prima punta della sua stazza capace di abbassarsi ed effettuare anche il lavoro di impostazione offensiva.

Il 9 rossoblù sta dimostrando di non essere un semplice centravanti capace solamente di riempire l’area: nel Genoa di Ballardini, ad esempio, è stato molto bravo ad adattarsi al ruolo di seconda punta a supporto di Destro spaziando tantissimo sulla trequarti avversaria e aprendo spazi nelle difese avversarie.

GIACOMO RASPADORI

Giacomo Raspadori nasce a Bologna il 18 febbraio 2000. Muove i suoi primi passi alla scuola calcio Progresso, dove rimarrà fino all’età di 9 anni. Nel 2009, dopo un torneo estivo, viene acquistato dal Sassuolo. Cresce così con la maglia neroverde, cucita addosso come fosse una seconda pelle. Esordisce in Serie A sotto la guida di Roberto De Zerbi il 26 maggio 2019. Nell’anno successivo diventa stabilmente un componente della prima squadra e trova anche il suo primo gol in Serie A contro la Lazio. Quest’anno è arrivata la sua consacrazione: per via dell’infortunio di Caputo ha, infatti, disputato 26 partite, condite da 6 gol e 2 assist.

Il giovane attaccante è stato molto aiutato dall’attuale allenatore del Sassuolo, Roberto De Zerbi, che lo ha ”cresciuto” calcisticamente dal primo anno in prima squadra. Il legame con il classe 2000, quasi paterno, ha permesso a Giacomo di prendere fiducia nei propri mezzi e di credere in se stesso, ingredienti fondamentali per diventare un campione. Proprio De Zerbi, dopo Sassuolo-Roma, match in cui il 18 del club emiliano è stato per la prima volta capitano, ha dichiarato:

La fascia di capitano gli ha fatto bene. La mia finalità era questa: fargli capire che è un giocatore importante e non un semplice ragazzino. Quel gesto ha fatto si che lui si assumesse maggiori responsabilità

Fonte foto: profilo Twitter Faisal Hq

 

Dal punto di vista tecnico, Raspadori è un giocatore molto diverso dai due analizzati precedentemente. Egli non fa, infatti, della fisicità un suo punto di forza, in quanto è alto solamente 172 cm e pesa 69 kg. Piuttosto, i suoi punti di forza sono la velocità, la tecnica ed il senso del gol. È un giocatore molto rapido sia nel breve che nel lungo tanto da essere un giocatore molto pericoloso negli ultimi 30 metri. Sa divincolarsi molto bene anche nello stretto grazie alla sua tecnica eccellente ed al suo essere ambidestro.

Dal suo soprannome, Raspa-gol, si può intuire facilmente come il suo legame con la rete sia forte: ciò gli è possibile grazie alla sua qualità di finalizzazione che, abbinata alla sua ottima tecnica di tiro, fanno di lui una grande minaccia per le difese avversarie.

CONSIDERAZIONI FINALI

Nelle gerarchie per il ruolo di bomber del futuro della Nazionale azzurra Scamacca e Raspadori sono più avanti rispetto a Piccoli. I due attaccanti di proprietà del Sassuolo hanno maggiore esperienza e già ricevuto parecchie convocazioni in Under 21. Il 91 spezzino, invece, quest’anno ha disputato la sua prima vera stagione da professionista – non avendo neanche superato i 1000 minuti giocati, cosa che gli altri due hanno fatto – e non ancora è stato chiamato nell’Under 20 azzurra.

L’ex Roma e il neroverde sono dunque a un buonissimo punto del loro percorso, motivo per cui sono dei seri candidati alla maglia numero 9 dell’Italia per il prossimo futuro. In realtà, potrebbero già affacciarsi alla Nazionale maggiore nell’immediato futuro. Dopo l’allargamento delle rose per Euro 2020, infatti, Mancini sta pensando di inserire uno dei due nella lista dei 26.

Il ballottaggio è molto serrato, ma avendo i due ragazzi caratteristiche tecniche abbastanza diverse la scelta del ct azzurro renderà l’idea della sua preferenza in vista dei mesi successivi.

 

Fonte immagine di copertina: profilo Twitter @azzurri

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Calcio Internazionale

L’Italia scopre Buchanan: tre italiane si fanno sotto

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Una delle nazionali che maggiormente si è guadagnata la simpatia e gli apprezzamenti di tifosi e addetti ai lavori nel corso di Qatar 2022 è stata senza dubbio quella del Canada; nonostante gli zero punti conquistati dai nordamericani nel girone possano far pensare il contrario, Davies e soci hanno infatti messo in mostra un calcio audace e propositivo, peccando probabilmente di ingenuità contro squadre ben più esperte ed attrezzate come Croazia Belgio, che al Mondiale precedente avevano addirittura raggiunto il podio finale.

Tuttavia, come di consueto, la rassegna iridata è stata un’ottima occasione per diversi talenti in rampa di lancio di mettersi in mostra; tra di essi spicca il nome di Tajon Buchanan, ala classe ’99 attualmente in forza al Club Brugge, che in Qatar ha impressionato per la sua facilità nel saltare l’uomo e per la sensibilità del suo piede destro. Tali doti non sono sfuggite solo alla dirigenza del Napoli, al cui interessamento si era già accennato nei giorni scorsi, ma neanche a quelle di Milan e Juventus, che secondo alcune indiscrezioni provenienti dal Belgio avrebbero deciso di iniziare a monitorare il 23enne canadese.

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Il Barcellona è pronto a farsi avanti per Martinelli dell’Arsenal

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Il Barcellona sta preparando il colpo di gennaio per assicurare a Xavi un nuovo innesto in zona offensiva.

Il nome è quello di Gabriel Martinelli, attualmente in forza all’Arsenal. Il giovane talento brasiliano sta partecipando al mondiale in Qatar con la nazionale verdeoro e si sta mostrando una valida alternativa la davanti nonostante gli svariati fuoriclasse che ha il Brasile in attacco.

Per il classe 2001 questo è l’anno dell’esplosione definitiva, al momento in Premier League ha già collezionato 5 gol e 2 assist in 14 partite, ovvero la sua squadra parte 1-0 una partita su due.

Potrebbe quindi essere il profilo giusto per il Barcellona attualmente primo in classifica e con un’Europa League da vincere a tutti i costi.

 

 

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Inzaghi esalta il Frosinone: “Per batterlo servirà la miglior Reggina”

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Brescia Lopez

Scontro ad alta quota in Serie B, dove si affrontano Reggina e Frosinone. Nella conferenza della vigilia Filippo Inzaghi, tecnico dei calabresi, ha presentato così la sfida contro la capolista:

“A inizio ho sempre detto che Genoa, Cagliari e Parma hanno squadre superiori rispetto alle altre, ma non scopriamo il Frosinone. Noi siamo un po’ il Frosinone dello scorso anno. Hanno azzerato, hanno lottato e così si ritrovano ai vertici”.

Entrando nei particolari del match:

” A loro piace comandare la partita, esattamente come noi, credo che sarà una bella partita. Non mi preoccupo degli avversari, penso alla grande occasione che abbiamo davanti al nostro pubblico. Per vincere servirà la miglior Reggina“.

Ha poi parlato anche del possibile 11 titolare:

” Ci attendono due gare ravvicinate, 4-5 giocatori tra domani e il fine settimana li cambierò, ma ho ancora questa notte per pensarci. Menez? Ha lavorato bene e si merita quello che ha. Ho un gruppo fantastico, mi si spezza il cuore a lasciare qualcuno fuori“. Infine un’ultima battuta anche sulla classifica: “Si sta chiudendo il girone di andata e, nonostante qualche battuta d’arresto non mi sono mai scoraggiato. Servono solo stimoli ulteriori per mantenere la classifica che, se abbiamo, è perché ce la siamo meritata”.

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Salernitana, Iervolino a sorpresa: “Saremmo felicissimi se il Napoli vincesse il campionato”

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Salernitana

Ospite della trasmissione Si gonfia la rete su Radio CRC, è intervenuto il presidente della Salernitana Danilo Iervolino. Il patron dei campani, tra le varie domande, riportate da SalernoSport24, ha espresso il proprio parere sul cammino della squadra e sul campionato di Serie A.

Sulla Salernitana

“Non vorrei essere troppo mieloso, ma penso che il nostro campionato sia straordinario, ricordo che quando ero piccolo vi era un grande dislivello mentre oggi anche le squadre meno facoltose si scontrano a viso aperto con le prime della classe. Dobbiamo continuare su questa strada, cercando di ottenere punti anche con le big”.

Sul campionato

“Penso che non si debba perdere la concentrazione e l’impegno, e al riguardo la sosta sicuramente non avrà tale effetto. Le squadre che hanno fatto bene continueranno a fare bene. Noi saremmo contenti come Salernitana, di avviare il progetto della città della Sport a Salerno. L’obiettivo è quello di creare una vera e propria cittadella dello sport salernitano. Non ci cambierebbe l’entusiasmo, arrivare decimi o dodicesimi, ci importa fare bel gioco e saremmo felicissimi se il Napoli vincesse il campionato“.

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