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ESCLUSIVA – Luca Serafini: “Pioli allenatore dalle idee europee. Dinamo Zagabria non decisiva”

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PIOLI SERAFINI DINAMO ZAGABRIA

Dopo la trasferta vinta a Marassi, è tempo di Champions League per il Milan di Stefano Pioli. I rossoneri se la vedranno contro la Dinamo Zagabria che, nella prima giornata ha sconfitto – un po’ a sorpresa – il Chelsea. A riguardo del match è intervenuto in esclusiva a Numero Diez Luca Serafini, giornalista, scrittore ed opinionista a Milan TV e Sportitalia. Queste le sue parole:

DINAMO ZAGABRIA GIÀ DECISIVA PER IL PASSAGGIO DEL TURNO?

Il Milan torna in campo dopo il match di Genova con la Sampdoria. Lo fa in Champions League, contro la Dinamo Zagabria: secondo lei, è già una sfida decisiva per il passaggio del turno?

No, non è decisiva perché è la seconda. Tuttavia è molto importante perché sostanzialmente sulla carta è la più facile delle sei, essendo la squadra – sempre sulla carta – la più debole, affrontandola in casa. È la squadra più debole però alla prima giornata ha battuto il Chelsea; io ho visto la partita e ho visto anche la partita della Dinamo Zagabria nei preliminari e onestamente la cifra tecnica non è alta. Ci sono alcune vecchie conoscenze del calcio italiano dove – peraltro – non hanno lasciato grandi tracce. Hanno però una discreta organizzazione, soprattutto hanno molta ferocia, entusiasmo e determinazione: queste “armi” si battono giocando meglio al calcio, cosa che il Chelsea non ha fatto, in maniera sorprendente.

Dopo l’esonero di Tuchel mi è addirittura venuto il sospetto che ci fosse una specie di ammutinamento, perché non era possibile vedere giocare i Blues così. Questa idea mi è passata perché ho visto il Chelsea diverse volte quest’anno, tra cui le sconfitte contro il Leeds e con il Southampton. A parte un tempo con il Tottenham, il Chelsea era veramente organizzato e messo molto male. Detto questo, è anche ora di tornare a vincere una partita in Champions, perché l’anno scorso il Milan ha preso molti complimenti ma sostanzialmente ha vinto una sola partita nel girone, a Madrid, e a San Siro ne ha perse 2 su 3, anche se con l’Atletico sappiamo tutti in che maniera. È una partita da vincere ma non decisiva“.

SUPERARE IL GIRONE COME STEP DI CRESCITA

I rossoneri sono al secondo anno consecutivo in Champions League, con Stefano Pioli alla guida, con un girone più leggero rispetto allo scorso anno. Superare questa prima fase, può rappresentare un ulteriore step di crescita per tutto quello che si è creato? 

Certo che sì. Non è che può rappresentarlo, lo rappresenta senz’altro. Uno step di grande crescita, perché cominci a mettere un po’ di partite ed esperienza nella Champions, oltre ad avere un po’ di soddisfazione nelle qualificazioni Champions. Io credo che il Milan abbia una grande mentalità europea grazie al suo allenatore. Grazie anche a quello che rappresentano Maldini e Ibrahimovic per la mentalità e la squadra, per Massara, la società e tutto il resto. Però, in particolare, Pioli mi sembra veramente un allenatore dalle idee europee. Mettendo tre centrali a Genova, in dieci, ha mantenuto un equilibrio nella squadra eccezionale, anche in inferiorità numerica, portando la squadra a vincere e questo era il segnale che stava mandando. Sono assolutamente convinto che il passaggio del turno sia un grande step di crescita“.

FUTURO CON LA DIFESA A 3?

Tra gli uomini ritrovati, invece, c’è Simon Kjaer. Uomo spogliatoio, leader e capitano anche senza la fascia. A Marassi, Pioli ha schierato la difesa a tre, causa anche l’espulsione di Leao e per come si era la messa la gara. È una soluzione che potremo vedere anche in futuro, con Kalulu e Tomori ai suoi fianchi?

Si, lo ha detto lui, che è una cosa che pensa da tempo. Adesso c’è una grande carenza di attaccanti, in questo momento specifico e può essere una soluzione. Non con la Dinamo Zagabria, come ha detto oggi in conferenza, ma può darsi col Napoli. È comunque una cosa che ha nelle sue corde“.

DE KETELAERE E L’ADATTAMENTO

Arrivando ai singoli, per Charles De Ketelaere si prospetta un percorso simile a quello di Leao e Tonali, con un anno di adattamento e poi l’esplosione oppure lo vede un giocatore un po’ più pronto rispetto agli altri due?

Quanto avrà bisogno non lo so, ma certamente ha bisogno di un periodo di adattamento. Non ci sono dubbi su questo. Perché gli inserimenti da fare sono due: nel Milan, negli automatismi, nel modo di giocare che intende Pioli e nella Serie A; perché è un campionato profondamente diverso e più difficile rispetto a qualsiasi altro campionato europeo. Non è forse il più bello in questo momento, ma sicuramente rimane il più difficile dal punto di vista della tattica e della solidità di alcune squadre. C’è equilibrio, lo vediamo in classifica in queste prime settimane. Noi abbiamo certamente un campionato molto equilibrato, però l’adattamento è necessario e lui lo sta capendo adesso“.

L’ASSENZA DI LEAO COME STIMOLO E LA QUESTIONE RINNOVO

Il portoghese è uomo imprescindibile per lo scacchiere di Stefano Pioli e domenica contro il Napoli sarà squalificato. La sua assenza può essere uno stimolo per i rossoneri? Mi spiego, il Milan ha dimostrato di saper giocare anche senza Ibrahimovic, sta dimostrando di saper giocare anche senza Kessie. Ecco, può dimostrare di saper giocare anche senza Leao?

Più che stimolo, perdi un uomo che ha determinate caratteristiche e che è stato eletto il miglior giocatore della Serie A l’anno scorso, quello in grado di spaccare la partita e di rompere l’equilibrio. In questo momento il Milan non ne ha un altro, ma non solo il Milan, ne vedo pochi in giro. Poi dovrai fare con più attenzione un altro tipo di gioco, un altro tipo di calcio, mancando lui. Però il Milan gli stimoli ce li ha. Ormai al di là dell’età, penso sia una squadra sufficientemente matura nel capire le situazioni, nel leggere i momenti. Da questo punto di vista, Leao o non Leao, è una squadra che dà garanzie. Tuttavia, un uomo con le sue caratteristiche in rosa non ce l’ha il Milan e non ce l’ha nessun altro“.

Nel caso di Leao, è giusto fare un’eccezione per il monte ingaggi e accontentare le sue richieste? 

Non è questione di eccezione ma di trovare e mantenere un equilibrio, in una strategia che il Milan ha trovato e che intende mantenere. Quindi è evidente che vada mantenuta anche per quello che riguarda Leao, bisogna trovare una via di mezzo. Lui è giocatore da conservare, da tenere, da proteggere, però in una buona sostanza non è che puoi, di colpo all’improvviso, cambiare strategia, rompendo gli equilibri. Ci vuole un modo per fare si che venga rispettato il lavoro che il Milan sta facendo fino a questo momento“.

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ESCLUSIVA – Repice: “Se la Juve arriva tra le prime 4 la stagione non è da buttare”

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ESCLUSIVA - Repice

ESCLUSIVA REPICE – Prima di montare a cavallo, con la sua voce inconfondibile, per molti negli ultimi anni diventata sempre più familiare grazie alla sue narrazioni in radiocronaca capaci di trasmettere emozioni pure, parla in esclusiva a Numero Diez Francesco Repice. Una chiacchierata, più che una vera e propria intervista, dalla quale traspare passione profonda per il calcio e di conseguenza per il proprio lavoro, e un modo di vedere questo gioco non omologato alle opinioni di oggi della massa. In fondo, che sia in radiocronaca, su Radio Rai, o no, Francesco Repice è Francesco Repice: autenticità.

Quali sono le caratteristiche di una buona radiocronaca?

La ricchezza di vocabolario, perché hai bisogno di tante parole per poter non annoiare chi ti ascolta e farlo rimanere all’ascolto, la conoscenza dell’argomento e la fluidità del racconto. Intendo per fluidità ritmo“.

C’è un collega o ex collega che stima particolarmente per lo stile di radiocronaca?

Vito Hugo Morales, colui il quale ha raccontato le gesta di Diego Armando Maradona nella nazionale argentina, colui il quale ha raccontato in una sola partita «La mano de Dios» e il gol più bello della storia di questo sport. E credo che in particolare quella radiocronaca, ma tantissime altre, quel modo di raccontare la partita, sia stata il modo al quale mi sia più ispirato, al quale ho cercato di avvicinarmi il più possibile. È riuscito soltanto con dei suoni, senza esprimere delle parole di senso compiuto, a rendere perfettamente l’idea di cosa stesse accadendo all’interno dell’area di rigore“.

Come nascono locuzioni quali “La Vuelta del Cholito”, “È un ruggito che arriva dall’Atlantico” che ha citato in recenti radiocronache?

A me nascono sul momento, forse perché sono preso dalla radiocronaca, dall’emozione. A me molto significa lo stadio, cioè il boato dei tifosi, le coreografie, il sentimento che si vive sulle gradinate, lo stato d’animo, che poi mi consigliano inconsciamente determinate uscite“.

La tifoseria della Juventus invece ricorda con particolare affetto quel “La Juve non muore letteralmente mai” pronunciata nella radiocronaca di Inter-Juventus del 2018…

Sono partite in cui c’è quello spirito operaio della Juventus, che mi fa apprezzare tantissimo questo club. A me piace molto quel modo rabbioso di stare in campo, a me piace molto quando calciatori di sicura cifra tecnica si mettono in campo a giocare mettendo in discussione loro stessi, anche la loro incolumità e fino alla fine danno tutto. Capisco che a un tifoso possa piacere moltissimo perché vive questa roba qua, il grande rispetto per la maglia, l’amore per il club, la considerazione per i tifosi“.

Proprio ricordando questo spirito che caratterizza la Juve, in questo inizio di stagione abbiamo visto, ad esempio contro il Benfica, una squadra che appena ha subìto gol si è spenta. La squadra bianconera vive quindi un momento un po’ particolare: da cosa dipende secondo lei? Centra l’allenatore?

Secondo me dipende dallo sport, dal calcio, perché non si può vincere sempre. Sono cicli, sono cose che accadono, sono momenti. L’allenatore non centra, centra magari che è stata costruita una squadra con dei calciatori che per un motivo o un altro non stanno facendo quello che il club immaginava. Ma la Juve è in corsa, se arriva tra le prime quattro è comunque un qualcosa di importante che si è raggiunto, la stagione è stata giusta, non è da buttare via“.

Commentando Milan-Napoli ha avuto modo di vedere Kvaratskhelia. Che impressione le ha fatto? Che giocatore è?

Nella partita in cui ha brillato di meno ha fatto ammonire due avversari e ha guadagnato un calcio di rigore. Si tratta di un giocatore importante, giovane ancora, che deve fare ancora tanta esperienza internazionale, ma è un giocatore di pallone vero“.

Dovendo fare una classifica dei migliori attaccanti della storia della Roma, in che posizione metterebbe Paulo Dybala?

Al secondo posto, dopo il più forte giocatore italiano di tutti i tempi (ndr, Totti). Secondo me ha la fantasia, la capacità di concludere in porta, l’empatia con i compagni di squadra che lo mettono subito dietro Francesco“.

Negli ultimi anni, soprattutto nelle telecronache, sono diffusi parecchi anglicismi. Cosa pensa di questo?

Io piuttosto che con gli anglicismi preferisco esprimermi con termini ispanici, sono molto più vicino al calcio latino che non a quello anglosassone. So di essere uno dei pochi che la Premier League non sia il miglior campionato al mondo, tatticamente e tecnicamente. Hanno giocatori che noi pensiamo siano dei fenomeni ma che fenomeni non sono, quando giocano contro le difese vere, cioè quelle italiane, non prendono mai la palla. Perché lì il difensore più vicino sta a 7 metri, qua invece è più complicato. Meno bello, meno spettacolare, ma più complicato. Loro hanno tutto, giocatori fortissimi, ma che evidentemente sono forti nel loro campionato, dove c’è un’attenzione difensiva più bassa rispetto al nostro di campionato. Il che non significa che il nostro calcio sia migliore. Alcuni si divertono più lì, io mi diverto in Italia e in Spagna“.

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ESCLUSIVA – Romeo Agresti: “Il problema della Juventus non è solo Allegri”

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Juventus, Allegri pensa a un cambio modulo

Sempre un piacere sentire l’opinione di Romeo Agresti, noto giornalista calcistico nonché corrispondente della Juventus per Goalglobal; pagina che conta su Instagram la bellezza di 7 milioni di followers. Romeo Agresti è inoltre anche molto attivo sui social; infatti può vantare su Twitter, Instagram e Facebook account seguiti da centinaia di migliaia di utenti.

Ecco in seguito la nostra intervista, in cui abbiamo toccato svariate tematiche legate all’ambiente Juventus.

L’INTERVISTA

2 vittorie, 4 pareggi e 3 sconfitte nelle prime 9 partite ufficiali collezionano una delle partenze più brutte della storia della Juventus; qual è stato, secondo il suo punto di vista, il problema principale di questo inizio di stagione?

“É difficile dare una risposta, perché in questo avvio di stagione non si salva niente. Ma proprio niente. É una Juventus apatica, priva di organizzazione tecnico-tattica e che non ha nemmeno il benché minimo senso di appartenenza. Insomma, una non squadra”.

Riprendendo una domanda effettuata dalla nota giornalista Fabiana della Valle all’interno di una conferenza stampa pre partita, secondo il suo punto di vista Allegri fa più parte del problema o di una possibile soluzione?

In questo momento alla Juventus ci sono solo problemi. Dunque, anche la guida tecnica ne rappresenta uno. Perché, altrimenti, staremmo parlando di tutt’altro rendimento. Ma attenzione: il problema non è solo Allegri, sarebbe troppo semplice e banale minimizzare il periodo storico bianconero con un riassunto così superficiale. La domanda da porsi, però, è un’altra: si intravedono soluzioni immediate all’orizzonte? Ben più di un dubbio credo sia lecito maturarlo”.

Domenica 2 ottobre alle ore 20:45 la Juventus tornerà in campo in Serie A contro il Bologna all’Allianz Stadium, che tipo di prestazioni si aspetta dalla squadra bianconera? 

“In questo momento, in chiave negativa, la Juve è capace di tutto. Continuo a sostenere, infatti, che l’avversario più insidioso per la Juve resti la Juve stessa. Le partite post sosta spesso e volentieri sono complicate in situazioni normali, figuriamoci quando sei alle prese con una crisi nerissima. Detto ciò, i bianconeri sono chiamati a dare una risposta immediata. Perché un conto è andare male, un altro è perdere la dignità calcistica”.
Secondo la sua opinione, chi è stato il miglior giocatore della rosa della Juventus di questo inizio di stagione e chi invece ti ha deluso particolarmente?
“Di questo pessimo avvio di stagione, tra le fila della Juve credo che si stiano salvando solamente due interpreti: Perin e Milik. Il primo, a suon di parate, ha dimostrato di poter fare tranquillamente il primo in un top club. Il secondo, arrivato all’insegna della volubilità del mercato, s’è subito ambientato e ha già preso una certa dimestichezza con il goal: non è una novità, basti vedere il suo passato”.
Una delle sconfitte più grandi di questo inizio di stagione è stata sicuramente vedere spesso e volentieri l’Allianz Stadium con un’ingente quantità di biglietti invenduti. Cosa deve fare la Juventus per far riavvicinare il proprio pubblico alla squadra? Condivide la politica societaria sui prezzi dei biglietti delle partite?
“Più che una questione monetaria penso sia proprio un discorso ambientale. Andare allo Stadium, ora, equivale ad andare a teatro: c’è a chi piace e chi no, ma indubbiamente l’Allianz non rappresenta più un fattore. Anzi, con qualche tifoso nel settore ospiti si scatena l’effetto contrario e, quindi, molte volte giocare tra le mura amiche assomiglia a una classica partita in trasferta”.

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Calcio Internazionale

ESCLUSIVA – Trevisani si racconta: “Crollo Milan? Non credo”

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Milan

Questo pomeriggio Riccardo Trevisani, noto giornalista e telecronista sportivo, si è raccontato in esclusiva ai microfoni di Numero Diez. Ha parlato del suo lavoro, dell’attuale situazione di Inter, Juventus, Milan e di tanto altro.

CRISI INTER E JUVENTUS

Inter e Juventus stanno vivendo una crisi parallela, l’Italia è praticamente divisa: Simone Inzaghi e Max Allegri sono da esonerare? 

“Secondo me le situazioni di Inter e Juventus sono diverse. I nerazzurri vengono comunque da un campionato buono, con due trofei vinti e una squadra che per larghi tratti ha anche giocato bene. Secondo me gli errori stanno in alcune cose che riguardano la gestione ma viene comunque da una stagione positiva. La Juve ha fatto malissimo l’anno scorso e sta facendo anche peggio quest’anno. Anche l’Inter sta facendo peggio, ma son due ‘peggio’ differenti. Sono due situazioni a parer mio imparagonabili per una serie di motivi, fra cui quello di Allegri che sta allenando una squadra tecnicamente per il settimo anno e, se contiamo gli anni al Milan, sono pur sempre dieci anni di esperienza con squadre di questo stampo. Inzaghi possiamo dire che è al timone di una squadra che lotta per il campionato da soli 15 mesi. L’esonero è una decisione drammatica, ma che a volte serve. In questo momento sarebbe più giusto a Torino“.

SITUAZIONE INFORTUNI PER IL MILAN

Parliamo, invece, del Milan. I rossoneri nel giro di pochi giorni hanno perso per infortunio Maignan, Tonali, Calabria e Theo. Come pensa che reagiranno gli uomini di mister Pioli? Secondo lei dobbiamo aspettarci un crollo?

Non credo. Il Milan è una squadra che ha certezze nel gioco, nell’allenatore e nella rosa. Penso che possa continuare a far bene, così come ha già dimostrato l’anno scorso con le numerose assenze, quando ha vinto il campionato. Sicuramente avrà delle difficoltà in più, altrettanto sicuramente parliamo di una squadra pronta ad affrontarle. Il Milan potrà ovviare all’assenza di Theo Hernandez soltanto peggiorando, se così possiamo dire. Ogni squadra ha quei 3-4 giocatori insostituibili e il francese per il Milan è questo. Ma non è un’assenza lunga e credo che per qualche partita potranno farne anche a meno”.

C’è un giocatore che magari ha visionato in campionati minori o in squadre di basso calibro in Champions, che secondo lei meriterebbe il salto in Serie A?

Impazzisco per Orsic della Dinamo Zagabria, che tra l’altro ha segnato anche contro il Milan a San Siro. Il problema è che molto avanti con gli anni. I 28-29 enni non li prende più nessuno. Ma sono dell’idea che sarà uno di quei giocatori per la quale ci chiederemo il motivo per cui non abbia fatto un percorso diverso, anche se comunque dipende da famiglia, procuratori e tante altre cose. Però avrei voluto vederlo giocare in Serie A, anche in qualche club di alta classifica“.

IL PROBLEMA DEL BAYERN MONACO

In questo momento al primo posto in Bundesliga c’è l’Union Berlino. Potrebbero essere loro a togliere la corona di ‘Re di Germania’ ai marziani del Bayern Monaco?

Tutti sogneremmo una favola come quella del Leicester, sia in Italia che all’estero. La storia della squadra piccola che compie il miracolo affascina sempre tutti, un po’ come sta accadendo all’Udinese adesso o come successe all’Atalanta qualche anno fa. Però è chiaro che per vincere il titolo contro il Bayern ce ne vuole. Sicuramente non possiamo dire che sia tutto a posto per i bavaresi alla guida di Nagelsmann. C’è un problema e questo si sta ripercuotendo anche sulla nazionale tedesca che adesso sta giocando una Nations League ridicola“.

GIOVANI CRACK DI LIVELLO MONDIALE

Qual è, secondo lei, un giovane che quest’anno esploderà nel calcio mondiale? 

“Mi piacerebbe che fosse qualcuno di italiano, ad esempio i fratelli Vignato che sono sempre pronti ad esplodere, ma che non stanno trovando il giusto spazio, Però, purtroppo, qui in Italia è difficile che i giovani possano venir fuori tanto facilmente”.

IL RACCONTO DI UN GIORNALISTA: DALLA PASSIONE ALLE DIFFICOLTÀ

Quanto ci mette, solitamente, a preparare e studiare un match prima di una telecronaca?

“Dipende. Con il tempo le cose sono cambiate, soprattutto grazie ad Internet. Ormai per la ricerca delle informazioni c’è un modo totalmente rinnovato. Tempo fa ad inizio stagione avevi le schede di tutte le squadre e te le tenevi per tutto l’anno. Adesso è tutto molto più veloce, grazie ad Internet prima e ad i social poi è molto cambiato il modo con cui si prepara una partita”.

Quanto conta la passione nel raggiungere il lavoro dei propri sogni?

“Se devo rispondere prendendo esempio dalla mia carriera, ti devo dire 100%. Io volevo fare solo questo. Non avevo nessun tipo di conoscenza e nessun mio parente faceva questo lavoro. Sono andato avanti con la voglia e con la certezza che avrei fatto questo mestiere e alla fine l’ho fatto“.

Cosa consiglierebbe ai ragazzi che vogliono intraprendere la carriera da giornalista o telecronista?

Consiglio di avere molta pazienza. Non è un mestiere veloce, né nell’impararlo, né nel poterlo fare, né nel guadagno. Il mio consiglio è di armarsi di tanta pazienza. Se è un sogno allora che lo si faccia. Se è un’infatuazione che una persona ha per 6 mesi meglio lasciar perdere, perché è un lavoro bellissimo ma anche molto molto difficile”.

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ESCLUSIVA – Diego Perotti ancora senza squadra: situazione in stand-by

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perotti

Dopo aver militato sei mesi alla Salernitana nella scorsa stagione, Diego Perotti è in cerca di una nuova squadra. In realtà El Monito non ha lasciato ricordi totalmente positivi ai tifosi granata. Complice una condizione fisica non eccezionale, il minutaggio dell’argentino non ha rispettato le aspettative, così come il suo rendimento. Perotti ha messo a referto solamente 11 presenze, la maggior parte da subentrato (278 minuti complessivi), senza reti o assist all’attivo. Sulla sua esperienza pesa molto il suo rigore sbagliato nel match salvezza contro l’Empoli, che poteva costare caro alla Salernitana.

Il giocatore praticamente è svincolato e non c’è nessuna trattativa concreta. Secondo quanto appreso dalla nostra redazione al momento non ci sono novità rilevanti riguardo il suo futuro. Perotti potrebbe rivelarsi un’importante opzione alla quale i vari club potrebbero ricorrere a stagione in corso per rinforzare il proprio reparto avanzato.

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