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Più di 3 miliardi

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Più di 3 miliardi

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Il primo giorno di Free Agency si è sicuramente contraddistinto per la valanga di soldi finiti in mano ai giocatori.  La somma dei contratti firmati (considerando il totale che verrà percepito negli anni di contratto) ha decisamente superato la soglia dei 3 miliardi di dollari. In sostanza, una serata piuttosto costosa per i proprietari NBA.

 

 

Una selva di contratti ha sorpassato agilmente i 100 MLN garantiti, a partire dal max di Golden State ad uno dei suoi uomini chiave: Klay Thompson. La guardia di Los Angeles ha firmato per 190 milioni in 5 anni (quasi 40 all’anno). Gli  Warriors si legano quindi agli Splash Bros. (probabilissimo lo stesso trattamento per Draymond Green il prossimo anno) per mantenere intatto lo zoccolo duro del sistema di Steve Kerr. A meno di colpi di scena o questioni salariali future, i tre si ritireranno con la canotta giallo-blu indosso. Particolare scelta di non aggiungere opzioni per gli ultimi due anni né a favore del team né del giocatore. Da aggiungere al conteggio anche il max da 117 milioni in 4 anni di D’Angelo Russell anche se le “sources” degli insider NBA lo ritengono al centro di ferventi trattative. Potrebbero essere interessati i Timberwolves, desiderosi di scaricare il pesante contratto di Andrew Wiggins il prima possibile. Come noto, KD ha preso l’aereo per la Eastern Conference e giocherà al suo ritorno in maglia Nets. Anche per lui 41 milioni all’anno per 4 anni nonostante un infortunio estremamente critico per il suo futuro. Forse un max dato quasi sulla fiducia di un pieno recupero ma la squadra di New York può permettersi di aspettare un anno dopo una difficilissima ricostruzione delle macerie lasciate dalla gestione Prokhorov.

Nel frattempo i tifosi potranno consolarsi con il talento di Kyrie Irving (141 milioni in 4 anni) appena arrivato da Boston. Danny Ainge ha ottenuto il sì di Kemba Walker per le stesse cifre di Irving. Celtics quindi che ripartono da Tatum, Brown, lo stesso Walker ed un Gordon Hayward probabilmente recuperato dal tremendo infortunio di quasi due anni fa.

Come visto con Klay, anche le altre “conferme” hanno mangiato buona parte dei salary cap delle franchigie. Khris Middleton ed i Bucks hanno firmato un matrimonio da 178 milioni in 5 anni. L’accordo sposta l’asticella del contratto più remunerativo per un giocatore scelto al secondo giro. Giusto per il GM Jon Horst accontentare l’ala. Khris è un giocatore fondamentale per il sistema di Budenholzer (assomiglia ad una versione più raffinata nel playmaking del DeMarre Carroll di “atlantiane” memorie) e sfruttare un momento interlocutorio della Eastern per mantenere un roster già competitivo ad altissimi livelli è una scelta assolutamente condivisibile. La partenza (pesante) di Malcolm Brogdon verrà rimpiazzata dalla ottima firma di George Hill.

 

Ad Ovest, Damian Lillard firma una gigantesca estensione da quasi 50 milioni per i successivi 4 anni alla scadenza del corrente accordo. Lillard è al momento uno dei pochissimi giocatori eleggibili per il “supermax”. Detto ufficialmente “Designated Veteran Player Extension”, rappresenta la migliore opzione economica attualmente prevista dal CBA. Segue questi requisiti:

  • vale il 35% del cap il primo anno e scala dell’8% per ogni anno successivo.
  • può essere firmato dopo 7 anni o 8 anni nella Lega passati con la squadra che ha draftato il giocatore o se lo ha ottenuto tramite scambio durante il rookie contract. Se il giocatore in questione ha due anni di contratto rimanenti il “supermax” durerà 4 anni, se è nel “contract year” è possibile firmare per 5 anni. Anche un free agent con 8 o 9 anni di carriera è eleggibile per 5 anni
  • il giocatore non può essere scambiato durante il primo anno di questo contratto
  • il giocatore in questione deve aver ottenuto almeno uno dei seguenti premi individuali: una presenza nell’All-NBA Team in uno dei due anni precedenti oppure un Defensive Player of the Year nello stesso lasso di tempo oppure vincere l’MVP in una delle tre stagioni precedenti.

Questi criteri rendono il “supermax” un contratto estremamente elitario. Al momento gli unici firmatari sono stati Stephen Curry, Russell Westbrook, James Harden e John Wall. Il quinto della lista sarà Damian Lillard.

Il front office che ha scavalcato “ufficialmente” la frontiera dei 3 MLD è guidato da Tim Connelly e gestisce la franchigia della Mile High City. Secondo i conteggi di Jeff Siegel di Early Bird Rights, l’estensione da 170 milioni in 5 anni controfirmata da Jamal Murray e Denver Nuggets ha tracciato una netta linea su questo momento “storico” della storia NBA.

https://twitter.com/jgsiegel/status/1145549770389250048?s=19

Ancora un paio di giorni e potremo tirare le vere somme su una delle Free Agency più movimentate degli ultimi 20 anni con un Kawhi Leonard ancora in canna per poter ritoccare ancora la vertiginosa asticella fissata.

(Fonte immagine di copertina: nbcbayarea.com)

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Harden imita Beckham: vuole una stella per i suoi Houston Dynamo

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James Harden, cestista statunitense che ha vestito la maglia dei Philadelphia 76ers nell’ultima stagione, ha deciso di acquistare qualche tempo fa alcuni azioni degli Houston Dynamo. Harden ha trascorso ben nove anni in Texas e ha deciso quindi di investire sulla squadra di calcio di Houston che disputa la MLS. Ora, con l’arrivo di Lionel Messi all’Inter Miami di proprietà di David Beckham, il play americano sogna un colpo simile per la sua squadra. Ha infatti rilasciato recentemente alcune dichiarazioni a USA Today Sports: Cerchiamo un campione che venga a Houston. Sappiamo tutti quanto incredibile è Messi, che a Miami insieme alla sua famiglia si sta trovando bene. Anche noi cerchiamo qualcuno che venga nella nostra franchigia e siamo sicuri che lo troveremo. Non me ne occupo io direttamente, ma il club è al lavoro”.

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Clamoroso Lebron James, le sue parole sul possibile ritiro: “Ci devo pensare”

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Lebron

Nella nottata italiana i Los Angeles Lakers di Lebron James sono stati battuti, e eliminati per 4 a 0, dai Denver Nuggets per 111-113. Lakers che non riescono a riaprire la serie e che manda i Nuggets alle Finals aspettando la vincente di Miami-Boston.

Oltre che per la sonora sconfitta sulle 4 partite, il mondo del NBA è rimasto scosso per le dichiarazioni di Lebron James nel post partita, che lasciano pensare ad un possibile ritiro:

“Ho molto su cui pensare a livello personale sulla possibilità di proseguire con il basket, devo riflettere a fondo”

Dichiarazioni bomba del 4 volte campione NBA, che nonostante abbia ancora 2 anni di contratto, con l’ultimo opzionale, non pare più cosi certo di voler continuare a calcare i parquet della NBA. L’idea a cui tutti pensavano era quelli che il “Re” avrebbe aspettato il draft del figlio Bronny, per giocare una stagione insieme a lui. Ha poi confermato alla domanda sul possibile ritiro ai microfoni di un giornalista ESPN.

Poco prima, sempre nella conferenza stampa post partita, si è espresso così su una domanda riguardante la sua visione sulla prossima stagione:

Vedremo cosa succede… non lo so. Non lo so. Ho molto a cui pensare a dire il vero. Personalmente, quando si tratta di basket, ho molto a cui pensare. Penso che sia andata bene, anche se non mi piace dire che è stato un anno di successo perché non sto giocando per nient’altro che vincere titoli in questa fase della mia carriera. Non mi diverto solo a fare una finale di Conference. L’ho giocata molte volte. E non è divertente per me non essere in grado di fare una finale di campionato”.

 

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[VIDEO] Finale di Basket islandese: parte un coro contro la Juventus

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Simpatico siparietto quello avvenuto sabato durante la finale Scudetto del campionato islandese di basket.
Durante un momento di pausa del match tra Valur Reykjavik e Tindastoll, lo speaker del palazzetto ha fatto partire la celebre canzone dei Ricchi e Poveri, “Sarà perché ti amo”.

Fino a qui nulla di strano, ma durante il ritornello, il pubblico si lancia nel celebre coro (di matrice milanista) contro la Juventus, proprio sulle note della canzone.

Un episodio che ha già fatto il giro del mondo e che ha strappato un sorriso a molti in Italia, anche ai tifosi bianconeri.

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Curry contro LeBron: sfavoriti a chi? Stanotte ritorna in scena il duello

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LeBron James Curry

Non saranno le Finals del quadriennio 2015/2018, ma questa notte sarà di nuovo Steph Curry contro LeBron James. E la Lega già si infiamma, per la serie che questi due talenti potrebbero mettere in piedi.

Il primo guida ormai dal 2009 i Golden State Warriors, con cui ha vinto 4 anelli e segnato un’epoca. Il secondo si è legato con i Los Angeles Lakers nel 2018, laureandosi campione NBA per la quarta volta nella sua storia la stagione successiva.

I PRECEDENTI

Nel 2018 i Golden State Warriors di Curry, Thompson, Durant e Green hanno spazzato via i Cleveland Cavaliers di LeBron James nelle Finals con un nettissimo 4-0. Da un lato abbiamo, probabilmente, la squadra più forte della storia come quintetto titolare. Dall’altro lato un roaster in evidente fase calante che LeBron James, se non da solo quasi, ha trascinato alle Finals. Le sue ottave Finals NBA consecutive, tra Miami Heat e Cleveland Cavaliers.

Nonostante il risultato senza repliche, infatti, dalle parti di Cleveland, King James fu idolatrato come una divinità, quando a fine anno svestì la casacca della franchigia dell’Ohio. Il motivo di tale amore incondizionato del pubblico dei Cavs è dovuto al fatto che il primo addio, che a tutti è sembrato un vero e proprio tradimento, commercializzato all’inverosimile con “The Decision“, è stato ampiamente colmato. Nella sua seconda avventura ai Cavs, LeBron ha portato la squadra ad un livello superiore. E, soprattutto, ha portato a casa il primo anello della storia della squadra. Lo ha fatto con un’impresa degna di nota: prima e unica volta nella storia che una squadra in svantaggio di 3-1 in una serie di Finals è riuscito a ribaltare e vincere.

Quell’estate, LeBron ha lasciato la sua Cleveland e la Eastern Conference, per sbarcare ad Ovest, per la prima volta in carriera, a quasi 34 anni. Con la casacca gialloviola, LeBron ha subito scritto la storia, vincendo il titolo nel 2020 e, soprattutto, tenendo alto il nome di Kobe Bryant, leggenda e volto storico dei Lakers tragicamente scomparso nel gennaio dello stesso anno. Ma dal 2018, non ci sono più stati scontri in un play-off tra Steph Curry e LeBron James. Ci si è andati vicini, se si pensa che nella stagione 2020/21 le due squadre si sono affrontate in un play-in, in cui è stato il King ad avere la meglio.

Ma si tratta di una sfida facilmente oltrepassabile. In primis, perchè non è reputata parte della post-season. In secondo luogo, perchè è stata una sola gara disputata, non una serie.

COINCIDENZA DELLE STELLE

LeBron James è di Akron, Ohio. Per tutti ora è “Il King“, ma per anni è stato “Just a kid from Akron“. Un’etichetta nata per erssere dispregiuativa e limitante nei suoi confronti e che ora, invece, lui stesso sfoggia con orgoglio. Il ragazzo venuto dal niente, in possesso solo di un talento sconfinato, schiacciato dalle attese sin dal suo ingresso nella Lega a soli 18 anni. Ed ora diventato leggenda.

Ma se andassimo a leggere, invece, data e luogo di nascita di Steph Curry, ritroveremo un nome familiare. Anche in questo caso, Akron, Ohio.

Le due stelle più rappresentative del basket americano degli anni 2010, vincitori di 7 titoli complessivi su 1o disponibili tra il 2010 e il 2020 concittadini. Nati nello stesso ospedale di Akron, a poco più di 3 anni di distanza. Quando le stelle (in questo caso, in senso astronomico) decidono di dare alla luce altre stelle (ora parliamo di Curry e James), il risultato non può che essere esplosivo. Stanotte, dopo 5 anni dall’ultima volta, i due si guarderanno di nuovo negli occhi in una serie da dentro-o-fuori valida per i Play-off. Con la consapevolezza che solo uno dei due potrà andare avanti.

La cosa più ironica, però, è che i due fuoriclasse sono arrivati a questa sfida scollandosi l’etichetta di chi li dava come “sfavoriti“. Memphis Grizzlies (avversari dei Los Angeles Lakers) e Sacramento Kings (avversari dei GSW) avevano dalla loro un miglior piazzamento in regular season e sembravano favoriti, con una eventuale Gara 7 in casa. Per i Grizzlies questa Gara 7 non si è neanche giocata. Curry, invece, ha letteralmente vinto quella giocata contro i Kings, con la migliore prestazione della storia in termi di punti segnati (50) in una Gara 7.

Da stanotte saranno l’uno contro l’altro, in una sfida che si prospetta già elettrica e piena di colpi di scena.

TUTTO SU SKY

La diffusione dell’NBA in Italia, ormai da anni, è governata da SKY. Su SkySport NBA (ed in streaming su NOW) sarà possibile assistere alle prime quattro gare in diretta e in replica. Si inizia stanotte alle 4:00 ora italiana.

Gara 1

LIVE nella notte tra martedì 2 e mercoledì 3 maggio ore 04:00

Repliche mercoledì 3 maggio ore 11:00, 14:00, 19:30 e 22:45

Gara 2

LIVE nella notte tra giovedì 4 e venerdì 5 maggio ore 03:00

Repliche venerdì 5 maggio ore 11:00, 14:00, 19:30 e 22:45

Gara 3

LIVE nella notte tra sabato 6 e domenica 7 maggio ore 02:30

Repliche domenica 7 maggio ore 14:00 e 19:30

Gara 4

LIVE nella notte tra lunedì 8 e martedì 9 maggio ore 04:00

Repliche martedì 9 maggio ore 11:00, 14:00, 19:30 e 22:45

Eventuali gara 5, gara 6 e gara 7 verranno comunicate in seguito.

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