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Più Leonessa che Rondinella

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Per chi ha vissuto coscientemente il calcio di fine anni ’90 e inizi anni 2000, il Brescia è una delle squadre che si porta nel cuore. Fa parte di quelle squadre romantiche che hanno regalato talenti, giocatori sublimi e scoperte poi esplose nel corso della carriera: basti pensare che gente come Toni ha mosso i primi passi in A con la maglia delle rondinelle, Guardiola ha passato parte della sua carriera sul prato del Rigamonti, senza dimenticare giocatori indimenticabili quali Gheorghe Hagi (che per il Brescia giocò anche in B) e il giovane – a quei tempi – Andrea Pirlo. E ovviamente non ci dimentichiamo del più forte di tutti, il Divin Codino, sua maestà Roberto Baggio.

Per coloro che hanno vivo il ricordo del Brescia in A c’è una buona notizia: le Rondinelle stanno spiccando il volo, o meglio, per usare un altro soprannome che viene dato loro, la Leonessa sta tornando a ruggire come un tempo.

UN PRESIDENTE CON VOGLIA DI RIVALSA

Dopo annate tra l’anonimato e le difficoltà societarie, il Brescia ha raggiunto una svolta nell’agosto 2017: dopo essere stato proprietario di Cagliari e Leeds United, Massimo Cellino ha acquistato i lombardi dopo una serie di passaggi societari poco chiari e poco utili per il bene del calcio a Brescia. Una squadra che veniva da una retrocessione in C – poi evitata da un ripescaggio – e una soltanto rischiata – con salvezza raggiunta a tre giornate dal termine; il primo anno del presidente Cellino non ha regalato gioie, anzi, soltanto tanta ma tanta paura. Il Brescia si salva all’ultima giornata e l’irrequieto proprietario, stufo di cotanta sofferenza, sceglie di investire seriamente.

Le Rondinelle rinnovano la propria rosa, cedendo (tra vendite e fine prestiti) ben 17 giocatori, tra i quali la storica bandiera Andrea Caracciolo, uno degli artefici principali delle salvezze degli ultimi anni. Arrivano giocatori molto importanti per la categoria: Alfonso in porta dal Cittadella fresco di semifinale playoff, Simone Romagnoli dall’Empoli per rinforzare la parte centrale della difesa, uno stantuffo quale Sabelli – che ha un passato, seppur breve, anche in A – e viene riscattato anche un centrocampista di livello quale Leonardo Morosini, che si alternerà spesso con un altro neo acquisto, Luca Tremolada, trequartista dalla tecnica sopraffina. Ma il vero colpo si chiama Alfredo Donnarumma, attaccante che con Ciccio Caputo ha formato la coppia gol più prolifica della B della stagione precedente, contribuendo fortemente alla promozione dell’Empoli.

Cellino spende, e decide di dare questa squadra di discreto livello in mano ad una sua vecchia e cara conoscenza: David Suazo, ex attaccante honduregno del suo magico Cagliari, diventa allenatore del Brescia dopo aver fatto le trafile nelle giovanili proprio dei sardi. Si parla un gran bene di lui, ma si sa, con Cellino gli allenatori non durano mai un granchè: tre giornate più l’eliminazione in Coppa Italia contro il Novara (squadra attualmente di una categoria inferiore rispetto al Brescia) bastano al focoso presidente per esonerare il suo ex bomber. A sostituirlo viene chiamato Eugenio Corini, un allenatore che sta vivendo una parabola negativa: dopo una buona parentesi col suo Chievo ed una sicuramente più ostica a Palermo, accettò di scendere di categoria per andare a Novara, con l’obiettivo di provare a raggiungere ai playoff. Ma ha contribuito alla retrocessione dei piemontesi.

Voglia di riscatto che più non si può: è proprio quello che cercava Cellino. Ed infatti il Brescia inizia sorprendentemente a ingranare, trovando risultati utili in casa – dove tuttora è imbattuto nella gestione Corini – e anche in trasferta, raggiungendo un sorprendente secondo posto alle spalle del Palermo. E con un girone ancora da giocare, il Brescia risulta ancora una delle squadre più in forma dal punto di vista fisico, una delle più affamate per le motivazioni dell’allenatore, dei giocatori e del presidente stesso, e anche una delle più cresciute tecnicamente e tatticamente.

SENZA DIMENTICARE DA DOVE SI VIENE

Il titolo che avete appena letto ha una logica: il Chievo da anni basa le sue salvezze su un modulo che dà solidità, ma allo stesso tempo anche diverse alternative offensive, secondo i giocatori che si vanno ad impiegare. Questo è il 4-3-1-2. Già usato da Di Carlo e dallo stesso Corini, è diventato un emblema sotto la gestione Maran, che lo ha perfezionato e reso un modello da imitare. E non è un caso che il Brescia dell’ex regista e allenatore clivense abbia tante similitudini con quella squadra dell’attuale mister del Cagliari.

In porta si alternano Alfonso e Andrenacci, portieri affidabili per la categoria. In difesa i due centrali sono ottimi marcatori, uno di esperienza e uno più giovane: Romagnoli è il giocatore più affidabile, che conosce bene il campionato e ha anche i piedi per far partire la prima impostazione, mentre Andrea Cistana è il prodotto del vivaio (da sempre molto prolifico) che ha trovato spazio per le sue ottime doti di marcatore. Ai loro lati, dato che il modulo non prevede esterni alti, ci sono due terzini che hanno nel loro bagaglio grandi qualità di spinta; Sabelli è quel difensore che già aveva fatto bene col Bari e col Carpi, Mateju invece arriva in prestito dal Brighton e sta stupendo tutti. Nella categoria ci sono pochi terzini capaci di arrivare sul fondo a crossare come i due appena citati.

Inutile dilungarsi troppo su chi è il padrone del centrocampo delle rondinelle: Sandro Tonali è un predestinato, uno di quei centrocampisti che danno del “tu” al pallone e che illuminano il campionato cadetto, data una superiorità facilmente visibile rispetto ai giocatori che calcano i suoi stessi campi di gioco. Lo segue la Juve, lo segue l’Inter, lo seguono le big europee e Mancini lo ha già convocato in nazionale. Serve altro?

Ai suoi lati si sono finora alternati Morosini – ex trequartista oggi diventato centrocampista con grandi doti di inserimento – Bisoli, il figlio dell’ex allenatore del Padova Pierpaolo, e Ndoj (italo-albanese, interditore molto interessante), ai quali di recente si è aggiunto un profilo d’esperienza, nonchè lusso per la B: Daniele Dessena. Davanti a loro uno dei ruoli cardine del 4-3-1-2, quello del trequartista, è occupato da due giocatori che si alternano molto spesso: il primo è il già citato Luca Tremolada, l’altro è Nikolas Spalek. Entrambi nascono esterni di fascia, molto forti tecnicamente e capaci di rientrare sul piede forte per calciare in porta. Entrambi sono stati accentrati e messi in questo ruolo per sfruttare le loro doti tecniche, a servizio dei due attaccanti, e per svariare al fine di lasciare spazi per gli inserimenti dei centrocampisti.

Scontato dire quale altro giocatore ha trovato grandi vantaggi da questo cambiamento di posizione: Valter Birsa, guarda caso al Chievo.

Davanti Donnarumma è la seconda punta che svaria e fa impazzire le difese (segnando anche in questa stagione reti a grappoli), mentre Ernesto Torregrossa è il riferimento più fisico e più statico che, grazie alla sua pericolosità dentro l’area, attira i centrali avversari lasciando grandi spazi al suo compagno di reparto.

Il Brescia piace, cresce e si rinforza. Il talento non manca, l’usato sicuro per la categoria neanche, ed in più ci aggiungiamo una voglia di rivalsa che poche altre squadre hanno. Per questo la Leonessa vuole ruggire ancora, per provare a farsi sentire fino in Serie A.

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Il fallimento del Qatar al Mondiale ai raggi X

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Qatar

“Il successo consiste nel passare da un fallimento all’altro senza perdere l’entusiasmo”. Diceva così Winston Churchill, primo ministro britannico durante la Seconda Guerra Mondiale. Non sarà un testo motivazionale, anche perché il tema centrale sarà proprio l’antitesi di ciò che diceva il leader inglese: l’insuccesso, quello del Qatar.

Con “Qatar” non si intende la regione che affaccia sul Golfo Persico e nemmeno l’intera competizione. L’unico vero fallimento è quello della Nazionale, diventata la prima squadra ospitante a perdere l’esordio e anche la prima a essere eliminata dal Mondiale dopo soli due turni.

LA COSTRUZIONE DEI SOGNI

Pensando al cammino della Nazionale mediorientale, bisognerebbe cancellare la parte sul successo nella frase di Churchill. Prima del Mondiale, però, avremmo pensato cose ben diverse se ci fossimo informati bene sul Qatar. Gli Al-Annabi partivano con grandi aspettative, in quanto campioni dell’ultima Coppa d’Asia.

Il loro percorso, lì, era stato perfetto: erano riusciti a imporsi sull’Arabia Saudita (0-2), la Corea del Sud ai quarti (0-1) e il Giappone in finale (1-3). Il primo titolo della loro storia sembrava dare la spinta necessaria per affrontare al meglio questo Mondiale. Le tre Nazionali appena citate, però, sono riuscite ad affrontare questa competizione molto meglio del Qatar che le aveva sconfitte.

La vittoria in Coppa d’Asia aveva effettivamente dato un bel boost di adrenalina e le prestigiose amichevoli di preparazione ne erano la prova (Brasile, Portogallo, Serbia e addirittura Lazio e Fiorentina). Le prime avvisaglie del fallimento erano già arrivate, ma “il dado è tratto” come avrebbe detto qualcuno.

I successi, che in questa parte della storia sono ancora presenti, partivano da ben più lontano. Nel 2004, infatti, si decise di investire sul calcio tramite la creazione dell’Aspire Academy, un’accademia nata per volere della famiglia reale Al Thani con l’obiettivo di reclutare giovani talenti.

A partire dal 2007 ebbe inizio anche il progetto Football Dreams”, che ha il compito di scovare i migliori talenti anche dall’estero. Questi verranno poi naturalizzati tramite l’utilizzo di una regola FIFA, secondo cui sono eleggibili calciatori che per cinque anni consecutivi hanno giocato nel paese interessato dopo il compimento dei 18 anni e che non hanno mai preso parte a partite ufficiali con la nazionale d’origine.

Dopo un lungo processo di selezione, i ragazzi più talentuosi vengono trasferiti nelle varie società europee appartenenti alla famiglia reale del Qatar.

IL CROLLO MONDIALE

Il vero tasto dolente, la caduta rovinosa dopo la (troppo) rapida ascesa. Se vinci l’Europeo ma non ti qualifichi al Mondiale, è ben noto che le critiche non mancheranno. Se vinci la Coppa d’Asia ma esci dopo due giornate alla Coppa del Mondo, essendo anche la nazione ospitante, allora verrà ritenuto un fallimento.

Le difficoltà iniziano presto, al 5′ dell’esordio con l’Ecuador. Nonostante la difesa a 5 e l’atteggiamento conservativo, i sudamericani erano riusciti a passare in vantaggio: gol poi annullato per fuorigioco di Enner Valencia. Non è bastato questo episodio per dare la scossa, probabilmente l’emozione era troppo forte. La doppietta di Valencia ha chiuso il match sullo 0-2.

La solfa non è cambiata nelle gare successive contro Senegal e Olanda, perse rispettivamente 1-3 e 0-2. L’unica piccola soddisfazione è rappresentata dal gol realizzato da Mohammed Muntari, che aveva quasi rimesso in piedi la partita contro i campioni della Coppa d’Africa.

I record negativi e gli insuccessi sono troppi, però, perché la piccola fiaccola rappresentata dal gol possa rappresentare la luce che porta avanti un paese. Il Qatar, infatti, oltre a quanto detto prima, è diventata anche la prima Nazionale ospitante a chiudere il girone del Mondiale con meno di 4 punti. Record che, adesso, non potrà più essere superato.

È DA CONSIDERARE UN FALLIMENTO TOTALE?

Senza dubbio, perché il Qatar resterà per molto tempo nell’immaginario comune come la peggior Nazionale ospitante di sempre. La preparazione, le aspettative, i grandiosi progetti sono stati spazzati via insieme agli undici che sono scesi in campo nelle tre gare di questo Mondiale. Oltre alla qualità tecnica è mancato anche lo spirito giusto per affrontare una competizione di questo tipo.

Anche Xavi, che in Qatar ci ha vissuto e lavorato come giocatore e allenatore dell’Al-Sadd, si era espresso in modo positivo riguardo la squadra di casa:

Il Qatar non è solo la nazione ospitante, può davvero diventare la mina vagante del torneo. Il progetto del Mondiale ha portato miglioramenti non solo nelle strutture, ma anche in campo. Oggi il Qatar ha una nazionale in grado di competere sulla scena più prestigiosa del calcio mondiale, una nazionale in grado di dire la sua al Mondiale“.

A dimostrazione che era stato fatto tutto il possibile e, dunque, a dimostrazione del fallimento.

Era la prima partecipazione nella loro storia, questo è da tenere in considerazione, ma la fiamma che contraddistingue le grandi squadre non è mai stata presente. E allora, dopo aver analizzato la parte sul successo e quella sul fallimento, non resta che guardare l’ultima parola della frase di Churchill: l’entusiasmo.

I dubbi riguardanti questo Mondiale c’erano e ci sono ancora, ma ciò che sembrava non mancare, almeno al paese ospitante, era proprio la componente emotiva. Quando si è spenta questa, allora, restando coerenti con quanto detto da Churchill, si sono spente anche tutte le possibilità di arrivare al successo. Ancora una volta, i soldi non hanno fatto la felicità.

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Svizzera, Yakin si gode la qualificazione: “È stato molto emozionante”

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Svizzera

Dopo la vittoria nella partita decisiva contro la Serbia, che ha qualificato la sua Svizzera agli ottavi di finale dei Mondiali in Qatar, il commissario tecnico elvetico Murat Yakin ha esternato i suoi sentimenti alla stampa:

È stato molto emozionante. Nei primi minuti siamo stati protagonisti in campo, con un forcing molto organizzato, poi però ci siamo fatti sorprendere e siamo andati addirittura in svantaggio. La squadra però ha reagito e dopo il match ho sentito dentro di me un enorme senso di soddisfazione per quanto fatto dai ragazzi: mi sono seduto nello spogliatoio, mi sono goduto il momento e ho lasciato soli i giocatori“.

Ora gli elvetici, martedì sera, affronteranno il Portogallo di Cristiano Ronaldo per sognare i quarti di finale.

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Il ct della Serbia Stojkovic sul suo futuro: “Certo che resto”

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Serbia

Nel post-partita della gara contro la Svizzera, il commissario tecnico della Nazionale della Serbia, Dragan Stojkovic, è intervenuto ai microfoni di Sportal.rs:

“Prima di tutto vorrei congratularmi con la Svizzera per la vittoria, che direi è meritata. Noi non siamo ovviamente soddisfatti del nostro cammino, ma dobbiamo considerare tutti i problemi che abbiamo avuto da quando siamo arrivati ​​qui, tenendo conto della preparazione fisica e dei vari infortuni rimediati dai nostri giocatori chiave. I ragazzi però hanno lottato, hanno dato il massimo, anche se non basta per questo livello”.

In seguito, il selezionatore ha tenuto a sottolineare che proseguirà l’impegno con la Nazionale delle Aquile bianche:

“Certo che resto. A marzo inizieremo le qualificazioni per Euro 2024 e abbiamo una grande voglia di battagliare: sarò molto soddisfatto se i miei giocatori saranno sani e al top della forma in quel momento”. 

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Flash News

Juve, approvato un nuovo progetto di bilancio: la perdita è di 239 milioni

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Chi è Gianluca Ferrero, il prossimo presidente della Juventus

Si aggiungono ulteriori dati che delineano la complicata situazione finanziaria della Juventus: come riportato nel comunicato pubblicato sui canali ufficiali del club, il dimissionario Consiglio d’Amministrazione della società bianconera ha approvato un nuovo progetto di bilancio d’esercizio e un nuovo bilancio consolidato al 30 giugno scorso, in cui emerge una perdita di 239,3 milioni di euro (226,8 al 30 giugno 2021).

Il bilancio d’esercizio sarà sottoposto all’approvazione dell’Assemblea degli Azionisti del 27 dicembre.

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