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Basket

Point Zero

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Dame Time. Due “parole” che assieme preannunciano spettacolo e tempeste incombenti. Damian Lillard è uno di quei giocatori che si nutre di agonismo puro ed il Dame Time non è altro che il risultato metabolico e mentale della sua fame. Tutto iniziò in un’anonima partita dell’AAU quando il nostro aveva 16 anni, Oakland Rebels vs NorCal Magic.

“Can you even take over a game?” gli chiese coach Raymond Young. “Do you even know how to do that? The time is here. Can you get it done?” (“Puoi caricarti una partita sulle spalle? Sai almeno come farlo? È il momento di farlo, puoi farlo?”). I compagni non ricordano la risposta – racconta Lee Jenkins su “Sports Illustrated” – ma notarono qualcosa di strano nel suo sguardo, nel suo scrollare le spalle, “come se un motore che non sapeva di avere stesse prendondo improvvisamente giri”. Questo è stato il punto 0 del Dame Time. Da lì in avanti un monologo di lay-ups, pull-up ed una tripla allo scadere per il pareggio. Poi ok, si tolse la canotta, prese un tecnico dall’arbitro ed i Rebels persero di 1, ma non è questo il punto.

“I have the ability to make my mind go to a difference place. I have stretches in games where things need to happen and I can make those things happen.”

È vero. Guardandolo nei “crunch time” si avverte come Lillard stia veramente in un’altra dimensione. Spesso prende tiri che stracciano libri di fisica e basket contemporaneamente con una fluidità ed una semplicità non di quetso mondo. Uno stato mentale estremamente coinvolgente ma consapevole allo stesso tempo. Come per esempio un Novembre di ormai 2 anni fa. partita persa contro Utah e Gobert che lo stoppa impietosamente. Partita successiva, il giorno dopo contro i Los Angeles Lakers, tripla decisiva dentro. Lo ricorda anche lui, devi aspettarti ed accettare di sbagliare questi momenti per deciderli.

Una volta mezza Portland andò in fibrillazione per una presunta “chiacchierata” di Dame con Paul Allen, proprietaro della squadra nonchè co-fondatore di Microsoft. Da quello scambio di opinioni non venne fuori una richiesta di trade (come i tifosi ormai sembravano rassegnati a sentire) ma un Dame Time di due mesi (!!) per tirare fuori dalle secche una squadra che aveva perso un po’ la bussola dopo un inizio tutto sommato accettabile da 23-21. Lillard è uno di quei pochissimi nomi a cui la parola trade viene accostata malvolentieri o, meglio ancora, per niente. Dopo la diaspora susseguita alla chiusura del ciclo Aldridge – Oden – Roy, i Blazers sembravano essere sulla via del tanking. Arrivarono con poco tempo un Robin Lopez con poche pretese, uno Jusuf Nurkic oscurato dall’astro nascente Nikola Jokic, un CJ McCollum partito addirittura per fargli da backup. I Blazers non hanno mai neanche pensato di tankare, in aperto contrasto con la “logica” comune. La parola “tanking” deve aver “triggerato” Damian in qualche modo. Come la famosissima querelle sull’All-Star Game oppure il trash talking avuto con Westbrook in Gara 3. Il Dame Time non è altro che un perenne chip on the shoulder da non toccare per nessun motivo.

“That’s a bad shot. I don’t care what anybody says. That’s a bad shot. But, hey, he made it. That story won’t be told, that it is a bad shot. You live with that.”

A George è toccato l’onore e l’onere di difendere l’ultimo tiro di stanotte. È andata male. Ma descrive benissimo la sensazione da “avversario” che imprime Damian a chi se lo trova di fronte in questi momenti. PG ha difeso ineccepibilmente. Ha negato l’avvicinamento al ferro, ha controllato dalla distanza per non finire dentro ad un crossover. Ha poi chiuso mano a mano la distanza con lo scorrere dei secondi ed ha persino cercato (ed indovinato) l’anticipo sul tiro di Lillard. Il problema è che Damian lo ha messo comunque, con una nonchalance imbarazzante. È “cestisticamente” un brutto tiro – non è una critica, è constatare l’ovvio – ma il Dame Time non prende in considerazione le idee di “bello” e “brutto”. Tira e basta (e tendenzialmete segna).

Tra l’altro è arrivato Jusuf Nurkic a vedere l’ultimo quarto. Dice che se lo sentiva sarebbe successo. Adesso sembra essere diventato una specie di “totem spirituale” per il prosieguo di questa stagione.

Stat corner: è il settimo buzzer nella storia che chiude una serie Playoffs. A quota due ci sono Damian e Michael Jordan (ad uno Derrick McKay, Ralph Sampson e John Stockton).

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Palacio dal calcio al basket, la nuova vita del ‘Trenza’

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Cambia lo sport ma non l’entusiasmo per Rodrigo Palacio, l’argentino comincia la sua nuova avventura nel mondo del basket. Ritiratosi dal calcio giocato dopo la parentesi al Brescia nello scorso anno in Serie B, il Trenza si è subito cimentato in una nuova avventura all’età di 40 anni.

Palacio è sceso in campo nella partita di basket del Garegnano Milano, in occasione di un torneo amichevole. La società cestistica milanese milita attualmente nel campionato di Serie D. L’argentino ex Inter e Genoa ha giocato contro il Basket Trezzano, mettendo a referto 4 punti.

Dopo aver segnato 101 gol in Serie A in carriera e aver fatto cantare i tifosi con la palla tra i piedi, per Palacio adesso è giunto il momento di rimettersi in gioco con la palla tra le mani.

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Basket

DAZN si allarga: arrivano la Serie C e la Serie A di Basket

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Peluso

Come riportato sui propri canali social, Dazn allarga i propri orizzonti inglobando ElevenSports. Arriveranno la Serie C e la Serie A di Basket.

NOVITÀ SU DAZN

Dazn assorbe e ingloba ElevenSports all’interno della propria piattaforma. Pare che fosse tutto confermato dallo scorso 25 agosto.

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Eurobasket 2022, cosa è mancato all’Italia?

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Eurobasket 2022

Mercoledì si è interrotto il sogno azzurro. Per l’Italia l’Eurobasket 2022 è terminato contro la Francia ai quarti di finale, in una maniera a dir poco rocambolesca. A poco più di 2 minuti dalla fine della partita, Fontecchio aveva regalato il +7 azzurro con una tripla impossibile. Da lì in poi l’Italia non si è più mossa. A 14 secondi dalla fine e + 2 Italia, sempre Fontecchio è protagonista, stavolta in negativo, sbagliando entrambi i tiri liberi a disposizione. Heurtel realizza un veloce canestro da 2 punti e pareggia i conti, quindi overtime. Una volta ai supplementari però, l’inerzia era tutta dai francesi, che infatti hanno portato a casa la vittoria. Senz’altro ci sono state cose positive dell’Italia in questo Eurobasket, ma cosa è mancato alla nazionale di Pozzecco in questa folle partita contro la Francia?

I PUNTI DI FORZA DELL’ITALIA

Come ogni cosa, bisogna analizzare i pro e i contro. Si parte quindi prima dalle cose positive, perché comunque ce ne sono state parecchie nel corso dell’Eurobasket 2022. La cosa migliore è stata la forza e l’unione di questo gruppo, memore della bella esperienza affrontata l’anno scorso alle Olimpiadi, conquistate contro la difficile Serbia. La vittoria contro gli stessi serbi si è ripetuta anche nel corso degli europei, nonostante stavolta ci fosse anche il due volte MVP NBA Nikola Jokic.

Chi ha funzionato alla grande è stato Fontecchio, leader indiscusso di questa nazionale. L’infortunio di Gallinari lo ha spinto ancora di più a caricarsi l’Italia sulle spalle. Ha avuto però ottimi guerrieri al suo fianco, soprattutto Nik Melli e Marco Spissu. Il playmaker sardo si è conquistato in questo Eurobasket 2022 il posto da titolare un po’ a sorpresa, ma contro la Serbia è stato fenomenale con la serie di triple realizzate. Ottimo anche Melli, che pur non essendo un centro puro, è riuscito a tenere a bada gente come Jokic, ma ha anche fatto sudare qualche camicia pure a Rudy Gobert.

I PUNTI DI DEBOLEZZA DELL’ITALIA

La cosa particolare di questa nazionale, è che alcuni punti di forza sono allo stesso tempo punti di debolezza. Per esempio Pozzecco ha sicuramente unito ancora di più un gruppo già affiatato, grazie al suo atteggiamento esuberante. A volte però un allenatore deve avere anche del self-control, ma il Poz è davvero troppo emotivo.

C’è poi lo stesso Melli. Per carità, per come ha giocato in l’ Eurobasket 2022, non gli si può dir nulla contro. Sorge però sempre il solito problema della mancanza di un vero centro per gli azzurri. Purtroppo è una mancanza che ci si porta dietro da anni. Tessitori e Biligha non sono all’altezza di certi palcoscenici, e non possono reggere più di qualche minuto in campo contro squadre come la Francia.

Un punto di debolezza purtroppo è stato Fontecchio nell’ultima partita. L’eroe della nazionale è stato lui, ma chissà dove sarebbe ora l’Italia in questo Eurobasket 2022 se avesse realizzato anche solo uno dei due tiri liberi. Probabilmente in finale, dopo aver visto come la Polonia in semifinale è stata spazzata via malamente dai Blues. Nessuno potrà mai dirlo. Questa situazione ricorda per certi versi Baggio al mondiale di USA 1994. Il divin codino fu il migliore dell’Italia, e grazie a lui gli azzurri arrivarono in finale. Quel rigore sbagliato però fu decisivo, proprio come lo sono stati i liberi sbagliati da Fontecchio.

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Altri Sport

Italbasket, che impresa! Battuta la Serbia di Jokic

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L’Italbasket vola ai quarti di finale degli europei di pallacanestro. Gli azzurri, dopo aver vinto contro la Serbia di Jokic, se la dovranno vedere con la Francia di Gobert e compagni. La squadra allenata da Gianmarco Pozzecco si è resa protagonista di una vera e propria impresa. Di fatti, prima del match, nessuno avrebbe mai lontanamente pensato che il quintetto italiano avrebbe potuto battere una delle favorite alla vittoria finale.

Gli azzurri hanno chiuso i primi due quarti in svantaggio di soli sei punti: 51-45. Ma dal terzo quarto in poi, la storia è cambiata. I ragazzi di Pozzecco; espulso per proteste, sono riusciti grazie alle straordinarie prestazioni di Spissu (mvp del match), Melli, Fontecchio e Polonara a guadagnarsi uno storico quarto di finale. Ai serbi non basta l’immensa prestazione di Luka Jovic, autore di una doppia doppia. Adesso, agli azzurri, non rimane che continuare a sognare.

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