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Premier League al via: quali sono le principali candidate al titolo?

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Chelsea, conti in rosso per i blues

L’attesa è finita, si (ri)comincia. Stasera andrà in scena il primo atto della nuova stagione di Premier League.

Alle 21:00, infatti, Brentford e Arsenal apriranno le danze al Brentford Community Stadium. Non di certo un inizio semplice per il club neopromosso. Tra sabato e domenica scenderanno in campo tutte le altre, per una prima giornata che si preannuncia fin da subito scoppiettante.

Il Leicester, per esempio, affronterà il Wolverhampton, mentre c’è grande attesa per i debutti di Chelsea e Aston Villa, con un Lukaku in più e un Grealish in meno. Il vero big match, però, sarà quello che chiuderà il turno: al Tottenham Hotspur Stadium gli uomini di Espirito Santo ospiteranno i campioni in carica del Manchester City.

Ai nastri di partenza, si prospetta una delle stagioni di Premier più equilibrate che mai. Forse non per tutte le 20 squadre, ma piuttosto per le più note Big Six, tanto agguerrite quanto preparate.

Ma, alla fine, chi vincerà? E chi saranno le migliori quattro? Noi abbiamo cercato di fare qualche previsione, tenendo conto dei movimenti di mercato e delle prestazioni dello scorso anno.

4) LIVERPOOL

Dopo la stagione scorsa, pressoché deludente, i Reds sono chiamati a riscattarsi. Nel 2020-21, infatti, si sono viste due versioni del Liverpool, una prima agghiacciante e una seconda in crescendo.

C’è quindi aria di incertezza ad Anfield, con i fan che si chiedono quale faccia vedranno nel 2021-22: la squadra che ha perso clamorosamente sei partite di campionato consecutive in casa, di cui cinque senza segnare, tra gennaio e marzo? O la squadra che poi è rimasta imbattuta per 10 partite per poi sigillare un piazzamento tra i primi tre a maggio?

Il mercato red, almeno fino ad ora, non ha apportato tanti nuovi innesti. L’unico acquisto degno di nota, infatti, è stato quello di Ibrahima Konaté dal Lipsia. Un perfetto mix di prestanza aerea, velocità e forza fisica a disposizione di Jürgen Klopp, alla ricerca di un difensore promettente dopo il mancato riscatto di Ozan Kabak. Eppure, il Liverpool ha di fatto completato altri “acquisti” a parametro zero.

Rispetto alla scorsa stagione, infatti, il mister ex Dortmund potrà contare sui ritorni di Joël Matip, Joe Gomez e Virgil Van Dijk. Tutti e tre sono stati fuori per quasi tutta la stagione, e la loro assenza si è fatta sentire pesantemente nel momento del bisogno. I loro rientri forniranno a Klopp nuove opzioni difensive, consentendo inoltre a giocatori del calibro di Jordan Henderson e Fabinho di agire nel loro ruolo ideale e non come difensori centrali adattati.

Tuttavia, è anche obbligatorio sottolineare la perdita, per di più a zero, di Georginio Wijnaldum. L’olandese era un giocatore centrale nello scacchiere del mister tedesco, per questo la sua mancanza si farà sentire e non poco. Ad oggi non è ancora arrivato un sostituto, nonostante si stiano puntando i nomi di Youri Tielemans dal Leicester e Saul Niguez dall’Atletico. Prima, però, sarà necessario fare cassa liberandosi degli esuberi, la cui lista è piuttosto lunga.

Il resto della squadra, però, è rimasto intatto. Gli schemi sono sempre quelli, i movimenti pure. Mantenendo l’organico, è indubbio che il Liverpool rimane una delle squadre migliori della Premier. In più, non bisogna dimenticarsi del ritorno degli stadi pieni per questa nuova stagione. E si sa che Anfield fa miracoli.

Se c’è un posto dove l’incredibile può accadere, è ad Anfield”

-Massimo Marianella in Liverpool-Barcellona 4-0

3) MANCHESTER UNITED

La squadra di partenza già era ottima, considerando il secondo posto in campionato e la finale di Europa League della scorsa stagione. In più, è stato fatto un investimento importante, e un altro è in procinto di essere completato.

Infatti, prima delle mosse recenti di City e Chelsea, il trasferimento più costoso dell’estate era quello che aveva portato Jadon Sancho all’Old Trafford. Per 85 milioni, infatti, l’inglese ha lasciato Dortmund, dove è sbocciato, per tornare a Manchester. Stavolta, però, sponda United.

Indubbiamente, serviva un esterno offensivo in grado di incrementare il tasso tecnico di un attacco che vanta nomi quali Rashford, Bruno Fernandes, Cavani, Greenwood e Martial. Con un Sancho in più, magari potremmo vedere il diez inglese agire più spesso da punta, o magari potrebbe essere il turno di Anthony Martial. L’ex Monaco deve infatti riscattarsi dopo un paio di stagioni piuttosto deludenti in cui non è pienamente riuscito ad affermarsi tra i top player mondiali.

Come lui, anche Paul Pogba è finalmente chiamato al salto di qualità. Tra voci di trasferimento immediato o di futuro addio da svincolato, i tifosi lo stanno mettendo sempre più in discussione. Il francese, invece, è potenzialmente il giocatore più forte in rosa rendendo impossibile per Solskjær fare a meno di lui. Almeno al momento.

Dopo l’arrivo ufficiale di Sancho, non può passare in secondo piano quello di Raphaël Varane. Si parlava spesso del compagno ideale per Maguire, un difensore fisico e rapido, tecnico e in grado di coprire anche le spalle dell’inglese. L’identikit corrisponde praticamente all’ex Real, che lascia Madrid per 50 milioni di euro, diventando quindi la cessione più remunerativa della storia della Casa Blanca per quanto riguarda la difesa.

Adesso sta a Solskjær riuscire a schierare a dovere i suoi uomini e a motivarli al meglio per tenere il passo delle altre due squadre che, probabilmente, lotteranno per il titolo.

2) CHELSEA

È vero, l’anno scorso i Blues hanno raggiunto il quarto posto per il rotto della cuffia, scavalcando il Leicester di una sola lunghezza. C’è da dire, però, che i risultati delle prime 19 partite pesano sulle spalle di Frank Lampard, la cui squadra si trovava nona con 29 punti prima dell’arrivo di Thomas Tuchel. A maggio, dopo altrettante giornate, i punti sono 67 (ben 38 in più) e ad essi si è aggiunta una Champions League, vinta da totale outsider.

L’importante, nell’ottica di questa stagione, era mantenere pressoché inalterato l’organico dell’annata precedente. In molti nei panni di Abramovich avrebbero probabilmente accettato offerte da tutta Europa per i suoi giocatori, dati gli ultimi sei mesi giocati a livelli altissimi. Eppure, nessuno si è mosso, tranne Olivier Giroud, che ha lasciato a parametro zero.

Quello che fa tentennare tutti, però, è quello zero alla casella dei milioni spesi finora. L’anno scorso è stata investita una somma importante, in particolare per gli acquisti di Werner, Ziyech, Havertz e Chilwell. Fino a pochi giorni fa, invece, non vi era stata nessuna operazione in entrata, tranne qualche giocatore al ritorno dal prestito.

Ora, invece, i Campioni d’Europa hanno piazzato un colpo, uno solo, ma che colpo: dall’Inter è arrivato Romelu Lukaku. La cifra dell’operazione con il club meneghino ammonta a 115 milioni circa: sicuramente non parliamo di una somma esigua, ma di un investimento importante per aiutare i Blues a segnare quei gol che sono mancati lo scorso anno.

Intanto, Tuchel ha ottenuto il primo trofeo stagionale, trionfando all’esordio contro il Villareal. La squadra ha già dato segnali positivi, soprattutto in vista della prima di campionato.

Aspettando Lukaku, ci sono già i presupposti per una grande stagione.

1) MANCHESTER CITY

Vincere aiuta a vincere. Soprattutto se si tratta della squadra più forte d’Inghilterra, con una delle rose più complete e uno degli allenatori più vincenti in circolazione.

In più, la squadra è rimasta la stessa. Gli unici pesanti addii sono stati quelli di Eric Garcia e del Kun Agüero. Se la partenza del primo è per i Citizens una grande perdita in chiave tecnica e futura, quella dell’argentino rappresenta invece la fine di un’era, di una storia d’amore durata quasi dieci anni.

Mai come l’anno scorso si è visto il bisogno per Pep di un vero attaccante. Con un Agüero spesso ai box e un Gabriel Jesus che non ha mai convinto al 100%, l’unica soluzione era lo spazio: tanti giocatori veloci che si alternavano continuamente nel ruolo di attaccante. Il probabile arrivo di Harry Kane, in questo caso, potrebbe smuovere ancora di più gli equilibri del campionato. Per quanto la cifra possa sembrare fuori mercato, è ben risaputo come le casse del Manchester City trabocchino d’oro.

Tuttavia, gli sceicchi hanno appena versato 117 milioni (o una parte di essi) nelle casse dell’Aston Villa per arrivare a Jack Grealish. Per chi non lo sapesse, l’acquisto più caro della storia della Premier League. Insieme a talenti come Sterling, Mahrez, Foden e De Bruyne, è indubbio che l’inglese potrebbe aggiungere qualità e imprevedibilità alla manovra d’attacco. A quel punto servirebbe soltanto un finalizzatore, un vero bomber che concretizzi le occasioni create dai compagni.

Vedendo la macchina da guerra in costruzione a Parigi, ad oggi pare comunque difficile vedere i Citizens già sul tetto d’Europa. Tuttavia, come detto anche dal neoarrivato Leo Messi, non sempre vince la squadra più forte. Anche se inevitabilmente parte favorita.

E questo è esattamente il caso del City stesso, che, almeno ad oggi, pare avere pochi rivali in patria. La scorsa stagione i Citizens sono stati in grado di vincere il campionato con un vantaggio di ben 12 punti. Un distacco che raramente si è visto in Premier, dove da sempre i vincitori si alternano (quasi) costantemente, arrampicandosi a turno in cima alla ruota, ma faticando poi a rimanere in equilibrio cadendo poco dopo.

Di sicuro, però, gli Sky Blues non staranno a guardare, e cercheranno in tutti i modi di riconfermarsi sul tetto della Terra d’Albione. E con una squadra del genere, possiamo dire che sono già un passo avanti.

In ogni caso, queste sono solo quattro delle possibili candidate ai primi posti. Arsenal e Tottenham, per esempio, si stanno leccando le ferite e, dopo anni di insuccessi e delusioni, potrebbero reinserirsi prepotentemente nel panorama inglese. Il Leicester, invece, non sembra voler smettere di sognare: la Community Shield conquistata recentemente è solo l’ultima tappa di una nave che viaggia a vele spiegate verso la gloria…

Fonte immagine di copertina: diritto Google creative commons

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Thuram all’Inter: perchè Marotta non deve lasciarselo scappare?

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Inter, Marcus Thuram è il primo obiettivo

Periodo di riflessioni in casa Inter, soprattutto per quanto riguarda il reparto offensivo. Con Lukaku perseguitato dagli infortuni e con un futuro in nerazzurro nebuloso, Correa perennemente discontinuo e Dzeko spesso trascinatore della squadra ma impossibilitato a reggere la titolarità per tutta la stagione per una mera situazione anagrafica, l’unico vero caposaldo dell’attacco interista si rivela essere Lautaro Martinez.

Proprio per questo Marotta e la dirigenza sembrano intenzionati a iniziare a muoversi per il mercato di gennaio, e uno dei nomi principali sul taccuino dell’ex dirigente juventino sembra esser quello del figlio d’arte Marcus Thuram.

Il classe ’97 in scadenza con i tedeschi del Mönchengladbach a giugno 2023 potrebbe vestire in nerazzurro già in quest’inverno con un esborso intorno ai 10 milioni di euro, ma la trattativa pare complessa e tortuosa, soprattutto per via delle limitate disponibilità economiche dell’Inter.

CARATTERISTICHE TECNICHE

L’attaccante francese risponderebbe però alle esigenze di Simone Inzaghi per il suo attacco, alla luce della futuribilità e della completezza tecnica del giocatore.

Parliamo infatti di un attaccante duttile e dotato di molte caratteristiche interessanti, che trova nell’attacco della profondità e nella freddezza sotto porta le sue qualità principali. È dotato tra l’altro di un‘ottima progressione, coadiuvata ad una forza fisica oltre la media.

Inoltre è un attaccante dinamico e moderno, in grado di agire e di dimostrarsi pericoloso in varie zone del campo, creandosi spazi, difendendo palla e puntando con esplosività gli avversari.

LE STATISTICHE E LA TENDENZA AL “DIALOGO” COI COMPAGNI

Oltre ai 10 gol in 15 presenze nella prima di questa stagione, la statuaria prima punta ex Guingamp ha collezionato 3 assist: numeri interessantissimi per una prima punta, che dimostrano anche una predisposizione alla partecipazione con la squadra.

Inutile dire che, nel contesto nerazzurro che da anni si è consolidato nell’attacco formato da due punte, la predisposizione all’assist e alla collaborazione con un’altra punta sia una caratteristica molto importante, quasi indispensabile.

Thuram rappresenterebbe nell’attacco interista non solo una notevole risorsa tecnico/tattica, in grado di giocare con tutti gli attaccanti a disposizione e in grado di interpretare più compiti (proprio come chiede Inzaghi), ma sarebbe anche un investimento per il futuro e darebbe finalmente stabilità ad un reparto che, a parte Lautaro Martinez, negli ultimi anni è sempre sopravvissuto con operazioni di mercato temporanee e d’esperienza, a discapito della progettualità e della linea verde.

La cifra di 10 milioni tra l’altro sarebbe assolutamente vantaggiosa, dato che il giocatore ne vale almeno il doppio. L’Inter ha bisogno di svecchiare la propria rosa, e sarebbe importante sfruttare l’occasione Thuram, che tornerebbe utile non solo per la seconda parte di questa stagione, ma anche per il futuro.

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Qatar 2022 già nella storia: nessuna squadra a punteggio pieno

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Qatar 2022

Qatar 2022 entra già nella storia! La rassegna mondiale di quest’anno è la prima, da quando il format è stato allargato a 32 squadre, a non avere nessuna squadra a punteggio pieno dopo la fase a gruppi.

Per ritrovare l’ultima volta in cui è avvenuta questa coincidenza, bisogna tornare indietro di quasi 30 anni. Si tratta di USA ’94, in cui nessuna delle sei squadre arrivate prime nel girone, ottennero i tanto agognati 9 punti. Il Mondiale di Qatar 2022, inoltre, diventa anche l’ultimo e l’unico in questa statistica. Infatti, dal prossimo mondiale il numero di squadre passerà a 48 squadre.

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Tutti gli occhi su Cheddira: dalla Premier League alla Serie A

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Cheddira

Walid Cheddira è attualmente in Qatar con la nazionale del Marocco, con cui ha da poco raggiunto gli ottavi di finale. L’attaccante del Bari è reduce da un buon inizio di campionato e fa gola a tutti. Su di lui ci sono le attenzioni dei club più prestigiosi, non solo d’Italia. Il classe 1998 negli ultimi anni ha scalato le gerarchie e si è guadagnato la Serie B con grande merito. Quest’anno ha già segnato nove reti e si è dimostrato uno dei migliori della serie cadetta.

Le richieste per Cheddira non provengono solo dalla Serie A, dove Lazio e Napoli sono il pole position. Gli azzurri, inoltre, ne detengono la comproprietà insieme al Bari. Bensì, dall’estero si sono fatte vive anche squadre come il Nottingham Forest o lo Sporting Lisbona. Il Bari cerca di tener duro e trattenere Cheddira almeno fino a fine stagione, quando deciderà che fare con le offerte che arriveranno sicuramente sul tavolo.

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Pronostico Argentina-Australia, statistiche e consigli per la partita

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Argentina-Australia

PRONOSTICO ARGENTINA-AUSTRALIA – Argentina-Australia si propone come il match clou del sabato mondiale. Le due formazioni, infatti, scenderanno in campo alle ore 20, nella seconda sfida degli ottavi di finale, in ordine cronologico. Lo stadio Ahmed bin Ali Stadium sarà il teatro della sfida e sarà la prima partita per entrambe le squadre in questo impianto. Analizziamo insieme il pronostico e le statistiche relative a questa sfida.

COME ARRIVANO LE DUE SQUADRE

Dopo uno scossone iniziale, l’Argentina ha rialzato la testa con due vittorie in due partite, conquistandosi con decisione il primo posto nel gruppo C. La sconfitta contro l’Arabia Saudita è stata messa subito alle spalle. E Lionel Messi ha indossato le vesti del capo popolo, trascinando i suoi con 2 gol e 1 assisi in tre partite. La squadra di Scaloni non ha ancora mostrato di essere lo schiacciasassi che ci si aspetta. Ma le individualità a disposizione del tecnico argentino sono di sicuro livello; non solo gli elementi storici, ma anche le nuove leve. Enzo Fernandez, Julian Alvarez e Alexis MacAllister sono i nomi che accompagnano Messi nella lista del marcatori della Seleccion in questo mondiale. L’Argentina arriva a questo match in ottima forma e sulle ali dell’entusiasmo.

L’Australia si è arrampiacata sulla seconda posizione del girone D solo all’ultima giornata, ma lo ha fatto con grande grinta e carisma. Infatti, ad eccezione della gara inaugurale terminata 4-1 a favore della Francia, i socceroos hanno mantenuto la porta inviolata negli altri due incontri. Ma, allo stesos tempo, sono stati capaci di segnare le due reti decisive per le due vittorie per 1-0, contro Tunisia e Danimarca. L’Australia torna agli ottavi di un mondiale dopo 16 anni dall’ultima volta (era il mondiale 2006 e affrontò l’Italia). Lo fa con consapevolezza dei suoi mezzi e con l’irriverenza di chi, almeno sulla carta, ha ottenuto gli stessi risultati dell’Albiceleste.

I PRECEDENTI

Le due squadre non si sono mai affrontate in un mondiale. Tuttavia, si sono affrontate ben sette volte in altre occasioni. Quattro volte si è trattato di un’amichevole, con il bilancio che recita tre vittorie per i sudamericani e solo uno, addirittura nel 1988, per l’Australia. Una volta in Confederations Cup, nel 2005: vittoria dell’Albiceleste. Ma, soprattutto, nel doppio scontro nel play-off per il Mondiale di USA 1994: dopo il pari in Oceania, al Monumental fu l’autorete di Tobin a consegnare il passaggio ai padroni di casa.

PRONISTICO ARGENTINA-AUSTRALIA

Sembra difficile non pensare ad una vittoria dell’Argentina, superiore sotto tanti aspetti. Con un Messi così, gli uomini di Scaloni sono una minaccia per chiunque. Ma oltre alla Pulce, il resto della squadra è pronta a combattere per il suo condottiero. L’Aranito Julian Alvarez ha scavalcato Lautaro Martinez nelle gerarchie per il ruolo di centravanti e si è dimostrato un giocatore di immenso valore. Ma sarebbe un errore sottovalutare la grinta del Toro, anche in entrata dalla panchina.

Tuttavia, vietato pensare ad una gara semplice per la Seleccion. L’Australia sa stare in campo e ha dei meccanismi difensivi perfettamente rodati. Dunque non è da escludere anche una vittoria con un basso scarto di gol. Il nostro consiglio e di andare sul sicuro con l’1, strizzando l’occhio all’under 2,5 per i più temerari. Se poi si è amanti del rischio, si potrebbe pensare anche ad una graa congestionata e ad un X alla fine dei 90′.

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