Il fascino della Premier League si appoggia su diversi criteri, quali blasone del club, tifo regolarizzato, stadi all’avanguardia e ritmi serrati. Quest’ultimo punto d’altronde, se da una parte delizia l’insaziabile fruitore, d’altro canto corrisponde ad un evidente calo fisico e mentale del calciatore affaticato. È chiaro come il lavoro di un professionista concentri un flusso di abitudini salutari volte al pieno recupero in tempi stretti, ma alcuni piani possono talvolta scadere nel limite dell’umano.

Il calcio inglese non conosce sosta, da anni gioca ininterrottamente nel periodo festivo, all’interno di un concetto sperimentato in Italia, ma accantonato dopo appena una stagione. Il dispendio fisico nonché mentale è la chiave principale dei successi, perdere punti in momenti poco chiari potrebbe essere decisivo nell’economia della stagione, per questo motivo l’attenzione è alta. A tal proposito, come riportato dalla BBC, Brendan Rodgers, ha espresso il proprio parere riguardo l’argomento. L’attuale allenatore del Leicester, interrogato sul destino di Vardy, ha sottolineato il lavoro del riposo, punto essenziale nell’andamento stagionale:

“I giocatori non sono robot, questo non è un videogioco. Sarò costretto a far riposare Vardy, non posso rischiare l’integrità del giocatore. Giochi un match importante contro il Liverpool al giovedì, hai un giorno di riposo ma al secondo scendi in campo col West Ham: non ha veramente senso.

Vardy è probabilmente il rappresentante principale dell’ascesa del club. Lo sviluppo tecnico e tattico dell’attaccante risponde alla crescita del club, in merito ad un uomo arrivato dalla classe operaia e divenuto grande quanto i sogni del Leicester. Il tabellino stagionale recita 16 gol in 17 apparizioni, oltre che 28 reti in Premier League solo nel 2019, un dato che lo distanza da qualsiasi altro giocatore.

Fonte immagine in copertina: profilo IG @Premier League