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Progetto vichingo

Progetto vichingo

L’anno scorso, in Francia, ha fatto sognare un popolo intero, nessuno escluso, e appassionato gli amanti del calcio, che, improvvisamente, l’hanno presa a cuore, sostenendola quasi fosse la propria nazionale.

La favola dell’Islanda all’Europeo ha mostrato al mondo intero la bellezza del calcio, quello fatto di emozioni pure che una nazione di appena 332mila abitanti mai prima d’ora aveva vissuto.

La storia, però, non la si scrive per caso: occorrono le idee per creare un progetto, quello che la Federazione vichinga ha avviato da tempo e che è ancora attuale.

Chi credeva, infatti, che la favola degli scandinavi potesse finire con l’eliminazione ai quarti di Euro2016 (raggiunti per la prima volta nella storia), si sbagliava di grosso.

IL SOGNO MONDIALE

Inserita nel gruppo I delle qualificazioni europee al prossimo Mondiale insieme a Croazia, Turchia, Ucraina, Finlandia, Kosovo, l’Islanda sta compiendo una cavalcata incredibile.

Quando mancano solo due partite del girone, la selezione di Hallgrimsson è issata al secondo posto, e non al primo, solo per via di una differenza reti peggiore della Croazia.

La Turchia e l’Ucraina sono dietro entrambe di appena 2 punti, ma fa specie che la KSI abbia raccolto quanto la squadra dei vari Modric, Rakitic, Perisic ecc., la stessa battuta l’11 giugno scorso proprio dagli scandinavi.

La situazione del Girone I a due partite dal termine

Se dovesse fare delle buone performance anche a ottobre e, in caso di play-off da disputare, a novembre, il sogno Mondiale sarebbe realtà.

Un sogno inseguito già nel 2014, poi svanito alla fine. Questa volta, però, sembra la volta giusta per la prima storica partecipazione alla kermesse mondiale dell’Islanda, galvanizzata dallo strepitoso esordio europeo di 12 mesi fa.

POCHI CAMBIAMENTI, MA BUONI

Proprio rispetto all’Europeo la “Strákarnir okkar”, così è soprannominata, ha cambiato poco, d’altronde non c’era bisogno di una rivoluzione, ottenendo dei buoni risvolti.

Si è spezzata, innanzitutto, la coppia di coach: lo svedese Lars Lagerback è andato ad allenare la Norvegia, mentre il suo co-allenatore all’epoca Hallgrimsson è diventato il titolare.

Un cambio che non ha portato a particolari stravolgimenti, essendo l’attuale commissario tecnico già nello staff precedente.

Alcune modifiche, in particolare all’undici titolare, tuttavia, le ha apportate.

In difesa, sull’out di sinistra, al posto di Skùlason ha inserito il 24enne Magnùsson, che è passato per il calcio italiano avendo indossato la maglia della Juventus: è stato lui a decidere la sfida di ritorno contro i croati.

Rispetta tradizione (gol su calcio piazzato) e mentalità (è decisivo al 89º, a dimostranza del fatto che non mollano mai)

Ha poi relegato in panchina l’attaccante Sigthorsson, spostando in attacco la stella Sigurdsson, affiancandolo a Finnbosagon, che in Francia aveva giocato appena 75′, mentre a centrocampo ha deciso di puntare sull’esperienza di Hallfredsson.

Risultato: il nome di Finnbosagon è finito tre volte sul tabellino, stesso numero del neo-acquisto dell’Everton, che solo due giorni fa ha segnato una doppietta contro l’Ucraina.

Il 50enne ct islandese continua comunque a sperimentare nuove soluzioni tattiche: addirittura negli ultimi due match ha abbandonato il marchio di fabbrica dei vichinghi, il 4-4-2, a favore del 4-2-3-1.

Una decisione sorprendente volta a esaltare soprattutto il talento del numero diez rossoblù, Sigurdsson, che con questo sistema è risultato decisivo con due reti.

Quindi, come si dice: pochi cambiamenti, ma buoni.

PUNTI DI FORZA NON PERSI

Oltre ai pochi cambiamenti di buono c’è anche il materiale che si ha già dalla competizione continentale.

Il capitano Gunnarsson, giocatore imprescindibile per come interpreta la doppia fase, offensiva e difensiva; l’altro Sigurdsson, il difensore Ragnar, protagonista di un Europeo di spessore , che si sta confermando anche nelle qualificazioni mondiali.

Senza dimenticare la saracinesca Halldòrsson, il portiere che ha compiuto più parate a partita di Euro2016 (4.8), e il centrale Árnason, che ha il compito di provare spesso lanci lunghi in impostazione.

Anche quando non si ha la palla tra i piedi si cerca la profondità: magnifico colpo di testa!

Una tattica che l’Islanda usa per sfruttare uno dei suoi principali punti di forza, la fisicità, visto che quasi tutti i giocatori superano il metro e ottanta di altezza.

Una peculiarità decisiva sui calci da fermo: quattro degli undici reti segnate finora nelle qualificazioni mondiali sono nate proprio da situazioni di questo tipo.

LA MENTALITA’ LA CHIAVE DEL PROGETTO

Il vero grande segreto scandinavo è più di ogni altra cosa la mentalità, la base su cui è nato il progetto.

Gli islandesi, come visto anche all’Europeo, sono estremamente attaccati alla patria e per questo, quando tocca di rappresentarla a livello internazionale, in campo danno tutto loro stessi e soprattutto non mollano mai.

Una partita che testimonia quanto detto è Islanda-Finlandia dello scorso 6 ottobre: mancano due minuti al novantesimo e i vichinghi sono sotto di due reti.

Dopo un forcing estremo, riescono ad agguantare il pareggio al 89°, manco a dirlo su calcio piazzato: partita finita, brava l’Islanda a trovare il pari, è il parere di molti.

2-2 dell’Islanda contro la Finlandia: da notare, oltre al bellissimo assist di di Siggursson, anche l’esultanza del marcatore vichingo. Corre subito verso la sua metà campo: vuole vincere!

Gunnarsson & C. non potevano, però, accettare il fatto di non essere riusciti a vincere contro i “cugini” scandinavi, in casa. Allora testa bassa e tutti in attacco: a tempo praticamente scaduto, in mischia, arriva il gol-vittoria.

Una mentalità che la KSI ha dato a tutti i giocatori tramite un’importante strategia: l’obiettivo iniziale della Federazione non è quello di valorizzare i giocatori nei club, ma riunirli in nazionale per fargli assumere il senso comune, quello di lottare per il proprio Paese.

Questo è il punto cardine di un progetto che ha portato anche alla costruzione di centri d’allenamento specializzati e alla formazione qualificata dei tecnici, in modo che i calciatori vengano allenati in maniera adeguata.

Il progetto riassunto dalla Federazione islandese in alcuni punti

C’è un progetto dietro alle emozioni che regala questa Nazionale, ecco perchè la favola Islanda non è ancora finita.

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