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Quale club ha più giocatori ai quarti di finale di Qatar2022?

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Quale club ha più giocatori ai quarti di finale di Qatar 2022?

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Schreuder

Qatar2022 approda ai quarti di finale e si concede la prima pausa, solo di pochi giorni, prima di ripartire a piena velocità già da venerdì 9 dicembre. Dal 20 novembre, giorno di Qatar-Ecuador al fischio finale di Portogallo-Svizzera di ieri sera sono state giocate 56 partite. 48 partite solo di fase a gironi, a cui si aggiungono gli 8 scontri degli ottavi di finale. E 24 squadre hanno già lasciato il Qatar per tornare in patria.

Argentina, Brasile, Croazia, Francia, Inghilterra, Marocco, Olanda e Portogallo sono le 8 superstiti di questa full immersion. E tra questi nomi, c’è quello della squadra che il prossimo 18 dicembre alzerà al cielo la coppa del mondo di Qatar2022. Per quattro di queste potrebbe essere la prima volta.

Ma se le nazionali si danno battaglia sui prati del Qatar, dall’altro lato ci sono i club, rimasti privi dei loro giocatori. Con i campionati maggiori fermi (la Serie B, ad esempio, no: con il Bari che dovrà fare ancora a meno di Cheddira), i proprietari delle maggiori squadre di Europa osservano ed esultano per i loro gioielli.

Ma quali sono le squadre di club che hanno più giocatori ai quarti di finale?

MANCHESTER RULES

Sul tetto c’è la città di Manchester, che primeggia con le sue due squadre, rispettivamente al primo e al secondo posto.

La vetta se la prende il Manchester United, con un plebiscito: 12 giocatori ai quarti sui 14 in totale partiti per Qatar2022. Eccetto Eriksen e Pellistri, che hanno lasciato la competizione già ai gironi, tutti gli altri ci sono. I fantastici 12 sono: Lisandro Martinez, Antony, Casemiro, Fred, Varane, Maguire, Rashford, Maguire, Shaw, Malacia, Ronaldo, Dalot e Bruno Fernandes.

Segue a ruota il Manchester City, che di giocatori ne aveva spediti ben 16, ma ne ha già “recuperati” 5. Gli altri 11 sono ancora in lotta per la vetta: Julian Alvarez, Ederson, Foden, Grealish, Phillips, Stones, Walker, Aké, Cancelo, Dias e Bernardo Silva. L’eliminazione della Spagna ha estromesso Rodri e Laporte, in quello che sarebbe potuto essere l’ennesimo smacco ai danni dei cugini rossi. Oltre a loro, fuori anche Gundogan, Akanji e De Bruyne.

L’ARANCIA MECCANICA BIANCOROSSA

La terza piazza del podio se la prende il PSG delle superstar. I parigini hanno spedito 11 giocatori a Qatar2022, perdendone solo 3: fuori il portiere Kaylor Navas e i due iberici, Sarabia e Soler. Gli altri 8 sono ancora in gioco: comandano la lista i tre tenori, Mbappé, Messi e Neymar, seguiti anche da Marquinhos, Hakimi, Nuno Mendes, Pereira e Vitinha.

Al quarto posto iniziano gli ex aequo. Il Real Madrid, campione d’Europa in carica, ne ha ancora 7 su 13 in ballo: Vinicius Jr., Rodrygo, Militao, Modric, Benzema, Camavinga e Tchouameni. Ancora 7 in ballo anche per il Bayern Monaco, che però ne ha persi ben 9 (10 se si considera anche il forfait di Mané, che per il Qatar non ci è neanche partito): si tratta di Stanisic, Upamecano, Coman, Lucas Hernandez, Pavard, Mazraoui e De Ligt.

Ma la sopresa più incredibile riguarda l’Ajax: i lancieri ne hanno spediti 11 e ne hanno ancora 7 in ballo. Kudus, Sanchez, Alvarez e Tadic sono già a casa, ma persiste la colonia di olandesi. Bergwijn, Berghius, Blind, Klaassen, Pasveer, Taylor e Timber. Un’Arancia Meccanica, come spesso accaduto nel corso della storia, a fortissime tinte biancorosse. Ed il sogno dell’Ajax potrebbe non finire qui!

SETTE PER SEI

Gran mischia anche per quanto riguarda le squadre con ancora 6 protagonisti in ballo: sono ben sette le squadre che si posizionano su questo gradino della classifica. Sbuca anche la prima italiana: la Juventus. Le mettiamo in ordine alfabetico.

Arsenal: Gabriel Jesus, Martinelli, Saliba, Ramsdale, Saka, White (10 totali).

Atletico Madrid: Correa, De Paul, Molina, Grbic, Griezmann e Joao Felix (12 totali).

Chelsea: Thiago Silva, Kovavic, Gallagher, Mount, Stering, Ziyech (12 totali).

Juventus: Paredes, Di Maria, Bremer, Danilo, Alex Sandro, Rabiot (11 totali).

Liverpool: Konaté, Henderson, Van Dijk, Alisson, Fabinho, Alexander-Arnold. Gli uomini di Klopp registrano anche un dato incredibile: si tratta di un quasi en plein. Eccetto Darwin Nuñez, tutti i Reds partiti per il Qatar sono ancora in gioco.

Sevilla: Acuna, Papu Gomez, Montiel, Alex Telles, Bono, En-Nesyri (10 totali).

Tottenham: Romero, Richarlison, Perisic, Lloris, Dier, Kane (11 totali). La squadra di Conte è quella che ha fornito giocatori a più nazionali: ben 10, di cui la metà sono ancora in gioco.

IL CROLLO DEL BARCELLONA E LE ITALIANE

Barcellona e Benfica si stazionano a quota 5, ma con sentimenti contrastanti. Se i lusitani avevano spedito “solo” 6 giocatori al mondiale e ne hanno ancora 5 in gioco, ben diverso è il discorso per i blaugrana. Con 17 elementi, il Barcellona era il club con più rappresentanti alla competizione: ne sono rimasti solo 5. Complice, indubbiamente, il crollo della Spagna, che contava ben 8 elementi dei catalani.

Il Benfica resta in gioco a Qatar2022 con gli argentini Enzo Fernandez e Otamendi e i portoghesi Jooa Mario, Goncalo Ramos e Antonio Siva. Il Barcellona punta su Raphinha, Dembelé, Koundé, De Jong e Depay.

Di seguito, arrivano le italiane. La Juventus primeggia sia per numeri di giocatori inviati, che per “superstiti“. Segue l’Inter, che ha ancora in gioco quattro (Lautaro Martinez, De Vrij, Dumfries e Brozovic) dei suoi sei. Terzo gradino per il Milan con Theo Hernandez, Giroud e Rafa Leao, a pari merito con l’Atalanta (Pasalic, Koopmeiners e De Roon). Il Napoli è totalmente out, così come la Lazio, il Torino resiste con Vlasic, la Roma con Dybala e Rui Patricio e la Fiorentina con Amrabat. Con un rappresentante anche Sampdoria (Sabiri) e Sassuolo (Erlic).

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Tanti auguri a Vlahovic: è la stagione più difficile della sua carriera?

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Juventus

Buon compleanno a Dusan Vlahovic che, nonostante la giovane età, oggi 23 anni, risulta uno dei centravanti migliori della Serie A. Tuttavia, a causa di questa annata travagliata, l’attaccante serbo ha fatto fatica a esprimersi ad alti livelli. Un infortunio che ha condizionato la sua stagione e le sue performance alla Juventus e in Nazionale.

L’INFORTUNIO

25 ottobre 2022, Stadio Da Luz di Lisbona, nella sfida di ritorno del Girone H della UEFA Champions League la Vecchia Signora incontra il Benfica. I bianconeri sono costretti a vincere per ambire ad un’isperata qualificazione alla fase a eliminazione diretta.

Tuttavia, i lusitani, imbattuti in tutte le competizioni, disputano una gara perfetta e mettono a tacere le male lingue. La Juventus, dopo il 4-1, ha una reazione di orgoglio e tenta disperatamente di acciuffare il pareggio. I due gol in pochi minuti non bastano per rimediare alla disfatta europea.

La panchina di Massimiliano Allegri inizia a vacillare e i suoi uomini toccano, dopo la sconfitta contro il Maccabi Haifa e Monza, uno dei punti più bassi della stagione.

Dusan Vlahovic, complice un problema di pubalgia, è costretto a dare forfait nelle gare successive. Un infortunio che viene sminuito, ma che porterà a un lungo periodo lontano dai campi di gioco. Da allora la punta non è più scesa in campo con la maglia bianconera.

IL MONDIALE

In occasione di Qatar 2022 la Serbia è considerata tra le mine vaganti del torneo. Una cenerentola che è pronta a stupire gli appassionati del gioco del pallone. In molti credono che la qualificazione si tratti di una formalità.

La sconfitta per 2-0 all’esordio contro la Seleçao viene presa sottogamba. La Nazionale verdeoro è l’unica squadra a esserle superiore nel Girone G. Tuttavia, nel corso della partita ci sono delle avvisaglie. Vlahovic non parte titolare ed entra al sessantaseiesimo minuto.

Il centravanti disputa una partita incolore e il suo contributo in fase offensiva è infinitesimale. Nell’altro incontro la Svizzera vince contro il Camerun per 1-0 grazie al gol dell’oriundo Embolo. Il prossimo match è contro la Nazionale africana.

L’attaccante bianconero siede in panchina per novanta minuti, ma i suoi compagni di squadra sembrano in controllo della gara. Nondimeno, tutto a un tratto un blackout e nonostante siano avanti di due marcature si fanno rimontare.

L’allenatore Stojkovic in conferenza stampa postpartita ammette:

“Dusan non è al meglio, non sta benissimo. Mi serviva gente fresca. Non è ancora pronto per giocare a questi livelli, è un motivo di preoccupazione per noi“.

IL MATCH DECISIVO

Un Mondiale deludente e molto al di sotto delle aspettative. Il giocatore ha raccolto soltanto una trentina di minuti di gioco. La stampa si scaglia contro il tecnico e l’attaccante reclama spazio:

“Non c’è nessun problema tra me e il mister, ho scritto che sono sempre pronto, anche con una gamba sola, ma se è meglio per la squadra che io resti in panchina allora non c’è problema”.

Contro la Svizzera Vlahovic parte dall’inizio. Dopo il vantaggio iniziale degli elvetici la Serbia rimonta grazie alle reti dei suoi due attaccanti. Tuttavia, come contro il Camerun, la partita si ribalta in favore degli avversari. La Nazionale perde la sfida decisiva e scivola all’ultimo posto in classifica nel Girone. Una delusione cocente per milioni di connazionali.

IL RIENTRO

Dusan Vlahovic ha giocato appena 10 partite in Serie A, ma impreziosite da 6 gol e un assist. Malgrado la lunga assenza risulta la punta più prolifica della squadra a pari merito con Milik. A riprova del fatto che il serbo, se è nelle migliori condizioni fisiche, è un giocatore di assoluto valore.

La pubalgia ha condizionato il suo rendimento, costringendolo ai box per lungo tempo. Una sindrome provocata dall’eccessivo utilizzo dei muscoli adduttori. Un dolore acuto a livello inguinale, che impedisce al paziente di compiere sforzi immoderati.

La punta si è sottoposta a terapie fisiche strumentali e a un’attività riabilitativa volta a disinfiammare la muscolatura deficitaria.

Massimiliano Allegri ha confermato che il rientro avverrà il 29 gennaio nel match contro il Monza. Tuttavia, occorre pazienza e cautela in quanto si tratta di un infortunio che può potenzialmente riacuirsi. È probabile che i tifosi si arrendano all’evidenza che, per vedere l’attaccante al top della forma, bisognerà attendere ancora qualche tempo.

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Mattia Zaccagni e la sua consacrazione

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Mattia Zaccagni

La Lazio, nell’estate 2021, dopo aver accantonato l’operazione per l’acquisto di Kostic dall’Eintracht Francoforte, si è gettata su Mattia Zaccagni, assicurandosi fino al 30 giugno 2025 le prestazioni sportive dell’esterno romagnolo di proprietà del Verona.

Ecco che Zaccagni con il passaggio in una big si trova a dover confermare ciò che di buono è stato fatto in precedenza in gialloblù.

LA CONSACRAZIONE CON IL MAESTRO SARRI

L’esterno biancoceleste fin da subito non delude le aspettative, si mette subito a disposizione di mister Sarri, che lo migliora moltissimo sia sul piano tattico che nell’attaccare gli spazi. Inoltre, essendo abituato a giocare in più ruoli, diventa subito fondamentale per la Lazio e nella prima stagione totalizzerà 4 gol e 6 assist in 29 presenze.

È nella stagione corrente però, che l’ex giocatore degli scaligeri sta stupendo davvero tutti e non si ferma più; infatti, ha già festeggiato diversi record personali, tra cui: esser andato a segno in tre match consecutivi (Empoli, Sassuolo e Milan) e aver già superato il suo record di gol stagionali, in sole 17 presenze.

Ad oggi, nessun esterno in Serie A sta facendo meglio di lui e grazie al lavoro di Sarri il classe ’95 si è trasformato in un vero e proprio bomber con ben 8 reti all’attivo, diventando il capocannoniere della sua squadra e anche il giocatore italiano con più reti in stagione.

 

L’arciere (così soprannominato) non ha deluso affatto le aspettative del club ed è diventato un vero e proprio beniamino della tifoseria, riuscendo a sbalordire tutti ed a consacrarsi come un big del nostro campionato. Il suo valore è già salito di molto, rispetto ai soli 7 milioni con i quali società capitolina era riuscita ad accaparrarselo, perciò la dirigenza sta pensando ad un prolungamento del suo contratto per poterlo lasciare il più a lungo sotto la guida del maestro Sarri.

LE QUALITÀ SOPRAFFINE

Zaccagni è diventato ormai imprescindibile nel tridente d’attacco biancoceleste, che non può più fare a meno della sua qualità e della sua intelligenza tattica. L’esterno è bravo sia palla al piede e sa muoversi molto bene anche senza, è molto rapido nell’attaccare gli spazi, punta spesso la difesa avversaria e negli ultimi tempi è migliorato molto anche sotto il punto di vista delle conclusioni. Inoltre, assiste spesso i compagni e lo dimostra il fatto che ad oggi è già a quota 4 assist.

 

MANCINI DOVREBBE PUNTARE SU DI LUI?

In tanti si chiedono se viste le sue prestazioni e la sua leadership con il club biancoceleste Zaccagni non possa diventare al più presto un inamovibile della Nazionale di Roberto Mancini, che già in passato ha chiamato l’ex Verona in occasione di alcuni stage facendolo esordire contro la Turchia il 29 marzo 2022.

Sicuramente la concorrenza per un posto in nazionale è molto alta, visto il ritorno di Chiesa e alla luce dei tanti esterni di cui il nostro calcio dispone, ma certo è che ad oggi nessuno ha i numeri di Zaccagni e considerando le prestazioni al momento nessuno merita il ruolo come lui. Sicuramente l’arciere, con le sue qualità, potrebbe aiutare moltissimo il gruppo azzurro a tornare grande e a riprendersi la scena mondiale.

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Alla Ricerca del Diez

Victor Osimhen, l’oro di Napoli

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Osimhen

Il Napoli, con dodici punti di vantaggio sul Milan secondo in classifica, inizia a intravedere il traguardo finale, quello del terzo Scudetto della sua storia. A metà campionato, con 50 punti raccolti, l’impresa è sempre più vicina. 19 partite per suggellare il vantaggio e continuare a dimostrare la grandezza e la bellezza messe in luce finora, a suon di prestazioni esaltanti. La squadra di Spalletti gioca il miglior calcio d’Europa insieme al Manchester City e l’Arsenal. Il gruppo, allenato in modo sublime dall’allenatore toscano, è stato il vero punto di forza in questa prima parte di stagione meravigliosa, il motore di una macchina quasi perfetta.

Titolari e riserve sono amalgamati perfettamente. Tutti rendono al massimo, indipendentemente dal fatto che i minuti a disposizione siano 90 o 10. Il mercato ha sorpreso chiunque, con innesti mirati e incredibilmente produttivi, calatisi immediatamente nel ruolo di protagonisti, come Kim e Kvaratskhelia, superbi nel sostituire due totem come Koulibaly e Insigne.

ARMA LETALE

Il perno, tuttavia, l’arma in più, l’uomo che ha fatto alzare il livello di competitività è, senza alcun dubbio, Victor Osimhen. L’attaccante nigeriano, dopo due stagioni in cui ha fatto vedere solo in parte le qualità che possiede a causa di continui problemi fisici, sembra essere definitivamente esploso.

In stagione ha già messo a segno 14 reti condite da 4 assist in 19 partite in tutte le competizioni, viaggiando a una media di un gol ogni 103′. Ha raggiunto la consapevolezza nei propri mezzi, ha sviluppato una maturità mai dimostrata fino ad ora, calandosi nella parte del leader tecnico e carismatico. Osimhen è sempre più decisivo.

Voltandosi indietro, è lecito chiedersi se gli infortuni patiti nei primi due anni in Italia lo abbiano fortificato, riuscendo a cavarne il meglio, soprattutto a livello mentale. Nel 2020-2021 è costretto a rimanere fuori dal campo per oltre due mesi a causa del Covid. Nel 2021-2022, invece, durante Inter-Napoli del 21 novembre, si rompe lo zigomo sinistro e l’orbita oculare in seguito a uno scontro terrificante con Skriniar. Inevitabile temere il peggio vista l’entità dell’urto. L’attaccante del Napoli torna a giocare solamente a gennaio, saltando quasi due mesi di stagione.

Il suo ritorno segna anche la comparsa della maschera, dalla quale non si è più separato. Da allora, Osimhen si è trasformato, come se quella maschera, oltre ad avere funzione protettiva, lo abbia reso un supereroe. D’altronde, nella cultura africana le maschere hanno un significato, spesso ultraterreno, sono il mezzo con il quale ci si può mettere in contatto con entità superiori, rappresentandole in terra.

UNO SPIRITO LIBERO

Indubbiamente, Osimhen sta giocando un calcio trascendente, istintivo, a tratti selvaggio. L’ex attaccante del Lille lotta, corre, cade, difende, trascinato da una forza interiore impetuosa. Aiuta i compagni, pressa a tutto campo, non molla mai.

La sua rete contro l’Ajax nella gara di ritorno della fase a gironi, quella del definitivo 4-2, ne è la prova lampante. Si lancia su una palla innocua, rubandola a Blind e appoggiando nella porta lasciata sguarnita da Pasveer, defilatosi per ricevere il passaggio del suo difensore. Un gol animalesco, conquistato con la grinta e la garra di chi vuole conquistare il mondo.

Vederlo giocare, per quanto possa peccare di grazia, è liberatorio. Osimhen non emerge per l’eleganza nei movimenti o nelle conclusioni. Il suo incedere è spesso goffo, disarticolato. L’impressione che si ha, a volte, è che non riesca a controllarsi, dominato da un pathos interiore inafferrabile, comprensibile a lui e a lui soltanto.

L’ORO DI NAPOLI

Probabilmente il gioiello partenopeo deve migliorare nella finalizzazione e nel gioco di squadra, imparando a gestire meglio alcune situazioni, facendo predominare la ragione e la freddezza all’istinto che lo contraddistingue. Spalletti lo sa e quest’anno, grazie al lavoro svolto insieme, si sono visti i primi progressi.

La vera forza del calciatore nigeriano, ciò che ha reso Osimhen il giocatore attualmente più importante e decisivo della Serie A, è la mentalità. Oggi ragiona da leader. In campo lo seguono tutti. I compagni lo ascoltano, lo abbracciano in massa quando segna, il suo atteggiamento è magnetico.

Lui ama Napoli e Napoli ricambia il sentimento. L’azzurro, ormai, scorre nelle sue vene. Se dovesse, si getterebbe tra le fiamme per onorare e difendere la maglia partenopea. Insieme a Di Lorenzo, capitano della squadra, è il perno di un gruppo che ha spiccato il volo, puntando il terzo Scudetto della storia del club.

Nonostante i soli 24 anni, sembra essere molto più maturo. I lunghi stop delle stagioni passate, le attese, il dolore e la paura ne hanno forgiato il carattere. Ora, dopo essersi assicurato l’amore della città di Pulcinella, Victor Osimhen vuole l’Italia.

 

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Pronostico Lazio-Fiorentina, statistiche e consigli per la partita

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Lazio-Udinese

PRONOSTICO LAZIO-FIORENTINA – Domani sera alle ore 18:00 andrà in scena Lazio-Fiorentina, match valido per la ventesima giornata di Serie A. La partita si disputerà allo Stadio Olimpico di Roma e sarà arbitrata da Andrea Colombo, della sezione di Como.

STATO DI FORMA DI LAZIO E FIORENTINA

È cominciato in salita il 2023 della Lazio. Prima la sconfitta per 2-1 a Lecce, poi il pareggio con l’Empoli, arrivato proprio all’ultimo con una clamorosa rimonta dei toscani. In compenso i biancocelesti si sono risollevati, perché prima hanno vinto 2-0 a Sassuolo e poi martedì sera hanno battuto il Milan per ben 4-0. La Lazio quindi ora si trova al terzo posto, a pari punti con Inter e Roma, solamente a un punto di distanza dai rossoneri. La Champions diventa sempre più un obiettivo per la squadra di Lotito.

Discorso inverso invece per la Fiorentina, che ha cominciato discretamente bene il suo 2023, con 4 punti nelle due giornate dell’anno, contro Monza e Sassuolo. Sono arrivate però due sconfitte nelle ultime due partite, ovvero quelle contro Roma e Torino. Al momento i viola sono al dodicesimo posto, a 23 punti, insieme alla Juventus.

STATISTICHE LAZIO-FIORENTINA

La Lazio è il quarto miglior attacco della Serie A, insieme al Milan, con 35 gol segnati all’attivo. Buon risultato anche per la difesa, che con soli 15 gol subiti è la seconda migliore del campionato, insieme alla Juventus. Solo il Napoli ha preso meno gol, 14.

La Fiorentina invece ha segnato 21 gol, praticamente uno di media a partita, e i gol segnati sono poco di più, 25. La squadra di Italiano però fa del possesso palla uno dei suoi miglior pregi, infatti di questo ne ha avuto il 57% finora, il secondo miglior risultato in Serie A relativamente a questa statistica, di cui anche qui il Napoli ha il primato.

PRONOSTICO LAZIO-FIORENTINA

Negli ultimi 4 precedenti è sempre uscito il NO GOAL. Di questi la Lazio ha vinto gli ultimi 3. Vedendo quindi i precedenti, la classifica e lo stato di forma, i biancocelesti partono favoriti. Si consiglia pertanto il segno 1. Per chi vuole rischiare di più si può combinare il segno con il NO GOAL.

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