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Calcio e dintorni

Quando il Fair play è fuori dal campo

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I calciatori, si sa, sono gli sportivi più pagati. Questo tuttavia non rende scontati i loro gesti di beneficenza. La generosità e la filantropia non dipendono dalla quantità di zeri nel conto banca, ma piuttosto dal carattere e dalla sensibilità di una persona, a prescindere da quanto questo guadagni. Anche se, certo, uno stipendio da miliardari facilita le donazioni.

L’ultima notizia riguarda forse Sadio Manè, il senegalese attaccante del Liverpool, che ha dichiarato di non vedere la necessità di riempirsi di oggetti di lusso: i suo soldi sono più volentieri spesi per la beneficenza, e in particolare la stella dei Reds sostiene di donare 70€ al mese a ogni abitanti di una zona poverissima del suo Paese di origine. Oltre a questo, e a un generale atteggiamento poco narcisista, il giocatore è stato immortalato mentre stava pulendo una moschea, segno probabilmente di un carattere altruista che va oltre le offerte in denaro.

Ma chi sono i calciatori che donano di più e quali si sono distinti per gesti solidali anche senza i riflettori puntati contro?

 

CAMPIONI DENTRO E FUORI DAL CAMPO

Essere il primo è per Cristiano Ronaldo una fissazione. Tra i numerosi record battuti sul campo, ce n’è però uno fuori da esso che lo rende un campione anche nella vita: il bomber portoghese è infatti lo sportivo che fa più beneficenza. L’esorbitante stipendio di 34 milioni di dollari all’anno, e di – nota bene – 47 milioni annui grazie all’attività di influencer su Instagram, è in parte spesa per gesti di bontà nei confronti di associazioni e Onlus umanitarie. Cristiano infatti già nel 2013 ha messo all’asta una copia del Pallone d’oro per devolvere la somma (600 mila euro) all’associazione “Make-a-Wish”, che si occupa di fornire assistenza ai bambini malati terminali e alle loro famiglie.

Successivamente ha poi girato alla Croce Rossa un assegno di 100 mila euro ricevuto dall’Uefa per essere stato inserito nel Team of the Year, oppure nel 2015 ha donato quasi 5 milioni di euro a Save the Children per le attività di sostengo e aiuto nei confronti della popolazione del Nepal colpita in quell’anno da un terribile terremoto. Ma sono tuttavia continui i gesti caritatevoli, anche a singoli individui, che rendono CR7 il numero uno anche nel sociale.

Fonte: profilo Twitter Cristiano Ronaldo

Altro attaccante dai piedi d’oro, Neymar è uno degli sportivi che più ama fare beneficenza, tanto da aver aperto un istituto in suo nome, L’Instituro Projeto Neymar JR. Il centro si trova nel quartiere Jardim Gloria, nella città di Praia Grande, in cui il calciatore brasiliano ha trascorso parte della sua infanzia, e l’obiettivo dell’associazione è di trasformare la vita dei bambini poveri attraverso l’educazione, l’arte, e le varie attività sportive. Il complesso dell’istituto è di 8.400 mq e ad essere ospitati sono più di 2000 bambini con le loro famiglie. Il dieci del PSG inoltre organizza annualmente un torneo di calcio a 5, il Neymar Jr’s Five, competizione con match giocati anche in Italia, aperto ora anche alle ragazze: la finale di ogni anno si gioca al suo istituto sotto gli occhi dei bambini del centro.

Sempre in casa Paris Saint German, il talento classe ’98 Kylian Mbappé è stato recentemente protagonista di un’azione umanitaria con la donazione in beneficenza di oltre 400 mila euro,  guadagnati al Mondiale dello scorso anno. Prima di Russia 2018 il giovane francese aveva dichiarato: “I giocatori non hanno bisogno di soldi per rappresentare il proprio Paese”. Soldi che invece ne sono arrivati tanti, dato che il suo Paese il mondiale l’ha vinto e Mbappé è stato pure eletto dalla FIFA miglior giovare della competizione. Dopo la festa, la promessa è stata mantenuta: i ricavi guadagnati nella Coppa del Mondo sono infatti stati donati all’associazione Premiers de Cordée, che aiuta disabili e bambini malati con programmi sportivi gratuiti.

Fonte immagine: Instagram ufficiale di Mbappé.

MADE IN ITALY

Ma come non citare uno dei Diez più importanti del calcio italiano? Francesco Totti è uno dei giocatori del nostro Paese che nella carriera si è distinto anche per l’umanità e la solidarietà per gli altri, e soprattutto senza farsene mai un vanto. Ambasciatore Unicef dal 2003 e spesso impegnato in campagne di sensibilizzazione, Er Pupone ha dato un contributo fondamentale all’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, a cui ha devoluto fondi per l’acquisto di macchinari, e anche pomeriggi di sollievo e svago per i piccoli ricoverati. Inoltre, Totti ha pagato le cure per una bambina ospite in una clinica di Boston malata di fibrosi cistica, o ancora ha partecipato a campagne per i terremotati di Haiti e Nepal, e ha adottato undici bambini kenioti, “una squadra“. Oppure ancora ha messo all’asta una sua maglia per donare la somma in beneficenza all’Unione italiana per la lotta alla distrofia muscolare di Verona, e ancora altri piccoli grandi gesti impossibili da elencare.

 

GESTI DIRETTI DI SOLIDARIETÀ

La pagherò io“: così Antonio Candreva ha deciso di aiutare la bambina che in una mensa di Verona era costretta a mangiare cracker e tonno perché la famiglia non poteva permettersi la retta. Il piccolo caso di cronaca è diventato un caso nazionale, discusso su tutti i media, e derivato dalla denuncia della sede del PD di Minerbe, che parlava di “scelta discriminatoria” per la piccola bambina di famiglia straniera in difficoltà economiche. Tra chi sosteneva fosse una conseguenza corretta nel rispetto di chi invece pagava la retta, e chi gridava allo scandalo, ci ha pensato il giocatore dell’Inter a dare un calcio alle disuguaglianze. Il nerazzurro ha quindi parlato con il sindaco del paese per avere i dettagli della vicenda, per poi pagare in persona la retta alla bambina della scuola elementare, che adesso può consumare lo stesso pasto dei compagni.

In casa Napoli invece, il fuoriclasse Dries Mertens, sulla soglia di battere il record di gol di Maradona in maglia azzurra, è stato coinvolto più volte in azioni benefiche, in particolare per i senzatetto della città partenopea. Spesso il centravanti si è mimetizzato donando tranci di pizza ai clochard per le strade del centro, come racconta un amico, che Mertens ha chiamato una volta dopo una trasferta: “Vediamoci, compriamo pizze Margherita e le portiamo a chi ha fame e vive in strada. Fa molto freddo“. Un regalo di momenti di carità e amore ripetuti anche per alcuni bambini malati a cui ha fatto visita negli ospedali, o per i diversi cani randagi che il giocatore adotta insieme alla moglie.

Fonte: profilo ufficiale Twitter @sscnapoli

L’INIZIATIVA DI JUAN MATA

Un gesto di Fair play fuori dal campo meritevole di citazione è quello di Juan Mata, ex numero Diez del Chelsea e ora attaccante del Manchester United. Il trequartista ha lanciato infatti il fondo collettivo “Common Goal“, che fa capo all’organizzazione “StreetFootballWorld“, che raccoglie 120 associazioni di 80 paesi. L’obiettivo è quello di donare l’1% dello stipendio:

Ogni volta che qualcuno firma un nuovo contratto, che uno stipendio viene pagato, da squadre, federazioni, agenti e associazioni, l’uno per cento va direttamente a favore di progetti sociali. E nessuno dovrà controllare e dire “Ehi, dove sono questi soldi?” perché tutti sapranno a cosa sono serviti“.

Mata però non vuole che l’iniziativa sia un episodio isolato, ma anzi chiama i colleghi con l’auspicio che lo seguano. Il progetto ha iniziato ad avere tante adesioni, così che l’idea è stata premiata dal Guardian, che ha eletto lo spagnolo “Calciatore dell’anno 2017“. La “Common Goal”  ha adesso come donatori importanti uomini sportivi, come Giorgio Chiellini, Hummels, Gnabry, Kagawa e altri ancora, e anche il Presidente della Uefa Aleksander Čeferin.

Fonte: profilo Instagram Juan Mata

CALCIATORI MODELLO?

Forse è da imputare a George Best lo stereotipo del calciatore perso tra genio e sregolatezza, dato che dichiarò:

Ho speso gran parte dei miei soldi per donne, alcol e automobili. Il resto l’ho sperperato“.

Tuttavia, come riportato, non è sempre così, e sono numerosi gli esempi di giocatori impegnati in opere di bene e quelli citati sono solo alcuni di essi. Spesso si sente parlare di bambini che aspirano a fare il calciatore, dato che il mestiere di “correre dietro a un pallone” è uno dei più ambiti e affascinanti. L’importanza quindi di fare beneficenza per persone così di successo è dovuta anche alla speranza che questa diventi un’altra caratteristica oltre che del “calciatore-modello” anche del “modello del calciatore”.

 

Fonte immagine: profilo Instagram ufficiale Instituto Neymar Jr. 

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Calcio e dintorni

Gelbison, la promessa di De Sanzo: “Daremo il massimo per salvarci”

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Juve Stabia

In una recente intervista rilasciata a SalernoSport24, Fabio De Sanzo ha parlato della sua nuova avventura in Serie C, alla guida della Gelbison. Il tecnico di Castrovillari, dopo l’esperienza alla Paganese, è ritornato ad essere protagonista nella terza serie professionistica italiana. Contro ogni aspettativa di inizio stagione, l’ex Acireale ha condotto la formazione di Vallo della Lucania in zona play-off. L’allenatore calabrese, però, vola basso: l’imperativo è la salvezza dei rossoblù.

L’intervista a Fabio De Sanzo

  • Cosa ha detto sin dal primo giorno al gruppo per portarli ad ottenere quattro successi di fila?

«C’era già una buona base di partenza anche perché mister Esposito ha lavorato bene. Ho trovato una squadra organizzata, una squadra importante. Ho inculcato un po’ di coraggio, di forza. Tra il suo metodo e il mio vi sono delle differenze però, ripeto, la base importante l’ha creata già lui, altrimenti sarebbe stato difficile lavorare così».

  • Quali sono le differenze di metodo?

«Lui predilige il possesso palla, la manovra, mentre io preferisco la verticalizzazione e l’aggressione alla palla».

  • Chi la sta impressionando della sua rosa?

«È un continuo conoscersi, anche perché sono passati due mesi dal mio arrivo e tanti giocatori non li conoscevo bene, se non Gilli e Cargnelutti su tutti. Però ci sono altre situazioni importanti. Ci auguriamo la crescita di giocatori come SaneKyeremateng e Graziani. Il reparto difensivo è quello che mi ha impressionato di più».

  • Una battuta d’arresto che può starci contro un avversario ostico come il Catanzaro. Da dove deve ripartire la Gelbison?

«Dalla convinzione dei primi 60’, dove abbiamo cercato di giocare non dico alla pari, ma all’altezza del Catanzaro. Secondo me, i primi 60’ sono stati giocati bene, con intensità, voglia, coraggio, però poi, alla lunga, la qualità sia di squadra che dei singoli del Catanzaro è prevalsa. È pur vero che stiamo parlando di una squadra costruita per vincere questa categoria ormai da anni. Il divario era molto ampio, ma onestamente sono orgoglioso dei miei ragazzi per come si sono comportati».

  • In cosa può migliorare la squadra?

«C’è sempre da migliorare. In convinzione soprattutto, nelle qualità che ognuno di noi ha e che deve sempre dimostrare, nell’orgoglio, nella caparbietà di credere in quello che stiamo facendo. Perché, in tutta onestà, in queste otto-nove partite con me in panchina, forse solo col Monterosi abbiamo toppato la prestazione. Dobbiamo migliorare nell’autoconvinzione, essere bravi e avere tanta umiltà».

  • Quando è stato scelto dal presidente, qual è stata la sua prima impressione? Cosa vi siete detti?

«Mi ha fatto tanto piacere, perché vuol dire che la scorsa stagione ha premiato la Gelbison ma anche l’Acireale, squadra che ha lottato per salire in C sotto la mia gestione. Approdare in terza serie con una diretta concorrente dell’anno precedente fa solo piacere. Vuol dire che il lavoro è stato apprezzato. Col presidente ci siamo detti che dobbiamo lottare per arrivare alla salvezza con le unghie e con i denti».

  • Qual è l’obiettivo stagionale?

«L’obiettivo è uno: arrivare salvi all’ultimo minuto dell’ultima partita di campionato».

  • Si sente di promettere qualcosa ai tifosi?

«Le aspettative, alla partenza, davano la Gelbison tra le vittime predestinate alla retrocessione. La mia promessa è quella di mettercela tutta per salvarci».

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Calcio e dintorni

Inter, Antonio Pintus premiato per la stagione dello Scudetto

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Corsa scudetto, Milan-Napoli-Inter

Antonio Pintus, preparatore atletico del Real Madrid, è stato premiato oggi a Coverciano con il Cronometro D’Oro. Il premio si riferisce al lavoro svolto durante la stagione 2020/21, annata in cui era parte dello staff tecnico di Conte all’Inter, conclusasi con la vittoria dello Scudetto. Dopo aver ricevuto il premio, Pintus ha preso la parola per un discorso di ringraziamento. Ecco cosa ha detto:

Ringrazio lo staff tecnico dell’Inter per la stagione a cui fa riferimento questo Cronometro d’Oro. Tutti i miei ex collaboratori, il mister e soprattutto ricordo lo staff medico. Per riuscire ad avere risultati eccellenti, bisogna che ci sia un’assoluta integrazione tra gli staff. Ci deve essere onestà intellettuale, cosa che ho trovato all’Inter e non a caso sono stati raggiunti certi risultati. Mia moglie mi dà un equilibrio, sia nei momenti di euforia che di sconforto”.

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L’esito degli esami per Mazzocchi: c’è distorsione

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Durante il ritiro della Nazionale, Pasquale Mazzocchi, terzino della Salernitana, ha dovuto abbandonare anzitempo l’allenamento per un problema al ginocchio destro.
Rientrato a Salerno, Mazzocchi si è subito sottoposto agli esami di rito, che hanno evidenziato una distorsione con interessamento del legamento.

Lo stop, indicativamente, sarà dalle 3 alle 6 settimane, una tegola decisamente pesante per Nicola e la sua Salernitana, per i quali Mazzocchi rappresenta un pilastro fondamentale.

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Calcio e dintorni

La Russa si espone su San Siro e presenta il suo piano per il “doppio stadio”

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San Siro

Ignazio La Russa, presidente del Senato della Repubblica, è tornato a parlare sul progetto del nuovo stadio di Milano, che dovrebbe vedere la demolizione di San Siro.

La Russa si è dichiarato totalmente contrario a tale demolizione, infatti pare che stia discutendo con il Sindaco Sala per cercare una soluzione che scongiuri ciò.

Ecco le parole, riportate da Daniele Mari su Twitter:

Al sindaco Sala, il piano economico che mi sono permesso di sottoporre prevede un risparmio di 500 milioni, il costo della demolizione, che si somma al risparmio di danni ambientali enormi”.

“Anzi c’è un vantaggio a mantenere come è esattamente lo stadio di San Siro e costruire accanto, come avviene in tante città europee e sudamericane, un altro stadio“.

“Il progetto dei due stadi è conveniente, assolutamente necessario e utile. Quando all’estero si parla di Milano le cose che si conoscono sono tre: il Duomo, la Scala e lo stadio San Siro. Continuo a ripetere che vi è compatibilità assoluta”.

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