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Quando l’Europa League si chiamava Coppa UEFA

Quando l’Europa League si chiamava Coppa UEFA

Nel corso della sua lunga storia, l’Europa League ha saputo rinnovarsi nel tempo, mantenendo intatto il suo fascino, nonostante il cambio di nome.
Nata dalle ceneri della Coppa delle Fiere nel 1971, la Coppa UEFA (io sono nostalgico, la chiamo ancora così) ha vissuto sempre all’ombra delle sue due sorelle maggiori: la Coppa dei Campioni e la Coppa delle Coppe.
Nei suoi 50 anni di storia, però, l’Europa League ha saputo appassionare con storie e personaggi sempre diversi.
In vista della finale di mercoledì, tra Eintracht Francoforte e Rangers Glasgow, voglio riportarvi alla memoria cinque finali che magari in pochi ricordano, ma restano tra le più belle di sempre.

IL SOGNO DEI MAGIARI

“Slow change may pull us apart when the light gets into your heart, baby. Don’t you, forget about me”
Il 1985 si apre con il brano dei Simple Minds che spopola nelle radio e nei cinema, vista la sua presenza nella colonna sonora di “Breakfast Club” film simbolo per gli adolescenti degli anni ’80.
È l’anno della strage dell’Heysel, una delle pagine più nere della storia calcistica, ma è anche l’anno del mitico Scudetto del Verona.
I gialloblu vincono matematicamente il tricolore proprio nella settimana della finale di Coppa UEFA, dove a sfidare i favoriti del Real Madrid c’è una squadra ungherese: il Videoton.
I rossoblu di Kovács sono una sorpresa davvero clamorosa, avendo eliminato PSG, Partizan Belgrado e Manchester United, prima della finale.
L’8 maggio 1985, al Sóstói Stadion, il Real Madrid impone la sua dittatura, passando in vantaggio alla mezz’ora, con uno splendido sinistro volante di Míchel, imbeccato da Santillana. I Blancos chiudono la pratica nell’ultimo quarto d’ora, con lo stesso numero 10 e con Valdano, serviti alla perfezione da uno straripante Míchel.
La partita di ritorno, il 22 maggio, sembra dunque una formalità; troppo forte il Real per il piccolo Videoton.
In un Bernabeu vestito a festa, dopo 10 minuti i padroni di casa potrebbero già passare in vantaggio grazie ad un rigore. Dal dischetto, però, Valdano si fa ipnotizzare da Péter Disztl, uno dei simboli dei rossoblu.
La partita, complice anche un Real molto tranquillo, scivola via fino all’86’, il minuto della storia.
Su un pallone respinto dalla difesa spagnola, l’attaccante magiaro Lajos Majer trova il gol con un bel destro da fuori area e regala al Videoton la più grande vittoria della sua storia.
Il Real vince la Coppa UEFA, ma gli ungheresi entrano lo stesso nella storia del calcio, nonostante il risultato complessivo.

LA RIMONTA PERFETTA

“E vorresti urlare, soffocare il cielo, sbattere la testa mille volte contro il muro”
È Massimo Ranieri il mattatore del Festival di Sanremo con la celeberrima “Perdere l’Amore”, emblema del 1988.
Le Coppe europee regalano sorprese ed emozioni inimmaginabili.
Se il PSV che vince la Coppa dei Campioni contro il Benfica rappresenta una piacevole novità, in Coppa delle Coppe è il piccolo Malines a fare la voce grossa, battendo l’Ajax.
Le due sorelle maggiori, dunque, hanno visto vincitori inaspettati, per cui la Coppa UEFA si adegua e in finale si affrontano Bayer Leverkusen ed Espanyol.
Entrambe le squadre non sono di certo delle presenze fisse a questi appuntamenti, perciò ci si aspetta una doppia finale tirata ed equilibrata; non sarà così.
Il 4 maggio al Sarriá di Barcellona, i padroni di casa segnano 3 reti tra primo e secondo tempo, mettendo una seria ipoteca sulla vittoria finale.
Il mattatore della partita è un ragazzo ventunenne, in prestito dal Real Madrid, che segna due splendide reti di testa: Sebastián Losada. In mezzo alle marcature del numero 11 c’è il gol di Soler, rognoso terzino di spinta che giocherà anche con il Barcellona.
Il 3-0 subito in Catalogna rappresenta una montagna decisamente ardua da scalare per i tedeschi, che però all’Ulrich-Haberland-Stadion sono capaci di qualsiasi cosa.
Il 18 maggio, gli uomini di Clemente reggono quasi un’ora, prima di soccombere agli attacchi del Bayer.
Al 57’ il brasiliano Tita (che in estate passerà al Pescara) sfrutta un clamoroso errore difensivo degli spagnoli e mette dentro il gol che riaccende le speranze dei tedeschi. Dopo appena cinque minuti, poi, Falko Götz impatta di testa un cross di Tauber e fa 2-0.
A dieci minuti dalla fine il sudcoreano Cha Bum-Kun firma il 3-0 di testa, gettando gli spagnoli nel baratro.
In uno stadio completamente in festa, l’Espanyol regge psicologicamente fino ai calci di rigore, ma il Bayer si dimostra più cinico e si porta a casa la vittoria.
L’ultimo penalty fallito è proprio quello di Losada, che passa in una settimana dall’euforia alla tristezza.
Per il Bayer Leverkusen questo resta l’unico alloro europeo, mentre per l’Espanyol la più grande occasione persa della storia

BONUS TRACK: LE STORIE DEI PROTAGONISTI

In questa pazza finale, spiccano due giocatori, che hanno vissuto senza dubbio storie da raccontare.
Il tedesco Falko Götz, autore della rete che ha riacceso le speranze del Bayer, è nato nel 1962 a Rodewisch, in Germania Est.
Götz, nel novembre del 1983 si trova a Belgrado, dove la sua Dinamo Berlino deve giocare contro il Partizan. Nel pomeriggio l’attaccante, assieme al compagno Schlegel, salgono su un taxi e si dirigono all’ambasciata della Germania Ovest, decisi a chiedere asilo dall’altra parte del muro.
La fuga dei due si conclude con un successo e, fortunatamente, senza conseguenze, ad eccezione di una squalifica da parte della FIFA. Esattamente un anno dopo, Götz e Schlegel esordiscono con il Bayer Leverkusen, liberi dalle oppressioni tedesco-orientali.
La storia dell’altro protagonista della finale è meno movimentata, ma altrettanto curiosa.
Sebastián Losada, dopo l’ottima stagione con l’Espanyol, torna al Real, dove fatica a trovare spazio.
Dopo tre stagioni in blanco, e due decisamente negative, passate tra Atlético e Siviglia, Losada passa al Celta Vigo.
In Galizia gioca due discrete annate, senza tuttavia tornare ai livelli realizzativi del 1988.
Nel 1995, a soli 27 anni, l’attaccante decide di ritirarsi, non riuscendo più a divertirsi dietro al pallone.
Oggi Sebastián Losada è un affermato avvocato, con un solo rimpianto, quella sera di maggio in Germania

LA FINALE PIÚ PAZZA DI SEMPRE

“I ain’t happy. I’m feeling glad, I got sunshine in a bag, I’m useless but not for long. The future is coming on”
Esplode come una bomba a mano il singolo di debutto dei Gorillaz, band fondata da Damon Albarn (già frontman dei Blur), mentre la Coppa UEFA ci regala una finale per cuori forti.
Il 16 maggio 2001, al Westfalenstadion di Dortmund, il Liverpool di Houiller sfida una squadra inedita, l’Alavés.
I baschi sono in una di quelle annate ricche di fascino quasi mistico, con vittorie assurde e ribaltoni incredibili (chiedere all’Inter).
La finale dopo un quarto d’ora sembra già chiusa. I Reds si portano sul 2-0 con Babbel, di testa e con Steven Gerrard, imbeccato da Owen.
I babazorros non fanno una piega e accorciano poco prima della mezz’ora con Alonso, che di testa trasforma un ottimo cross di Cosmin Contra.
Al 41’ Owen dribbla il portiere degli spagnoli, Herrera, che lo stende, permettendo a McAllister di siglare il 3-1 dal dischetto.
Negli spogliatoi il tecnico Mané Esnal arringa i suoi, come ha fatto in tutta la durata della competizione, riuscendo a rivitalizzarli.
Nel giro di tre minuti, tra il 48’ e il 51’, Javi Moreno, futura meteora milanista, segna due reti, su punizione e su assist di un incontenibile Contra (anche lui visto in rossonero).
Il Liverpool appare spaesato, una rimonta del genere ucciderebbe chiunque, ma non i Reds che si riportano avanti con Robbie Fowler, appena entrato, che dribbla un paio di avversari e mette dentro il 4-3.
Il colpo subito sembra davvero fatale per gli spagnoli, che però hanno un sussulto all’89’, quando il figlio d’arte, Jordi Crujff firma il pareggio; si va ai supplementari.
Purtroppo la favola dell’Alavés si ferma nel peggiore dei modi, con due espulsioni, di Magno e Karmona, che lasciano la squadra in 9.
Proprio mentre Esnal sta cercando di sistemare la squadra per gli ultimi tre minuti, dalla punizione ricavata dal rosso a Karmona, arriva il gol vittoria degli inglesi.
Delfi Geli, ex Atletico Madrid, appostato sul primo palo, anticipa il proprio portiere e firma una sfortunatissima autorete, che pone fine alle ostilità. Nell’edizione 2000/01 della Coppa UEFA, infatti, vige la regola del Golden Goal , e quello di Geli resta uno dei più beffardi di tutti.
La favola dell’Alavés, però, resta intatta, una cavalcata meravigliosa di una squadra rimasta nel cuore di tutti, e fermata solo da un pizzico di sfortuna nel momento topico.

GRANDI NOMI

“Now this looks like a job for me so everybody, just follow me ‘cause we need a little, controversy. ‘Cause it feels so empty, without me”
Il primo estratto del quarto album di Eminem fa immediatamente il botto, consacrando sempre di più il rapper nel panorama della musica mondiale. Il mese di maggio 2002, però, ci regala anche quello che è, di fatto, il primo cinecomic della Marvel, il fantastico Spiderman di Sam Raimi.
Pochi giorni dopo il debutto nelle sale di questo film, il Feyenoord si gioca la finale di Coppa UEFA, in casa, contro il Borussia Dortmund.
Nella rosa dei padroni di casa spicca un diciannovenne, già capace di impressionare tutti a suon di gol, Robin Van Persie. Il numero 32 non segna in finale, ma dispensa comunque sprazzi della sua qualità.
La partita del De Kuip si apre dopo mezz’ora, quando Jürgen Kohler, ex Juventus, frana su Tomasson in area: rigore ed espulsione per il tedesco.
Dal dischetto Pierre Van Hooijdonk è glaciale e apre le marcature. È lo stesso numero 9 a raddoppiare, pochi minuti dopo, con un magistrale calcio di punizione che non lascia scampo a Jens Lehmann.
I gialloblu di Sammer sembrano intontiti, ma rientrano in campo, nella ripresa, con un altro piglio e al 47’ si guadagnano un calcio di rigore per fallo di Paauwe. Dagli undici metri Marcio Amoroso, ex bomber dell’Udinese, accorcia le distanze.
Il Borussia inizia a crederci, ma si sbilancia e dopo pochi minuti un filtrante del giapponese Ono libera Tomasson a tu per tu con Lehmann. Il danese è freddo e con un pallonetto calibrato ristabilisce le distanze: 3-1.
L’ultimo gol del match arriva al 58’, lo segna Jan Koller, il gigante ceco, con un gran tiro da fuori area che si infila all’incrocio dei pali.
L’arrembaggio finale del Borussia non produce esiti e il pubblico biancorosso può festeggiare la conquista della seconda Coppa UEFA della sua storia.

LA PRIMA DELLO SPECIAL ONE

“As I look into your eyes I see the sunrise, the light behind your face helps me realize”
L’estate del 2003 vede il grande ritorno dei Simply Red, che con la loro “Sunrise” ricevono una marea di consensi.
La Coppa UEFA del 2003 vede due nobili del calcio europeo, Celtic e Porto, sfidarsi per la vittoria finale.
Gli scozzesi, in semifinale hanno avuto la meglio, dopo due partite tiratissime, del miracoloso Boavista, rivelazione stagionale, mentre gli uomini di Mourinho hanno maramaldeggiato contro la Lazio.
Dopo un primo tempo sostanzialmente equilibrato, la sfida dell’Estadio de la Cartuja si sblocca al 44’.
Il russo Aleničev, visto anche con la maglia della Roma, conclude verso la porta, trovando pronto Douglas che respinge; il più lesto di tutti è Derlei, che mette dentro l’1-0 per i portoghesi.
In avvio di ripresa i biancoverdi si svegliano dal torpore e pareggiano con Larsson, di testa.
La partita, decisamente equilibrata, vive un altro botta e risposta poco prima dell’ora di gioco. Al 54’ un passaggio visionario di Deco libera  Aleničev, che questa volta non sbaglia, ma ancora Larsson fa 2-2 pochi minuti dopo.
Nonostante i continui attacchi la partita termina in parità e si va dunque ai supplementari.
Al 96’ il Celtic resta in 10, a causa della doppia ammonizione commutata a Bobo Baldé, ma gli scozzesi riescono a reggere alla grande fino al 115’. A cinque minuti dai rigori, infatti,  è ancora il brasiliano Derlei a chiudere i giochi e a consegnare la Coppa UEFA al Porto.
Per José Mourinho è il primo trofeo internazionale da allenatore, per il Celtic una sconfitta davvero dura da digerire.

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