Il clamore degli ultimi giorni destato dalla nascita e dall’immediata sospensione della SuperLega, ha sollevato un polverone intriso di riflessioni sul mondo del calcio. Dove sta andando? Quali strade sta prendendo? L’unione mostrata dai tifosi di tutta Europa contro la creazione di una lega elitaria ha squarciato un Velo di Maya, svelando le fattezze reali del gioco che tanto amiamo. Il calcio, ormai da diverso tempo, è stato travolto dalla valanga lussuriosa del denaro, con la Ligue 1 a occupare un posto particolare.

fonte: laroma24

L’avvento degli sceicchi ha cambiato il volto del football europeo, creando un divario netto tra i piani alti e i piani bassi dei club del vecchio continente. Proprio quel divario che, molto plausibilmente, la SuperLega avrebbe esasperato ulteriormente. Ingaggi faraonici, spese folli, stadi e centri di allenamento galattici. Squadre che, tradizionalmente e storicamente, erano abituate a navigare in acque melmose, oggi si ritrovano ai vertici. I costi, sempre più sostenuti, tuttavia, spesso non hanno coinciso con le vittorie auspicate. Il risultato è stato quello dell’indebitamento. Un peso che è stato fatto gravare sui tifosi. I prezzi dei biglietti e del merchandising non sono più sostenibili dalla classe lavoratrice, il cuore pulsante del tifo. In un quadro complesso, sono due le squadre che più delle altre hanno rappresentato questo cambiamento. Una è il Manchester City, l’altra il Paris Saint Germain.

fonte: corrieredellosport

IL DOMINIO

Agli occhi di chi si è avvicinato al calcio nell’ultimo periodo per motivi di età e di interesse, il PSG può trarre in inganno. Il club della capitale raramente ha dominato il campionato francese prima dell’avvento di Al-Khelaifi. Dei nove titoli di Francia conquistati, solamente due sono stati vinti in epoca precedente, nel 1986 e nel 1994. Poi, un’egemonia che dura dal 2013, una dittatura sfidata solo dal Monaco nel 2017. Tanti campioni che si sono susseguiti con l’obiettivo di conquistare l’Esagono, prima, e l’Europa, poi. Un progetto ancora in fase di completamento, con la finale di Champions raggiunta nella scorsa edizione ma persa contro un dominante Bayern Monaco. I ragazzi allenati da Pochettino proveranno a terminare l’opera quest’anno, tentando di alzare la coppa dalle grandi orecchie, la grande ossessione.

Fonte: il sussidiario

Uscendo dai confini della capitale e salutando con lo sguardo i meravigliosi tetti di Parigi, è facile rendersi conto che il discorso sul calcio, in Francia, è, ed è sempre stato, più ampio. La provincia ha rappresentato il meglio del pallone blu-bianco-rosso sin dalla sua nascita. Olympique Marsiglia, Monaco, Saint-Etienne, Nantes, Bordeaux. La stagione in corso, però, ha rimesso al centro della mappa calcistica francese due squadre dal passato diverso. Il Lyone di Garcia e il Lille di Galtier.

RITORNO AL FUTURO: PARTE UNO

La storia dell’OL è di recente fattura. La data di nascita risale al 1950, quando le sezioni rugby e calcio del club polisportivo Lyon Olympique Universitaire decisero di non avere più nulla da condividere, allontanandosi. Nei primi 50 anni della sua esistenza le vittorie sono state esigue, principalmente in Coppa di Francia. La svolta è avvenuta all’alba degli anni 2000, quando Les Gones hanno intrapreso un cammino che ha portato nella bacheca del club lionese sette campionati consecutivi.

A partire dalla stagione 2001-2002 fino al 2007-2008, la città bagnata dal Rodano ha visto le proprie strade riempirsi e colorarsi per festeggiare titoli a ripetizione. Una squadra fantastica, piena di talenti meravigliosi, su tutti quelli di Juninho Pernambucano e Karim Benzema. Un gruppo che vantava della presenza di calciatori di caratura mondiale come Malouda, Abidal, Essien e Fred. Una fucina di giovani e future stelle del calcio internazionale capaci di illuminare il cielo dello Stade de Gerland, trasformandolo in un fortino dal quale era impresa complessa uscire indenne. Una cometa che ha sovrastato i cieli francesi, spuntando all’improvviso e scomparendo nello stessa maniera.

Fonte: goal.com

Dal 2008, il Lione ha continuato il cammino intrapreso in passato, continuando a sfornare campioni del calibro di Pjanic, Lacazette, Umtiti, Tolisso e Aouar, solo per citarne alcuni. Il presidente Aulas, in carica dal 1987, è riuscito a donare al proprio club un nuovo stadio, il Parc OL, un gioiello da 60 mila posti inaugurato in occasione di EURO 2016. Il progresso, inteso come esportazione delle proprie idee oltre i confini nazionali, c’è stato. Sono state due le semifinali di Champions League raggiunte. La prima nel 2010, la seconda nell’ultima edizione. Nonostante le sconfitte, il messaggio è stato chiaro. Il Lione ha ambizioni alte, malgrado un digiuno che, in Ligue 1, dura dal già citato 2008.

Quest’anno, nella stagione più equilibrata e combattuta degli ultimi tempi, la squadra allenata da Garcia punta al colpo grosso, guardando la vetta da vicino. Al primo posto, al momento, non c’è il PSG, tantomeno il Monaco, l’altra squadra miliardaria. La Ligue 1, a sorpresa, ha una padrona inaspettata, il Lille

RITORNO AL FUTURO: PARTE DUE

Nato nel 1944, il Lille ha conosciuto la gloria dopo i suoi primi vagiti, agli albori della sua genesi. Due campionati francesi, nel 1945-46 e nel 1953-54, e cinque coppe nazionali, dal ’46 al ’48 e nel ’53 e ’55. Poi, il buio. Decenni di difficoltà sportiva ed economica, con retrocessioni e promozioni, poche gioie e tante delusioni. Il rischio fallimento sfiorato ed evitato per il rotto della cuffia, il cambio di denominazione e l’inaugurazione del nuovo stadio, il Pierre Mauroy. Nel mezzo, i primi contatti con l’Europa dei grandi, la Champions League, raggiunta per la prima volta nel 2005-06, e la stagione 2010-11.

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Una stagione inattesa, imprevedibile e irripetibile, almeno fino adesso. La squadra, guidata da un Rudi Garcia al trampolino di lancio, riuscì nell’impresa di conquistare campionato e coppa. Una Ligue 1 dominata, vinta davanti a Lione, Marsiglia e PSG. Una rosa competitiva, impreziosita da Cabaye, Gervinho e da Eden Hazard, ai primi passi di una carriera da fenomeno. Una delle ultime spallate della provincia alla capitale, che nel giro di due anni avrebbe iniziato a imporre la propria egemonia.

Oggi, il Lille è di nuovo in testa al campionato, dieci anni dopo. Il lavoro svolto dalla dirigenza ha cominciato a pagare i tanto desiderati frutti. Tanti giovani fatti crescere in casa, venduti a cifre mostruose e sostituiti da promesse ancora più impattanti. Rafael Leao, Osimhen, Pepè e gli attuali Ikonè, David e Timothy Weah, figlio dell’ex Pallone d’Oro liberiano. Una fucina di talenti destinata ad aumentare ulteriormente, facendo del Lille un futuro punto di riferimento del calcio francese.

Finalmente, dopo stagioni noiose, ovvie e banali, la Ligue 1 si è schiusa, mostrando i volti di una provincia dimenticata. Realtà all’apparenza minori, ma con una spina dorsale salda e forte, contraddistinte da una storia e da ambizioni di primo livello. Lione e Lille, due realtà pronte a riprendersi le luci della ribalta.

Fonte immagine in evidenza: calcioefinanza