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Raiola, Mendes, Barnett e Ramadani: i fantastici quattro super agenti

Calcio e dintorni

I fantastici quattro

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Alzi la mano chi, in tutto l’arco della sua vita, non è mai incappato in questo internazional-popolare quartetto di supereroi. Probabilmente, come risposta alla nostra sollecitazione, apparirebbe un arido deserto di braccia conserte perché chiunque, anche chi non è appassionato del mondo dei fumetti, avrà sentito almeno una volta nominare queste 4 (super) persone. Quest’oggi, tuttavia, non vi proporremo un decalogo o un tributo ad una delle più geniali invenzioni dell’impareggiabile Stan Lee ma tratteremo di quattro figure che grazie alle loro differenti abilità possono avere l’onore, nel loro campo, di godere del prefisso “Super”.

L’ambito ovviamente non può che essere il mondo del pallone ma il ramo preciso che andremo a trattare, di questo sconfinato universo di pura passione, sarà il burocratico mondo delle trattative. A dirigere questo traffico di professionisti, che agita i mesi estivi e quelli invernali, ci sono i procuratori, i poliziotti del pallone che mediano e dirigono questo andirivieni grazie alle loro competenze. Come in ogni campo, anche in quello delle procure vi sono figure di riferimento, personalità che grazie alle loro abilità, alle loro intuizioni e alla loro intelligenza hanno raggiunto l’apice del successo. Un po’ come nel mondo dei supereroi, ogni agente si distingue dall’altro per una determinata caratteristica: vi è chi sa imporsi con modi arroganti, chi al contrario con grande diplomazia e chi invece si affida a conoscenze e ad una infinita rete di collaborazioni.

Ognuna di queste caratteristiche differenti risulta utile in questo oceano di squali, i quali sono accomunati da una comune e necessaria dote: una insaziabile fame di successo. I fantastici quattro super agenti che andremo a raccontare quest’oggi sono Jorge Mendes, Fali Ramadani, Mino Raiola e Jonathan Barnett, fuoriclasse nel loro ambito che sono arrivati alle stelle partendo dalle stalle grazie a una immensa forza di volontà e un’enorme competenza unita ad una grande determinazione.

VASCO DA GAMA 2.0

Che cosa accomuna uno dei più grandi navigatori dello scorso millennio e il plenipotenziario agente portoghese? Sicuramente oltre alle origini lusitane, il fiuto per gli affari, una sana capacità di prendersi dei rischi e una grande determinazione. Incontrastati pionieri nei loro rispettivi campi entrambi sono stati autori di sensazionali scoperte: il primo, circumnavigato il Capo di buona speranza, è giunto in India, il secondo, grazie ad un intenso lavoro di scouting, ha portato alla ribalta campioni del calibro di Deco e Cristiano Ronaldo. Creatore e proprietario della Gestifute, società dal valore superiore al miliardo di euro, Jorge Mendes arriva al successo partendo dal nulla.

Figlio di un modesto impiegato e di una casalinga, a tredici anni aiutava i suoi genitori vendendo cesti di vimini e cappelli di Paglia sulle spiagge del loro paese. Molti suoi amici, come lui, erano impegnati come venditori ambulanti ma erano metaforicamente surclassati dalle vendite di Jorge.

Vendeva più di tutti. Aveva qualcosa di speciale per gli affari

Dice un suo amico d’infanzia. Chi ha incrociato la sua strada con quella di Mendes in giovane età lo descrive come un imprenditore nato, una persona che se si trovasse in una stanza con il presidente degli Stati Uniti troverebbe il modo di chiudere un affare anche con lui.

 

All’età di 23 anni Jorge si trasferisce con suo fratello da Lisbona a Viana do Castelo, una città nel nord del Portogallo, per trovare fortune come calciatore nella Vianense. Gioca come interno sinistro ma le sue scarse doti unite a molti altri interessi commerciali lo fanno arrivare tardi agli allenamenti. Ai margini della rosa chiese alla società di gestire le pubblicità dello stadio che gli fruttarono grossi guadagni al punto che qualche mese dopo aprì, con il fratello, un videonoleggio. Grazie a idee innovative come l’eliminazione delle quote d’iscrizione il negozio fu un successone: da lì, con i soldi ottenuti, dapprima aprì un fast-food e successivamente un complesso turistico sulla spiaggia dotato di una grande discoteca.

Fu proprio qui che cominciò la sua ascesa nel mondo del pallone: entrato nel locale un giovane e promettente portiere di nome Nunõ espirito Santo, Mendes e il giocatore strinsero una solida amicizia che presto avrebbe cambiato la vita di entrambi. Jorge, infatti, convinse l’amico a lasciare il Vitoria Guimaraes per il Deportivo la Corūna. La società portoghese, contraria alla cessione, sparò altissimo sulla valutazione ma Jorge ebbe un’intuizione; rapì virtualmente Nuno, collocandolo nel suo residence e rendendolo irreperibile a tutti, lo motivava costantemente dicendo che quella scelta lo avrebbe reso un campione e ogni giorno in macchina si recava a casa del presidente del Deportivo per trattare. Dopo tre mesi il portiere era un giocatore della società spagnola.

Jorge Mendes in mezzo a due gioielli della sua scuderia: James Rodriguez e Cristiano Ronaldo

 

Le capacità motivazionali di Jorge furono salvifiche anche per un altro giocatore: Deco. Arrivato al Benfica dal Brasile, il giocatore era in prestito all’Alverca, società di serie B, culla di depressione e di tristezza per il brasiliano. Jorge parla con il giocatore e lo motiva a non tornare in Brasile: lo manda in prestito al Salgueiros, lo fa rinascere e gli trova un accordo col Porto. Il tutto in un solo anno. E’ il Re mida del pallone, ciò che capita nelle sue mani diventa oro: Ronaldo, Cancelo, De Gea e Mourinho sono solo alcuni dei suoi gioielli. Tutto quello che si è creato, lo ha fatto da solo seguendo e avendo sempre bene a mente i suoi personali dieci comandamenti: onestà, ambizione, lavoro, dedizione, spirito di sacrificio, famiglia, determinazione, empatia, responsabilità e capacità di non mollare.

L’ALESSANDRO MAGNO DEL VENTUNESIMO SECOLO

Il paragone storico forse in questo caso è azzardato ma tra Fali Ramadani e il celebre condottiero macedone in comune c’è ben più delle semplici origini. Innanzitutto la smania di espansione: il figlio di Filippo secondo era famoso per il suo costante desiderio di conquista di nuovi territori mentre il celebre procuratore negli anni ha continuato e continua a tessere la tela per nuove procure. Entrambi sono culturalmente dotati di una grande intelligenza che gli ha permesso di arrivare al successo nei rispettivi campi; Alessandro educato da Aristotele ha reso la sua corte oltre che grandissima molto avanzata a livello culturale mentre Fali con la conoscenza di cinque lingue è da considerarsi, a tutti gli effetti, un cittadino del mondo.

La storia di Fali è molto simile alla sua personalità: riservata e quasi impenetrabile. Nato a Tetovo da genitori albanesi, la sua famiglia ha origini umili che, tuttavia, gli consentono di completare gli studi. Terminate le scuole decide di aprire una catena di ristoranti nei paesi balcanici che gli porta ottimi guadagni. Alla passione per il mondo degli affari si intreccia quella per il calcio e per il mondo delle trattative. Incomincia a visionare un numero di match di squadre giovanili semplicemente inquantificabile. Albania, Serbia, Montenegro, Croazia e Bosnia: Fali compie la circumnavigazione della penisola balcanica alla ricerca di talenti grezzi da portare nell’elite del calcio europeo.

Fali Ramadani pensieroso, osserva in tribuna uno dei suoi assistiti.

Ed è in uno di questi numerosi viaggi che scopre Stefan Jovetìc, esile ragazzino montenegrino che gioca nelle giovanili del Mladost Podgorica. Ramadani rimane estasiato dalle qualità tecniche del giocatore al punto che individuato il padre di Stevan, al termine della partita gli parla e lo convince ad affidargli il suo futuro. La capacità diplomatica e di convincimento di Fali lasciano estasiata la famiglia Jovetic che si affida nelle mani del 40enne macedone. Siamo nei primi anni 2000, l’atmosfera nella penisola balcanica è ancora molto tesa dalla recente guerra che ha intriso di sangue il suo terreno: affidarsi completamente ad un estraneo, peraltro di origini diverse dalle proprie, è un atto di fiducia che sottolinea le capacità di Fali. Lo porta prima al Partizan di Belgrado, dove Stevan è semplicemente inarrestabile, poi alla Fiorentina. Il resto come si suol dire è storia.

Stevan Jovetic, uno dei gioielli scoperti da Ramadani.

 

E’ la prima di tante intuizioni che rendono lui e la sua agenzia, la Lian Sports con sede a Berlino, un punto di riferimento nel mondo delle procure. Negli anni, infatti, sotto la sua supervisione sono giunti giocatori del calibro di Miralem Pjanic, Cengiz Ünder, Ivan Perisic, Luka Jovic e Ante Rebic che lo eleggono a re dei Balcani ma anche profili come Kalidou Koulibaly e Marcos Alonso delle vere e proprie superstar del pallone. Partito dalla Macedonia, Fali, armato di penna e parole ammalianti, è pronto a conquistare il mondo (del pallone) un po’ come Alessandro Magno, suo antenato e predecessore accomunato dalla stessa fame di successo.

 

UN CAMERIERE PRONTO A PRENDERSI TUTTO

Le persone che vengono da realtà umili e modeste hanno più possibilità di raggiungere il successo.

E’ una regola non scritta, è una di quelle consuetudini che fanno spesso da cornice a kolossal strappalacrime ma è soprattutto una delle trame più usuali nelle storie di successo. Basti a pensare a storie come quelle di Steve Jobs o Jeff Bezos, fondatori rispettivamente di Apple e Amazon che partiti dal nulla sono arrivati nell’Olimpo dell’imprenditoria. Oppure, senza andare troppo lontano dal mondo del pallone, basta leggere la storia di Mino Raiola. Ma quale è il tratto comune che identifica l’italo-olandese con due mostri sacri della resilienza? La fame di prendersi tutto.

Nato a Nocera Inferiore ma trasferitosi ad un anno ad Harleem, l’infanzia di Mino segue la tipica prassi del ragazzino italiano: pizza, pallone, scuola e famiglia. Al pallone e ai libri affianca la grande passione per gli affari: a soli 16 anni, infatti, decide di occuparsi delle finanze della paninoteca di papà Carmine. Grazie alle sue intuizioni trasforma il negozio in un ristorante di lusso di cucina italiana che diventa una tappa fissa per diversi imprenditori olandesi. Lasciate le giovanili dell’Harleem, consegue la maturità classica e si iscrive a Giurisprudenza ma continua ad aiutare nel ristorante come cameriere. Qui, più che portare i piatti ai tavoli, Mino fa da interprete: aiuta, consiglia e direziona gli imprenditori a commerciare con aziende italiane al punto che alla fine, si decide ad aprire un’agenzia di mediazione.

Raiola con Pogba. Ai tempi il francese militava ancora alla Juventus ma presto sarebbe passato allo United. Merito della trattativa? Ovviamente di Mino.

 

Tra i tanti clienti dell’attività di famiglia c’è il presidente dell’Harleem che a pranzo confabula di calcio: Mino ascolta e dissente da ciò che dice l’imprenditore al punto che per la prima volta diede pubblico sfoggio della sua sicurezza (o arroganza se preferite) con un sonoro “lei non capisce nulla di calcio”. Al “provaci tu” di risposta di un presidente estasiato dalla sicurezza del ragazzo, Mino diventò prima responsabile delle giovanili della squadra poi direttore generale. Tutto questo a 19 anni con un’agenzia di mediazione e un Mcdonald’s preso in gestione. Ottenuta la deroga dal sindacato dei calciatori olandesi di gestire in esclusiva le mediazioni con l’estero, Mino si buttò nel mondo delle trattative. L’affare che lo portò alla ribalta fu quello di Bergkamp all’Inter mentre quello che lo consacrò fu quello di Nedved alla Juventus dalla Lazio per 75 miliardi di Lire.

 

Il binomio più celebre, invece, è quello che lo lega a Ibrahimovic, fuoriclasse del mondo del pallone che veneriamo grazie anche all’operato di Raiola (accento sulla prima A). Gli aneddoti contenuti nella biografia dello svedese raccontano di un uomo che all’apparenza, per il suo modo di presentarsi e di atteggiarsi, sembra lontano anni luce dal mondo del calcio ma una volta aperta bocca, si sprigiona una conoscenza e una competenza senza paragoni. La sua scuderia è unica e conta campioni del calibro di Matuidi, Verratti, Donnarumma, Pogba e Lukaku: giocatori di altissimo livello ricoperti d’oro grazie all’impareggiabile capacità di contrattazione dell’agente.

Ibra e Raiola: inseparabili.

Un altro famoso detto dice “L’apparenza inganna”, frase vera che racconta di come spesso siamo schiavi dei nostri occhi e dei nostri pregiudizi. Dietro la pancia prominente e un abbigliamento improbabile si cela un uomo intelligente, sicuro di sé, un tantino arrogante e conoscitore di sette lingue. La sua inconfondibile parlata meridionale storpiata che ricorda vagamente un italo-americano è capace di curare i celebri mal di pancia dei suoi assistiti, non con i medicinali ma con una maglia nuova e un contratto milionario. Il suo coraggio e la sua forza di volontà gli sono valsi rispetto e responsabilità. La sua fame di successo e la sua determinazione, infine, gli sono valse la costruzione di un impero dalle ceneri dell’umiltà. Da solo, come sempre, in puro stile Mino Raiola.

 

UN RAGIONIERE NEL PALLONE

No non è il titolo di una parodia della celebre commedia calcistica “Un allenatore nel pallone” con protagonista Lino Banfi, ma una simpatica assonanza per raccontare in un breve titolo l’ascesa di Jonathan Barnett nel mondo del calcio. Prima di concentrarci però sulla storia dell’inglese è importante sottolineare come la conoscenza di processi amministrativi ed economici sia una competenza importantissima nel mondo delle trattative. Se una volta la gestione di una società e la rete di trasferimenti erano procedimenti meno complessi, ora il mondo del calcio è stato investito di clausole e percentuali che è doveroso conoscere alla perfezione. Ed in questo senso provenire da un mondo come quello delle banche e dell’economia è un importante vantaggio.

 

La storia di Jonathan Barnett è molto diversa da quelle raccontate precedentemente: la famiglia non ha origini umili ma anzi gode di una vita più che dignitosa che permette a Jonathan di studiare e di laurearsi a pieni voti. Dopo il conseguimento dell’alloro, Barnett comincia un apprendistato presso la Curzon Group una società inglese leader nel settore delle consulenze finanziarie. Le sue grandi doti da mediatore gli valgono l’ottenimento dell’impiego e una rapida ascesa: in 17 anni nell’azienda diventa prima responsabile di ufficio poi direttore generale della comunicazione. Da uomo dell’alta società londinese si interessa di sport soprattutto di calcio e di criket, sport molto celebre in Inghilterra.

 

L’amicizia con Brian Lara, celebre giocatore dello sport della nobiltà inglese, è la spinta decisiva che lo lancia nel mondo delle trattative: è infatti la procura del battitore la prima consulenza nel mondo dello sport di Jonathan. Tra il consulente finanziario e il mondo degli affari calcistici è amore a prima vista al punto che Barnett decide di lasciare il suo impiego e fondare nel 1992 la Stellar group, società di consulenza sportiva. Impiega poco a raggiungere il vertice e a diventare sinonimo di successo nel settore: si occupa della procura di due campioni di pugliato come Lennox Lewis e Michael Bent ma soprattutto sguinzaglia osservatori in tutta l’Inghilterra che lo portano a scoprire talenti come Glen Johnson, Peter Crouch e Ledley King.

La società cresce economicamente e contemporaneamente anche in termini di influenza: i suoi uomini sono presenti da Londra a Glasgow fino a Cardiff pronti a scoprire talenti da tesserare. E proprio in Galles scoprono la punta di diamante della società di Barnett: Gareth Bale. Grazie al passaggio del talentuoso esterno gallese dal Tottenham al Real Madrid, Barnett è il primo agente a toccare quota 100 milioni per un trasferimento di un calciatore, un passaggio simbolico che, come abbiamo potuto vedere in questi anni, ha cambiato le logiche di mercato. La sua scuderia propone altri pezzi pregiatissimi come Lallana, Luke Shaw e Scott Sinclair ma anche Wojciech Szczesny e Gylfi Sigurdsson simbolo come la sua società sia un punto di riferimento sia in Inghilterra che in Europa.

Barnett in foto con Bale a sigillare il rinnovo del gallese.

 

Il coraggio di Barnett è stato premiato: non è da tutti, infatti, lasciare un incarico importante per lanciarsi in un mondo spietato come quello del calcio. La sua competenza, la sua voglia di mettersi in gioco e la sua estrema intelligenza hanno portato lui e la sua società nell’Olimpo del mondo del pallone, rendendolo uno dei quattro e inimitabili super-agenti.

Li amano i calciatori, non le società ed i tifosi che vedono in loro i capri espiatori per la cessione dei loro beniamini. I giornalisti ne ricavano titoli e dichiarazioni scottanti da proporre per un’intera estate sull’onda dell’attesa e dell’entusiasmo. Loro sono gli agenti dei calciatori, anzi i super-agenti: professionisti competenti, consulenti e manager plenipotenziari il cui principale obiettivo è portare al massimo i loro assistiti. Le loro storie ci insegnano come non sia tutto oro quel che luccica ma come spesso dietro ciò che ci appare, ci siano sacrifici, passi falsi e un background tutt’altro che rose e fiori.

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Curva Nord dell’Inter coinvolta nell’ultimo album di Kanye West

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Inter Curva Nord

La Curva Nord, tifo organizzato dell’Inter, è presente nell’ultimo album rilasciato da Kanye West, noto rapper statunitense, insieme a Ty Dolla $ign. In particolare la “voce” della curva della Beneamata compare all’interno della dodicesima traccia, intitolata “Carnival” dell’album “Vultures 1″, uscito il 9 febbraio.

Come si può osservare nei crediti di “Carnival” su Genius, sito web dedicato alla musica di tutto il mondo, la Curva Nord è citata sotto la voce “choir vocals”. Infatti i tifosi dell’Inter hanno registrato dei veri e propri cori per questa canzone di Kanye West. Il particolare interessante è che per registrare questa “melodia”, la quale accompagna la voce dei cantanti per tutta la canzone, i due rapper hanno invitato degli esponenti della Curva Nord in studio con loro. Inoltre hanno registrato insieme ai tifosi nerazzurri anche un videoclip.

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Calcio e dintorni

adidas presenta l’UCL Pro Ball London, il pallone della fase ad eliminazione diretta della Champions League 2023/24

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La Champions League si appresta ad entrare nel vivo con l’inizio della fase ad eliminazione diretta. A tal proposito, adidas ha svelato il pallone da gioco ufficiale che verrà utilizzato durante questa importantissima fase della competizione. Si tratta dell’UCL Pro Ball London, che farà il proprio debutto a partire dalle gare di andata degli ottavi di finale e verrà poi utilizzato fino alla finalissima di Wembley del prossimo 1º giugno.

Il pallone celebra l’anfitrione della finale, la città di Londra, con una grafica vibrante che raffigura due leoni ruggenti che combattono tra le stelle. Il leone è il simbolo della ricca storia e cultura dell’Inghilterra e della sua capitale, ma rappresenta anche il coraggio e la forza dei calciatori oltre che la maestosità del trofeo più ambito del panorama calcistico europeo.

Oltre al nuovo design grafico, il pallone è dotato di una serie di tecnologie adidas a elevate prestazioni, studiate per fornire ai calciatori una precisione millimetrica. Infatti, l’innovativa texture della superficie PRISMA offre ai migliori talenti del calcio europeo una tenuta di palla ancora più precisa. Il rivestimento esterno, invece, garantisce un grip sicuro e il controllo completo, mentre la decorazione termosigillata è sinonimo di prestazioni d’eccellenza.

Proseguendo la partnership con Common Goal, adidas devolverà l’1% delle vendite nette globali di palloni da calcio a iniziative di cambiamento sociale duraturo in comunità svantaggiate, contribuendo con questo sport a creare un futuro migliore e più inclusivo.

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Ibrahimovic a sorpresa a Sanremo, Amadeus lo pungola: “Sei in prima fila, ma non primo in classifica”

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ibrahimovic sanremo

IBRAHIMOVIC SANREMO – Durante la prima serata della 74esima edizione del Festival di Sanremo si attendeva un ospite a sorpresa, che poi si è rivelato essere Zlatan Ibrahimovic, già all’Ariston durante il Festival del 2021.

IBRAHIMOVIC A SANREMO: LO SCAMBIO DI BATTUTE CON AMADEUS

L’ormai ex attaccante svedese, che da metà dicembre ricopre un ruolo nella dirigenza del Milan come “Senior Advisor della proprietà RedBird“, è sbucato direttamente dalla platea e distribuendo “santini” con la sua foto al pubblico presente. Poi è salito sul palco e ha iniziato un divertente siparietto con il conduttore dell’evento, Amadeus: “Che ci fai qui? Quanti anni hai?“, la domanda di Ibra. “61“, la risposta del conduttore del Festival. “Io 42 e ho smesso, perché ho ascoltato il mio corpo… Sono venuto qui per proteggerti, ti ricordi i casini che hai combinato l’anno scorso?“, le replica dello stesso Ibrahimovic.

Il dialogo tra i due continua, con Ibrahimovic che chiede se può andare a occupare il palco d’onore: “Ci si è seduto solo Mattarella“, sottolinea Amadeus. “E quanti gol ha fatto?“, la battuta pronta di Ibra. Poi, a conclusione, la frecciata di Amadeus (noto tifoso dell’Inter, ndr): “Ti ho riservato un posto in prima fila anche se non sei primo in classifica…“, a cui sono seguite le risate del pubblico presente all’interno del teatro.

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Calcio e dintorni

Messi non schierato in amichevole: interviene il governo di Hong Kong

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Inter Miami

L’Inter Miami è volato a Hong Kong per disputare un’amichevole, vinta poi 4-1, contro una selezione di All Stars del massimo campionato locale. Ovviamente tantissimo l’afflusso di pubblico, con 38 mila spettatori accorsi allo stadio per vedere da vicino la stella più attesa: Lionel Messi. Dopo il comprensibile entusiasmo iniziale, dopo aver capito che nè la PulceLuis Suarez sarebbero scesi in campo, hanno iniziato una piccola contestazione.

Il caso però, come riportato da Tuttomercatoweb, si è esteso fino alla politica. Il governo di Hong Kong è infatti intervenuto sulla questione, minacciando di ritirare l’1.9 milioni di euro di finanziamenti pubblici destinati all’evento. Di seguito le parole di Kevin Yeung, ministro della cultura, dello sport e del turismo di Hong Kong.

ACCORDO – “Una delle condizioni principali del nostro accordo di finanziamento con Tatler Asia era che Messi partecipasse alla partita per almeno 45 minuti, salvo problemi di forma fisica e sicurezza. Ieri, prima dell’inizio della partita, l’organizzatore Tatler Asia ha ribadito che Messi avrebbe giocato nel secondo tempo”.

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