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Rakitic, la storia di un todocampista

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Rakitic, la storia di un todocampista

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Siviglia

Tra i giocatori più vincenti nell’ultima decade c’è sicuramente Ivan Rakitic. Giocatore dal talento indiscusso abbina una tecnica di altissimo livello, all’intelligenza tattica e alla innata fame. Non è di certo un uomo copertina, ma è quel tipo di giocatore indispensabile per ogni squadra.

GLI INIZI DI RAKETA

Ivan Rakitic muove i suoi primi passi nel Basilea, in Svizzera. La sua famiglia scappò da quella che era comunemente chiamata Jugoslavia quando Ivan non era ancora nato, poiché nei Balcani spiravano già venti di guerra. Non tutti sanno, infatti, che Rakitic è nato in Svizzera e che ha giocato per la nazionale elvetica in under21 prima di scegliere di rappresentare la Croazia, patria dei genitori. La famiglia lo ha sempre incentivato nel gioco del calcio, il fratello e il padre, infatti, erano anch’essi calciatori. Quando ha solo 16 anni il Basilea brucia la concorrenza e si assicura il talento di Ivan. In Svizzera ha una rapida ascesa. Dopo aver esordito in prima squadra nel 2005-06, la stagione seguente diventa un titolare inamovibile dei Bebbi dove scende in campo per ben quarantasette volte, vincendo anche il titolo come miglior giovane del campionato.

Il suo strapotere tecnico e agonistico gli valgono, a soli 19 anni, una chiamata dalla Germania. È infatti lo Schalke04 a battere al fotofinish il Chelsea e assicurarsi il giovane Raketa. Nonostante sia un nuovo acquisto e non abbia ancora compiuto 20 anni, Rakitic diventa subito fondamentale nello scacchiere di Slomka. Il suo dinamismo lo rendono perfetto per lo stile della Bundesliga e anno dopo anno si conferma tra i migliori giocatori del campionato tedesco, contribuendo allo storico accesso dello Schalke per la prima volta nella sua storia ai quarti di Champions League, dove si arrende al Barcellona. Dopo una prima stagione vissuta da assoluto protagonista, con i cambi in panchina, cala anche il suo rendimento fino ad arrivare all’addio alla Rühr.

IVAN IL TERRIBILE APPRODA IN SPAGNA

Dopo tre anni e mezzo a Gelsenkirchen, Rakitic decide di accasarsi in Spagna, al Sevilla. Nel gennaio 2011 i biancorossi sborsano una cifra irrisoria per assicurarsi Rakitic, ovvero 1,5 milioni. Il calcio in Spagna è diverso, Ivan ha più libertà di movimento e unita alle sue ottime doti fisiche e di gestione della palla è il luogo ideale dove diventare un trascinatore. Rakitic, però, fatica un po’ ad imporsi inizialmente. Manzano e Marcelino lo vedono più come un centrocampista difensivo e il suo contributo ai gol cala vistosamente.

Nel gennaio 2013, però, avviene l’incontro che cambia la storia del Sevilla e anche quella di Ivan Rakitic. Dopo l’esonero di Michel, infatti, viene assunto dai rojiblancos l’ex tecnico del Valencia: Unai Emery. Con il tecnico basco è amore a prima vista. Emery ha la geniale idea di avanzare il raggio d’azione di Rakitic che, sin dalla seconda meta della stagione 2012-13, ritorna regolarmente a contribuire alle marcature dei suoi. La stagione successiva va ancora meglio, Ivan diventa il capitano della squadra. A causa del fair play finanziario il Malaga viene estromesso dall’Europa League e, al suo posto, viene inserito proprio il Sevilla. In campionato gli andalusi chiudono al quinto posto, nell’annata che ha visto l’Atletico Madrid tornare al trionfo in campionato all’ultima giornata.

La vera impresa gli uomini di Emery, però, la compiono in Europa League. Da ripescati, dopo aver dominato il girone, superano il Maribor ai sedicesimi. Agli ottavi il sorteggio è beffardo e va in scena il derby di Siviglia contro il Betis. Al Sanchez Pizjuan trionfano i biancoverdi 2-0 ma, al Benito Villamarin, gli uomini di Emery replicano il favore. Sono i rigori a decidere tutto e sorridono ad Ivan e co. permettendogli il passaggio del turno.

VITTORIA EUROPA LEAGUE E TRASFERIMENTO AL BARCELLONA

Ai quarti di finale gli andalusi superano il Porto, grazie ad un sonoro 4-1 tra le mura amiche. È proprio Rakitic ad aprire le marcature con una realizzazione glaciale dal dischetto. Dopo aver superato il Valencia in semifinale, grazie alla regola dei gol in trasferta, gli andalusi si preparano all’atto conclusivo della manifestazione: la finale di Torino contro il Benfica. Il match tra le due squadre non è un granché, squadre poco concrete dove la paura di perdere la fa da padrone. Sono i portoghesi a provarci con più insistenza ma Beto e Pareja salvano tutto. Anche qui si va ai calci di rigore e anche qui il Sevilla trionfa, ad alzare la coppa al cielo c’è proprio Ivan Rakitic, capitano della squadra, che viene inserito nella squadra tipo della competizione e viene eletto miglior giocatore della finale.

Dopo la grande vittoria, per Ivan arriva il momento di compiere lo step successivo. Mezza Europa se lo contende ma alla fine a spuntarla è il Barcellona per una cifra vicina ai 20 milioni di euro. Alla prima stagione in blaugrana si consacra definitivamente al grande calcio. In Catalogna, nonostante una squadra zeppa di campioni, diventa subito imprescindibile tanto da giocarsi il posto con mostri sacri come Xavi, Iniesta e Sergio Busquets. Dopo la vittoria de LaLiga e della Copa del Rey, la ciliegina sulla torta è la vittoria in Champions League contro la Juventus, dove Ivan apre le marcature dopo soli quattro minuti. La vittoria del triplete lo consegna alla leggenda, da protagonista indiscusso.

SIVIGLIA ANDATA E RITORNO

In maglia blaugrana Rakitic fa incetta di trofei, rispetto alle annate al Sevilla ha nuovamente abbassato il suo raggio d’azione, ma nelle geometrie del Barça si trova a meraviglia e continua ad essere decisivo, con meno gol ma parecchi assist, togliendosi la soddisfazione di vincere pure Supercoppa UEFA e Mondiale per club. In sei anni al Camp Nou, Rakitic conquista la bellezza di tredici trofei. Il culmine della carriera lo sfiora nel 2018, quando con la sua nazionale è protagonista di una cavalcata che porta la piccola Croazia fino alla finale del mondiale russo, dove però si arrende alla Francia. Ultimo atto di una generazione di fenomeni come Mandzukic, Modric e lo stesso Rakitic che con il mondiale 2018 chiude la sua avventura nelle grandi competizioni internazionali con la maglia a scacchi.

Ma nel 2020 qualcosa si rompe, il Barcellona non passa momenti felici, il mancato trionfo nella stagione 2019-20 getta ombre su Valverde che viene sostituito da Quique Setien. Lo scoppio della pandemia posticipa le fasi finali di Champions League, che passeranno però nella storia culés per la pesantissima sconfitta subita dal Bayern, capace di segnare otto reti.

È la fine di un ciclo, diversi senatori vengono allontanati, tra questi Suárez e proprio Rakitic. Ivan allora decide di scegliere con il cuore. Spinge ed ottiene un trasferimento dove si è sentito più a casa: al Sevilla. Nella scelta del croato ha avuto sicuramente peso il valore della famiglia, la moglie infatti è originaria di Siviglia. Ma anche per tornare ad essere amato e decisivo, in una città, in uno stadio che l’hanno consacrato al mondo come todocampista.

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Scoppia il caos a Valencia: Bellingham segna al 98′, ma Gil Manzano aveva fischiato la fine un istante prima

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Ancelotti

Finale folle a Valencia. Dopo una partita combattuta e tesissima, l’ultimo secondo di gara ha regalato un episodio incredibile. Il Real Madrid aveva segnato il 3-2 con Bellingham al 98′, ma l’arbitro Gil Manzano non ha convalidato la rete. Il motivo? Il triplice fischio del direttore di gara, arrivato al momento del cross in area di rigore di Brahim Diaz. Ovviamente scoppia il caos, con Gil Manzano costretto a estrarre vari cartellini rossi. Uno dei quali, direttamente verso Bellingham. Ancelotti interviene e in campo si scatena un parapiglia, quasi una caccia all’uomo.

La gara è dunque finita 2-2, con il Valencia che ha sciupato il doppio vantaggio. La rimonta del Real Madrid ha portato la firma di Vinicius, lesto nel ribadire in rete due tap-in e poi “provocatore” nei confronti nel pubblico del “Mestalla” dopo i vergognosi atteggiamenti del pubblico dell’anno scorso. Al 91′, tolto con il VAR anche un rigore al Valencia.

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[VIDEO] L’esultanza di Vinicius dopo i fischi razzisti dei tifosi del Valencia

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Dove vedere Lipsia-Real Madrid in tv e streaming

Ancora una volta, si è verificato un increscioso e ingiustificabile episodio di razzismo ai danni di Vinicius. L’attaccante brasiliano, nel corso del match di Liga Valencia-Real Madrid, è nuovamente ricoperto di fischi razzisti.

Quando la partita si trovava sul punteggio di 2-0 in favore dei padroni di casa, al quinto minuto di recupero del primo tempo Vinicius è riuscito ad accorciare le distanze tra le due compagini, capitalizzando un’azione partita con il cross effettuato da Carvajal. Dopo aver siglato la rete del 2-1, il brasiliano ha esultato con il pugno chiuso rivolto verso i tifosi avversari, gesto simbolico della lotta contro il razzismo.

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Di Maria si lamenta ancora con gli arbitri: rischio squalifica

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Angel Di Maria, attaccante del Benfica si appresta a rinnovare il contratto con i portoghesi

DI MARIA – Le polemiche arbitrali sono all’ordine del giorno in Serie A, ma non solo. L’Associazione degli Arbitri portoghesi (APAF) ha avviato un procedimento disciplinare contro Angel Di Maria. Le azioni dell’argentino sono state al centro dell’attenzione dopo le sue critiche alla squadra arbitrale guidata da Fabio Verissimo. Tutto questo è avvenuto in seguito alla sconfitta 2-1 del Benfica contro lo Sporting nella semifinale di andata della Coppa del Portogallo. Le dichiarazioni di Di Maria hanno suscitato polemiche e ora l’APAF si prepara ad affrontare la questione in modo disciplinare.

POLEMICA – “Quello che è successo ieri sera è stato visibile a tutti. Continueremo a lavorare per raggiungere i nostri obiettivi. Soli contro tutti”.

Di Maria ha espresso il suo dissenso per una rete annullata al 76′ per presunto fuorigioco di Tengstedt, chiedendo spiegazioni all’arbitro al termine del match. È la seconda volta in meno di un mese che l’Associazione degli Arbitri portoghesi indaga sul Fideo, aumentando le sue possibilità di una possibile squalifica. Di Maria è tornato al Benfica dopo quattordici anni e ha già segnato quattordici gol. Inoltre, ha fornito nove assist cruciali che hanno contribuito al successo del club di Lisbona in varie competizioni, sia a livello nazionale che europeo.

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Il retroscena di Singo: “Mi volevano Inter, Milan e Atalanta”

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Monaco-PSG, Kylian Mbappé, Wilfried Singo, Ligue 1, Champions League

IL RETROSCENA DI SINGO – Dopo ben 4 stagioni nel calcio italiano, trascorse indossando la maglia del Torino, la scorsa estate ha rappresentato un grosso cambiamento per Wilfried Singo, trasferitosi in Ligue 1 al Monaco. Per l’ex laterale granata, quella in corso si sta rivelando un’annata piena di soddisfazioni, sia con il proprio club, con cui insegue la qualificazione alla prossima Champions League, che con la propria nazionale. Giocando nella Costa d’Avorio, infatti, Singo si è laureato campione d’Africa poco meno di un mese fa, al termine di un torneo pieno di sorprese. In un’intervista a Marca, il terzino ivoriano ha rivelato alcuni aneddoti di mercato risalenti alla scorsa estate.

IL RETROSCENA DI SINGO

SCELTA DIFFICILE – “C’erano diversi club italiani interessati a me, tra cui Inter, Milan ed Atalanta, ma alla fine ho preferito andare al Monaco. Ho maturato questa decisione consultandomi con il mio agente Maxime Nana e col mio amico Nicolas Nkoulou. Anche lui ha giocato qui a inizio carriera, e me ne ha parlato come un posto dove poter crescere e migliorare. Sono felice di essere in un club che da fiducia ai giovani e con infrastrutture di alto livello”.

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