Tra Genova e Roma corrono circa 500km, metro più metro meno, e sono quelli che Domenica percorrerà la Roma di Fonseca per affrontare la Sampdoria a Marassi. Così lontani, così vicini. Quegli stessi kilometri li ha percorsi Claudio Ranieri circa due anni fa. Reduce appunto dalla sua ultima esperienza giallorossa, Sir Claudio nell’Ottobre del 2019 approdava nel capoluogo ligure per sostituire Eusebio Di Francesco. Esattamente com’era successo alla Roma neanche sette mesi prima. Da quel momento per Ranieri saranno luci e ombre, picchi calcistici e inspiegabili crolli, tutto affrontato con la classe indistinguibile di un Sir.

RANIERI: CAMBIO DI ROTTA IN VISTA?

Il match di questo weekend si presenta come un banco di prova, una gara da cui si esce vivi o morti. Tralasciando l’iperbole, per Fonseca si potrebbe davvero trattare dell’ultimo atto sulla panchina giallorossa. La dirigenza sta pensando al suo esonero dopo la disfatta clamorosa e imperdonabile di Manchester, e la gara con la Samp potrebbe essere decisiva. I giallorossi arrivano a Marassi con il morale sotto le scarpe, dilaniati dagli infortuni e con le possibilità di acciuffare un posto in Champions League ormai minimali. Una bella occasione per i doriani, che comunque non vantano uno score particolarmente positivo. Da Febbraio la vittoria è arrivata solo tre volte (con Torino, Verona e Crotone): Ranieri è chiamato ad invertire la rotta.

DETERMINANTE, DI NUOVO

Ancora una volta il tecnico romano potrebbe risultare determinante per le sorti della Roma. Due anni fa, nel Marzo del 2019, sostituiva Di Francesco sulla panchina giallorossa, deciso a salvare la stagione. La situazione in cui riversa la Roma in quel momento è disastrosa, per usare un termine generoso. I risultati non arrivano, lo spogliatoio è diviso nel supportare l’allenatore, la Champions sempre più lontana e i tifosi sono furiosi per la campagna acquisti e vendite completamente sbagliata. Insomma, non proprio un clima idilliaco. Sicuramente un clima dove nessun allenatore per tre mesi di contratto vorrebbe lavorare. Nessuno, ad eccezione di uno: Claudio Ranieri. I miracoli sono difficili a farsi (anche se lui ne sa qualcosa), di conseguenza l’esperienza romana si chiude con un trend positivo, ma senza raggiungere la zona UCL.

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Fonte foto: LaRoma24

Lui Roma l’ha sempre avuta nel cuore. Lui che è nato a Testaccio, nelle arterie del romanismo e della romanità, lui che il giallorosso ce l’ha cucito sul petto. Quando Totti lo chiama per lo spinosissimo incarico di tecnico, Ranieri non tentenna neanche un secondo: si parte per Roma. Non accettare sarebbe stato anche più vantaggioso: lo stipendio che percepiva dal Fulham (da esonerato) era più alto. Al cuore però non si comanda. Saranno mesi duri, segnati anche dallo struggente addio di De Rossi dopo diciotto lunghi anni. Il trattamento riservato a DDR e le sue vicissitudini segnano uno strappo insanabile tra tifosi e società, che infatti di lì a un anno venderà ai Friedkin. L’atto d’amore di Ranieri si concluderà a fine stagione, il 26 Maggio dello stesso anno. Nel giorno dell’addio di De Rossi, c’è uno striscione della Curva Sud dedicato anche a lui. Recita così:

Nel momento del bisogno hai risposto presente, adesso ricevi l’omaggio della tua gente

Incappucciato nel suo k-way nero, sotto il diluvio dell’Olimpico, Mr Ranieri si commuove. La regia lo inquadra da vicino e offre un primo piano del suo volto emozionato. Sa cosa vuol dire ricevere un omaggio del genere: vale più di un anno di stipendio. Molto di più. Per quanto emozionante, la storia di Ranieri con la Roma è acqua passata. È vero che certi amori non finiscono, fanno giri immensi e poi ritornano, ma non dovrebbe essere questo il caso. Oggi a due anni di distanza Ranieri torna a essere determinante per le sorti della stagione giallorossa, stavolta però da avversario.

COSÌ DIVERSI, COSÌ SIMILI

Il lavoro fatto con quella Roma non è molto differente dalla sua esperienza ligure. D’altronde la filosofia di lavoro è la stessa. Alla soglia dei settant’anni, Ranieri ha ormai assodato una propria metodologia in grado di dare un’impronta precisa alle squadre. Così è stato per la Roma, così è stato anche per la Sampdoria. Effettivamente tra le due esperienze ci sono diverse analogie, a partire dall’allenatore sostituito: Eusebio Di Francesco.

LA FIDUCIA È IL PRIMO PASSO PER LA VITTORIA

Uno degli aspetti più importanti del lavoro di Ranieri è la valorizzazione dei singoli. L’obiettivo è estrarre da ogni singolo giocatore ogni singola goccia di talento, e se possibile anche di più. Ciò non vuol dire che spogliatoio e squadra debbano diventare un mero insieme di individualità, ma che tutti si sentano parte del progetto e abbiano fiducia dei propri mezzi.  A Roma per esempio era successo con Dzeko. Non che il bosniaco avesse bisogno di Ranieri per comprendere il proprio valore, però l’arrivo dell’ex Leicester gli ha ridato fiducia in un particolare momento di flessione. In fondo parlano i numeri. Prima di Ranieri goal e assist erano in totale 10 (in 26 gare). Nelle ultime 10 gare della stagione Dzeko ha invece contribuito con 2 goal e 4 assists: la media è praticamente raddoppiata.

MA NON SOLO DZEKO…

Il bosniaco però non è il solo ad essere stato revitalizzato dalla cura Ranieri. Anche Perotti, martoriato dagli infortuni, ha vissuto un momento particolarmente felice. Una rete ogni 95′, compresa quella nel giorno dell’addio di De Rossi. Discorso analogo anche per la Sampdoria. Psicologicamente a terra dopo la partenza di Gianpaolo e l’inizio di campionato rivedibile di Di Fra,blucerchiati ritrovano in Ranieri un mentore. Quagliarella si è risollevato dopo aver tremendamente deluso le aspettative. I quasi trenta goal della stagione 18/19 e la chiamata della Juventus lo avevano destabilizzato. I goal stentavano ad arrivare, ma alla fine ci ha pensato Sir Claudio. Tra reti e assists serviti l’ex Napoli ha una media di partecipazione al goal ogni 131 minuti. Mica male a 38 anni.

Come non parlare poi di Keita Balde ed Augello. L’ex Lazio ha alleggerito un potenzialmente disastroso ritorno in Serie A, mentre il numero tre doriano è una delle colonne della Sampdoria. Posizionato sull’out basso di sinistra, domina buona parte delle statistiche della squadra. È primo per passaggi completati, terzo per assist chiave nonché secondo per cross tentati e per palloni intercettati. Come se non bastasse è anche il migliore in quanto a big chance create. Un ottimo biglietto da visita che testimonia quanto la sua crescita sia avvenuta in maniera esponenziale. Ranieri continua a dargli fiducia (32 gare giocate fin qui) e lui la ripaga egregiamente.

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Fonte foto: Sempreinter

L’UOMO RIVELAZIONE

La rivelazione della Samp e del campionato è però Morten Thorsby. Da quando è in Italia ha lavorato solo con Sir Claudio, fatta eccezione della brevissima parentesi con Di Francesco. Ingaggiato da Ferrero come oggetto misterioso, lentamente si è ritagliato il suo spazio fino a conquistarsi la titolarità. Quello che stupisce però non sono le 57 gare giocate in due anni, ma i numeri che garantisce. Davanti la difesa è una diga: è terzo in Serie A per tackle e quarto per contrasti vinti. Con le dovute proporzioni, Thorsby gioca nello scacchiere di Ranieri lo stesso ruolo che Danny Drinkwater aveva nel Leicester e De Rossi nella Roma, ovviamente sotto la guida del tecnico romano.

CAMBIANO GLI INTERPRETI, MA LA SOSOTANZA È LA STESSA

Thorsby è il muro piazzato davanti la difesa nel 4-4-1-1 o nel modernizzato 4-2-3-1 di Sir Claudio. Il calcio giocato da Ranieri non è tatticamente complesso, anzi. Squadra molto compatta, a ranghi serrati, che si affida a ripartenze fulminee. Calcio alla vecchia maniera. Di certo non è un amante della costruzione dal basso e non disdegna il lancio lungo a scavalcare la difesa avversaria. Il lavoro d’impostazione che a Roma era affidato a Fazio o a De Rossi, adesso spetta a Yoshida o a uno dei mediani. Allo stesso modo le due catene di destra e di sinistra giocano un ruolo strategico, incrementando l’ampiezza della squadra per aprire spazi centralmente. Nella Roma gli interpreti erano El-Shaarawy e Under/Zaniolo, oggi nella Samp sono Damsgaard e Candreva. Per non parlare delle due punte di diamante, entrambe particolarmente stagionate: Dzeko e Quagliarella, gente che non ha bisogno di presentazioni.

Passano gli anni, cambiano i giocatori ma Ranieri è sempre lo stesso. Inconfondibile in quando a garbo, eleganza e classe. È di Testaccio ma ha un portamento inglese, non a caso lo chiamano Sir. Gli è sempre piaciuto sposare le cause perse, qualche volta trasformandole pure in vinte (per conferma, chiedere a Leicester). La notizia del suo possibile rinnovo fa ben sperare, magari lo vedremo compiere ancora qualche miracolo.

Fonte immagine in evidenza: Numero Diez