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Real-Atletico, gli opposti si attraggono

Real-Atletico, gli opposti si attraggono

Questa sera andrà in scena la prima semifinale di Champions League, che vedrà opporsi le due principali squadre di Madrid. Una rivalità storica, che affonda le sue radici al di fuori del campo di calcio, un po’ come per tutti i derby del mondo. Motivazioni extra-calcistiche, che negli anni hanno alimentato le tensioni intorno a questa sfida, ma che ora sono solo un ricordo sbiadito.

LOTTA DI CLASSE

Non è più la partita dei ricchi (Real Madrid, di casa a Chamartin, quartiere dell’alta borghesia) contro i poveri (Vallecas è stata la prima sede dell’Atletico, quartiere popolare che ora ospita il Rayo Vallecano, vera squadra povera di Madrid). E’ invece la sfida tra due dei club più importanti al mondo, che si incontrano per la terza volta in quattro anni in Europa, e che si dividono il tifo nella capitale spagnola. Due squadre con storie e filosofie diverse, per certi versi opposte, ma che sono diventate sempre più simili, sotto molti punti di vista. Due squadre che si attraggono, oltre che ai sorteggi, anche per il modo di impostare le partite.

Sì, perché il Real Madrid con Zidane è diventata una squadra sempre più operaia e dedita al sacrificio, oltre che bella da vedere. E l’Atletico, pur rimanendo una squadra fisica e cinica, si è ormai abituata alle serate di gala e ai grandi palcoscenici. Negli ultimi anni però, quando la squadra di Simeone è arrivata ad un passo dal successo, si è sempre dovuta arrendere ai blancos. Nel 2014 addirittura la vittoria in finale era ad un minuto di distanza, ma i colchoneros non avevano fatto i conti con Sergio Ramos: il gol del pareggio all’ultimo respiro portò al crollo dell’Atleti ai supplementari, e consegnò al Real la tanto agognata decima dopo il 4-1 finale.

L’anno scorso poi, la finale di Milano è stata una beffa ulteriore per gli uomini di Simeone che, dopo aver eliminato Barcellona e Bayern Monaco, erano lanciati verso la conquista della Coppa. Il Real invece a Gennaio sembrava aver terminato la stagione in anticipo, ma l’arrivo di Zidane cambiò tutto, a partire dalla mentalità nello spogliatoio. Finale ancora tutta madrilena, trionfo ancora una volta dei blancos, questa volta ai rigori.

MAI SAZI

Questione di mentalità, come si diceva prima. Zidane poco più di un anno fa ereditava una squadra svogliata e appagata, che aveva perso ogni certezza dopo il cambio in panchina tra Ancelotti e Benitez. Il neo tecnico francese, attraverso una gestione magistrale del gruppo e della forma fisica dei giocatori, riuscì nell’impresa di portare i blancos in finale di Champions, quando appena quattro mesi prima sembrava impossibile. La conseguente vittoria della Coppa però, non ha saziato i calciatori del Real, che quest’anno si trovano primi in campionato e ancora tra le migliori quattro d’Europa, dopo aver dimostrato per l’ennesima volta la loro forza nella doppia sfida con il Bayern Monaco.

La squadra di Zidane si è lasciata alle spalle divisioni interne e atteggiamenti snob. Ora è una squadra compatta, che in campo si muove come un corpo unito, e lascia poco spazio ai tentativi dei singoli. I blancos sanno quello che devono fare e seguono schemi predefiniti, che prevedono verticalizzazioni continue e sovrapposizioni dei terzini, accompagnati da una gestione totale dei vari momenti della partita. Il Real per certi versi è diventata una squadra molto simile a quella dei rivali materassai: sa essere cinica quando serve, ed è consapevole della forza di gruppo, più che di quella dei singoli. Una grande squadra, che conosce la sua forza e non è mai sazia, alla ricerca di un’impresa mai riuscita a nessuno: vincere per due volte consecutive la Champions League.

LA VOLTA BUONA?

L’Atletico è ormai una squadra che siamo abituati a vedere tra le grandi d’Europa. Senza i fuochi d’artificio, senza grandi imprese, si ritrova quasi sempre tra le migliori quattro. Anche quest’anno, in una stagione non entusiasmante, caratterizzata da numerosi passi falsi in campionato, ha raggiunto la semifinale di Champions, complice anche un sorteggio favorevole. E’ cambiata meno negli ultimi anni rispetto ai rivali: la guida è sempre il Cholo, la filosofia è rimasta invariata. Sono cambiati alcuni giocatori, che hanno aggiunto talento alla rosa (Griezmann e Carrasco su tutti), ma le colonne portanti della squadra sono rimaste le stesse: Godin, Gabi, Koke, ai quali si è aggiunto il ritorno di Torres.

Una stagione in ombra quella dei colchoneros, che questa sera giocano la prima delle due sfide più importanti di quest’anno. Alla ricerca di quel trofeo che da quelle parti non hanno mai conquistato e che anzi, per due volte, hanno dovuto lasciare ai rivali cittadini. Forse l’ultimo tentativo di Simeone di regalare la Coppa più prestigiosa d’Europa ai suoi tifosi. Per raggiungere l’obiettivo gli indios dovranno passare dal Real, dovranno sconfiggere il proprio passato, per riuscire finalmente a metabolizzare le due più grandi delusioni della propria storia.

Opposti che si attraggono, sia sul campo da gioco sia nei sorteggi; due squadre sempre più simili, ma con obiettivi diversi. Stravincere è l’obiettivo dei blancos, dei borghesi di Madrid; entrare nella storia per la prima volta è invece l’obiettivo dei colchoneros, degli operai del cholo.

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