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Sarà il “clasico” di tutti gli altri

E’ strano, si sa, dopo 11 anni, senza Ronaldo e Messi, il ”clasico” non avrà la stessa magia, ma l’atmosfera delle grandi occasioni c’è e le due squadre non si tireranno di certo indietro. Il Real Madrid è in piena crisi di risultati: solo una vittoria nelle ultime 6 e Lopetegui sembra essere sulla strada dell’esonero. Il Barcellona invece è in grande forma e non ha di certo intenzione di fermarsi ora, ma si sa, questi grandi incontri sono delle partite a se, totalmente fuori contesto. Non è la squadra in forma contro quella in crisi nera; non è il gioco stellare contro la squadra ancora non rodata; non è la squadra senza Messi contro gli orfani di Ronaldo; è Barcellona-Real Madrid, è il ”clasico” di Spagna, è una di quella partite in cui non esistono pronostici, una di quelle partite che possono completamente capovolgere una stagione, una di quelle partite in cui lo spettacolo è assicurato e le stelle sono tutte pronte a brillare.

”E una delle partite più importanti al mondo. A sfidarsi sono due delle squadre più importanti nel mondo del calcio.”

Luis Figo, DAZN

Ecco allora chi, in assenza dei due premi Oscar, è pronto a prendersi il ruolo da protagonista in questo grande film?

 

BARCELLONA

LA STELLA: PHILIPPE COUTINHO

Stiamo parlando senza ombra di dubbio di uno dei giocatori più importanti nel nuovo assetto tattico del Barcellona, un giocatore sul quale la società ha creduto moltissimo, arrivando a spendere nell’ultima sessione invernale di calciomercato 130mln tra prestito e obbligo di riscatto per rilevarlo dal Liverpool. Dallo scorso anno ad ora sono in crescendo le prestazioni di Coutinho: ha abbandonato la squadra che prima di tutte aveva creduto in lui, acquistandolo dall’Inter ancora ragazzino e trasformandolo in uno dei giocatori più richiesti a livello internazionale. Il passaggio in blaugrana era però nell’aria da molto ed i tifosi dei Reds iniziavano a farglielo pesare; non è stato insomma il migliore dei modi per lasciare l’Inghilterra e a risentirne sono state le prestazioni del Brasiliano.

Lasciato alle spalle il passato, Philippe lo scorso anno riuscì comunque a concludere la stagione con 8 reti e 5 assist, ma quest’anno, dopo un mondiale da star, è tutta un’altra storia: integratosi ormai perfettamente nell’ambiente e nel gioco catalano, è diventato uno dei giocatori più influenti della manovra, in grado di portare rapidamente il pallone nella trequarti avversaria e di pizzicare più volte le difese con la sua agilità ed il suo piedino non indifferente. Con i numeri che sta portando avanti e con la centralità che ha nel gioco del Barça, è inevitabile affermare che, in mancanza di Leo, sarà lui il giocatore più cercato, nonché colui sul quale la squadra farà affidamento in fase offensiva, senza però dimenticare il buon vecchio Luis Suarez.

 

LA SICUREZZA: IVAN RAKITIC

Non è Modric, ma anche lui non è male, era sicuramente questo uno dei modi più frequentemente adoperati per descrivere il valore tecnico e tattico di Ivan Rakitic, almeno fino alla scorso anno. Il mondiale di Russia è stato l’ennesimo trampolino di lancio per un giocatore come Rakitic che, nella sua genialità calcistica, non è mai riuscito realmente a scrollarsi di dosso l’appellativo di nel centrocampo croato, ma che, nonostante tutto, consapevole della fiducia di un club come il Barça, è riuscito a migliorarsi mese per mese, anno per anno, fino a prendersi le chiavi del centrocampo balugrana, lasciate in eredità da un giocatore niente male come Don Andres Iniesta.

Ora Ivan è al centro del gioco del club catalano: è il primo ad impostare e, spesso, anche il primo a concludere; è uno di qui centrocampisti che prende palla, la lavora a tutta velocità, e la serve addobbata ed impacchettata, pronta ad essere consegnato sul fondo della rete avversaria. Precisione passaggi con percentuali da capogiro: 90,9%, si, 90; 9 su 10 sono perfetti, circa novantasei passaggi in una partita, 108 tocchi, un dato che può anche bastare per inserire Rakitic tra i giocatori probabilmente più influenti di questo clasico

Nonostante il piedino da rifinitore, si fa anche trovare spesso al limite dell’area, pronto a tirare una cannonata sotto al sette; il vizio del gol l’ha sempre avuto e chissà che non sarà proprio lui a passare per primo sul tappeto rosso dei marcatori nella grande notte spagnola degli Oscar.

 

LA SORPRESA: OUSMANE DEMBELE

Non si può dire che sia arrivato in Catalogna in punta di piedi Ousmane Dembélé, ventunenne francese di origini mauritane, rilevato due anni fa dal Borussia Dortmund per la cifra monstre di 115mln di euro che, con l’assenza di Messi, avrà con ogni probabilità l’occasione di mostrare le proprie qualità partendo da titolare in uno dei palcoscenici più caldi della Liga. Caratteristiche tecniche indiscutibili le sue: velocità paurosa, tecnica ancora da ricollaudare, ma il piedino c’è e non è neanche troppo male; è indiscutibile il fatto che con la giusta continuità ci potremmo ritrovare dinanzi ad uno dei crack del calcio mondiale, del resto non è da tutti coronarsi Campione del Mondo a soli 21 anni.

Dal suo arrivo al Barça non è stato sicuramente baciato dalla fortuna: era arrivato per sostituire Neymar, poi un brutto infortunio al tendine femorale della coscia sinistra rimediato all’esordio con il Getafe, lo tiene fuori per 4 mesi e con l’arrivo a gennaio di Coutinho perde il posto. Quest’anno la storia è diversa: una media di 20 minuti giocati a partita, è sempre il primo a subentrare e non sta di certo deludendo le aspettative: 195 minuti giocati in 9 partite e 3 reti messe a segno; una media di un gol ogni 65 minuti. Ora con Leo fuori per 3 settimane ha la grande occasione e tutto comincia proprio con la partita più importante. Occhio ad Ousmane, potrebbe stupire tutti.

 

REAL MADRID

LA STELLA: GARETH BALE

Poco da discutere su Gareth Bale, 100mln spesi nel 2013 per soffiarlo al Tottenham; era il trasferimento più costoso della storia del calcio, ora surclassato con l’approdo degli sceicchi nel calcio europeo. E’ arrivato per fare la stella, e la stella l’ha fatta, almeno per i primi tempi, poi i problemi fisici: era troppo esile, non adatto a quei livelli di calcio a cui il Real era abituato a competere, allora inizia un lungo periodo di rafforzamento in palestra e non, con allenamenti debilitanti a livello fisico e mentale. Bale ha sempre dimostrato di poter essere annoverato nell’elenco dei migliori artisti al mondo di questo sport, l’ha fatto al Tottenham e lo sta facendo ancora al Madrid e l’ha sempre fatto anche in Nazionale, con il suo Galles.

 

Con la cessione di Cr7 in estate il presidente dei Blancos ha ritenuto non indispensabile l’approdo in maglia bianca di uno dei calciatori più forti in questo momento, si parlava di Mbappè, lo si è fatto e lo si fa ancora di Eden Hazard, ma per Florentino Perez la stella il Real ce l’ha già e si chiama Gareth Bale. Ha tutto: corsa, tecnica, tiro ed ora anche il fisico adatto. Il gallese non sta deludendo, le ha lui salde in mano le redini della squadra, sta diventando con il tempo sempre più un leader vero; se Bale gioca bene, il Real gioca bene; chi se non lui potrà essere il protagonista di questo grandissimo spettacolo del calcio mondiale?

 

LA SICUREZZA: MARCELO/ISCO

Risulta sempre più difficile inserire solo un giocatore nella categoria ”sicurezza” e, mentre per il Barça, complici le prestazioni fenomenali di Rakitic, il lavoro era più semplice, per il Real Madrid appare impossibile non attribuire tale ruolo a due giocatori che, nel momento di difficoltà attuale, si stanno affermando per i giocatori stellari che sono, nonché come simboli del Madridismo.

”Andare via? Non ho ascoltato offerte, nessuno è più Madridista di me”

   Marcelo Vieira da Silva Jr

La validità tecnica di Marcelo non è minimamente discutibile; da anni è nella top 11 della Uefa e anche per quest’anno non sembra essere in dubbio. Sa difendere, ma sa soprattutto attaccare e, senza un Messi da marcare, le sue solite galoppate sulla fascia saranno indubbiamente più frequenti ed efficaci. Attenzione perché a Marcelo basta un metro in più e fa la differenza, se i difensori blaugrana, ma soprattutto i suoi attaccanti in fase di pressing sulle ripartenze non faranno particolarmente attenzione allora per i tifosi catalani sarà una notte da incubo, d’altronde Halloween è vicino.

Per Isco il discorso da intraprendere non è molto diverso, anche per lui la tecnica è poco discutibile e, con il tempo, il trequartista spagnolo sta trovando sempre più il proprio ruolo nel centrocampo a 5 stelle del Madrid. Quando la partita è bloccata, con i suoi guizzi lo spagnolo sa fare la differenza e con ogni probabilità, contro una squadra come quella di Valverde, di Isco ce ne vorrebbero due, per ora ce n’è solo uno, ma Lopetegui non sembra disprezzare.

Quanto detto sembra poter bastare per giustificare il loro dovuto inserimento sotto l’appellativo di ”sicurezza”, ma alle loro straordinarie doti calcistiche, sembra doveroso accompagnare l’esaltazione delle loro doti da leader veri. E’ paradossale come, in momenti di crisi come quello che il Madrid sta vivendo ora, siano i giocatori come loro, in grado di trascinare una squadra ed un popolo, con il coraggio di assumersi delle grossissime responsabilità, a fare tutta la differenza del mondo.

 

LA SORPRESA: MARIANO DIAZ

Ci vuole un coraggio invidiabile per arrivare a Madrid, subito dopo l’addio di Cristiano Ronaldo, e prendere la sua 7. Mariano Diaz questo coraggio l’ha avuto, ora però ci vogliono i gol. Di spazio li’ avanti, al Madrid, non ce n’è molto ed appare ovvio quando in rosa hai uno come Karim Benzema, ma Mariano ha dimostrato nell’anno passato a Lione, di poter lottare per conquistarsi un posto, ora il popolo madridista chiede di più e allora, quale palcoscenico migliore dello stadio di casa? Il Santiago Bernabeu, uno stadio che di 7 ne ha visti e ne ha amati molti e, quale partita migliore, se non la più importante di tutte?

Il talento c’è: forza fisica e velocità, il mix perfetto, ma Mariano Diaz sembra dover compiere ancora il passo definitivo per diventare un giocatore importante e quel numero sulle spalle, quello che fu di Raul e Butragueno, prima ancora che di Ronaldo, può essere un peso, ma anche un motivo per spingere sempre più forte sull’acceleratore. Lopetegui sembra volergli dare l’opportunità di dare la sua, la chiamata c’è stata, ora sta a Mariano Diaz rispondere si o no.

 

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