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Real Madrid-Man City, due Blancos già sapevano il risultato finale!

Champions League

Real Madrid-Man City, due Blancos già sapevano il risultato finale!

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Real Madrid-Man City

Al di là dell’entusiasmo per la 17ª finale nella sua storia, della rimonta imprevedibile e da film, andata in scena ieri sera al Bernabeu, c’era chi già se la sentiva. Nello spogliatoio del Real Madrid i giocatori avevano pronosticato il risultato prima dell’importantissima semifinale e due ci hanno preso in pieno.

IL GRUPPO DEL REAL, FORTE PURE NEI PRONOSTICI!

Che il Real Madrid fosse una grande squadra lo si sa da anni e, ancora una volta, lo sta dimostrando sul campo. Quello a cui ci stiamo appassionando in questa stagione è il rapporto tra Carletto Ancelotti e i suoi ragazzi. Nello spogliatoio del Madrid si respira aria limpida, energie nuove e fiducia nei propri mezzi.

Lo si può dedurre dall’iniziativa presa prima della partita con il Manchester City da alcuni di loro, tra cui Marcelo e Mariano Diaz, i quali, con un pronostico che farebbe invidia a molti scommettitori, hanno azzeccato il risultato esatto di ieri sera: 3-1!

La squadra di Ancelotti dimostra così, ancora una volta, di avere sempre fiducia nei compagni, nella propria idea di calcio e nei tifosi, che forse li hanno spinti verso quel 2-1 insperato.

Se ieri non ha vinto il bel gioco è perché Guardiola è stato sconfitto dalla smisurata consapevolezza dei Blancos.

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Champions League

Lewandowski avvisa il Napoli: “Se giocheremo come all’andata passeremo noi”

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Juan Jesus e Lewandowski, giocatori di Napoli e Barcellona, Serie A, La Liga, Coppa Italia, Champions League, EURO2024

LEWANDOWSKI AVVISA IL NAPOLI – Il Napoli è avvisato, parola di Robert Lewandowski. E se a dirlo con così tanta convinzione e fermezza è proprio il bomber polacco, allora bisogna cominciare a studiare delle serie contromisure in vista della partita di ritorno. Il 13 marzo prossimo lo Stadio Olimpico Lluís Companys de Montjuic sarà una bolgia per spingere i propri beniamini al passaggio del turno. Ed è proprio in queste notti europee che Lewandowski si esalta maggiormente, come ha raccontato ai canali ufficiali del Barcellona.

SENSAZIONI –Mi sento bene, ho vinto tante cose e segnato tanti gol. Ora sono felice e contento. La squadra però deve segnare di più, io per primo. Segnare di più significa vincere più partite. E poi è arrivato non solo il momento di vincere, ma anche quello di giocare meglio perché ora arrivano le partite importanti”.

NAPOLI E PASSAGGIO DEL TURNO – All’andata abbiamo giocato molto bene, soprattutto nei primi 30 minuti. Ci è mancato solo il secondo gol. Se giocheremo la gara di ritorno come quella prima mezzora di Napoli penso che riusciremo a vincere e passare il turno. Il Napoli resta comunque una squadra pericolosa, con buoni giocatori, ma noi possiamo solo vincere”.

Mi sa che Rrahmani e Juan Jesus, i due probabili designati alla marcatura sul numero nove, non dormiranno sonni tranquilli in vista del 13 marzo. Anzi tutt’altro, si prospetta una serata tra le più difficili della loro carriera.

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Champions League

UEFA, che stangata per il Bayern: maxi multa e trasferta vietata

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UEFA

UEFA, PUNIZIONE PESANTISSIMA PER IL BAYERN – L’UEFA Control, Ethics and Disciplinary Body ha reso pubbliche le sanzioni ufficiali circa gli avvenimenti durante la partita di andata degli ottavi di Champions League tra Lazio e Bayern Monaco. I fatti, risalenti a mercoledì 14 febbraio, giorno del match, hanno visto protagonisti i tifosi ospiti in modo molto negativo. Come si evince dal comunicato, i sostenitori bavaresi sono stati ritenuti responsabili di comportamento antisportivo nei confronti dei tifosi di casa. Ecco i punti salienti del comunicato ufficiale.

I PROVVEDIMENTI UFFICIALI

Il lancio di oggetti e l’accensione di alcuni fumogeni hanno procurato una sanzione pecuniaria per la società tedesca pari 50.750 euro complessivi, ma soprattutto il divieto di partecipare alla prossima trasferta europea. Un pesante fardello per il Bayern Monaco, che in primo luogo dovrà curarsi di ribaltare il risultato di andata tra le mura amiche. Match di ritorno in cui non sarà presente Dayot Upamecano, il difensore francese espulso in occasione del rigore assegnato alla Lazio. Per lui la canonica squalifica di una giornata, come da regolamento per le espulsioni per eccessiva imprudenza. Con l’augurio in casa biancoceleste che la prossima trasferta europea in cui ritorneranno i tifosi tedeschi sarà la prima della nuova Champions League 2024/25.

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Calcio Internazionale

De Laurentiis attacca: “La Juve non merita il Mondiale per Club!”

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De Laurentiis Napoli

DE LAURENTIIS – Aurelio De Laurentiis non le manda a dire nei confronti del sistema calcio internazionale. Il numero uno del Napoli ha inveito contro l’attuale organizzazione, sostenendo come l’attuale impalcatura che regge questo sport è da rivedere quantomeno da un punto di vista economico e finanziario. A suo modo di vedere il calcio dovrebbe tornare a essere più sostenibile. Attualmente, però, non esistono le condizioni perchè questo avvenga. Di seguito, proponiamo tutte le sue parole riferite ai microfoni del Financial Times:

Il calcio è malato. Ma perché è malato? Perché l’economia del calcio è malata. I campionati e le squadre non sono in grado di competere dal punto di vista finanziario. In questo modo, i campionati non hanno la facoltà di produrre abbastanza. Quindi, ad esempio, la Uefa può dire “okay, ora in Champions League stanziamo €2,4B, in Europa League più di 500M e nella Conference League più di €238M. Ma se tutte le squadre sono indebitate questo vuol dire che questa somma di denaro non è sufficiente. Quindi questo non è un calcio sostenibile. Non solo non è sostenibile, ma disputiamo anche tante gare. Quindi, quando questo accade, è come se buttassi tutto all’aria. Finisci per non accattivare più il pubblico“.

Il presidente del Napoli ha poi aperto una parentesi sulla Juventus e sulle problematiche che i bianconeri hanno riscontrato nelle ultime stagioni, a partire dalla esclusione alle coppe europee di questa stagione.

ADL SULLA JUVENTUS – “Mi spiace per loro, che sono stati punti dalla UEFA ed estromessi dalle coppe: se dovessimo battere il Barcellona e poi fare una vittoria o un pareggio, di diritto dovremmo andare noi al Mondiale per Club. Ma penso che il Napoli dovrebbe andarci comunque, perché se la Juve è fuori dalle coppe europee non dovrebbe essere ammessa al Mondiale per Club“.

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Calcio Internazionale

ESCLUSIVA – Mandelli si racconta: “Ibra il più forte di tutti. Il Chievo della Champions…”

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In foto: Davide Mandelli, ex calciatore di Monza, Chievo e Torino e vice-allenatore della Nazionale di Malta; Adriano, ex calciatore di Parma, Inter, Fiorentina, Roma e Flamengo

ESCLUSIVA MANDELLI – Il primo decennio del XXI secolo è stato un periodo molto complesso per il calcio italiano, in cui si sono alternati momenti di gloria e crisi profonde, tra grandi campioni e il caso Calciopoli. Un percorso simile lo ha vissuto il Chievoverona, una delle realtà provinciali più sorprendenti di quegli anni, capace di avvicinarsi concretamente alla Champions League e, al tempo stesso, di sprofondare verso il basso, fino al fallimento.

I tifosi clivensi hanno vissuto un’epoca d’oro nei primi anni 2000, in cui hanno avuto la possibilità di acclamare allenatori e giocatori di alto livello. Fra questi, rientra senza ombra di dubbio Davide Mandelli, difensore e bandiera del club gialloblù, nato anagraficamente e calcisticamente a Monza, cresciuto a Torino e consacratosi a Verona. L’ex difensore, attualmente vice-allenatore della Nazionale di calcio di Malta, si è raccontato in un’intervista alla nostra redazione, raccontando vari aneddoti della sua carriera.

Di seguito riportata l’intervista esclusiva a Davide Mandelli.

ESCLUSIVA MANDELLI: IL PERIODO A TORINO

Per quel che riguarda il tuo passato con la maglia del Torino, quanto ha influito la crisi societaria dei primi anni 2000 sia in campo che nelle prestazioni extra-campo per voi calciatori?

“Io ho lasciato Torino prima della fatidica confusione provocata dalla mancata promozione, nonostante avesse vinto i playoff, a causa dei vari problemi che c’erano. Ti dirò che quello è stato il rammarico della mia carriera perché rientrando dal prestito a Siena, dove avevo appena vinto il campionato di Serie B, avevamo una squadra che doveva e poteva andare in Serie A, lottando fino in fondo. Lì è mancato qualcosa sicuramente”.

ESCLUSIVA MANDELLI: L’AMORE PER IL CHIEVO

Il tuo esordio in maglia Chievoverona e, in particolare, in Serie A, è avvenuto in un’occasione tutt’altro che facile (Chievo-Inter 2-2). In quella partita hai dovuto fronteggiare il duo Adriano-Vieri, con il primo autore di una rete. Si può dire che l’Imperatore sia stato il giocatore più forte mai affrontato? In caso contrario, chi individueresti come tuo avversario più forte?

“Sicuramente esordire in un match così non è semplice, ma nonostante la poca esperienza avevo un’età importante e avevo imparato molto dalla Serie B. In tale occasione, ho appreso di dover giocare titolare due ore prima della gara, al contrario di quanto sapevo fino al giorno precedente. Dunque la pressione non l’ho sentita tanto: sono entrato in campo e dato tutto. Fondamentalmente, quando si tratta di affrontare giocatori di quel valore, hai poco da perdere, anche se fare brutte figure e commettere errori non fa mai piacere a nessuno. Ho vissuto il mio esordio in Serie A in maniera piuttosto tranquilla, rispetto a situazioni di difficoltà emotiva e agitazione vissute in altre situazioni successive.

Il calciatore più forte mai marcato? Ho avuto la fortuna e, di conseguenza, la sfortuna di incontrare grandissimi campioni. Fare un nome solo è difficile, ma fra tutti ricordo bene Ibrahimovic, perché “sfortunatamente” l’ho incontrato con la Juve, l’Inter e il Milan. Tra i campioni di quel periodo lì, però, ci sarebbe l’imbarazzo della scelta: Totti, del Piero, Shevchenko, Crespo…”.

Il ritorno contro la Beneamata (Inter-Chievo 1-1) è stata un’altra occasione memorabile per te, avendo segnato il tuo primo gol in Serie A. Da bandiera del Chievo, quella rete che ricordi ti evoca?

“È stata una grandissima soddisfazione. Il primo gol non si scorda mai, a maggior ragione perché sono nativo della zona e sono cresciuto seguendo il Milan a San Siro. Quello era il “mio stadio”, parlando da tifoso, e segnare in quel luogo il mio primo gol contro l’Inter, in una partita finita con un risultato positivo, è un piacere da ricordare”.

Nel corso delle tue otto stagioni a Verona, c’è mai stata l’opportunità di cambiare maglia verso un top team o hai rifiutato varie opportunità per amore del club, seguendolo anche in Serie B?

“Ci sono stati frangenti in cui operazioni di mercato avrebbero potuto cambiare la mia carriera, ma non si trattava di squadre d’élite. Per questo sono sempre rimasto con la maglia gialloblù, scegliendo di fare un sacrificio calcolato dopo la retrocessione. Ognuno di noi aveva qualcosa da restituire al Chievo dopo anni bellissimi, dove abbiamo vissuto i preliminari di Champions League. Non nascondo che ci sono state difficoltà a inizio stagione, specialmente durante il ritiro estivo, dove il mercato poteva creare problemi non solo a me, ma anche ai miei compagni. Successivamente ci siamo guardati in faccia e la realtà dei fatti dice che avevamo un solo obiettivo, poi realizzato: tornare subito in Serie A. In caso contrario sarebbe stato un problema per noi e per la società. Abbiamo dimostrato di avere qualità e valori superiori alle altre, sebbene non sia sempre scontato risalire immediatamente dopo una retrocessione”.

Hai accennato a una partita top della tua carriera, ossia il preliminare di Champions League. È stata la partita più significativa per te? Che emozioni si vivono in tale occasione?

“Avendo parlato di rammarico più grosso della mia carriera come stagione a Torino, invece Chievo-Levski Sofia è stata senza dubbio la gara più rammaricante. All’andata ero infortunato e non ho potuto partecipare alla trasferta a Sofia. Al ritorno ho giocato ma non ero al 100%. Era la partita più importante della mia carriera ma sapevo che sarebbe stata l’unica, salvo il passaggio del turno. Mandare giù l’assenza nel primo incontro è stato complicato, così come l’eliminazione. Ciò ci ha portato a giocare i preliminari anche in Europa League, persi anch’essi. Il contraccolpo psicologico e i problemi vari sono stati fatali, portandoci alla retrocessione all’ultima partita”.

Hai condiviso lo spogliatoio con giocatori davvero importanti, come Julio Cesar, Sorrentino o Tiribocchi, con quest’ultimo che ha condiviso varie esperienze con te. È lui l’emblema del bomber di provincia? 

“Simone (Tiribocchi) è un mio grande amico, ci frequentiamo tuttora. È stato un grandissimo attaccante, con cui ho condiviso lo spogliatoio a Torino, Siena e a Verona per 4 stagioni. L’unica cosa poco carina che posso dire su di lui, è che quando giocavamo contro lui faceva sempre gol, forse perché mi conosceva bene o perché riusciva a tirar fuori il coniglio dal cilindro. Dopo le partite è stata dura andare a cena con lui (ride n.d.r.)”.

Scelta molto delicata: hai condiviso lo spogliatoio con 3 simboli del Chievo come Tiribocchi, Pellissier e Amauri. Chi ti dava più garanzie fra loro?

“Dico Sergio (Pellissier) perché è stato il mio capitano per tanti anni ed è stato il miglior marcatore della storia del club, infrangendo record impossibili. Però, non vanno tralasciati gli altri due, perché nella nostra stagione migliore tutti e tre hanno disputato un campionato davvero importante. In seguito hanno scelto strade diverse, ma stiamo parlando di 3 grandissimi attaccanti”.

ESCLUSIVA MANDELLI: LA VITA DURANTE CALCIOPOLI

Da giocatore di Serie A durante il periodo di Calciopoli, come hai gestito questa situazione, sia in campo che fuori?

“È stato un periodo in cui si sono susseguite notizie poco gradite. Il momento era molto difficile, ma credo che il calcio italiano ne sia uscito rinforzato, a maggior ragione dopo la vittoria del Mondiale. Purtroppo sono successi questi fatti e bisogna prenderne atto, sperando che non ricapiti nuovamente. Questo discorso rappresenta una brutta pagina del calcio tricolore. Ora è giusto guardare avanti con fiducia, avendo superato questo momento”.

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