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Recoba, el Chino diez dell’Inter e icona a Venezia

Recoba, el Chino diez dell’Inter e icona a Venezia

Oggi alle ore 18 si dovrebbe giocare Inter-Venezia, dopo varie incertezze che ci sono state durante la settimana a proposito del numero dei positivi al Covid-19 per il Venezia. Una cosa però è certa: più di ogni altro, questa partita se la vuole vedere un uruguagio che è stato una bandiera di entrambe le squadre. Ovviamente si tratta del “ChinoAlvaro Recoba. Giocatore strabiliante, dalla classe purissima e un sinistro da favola, che illuminava le sue punizioni.

IL PRIMO PERIODO ALL’INTER

Nel luglio del 1997 arriva all’Inter, dal Nacional di Montevideo, un giovane uruguagio classe 1976, cresciuto tra le fila del Danubio, per una cifra attorno i 7 miliardi di lire, ovvero circa 3 milioni e mezzo di euro. Il suo nome è Alvaro Recoba, chiamato “El Chino” per i suoi occhi un po’ a mandorla, anche se con la Cina non ha alcun legame d’origine.

Gli basta poco per farsi conoscere. Il 31 agosto di quell’anno si giocava la prima di campionato contro il Brescia. Quel giorno era anche la prima di Ronaldo, ma diventò più che altro il giorno di Recoba. Doveva essere un giorno di festa, ma l’Inter faticava a trovare il gol, che invece segnò Dario Hubner, su assist di Andrea Pirlo. Poi esce Maurizio Ganz ed entra Recoba. Calcia da fermo dalla lunga distanza col suo sinistro e insacca il pallone nella porta di Giovanni Cervone. Dopo solo 8 minuti, al minuto 88, firma la doppietta con una punizione pennellata.

Ciononostante, sono state solo 8 le presenze per lui quella stagione. Quell’annata però Recoba aveva fatto anche un altro gol splendido: un tiro parabolico da ben 50 metri contro l’Empoli.

Solo gol stupendi quindi, ma da Recoba ci si aspetta più continuità, anche perché nel girone d’andata della stagione 1998-99 ha fatto solo una presenza. Viene quindi mandato al Venezia nel mercato di gennaio.

I 6 MESI AL VENEZIA

Il presidente di quel Venezia era Maurizio Zamparini e a quei tempi non aveva ancora l’esonero facile. Dopo un girone d’andata deludente ha pazientato e ha tenuto Walter Novellino in panchina. A gennaio però gli ha fatto un regalo, prendendo in prestito Alvaro Recoba.

El Chino ha giocato solo 19 partite in Serie A con la maglia del Venezia, ma tutti in laguna si ricordano ancora oggi di lui. Recoba ha cambiato questa squadra, soprattutto là davanti, dove ha trovato una grande intesa con Pippo Maniero. L’attaccante veneto a metà stagione non aveva ancora segnato, ma da quando è arrivato Recoba è riuscito a mettere a segno ben 12 gol, mentre El Chino ha realizzato 11 reti. Tutti bei gol e la metà di questi sono arrivati su punizione. Fra l’altro nelle 8 partite in cui ha segnato il Venezia ha vinto 6 volte.

La sua migliore prestazione è stata la tripletta contro la Fiorentina di Batistuta e Trapattoni, che quell’anno arrivò terza ma perse per 4-1 a Venezia. Recoba mise a segno 2 magici calci di punizione: nel primo Francesco Toldo non si mosse, mentre nel secondo finì dentro la porta insieme al pallone. Oltre a queste due reti, Recoba ne realizzò un’altra anche in zona Cesarini.

Il 16 maggio 1999 el Chino si prese un’altra rivincita. Si giocò Venezia-Inter e i lagunari vinsero per 3-1 contro la squadra allenata da Roy Hodgson. Recoba riuscì anche a segnare contro l’Inter, manco a dirlo con un calcio di punizione. Dopo un girone di ritorno così, l’Inter era ben contenta di veder tornare tra le proprie fila un calciatore che sembrava aver fatto il salto di qualità.

IL SECONDO PERIODO ALL’INTER

Tornato all’Inter, Recoba nella stagione 1999-2000 segnò 10 gol in 27 partite, conditi da 8 assist. Media realizzativa simile anche la stagione successiva, con 9 reti in 29 partite. Nel 2001-02 cala un po’ e ne segna 6 in 18 presenze. I più importanti quell’anno erano le due reti contro la Roma, nella partita vinta per 3-1 dall’Inter, in cui Recoba perforò la porta di Francesco Antonioli con un’altra delle sue punizioni.

Nel 2002-2003 ritorna alle sue solite medie realizzative, con 9 gol in 27 partite, e bene fa anche la stagione successiva con 8 gol in 19 partite di Serie A. Tra tutti questi spicca un gol clamoroso in un Inter-Roma del 2003, finito 3-3, in cui Recoba ne dribbla 3 e manda la palla in rete.

Nel 2004-2005 delude molto, segnando solo 3 reti in 13 match, ma uno di questi gol gli interisti se lo ricordano bene. L’Inter era sotto 2-0 in casa contro la Sampdoria, allenata da Walter Novellino, vecchia conoscenza di Recoba. Segnarono Kutozov e Tonetto, e l’Inter al minuto 88’ era ancora sotto di due reti. In due minuti però segnano prima Oba Oba Martins e poi Bobo Vieri. La ciliegina sulla torta però ce la mette Recoba al terzo minuto di recupero con una bomba, ovviamente di sinistro, da fuori area. È ancora impressa nella mente dei tifosi nerazzurri quell’esultanza di Recoba che urla pieno di gioia, mentre si scrolla la maglietta. Un colpo alla Recoba che sancì una delle rimonte più clamorose della Serie A.

L’ultima rete di Recoba all’Inter arriva ad aprile 2007, quando i nerazzurri sconfissero l’Empoli per 3-1. Quello fu l’unico gol in 13 partite della stagione per il Chino, ma l’ultima rete non poteva che essere favolosa. Recoba si accinge a battere un calcio d’angolo come suo solito, ma invece che metterla in mezzo, la palla finisce dritta in rete direttamente dalla bandierina.

Finita quella stagione, decide di lasciare l’Inter dopo 10 anni, andando a Torino dove non lascerà il segno. Considerando il suo talento, poteva diventare qualcosa di più, ma incostanza e pigrizia lo hanno fermato troppe volte. Si sa che gli uruguagi hanno dentro di loro la “garra charrua”, termine che Adani aveva citato qualche anno fa per spiegare come i giocatori della Celeste hanno una forza di volontà fuori dal normale. Se Recoba avesse avuto un po’ di più di quella “garra charrua”, ora si starebbe ricordando tutt’altro giocatore.

fonte immagine in evidenza: Google creative commons

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