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Regia, ciak, si gira!

Il successo di un film si misura dalla bravura degli attori nell’interpretare il ruolo, dall’articolazione della sceneggiatura e dalla bellezza delle scenografie. Poi c’è colui che si inserisce al centro di questo universo caotico e dandogli un ordine e una forma, rende la normalità un capolavoro. E’ colui che non si vede ma è presente in ogni istante di spazio e tempo. Tutto questo e non solo, è il regista.

Allo stesso modo, nella storia del calcio, il ruolo chiave è stato per anni occupato dal regista. Certamente è una posizione che ha subito delle evoluzioni, soprattutto per quanto riguarda il modo di interpretarla, ma la sua imprescindibilità all’interno di schemi e tattiche non era mai stata messa in discussione fino ad ora.

La storia, infatti, sta cambiando. Il modo di fare calcio non è più lo stesso e di conseguenza, come un buon film richiede, anche l’interpretazione dei suoi attori necessita di un rinnovamento.

RISCHIO ESTINZIONE

La differenza sostanziale con il passato è segnata soprattutto dalle nuove caratteristiche fisiche e tecniche dei giocatori. Da almeno un decennio ormai, i nuovi campioni sono quasi tutti atleti bionici: tanta corsa, grandi doti tecniche e una forza fisica impressionante. Il calcio moderno, evolvendosi, necessità sempre più di queste caratteristiche e sta probabilmente tagliando fuori quei ruoli che non si sono adattati a questa trasformazione. A tutti gli effetti, una selezione naturale molto darwiniana.

Cosi come avvenne con il libero, oggi assistiamo sempre più all’estinzione del ruolo del playmaker. O almeno per come lo abbiamo sempre conosciuto. Differenti le motivazioni: innanzitutto è stata rivoluzionata l’idea di creazione di gioco, decentrata rispetto al passato e affidata a giocatori in posizione più avanzata o arretrata. Questo avviene perchè sono zone di campo che comportano meno rischi a livello tattico e richiedono anche una minor dose di personalità, vera lacuna di larga parte dei giocatori moderni.

Solo qualche anno fa, il regista dei registi, Andrea Pirlo, parlava cosi:

E’ una bella sensazione quando i compagni in campo ti cercano ma non pensiate che abbiano scelta, perché la voglio sempre io”.

Come un sole attorno al quale ruotano tutti i pianeti, il regista di centrocampo è sempre stato colui che imprime il marchio di fabbrica sul gioco della squadra. Si fa sempre più fatica a trovare questo tipo di giocatori. In Inghilterra gioca Jorginho, in Italia abbiamo De Rossi, Biglia e Lucas Leiva. Quasi tutti della vecchia guardia e figli di un calcio di cui restano poche tracce.

RIVOLUZIONE PEP

Inutile girarci attorno, la rivoluzione l’ha portata Pep Guardiola. L’Arrigo Sacchi del ventunesimo secolo ha modificato il modo di vedere e fare calcio. Il Barcellona ha vinto ogni cosa grazie alle innovazioni del tecnico catalano, il primo a spostare il fulcro del gioco in posizione più avanzata e decentrata. I blaugrana, oltre alla fitta rete di passaggi, costruivano gioco a partire dai piedi di Don Andres Iniesta, anello di congiunzione fra attacco e centrocampo. Lo spagnolo era in grado di dettare i tempi di gioco anche quando non aveva il pallone fra i piedi e dirigeva l’orchestra in modo unico e inimitabile, cosi come lo stesso Pep ha affermato:

“E’ talmente forte che era impossibile non metterlo. Si vedeva che era un giocatore distinto. Nessuno ha mai dominato la questione spazio-tempo tanto come lui. E’ il classico giocatore che quando ti puntava ti ammazzava e nelle grandi sfide non sbagliava mai”

Ma la vera novità, Guardiola la costruisce con Sergio Busquets. Nel 4-3-3 blaugrana, lui va ad occupare proprio quel ruolo che per anni è stato la fonte di gioco e di ispirazione per le punte, dandogli un nuovo senso tattico. Busquets diventa l’equilibratore del centrocampo, colui che fa da schermo alla difesa e custodisce gelosamente la palla per servirla ai compagni Xavi e Iniesta, veri creatori di gioco. Una figura sempre più in voga negli ultimi anni: Zidane l’ha riproposta a Madrid con Casemiro, a Roma c’è De Rossi. Allegri importò questa innovazione a Milano con Mark Van Bommel nell’anno dell’ultimo scudetto dei rossoneri, proprio al posto di quell’Andrea Pirlo che si trasferì a Torino per fare la fortuna della Juventus. Un vero e proprio passaggio di consegne.

QUESTIONE DI METRI

Il Barcellona ha segnato uno spartiacque nella storia del calcio. Con l’avvento del giocatore schermo, i difensori e il portiere sono diventati cruciali per l’impostazione di gioco. Già, anche i portieri hanno dovuto imparare a trattare il pallone e i risultati di questo si riflettono nel presente: Ederson al City diventa imprescindibile quando la squadra viene pressata alta e grazie ai suoi lanci lunghi, nascono occasioni importanti anche nei momenti di difficoltà. Solo qualche settimana fa, è diventato il primo portiere a fornire un assist! Guardare per credere:

https://www.youtube.com/watch?v=W7gkncmRKZ8

Non tutti gli allenatori hanno la fortuna di avere in squadra estremi difensori dai piedi cosi educati ma lo spirito d’adattamento ha portato alla nascita di una nuova figura. Stiamo parlando del difensore centrale con compiti da regista, affiancato dal classico marcatore tutto grinta e cattiveria. L’esempio eclatante è la coppia juventina Chiellini-Bonucci. Leonardo ha giocato per anni con il Maestro Pirlo e ha saputo rubare i segreti del mestiere, diventando un abile tessitore di gioco. Non è l’unico sulla piazza con queste caratteristiche ma ad oggi è il migliore: anche in una stagione difficile come quella al Milan ha offerto qualità alla manovra dei rossoneri, a volte impostando anche più dello stesso Biglia, acquistato proprio per sopperire alla mancanza di un regista.

CORSA E FISICO… MA ANCHE FANTASIA!

Con la progressiva estinzione del ruolo del regista, il gioco si è spostato principalmente sulle fasce, dove sono essenziali il fiato e la forza fisica. Gli esterni d’attacco, seppur con differenti caratteristiche, sono figli del calcio moderno, molto più rapido rispetto al passato. Ma se davvero vogliamo raggiungere l’essenza di questo sport, non possiamo prescindere dalla ricerca della qualità. Gli ultimi 25 metri di campo sono il nuovo regno della fantasia.

Spesso sono proprio gli esterni a diventare i primi registi: a Napoli Lorenzo Insigne riceve spesso palla per imbeccare i compagni e con l’addio di Jorginho sembra essere diventato la principale fonte di gioco per i partenopei. All’estero gli esempi sono tanti, da Hazard ad Asensio, passando per Coutinho, James Rodriguez e Mahrez.

Il calcio vive di rivoluzioni e cambiamenti. Possiamo dire con certezza che il ruolo del regista non potrà mai sparire perché troppo essenziale per ottenere le vittorie e regalare spettacolo. È sicuramente cambiata la collocazione e il modo di interpretare il ruolo, proprio per la necessità di adattarsi a un rapidità sempre maggiore di gioco ma nulla sovrasterà mai l’importanza della velocità di pensiero.

La sceneggiatura è cambiata ma gli attori sono pronti. Che lo show abbia inizio!

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