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ESCLUSIVA – Ricky Buscaglia: “San Siro? Mi piacerebbe una soluzione stile Bernabeu”

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San Siro

Ricky Buscaglia, giornalista sportivo e telecronista di DAZN, ha parlato ai nostri microfoni raccontandoci momenti della sua carriera ed esprimendo opinioni personali su diversi temi. Queste le sue parole.

Come telecronista hai quella che a me piace chiamare la “responsabilità di raccontare un momento”, soprattutto per quanto riguarda i gol. Per un tuo parere personale, qual è il gol più bello che hai raccontato?

“Ce ne sono veramente tanti, faccio fatica anche a sceglierli. C’è un gol clamoroso di Messi, anni fa in Champions League contro l’Arsenal. Controlla il pallone dopo un passaggio di Iniesta che sembra un errore ma è voluto, dopodiché si trova praticamente già in porta con il pallone. Ce ne sono tantissimi, i più belli sono quelli decisivi agli ultimi secondi, quelli del punto di non ritorno. Sono belli quelli pesanti, quelli emotivamente importanti per un determinato giocatore: ho avuto il privilegio di raccontare il ritorno al gol di Zaniolo contro la Spal. Dybala che decide Lazio-Juventus al 90° in scivolata. Non ne ho uno a cui sono più legato rispetto ad altri, ma sicuramente i più belli sono quelli pesanti, che decidono le partite”.

Sempre rimanendo su questa linea: qual è, invece, la partita più bella ed emozionante che hai raccontato?

“Ricordo, ai tempi di Premium, Manchester City-Monaco 5-3. Da una parte un giovanissimo Mbappe, che ha stupito il mondo quella sera, dall’altra il primo City di Guardiola: una delle partite più spettacolari che abbia mai commentato. Un’altra gara molto sottovalutata è stata in Europa League, un 4-4 tra Werder Brema e Valencia, con David Villa mattatore della serata. Non riesco a sceglierne una in particole ma sicuramente City-Monaco è la prima che mi è venuta in mente: si percepiva qualcosa di diverso, da una parte la nuova squadra di Guardiola e dall’altra il talento di Mbappe”.

Per il tuo lavoro hai girato parecchi stadi, in Italia e non solo, quali sono quelli che ti hanno dato più emozioni?

“Io sono lombardo, quindi San Siro è un classico, non ci sono paragoni. L’Olimpico ha sempre qualcosa di affascinante. Se devo dirtene uno, un po’ sorprendente, a me emoziona tanto anche lo Stadio Via del Mare di Lecce. Probabilmente perché sono molto legato alla promozione in A di Liverani, raggiunta all’ultima giornata, una vera magia. Anche il Renzo Barbera di Palermo, nonostante sia poco conosciuto adesso, ha una magia veramente speciale. In Europa sono legato al mio primo stadio europeo, Estadio de la Cerámica di Villarreal“.

Negli ultimi giorni, anche se in realtà è un dibattito che parte molto tempo fa, si sta parlando tanto del nuovo stadio delle milanesi con la possibile demolizione di San Siro. Tu che hai visto numerose partite e lavorato lì dentro, pensi che sia la scelta giusta?

“É chiaro che guardando l’aspetto pratico ed economico trovi pochi argomenti per ribattere, guardando l’aspetto emotivo è la scelta più sbagliata di tutte. San Siro è San Siro, ma ha bisogno di una rinfrescata. A Madrid stanno ristrutturando il Bernabeu, mi piacerebbe si arrivasse ad una soluzione simile per cui si possa continuare a vedere Milan ed Inter a san Siro, con i profitti che potrebbero guadagnare da stadi differenti. Ripeto, sotto l’aspetto pratico ci sono pochi argomenti contro, a differenza dell’aspetto emotivo”.

Nel 2018 hai commentato i Mondiali, che sono forse la competizione calcistica più affascinante di tutte, tra qualche mese inizieranno di nuovo in Qatar. Vedi qualche favorita?

“La Francia, senza infortuni, è molto interessante. Bisogna vedere come arriveranno gli elementi chiave che oggi non ci sono: è la Nazionale che mi ha catturato di più l’occhio, una formazione molto molto forte. Non sottovaluterei nemmeno la Spagna, pratica un calcio che non necessita dell’esagerato talento che caratterizza altre squadre. Se devo dire un nome solo, a patto che stiano tutti bene, dico la Francia“.

Tornando in Italia e sulla Serie A, dopo queste prime giornate vedi qualche squadra più avanti rispetto alle altre?

“No, ma sarà un campionato bellissimo anche per questo. Siamo reduci da un ciclo molto lungo con i nove scudetti di fila della Juventus, sei o sette di questi vinti con largo anticipo. Questa però è stata un’eccezione, il campionato italiano è sempre stato bello per la sua incertezza. Quest’anno non vedo una squadra superiore alle altre, molti club oggi sono in difficoltà ma sicuramente risolveranno i loro problemi. Non vedo nessuno che scapperà via a novembre, nonostante il calendario intasato e la possibilità di perdere qualche giocatore. Questo, paradossalmente, mi fa ben sperare: ho l’impressione che si andrà verso un campionato simile a quello dello scorso anno, ne rimarranno in piedi due/tre in primavera ma si deciderà all’ultimo“.

Andando invece nella categoria inferiore, ti sentiamo spesso anche commentare la Serie B. Quest’anno ci sono tante squadre interessanti e con un certo blasone, ovviamente è ancora presto ma chi pensi possa arrivare in Serie A l’anno prossimo?

“Come hai detto tu è ancora molto presto. I filtri con cui devi guardare questo campionato sono anche quelli della capacità di adattamento alla categoria, molto diversa rispetto alla Serie A. Le retrocesse devono abituarsi alla svelta, se completano questo processo Genoa e Cagliari hanno qualcosa in più, ma dovranno faticare fino alla fine. In Serie B, però, la sorpresa c’è sempre e basta guardare la classifica di oggi. Non mi sorprenderei se la terza fosse una squadra per nulla attesa e con relativo blasone, non saprei dirti quale ma la B quest’anno ha un fascino pazzesco“.

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Calcio Internazionale

ESCLUSIVA – Trevisani si racconta: “Crollo Milan? Non credo”

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Questo pomeriggio Riccardo Trevisani, noto giornalista e telecronista sportivo, si è raccontato in esclusiva ai microfoni di Numero Diez. Ha parlato del suo lavoro, dell’attuale situazione di Inter, Juventus, Milan e di tanto altro.

CRISI INTER E JUVENTUS

Inter e Juventus stanno vivendo una crisi parallela, l’Italia è praticamente divisa: Simone Inzaghi e Max Allegri sono da esonerare? 

“Secondo me le situazioni di Inter e Juventus sono diverse. I nerazzurri vengono comunque da un campionato buono, con due trofei vinti e una squadra che per larghi tratti ha anche giocato bene. Secondo me gli errori stanno in alcune cose che riguardano la gestione ma viene comunque da una stagione positiva. La Juve ha fatto malissimo l’anno scorso e sta facendo anche peggio quest’anno. Anche l’Inter sta facendo peggio, ma son due ‘peggio’ differenti. Sono due situazioni a parer mio imparagonabili per una serie di motivi, fra cui quello di Allegri che sta allenando una squadra tecnicamente per il settimo anno e, se contiamo gli anni al Milan, sono pur sempre dieci anni di esperienza con squadre di questo stampo. Inzaghi possiamo dire che è al timone di una squadra che lotta per il campionato da soli 15 mesi. L’esonero è una decisione drammatica, ma che a volte serve. In questo momento sarebbe più giusto a Torino“.

SITUAZIONE INFORTUNI PER IL MILAN

Parliamo, invece, del Milan. I rossoneri nel giro di pochi giorni hanno perso per infortunio Maignan, Tonali, Calabria e Theo. Come pensa che reagiranno gli uomini di mister Pioli? Secondo lei dobbiamo aspettarci un crollo?

Non credo. Il Milan è una squadra che ha certezze nel gioco, nell’allenatore e nella rosa. Penso che possa continuare a far bene, così come ha già dimostrato l’anno scorso con le numerose assenze, quando ha vinto il campionato. Sicuramente avrà delle difficoltà in più, altrettanto sicuramente parliamo di una squadra pronta ad affrontarle. Il Milan potrà ovviare all’assenza di Theo Hernandez soltanto peggiorando, se così possiamo dire. Ogni squadra ha quei 3-4 giocatori insostituibili e il francese per il Milan è questo. Ma non è un’assenza lunga e credo che per qualche partita potranno farne anche a meno”.

C’è un giocatore che magari ha visionato in campionati minori o in squadre di basso calibro in Champions, che secondo lei meriterebbe il salto in Serie A?

Impazzisco per Orsic della Dinamo Zagabria, che tra l’altro ha segnato anche contro il Milan a San Siro. Il problema è che molto avanti con gli anni. I 28-29 enni non li prende più nessuno. Ma sono dell’idea che sarà uno di quei giocatori per la quale ci chiederemo il motivo per cui non abbia fatto un percorso diverso, anche se comunque dipende da famiglia, procuratori e tante altre cose. Però avrei voluto vederlo giocare in Serie A, anche in qualche club di alta classifica“.

IL PROBLEMA DEL BAYERN MONACO

In questo momento al primo posto in Bundesliga c’è l’Union Berlino. Potrebbero essere loro a togliere la corona di ‘Re di Germania’ ai marziani del Bayern Monaco?

Tutti sogneremmo una favola come quella del Leicester, sia in Italia che all’estero. La storia della squadra piccola che compie il miracolo affascina sempre tutti, un po’ come sta accadendo all’Udinese adesso o come successe all’Atalanta qualche anno fa. Però è chiaro che per vincere il titolo contro il Bayern ce ne vuole. Sicuramente non possiamo dire che sia tutto a posto per i bavaresi alla guida di Nagelsmann. C’è un problema e questo si sta ripercuotendo anche sulla nazionale tedesca che adesso sta giocando una Nations League ridicola“.

GIOVANI CRACK DI LIVELLO MONDIALE

Qual è, secondo lei, un giovane che quest’anno esploderà nel calcio mondiale? 

“Mi piacerebbe che fosse qualcuno di italiano, ad esempio i fratelli Vignato che sono sempre pronti ad esplodere, ma che non stanno trovando il giusto spazio, Però, purtroppo, qui in Italia è difficile che i giovani possano venir fuori tanto facilmente”.

IL RACCONTO DI UN GIORNALISTA: DALLA PASSIONE ALLE DIFFICOLTÀ

Quanto ci mette, solitamente, a preparare e studiare un match prima di una telecronaca?

“Dipende. Con il tempo le cose sono cambiate, soprattutto grazie ad Internet. Ormai per la ricerca delle informazioni c’è un modo totalmente rinnovato. Tempo fa ad inizio stagione avevi le schede di tutte le squadre e te le tenevi per tutto l’anno. Adesso è tutto molto più veloce, grazie ad Internet prima e ad i social poi è molto cambiato il modo con cui si prepara una partita”.

Quanto conta la passione nel raggiungere il lavoro dei propri sogni?

“Se devo rispondere prendendo esempio dalla mia carriera, ti devo dire 100%. Io volevo fare solo questo. Non avevo nessun tipo di conoscenza e nessun mio parente faceva questo lavoro. Sono andato avanti con la voglia e con la certezza che avrei fatto questo mestiere e alla fine l’ho fatto“.

Cosa consiglierebbe ai ragazzi che vogliono intraprendere la carriera da giornalista o telecronista?

Consiglio di avere molta pazienza. Non è un mestiere veloce, né nell’impararlo, né nel poterlo fare, né nel guadagno. Il mio consiglio è di armarsi di tanta pazienza. Se è un sogno allora che lo si faccia. Se è un’infatuazione che una persona ha per 6 mesi meglio lasciar perdere, perché è un lavoro bellissimo ma anche molto molto difficile”.

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ESCLUSIVA – Diego Perotti ancora senza squadra: situazione in stand-by

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perotti

Dopo aver militato sei mesi alla Salernitana nella scorsa stagione, Diego Perotti è in cerca di una nuova squadra. In realtà El Monito non ha lasciato ricordi totalmente positivi ai tifosi granata. Complice una condizione fisica non eccezionale, il minutaggio dell’argentino non ha rispettato le aspettative, così come il suo rendimento. Perotti ha messo a referto solamente 11 presenze, la maggior parte da subentrato (278 minuti complessivi), senza reti o assist all’attivo. Sulla sua esperienza pesa molto il suo rigore sbagliato nel match salvezza contro l’Empoli, che poteva costare caro alla Salernitana.

Il giocatore praticamente è svincolato e non c’è nessuna trattativa concreta. Secondo quanto appreso dalla nostra redazione al momento non ci sono novità rilevanti riguardo il suo futuro. Perotti potrebbe rivelarsi un’importante opzione alla quale i vari club potrebbero ricorrere a stagione in corso per rinforzare il proprio reparto avanzato.

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ESCLUSIVA – Biasin: “Spero che Inzaghi possa rimanere all’Inter tanto tempo”

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inter

Fabrizio Biasin, noto giornalista sportivo, ha parlato ai nostri microfoni analizzando l’attuale situazione dell’Inter, quello che sta accadendo ai piani alti nerazzurri e non solo. Queste le sue parole.

Negli ultimi anni l’Inter ha sempre basato la sua compattezza sui tre centrali. In questo inizio di stagione Inzaghi sta variando tantissimo in quel reparto, spesso anche a partita in corso come contro l’Udinese. Pensi che questo sia dovuto semplicemente ai tanti impegni, oppure l’era del trio difensivo Skriniar-De Vrij-Bastoni sta terminando?

“L’Inter ha basato molto del suo ultimo mercato con l’ottica di conservare questa difesa. Il piano iniziale era: fuori un titolare e dentro Bremer e Milenkovic, per provare a rinnovare. Le cose poi sono andate diversamente e la società ha scelto di confermare quella che è stata la miglior difesa due anni fa e la seconda dell’ultima stagione. Punta molto su questa difesa, il fatto di stravolgerla partita dopo partita non sta aiutando. Ovviamente dipende anche molto dalla resa dei singoli, che in questo momento non stanno rendendo per quello che valgono. Non solo per colpa loro, il filtro che c’è sempre stato all’Inter in fase difensiva manca clamorosamente. Nonostante tutto continuo a pensare che questa difesa abbia molto potenziale e semplicemente debba ritrovare il suo equilibrio. Inzaghi non deve farsi prendere dall’ansia del riposo, troppi allenatori pensano che i giocatori non possano giocare due/tre partite di fila. La cosa importante ora è dare delle certezze, giocare il più possibile con una squadra che sia quella titolare”.

Dopo questi primi risultati, sotto le aspettative, una parte di tifosi dell’Inter si è scagliata contro Simone Inzaghi. Sui social, Twitter in particolare, si è inneggiato a Dejan Stanković come prossimo nome in panchina. Fermo restando che la società ha fiducia in Inzaghi e rimarrà l’allenatore dell’Inter, in un futuro vedresti bene il serbo sulla panchina nerazzurra?

“Il malcontento e la rabbia da parte dei tifosi è normale. Ad alti livelli, una squadra che parte con ambizioni Scudetto ed inizia così male per forza di cose prende delle critiche. Dopodiché bisogna mantenere una certa lucidità. In questo momento, a settembre, non c’è nessun problema irreversibile. Le critiche nei confronti di Inzaghi sono giuste perché sta commettendo degli errori, ma serve trovare delle soluzioni insieme a lui. Sul futuro non faccio nessun tipo di ragionamento, preferisco ragionare sul presente. La mia speranza è che Inzaghi resti all’Inter tanto tempo, perché significherebbe ottenere dei risultati che ha già parzialmente fatto vedere l’anno scorso. Sono convinto che Stankovic possa essere un grande allenatore, ma penso al presente e spero che trovi una soluzione Inzaghi: è una squadra che può avere un certo tipo di resa e l’ho visto la scorsa stagione”. 

Al rientro dalla sosta ci sarà anche il ritorno in campo di Lukaku. Quanto potrà essere determinante per uscire dalla crisi e quanto è mancato a questa Inter?

“Ovviamente molto dipenderà anche dall’uomo mercato dell’Inter. La dirigenza ha stravolto il mercato perché ha avuto la possibilità di riportare Lukaku. Probabilmente l’idea originale era prendere Dybala, ma quando si palesa la opportunità di riprendere un giocatore che ti ha portato 115 milioni l’anno prima, la cogli al volo. Dopo un’inizio po’ così, perché fisicamente non era al top e poi si è fatto male, è evidente che l’Inter punta molto su uno dei punti cardini della rosa scudettata due anni fa. A partire da Inter-Roma c’è la speranza che Lukaku, insieme a Lautaro, possa prendere sulle spalle la squadra che ha portato a vincere il titolo due anni fa”.

Presto ci saranno anche le due partite più importanti del girone di Champions League: andata e ritorno contro il Barcellona. Come vedi questo doppio scontro?

“Chiaramente c’è una favorita e purtroppo non è l’Inter. Dall’altra parte c’è una squadra con gli stessi problemi di gestione, forse anche più seri, ma ha deciso comunque di fare un certo tipo di mercato: portando, tra tutti, uno dei migliori attaccanti del mondo che è Lewandoski. Sicuramente l’Inter parte sfavorita, ma nel momento in cui è stato sorteggiato questo girone si sapeva che la qualificazione si sarebbe giocata con il Barcellona. Si parte con l’idea che sarà molto complicato passare il turno, ma non con quella che sia già tutto deciso. Questo doppio confronto è praticamente uno spareggio, immagino che tutti possano fare punti con il Viktoria Plzeň e che sia molto difficile farli con il Bayern Monaco. Non bisogna avere alcun tipo di paura: si è lavorato tanto per arrivare fino questo punto, dopo gli anni bui della non qualificazione, quindi godiamoci questo doppio confronto“.

Sei stato uno dei primi a parlare della volontà di cedere l’Inter da parte della famiglia Zhang. Dopo questa notizia sono state diffuse diverse voci, da altre fonti, su possibili acquirenti arabi ed americani. Ad oggi, che tu sappia, ci sono stati veramente degli interessamenti oppure siamo in una fase di attesa?

Confermo assolutamente quello che ho detto. Sono venuto a conoscenza del fatto che sia cambiata la prospettiva: fino a pochi mesi fa la proprietà dell’Inter aveva tutte le intenzioni di rimanere alla guida del club nonostante le difficoltà, ora qualcosa è cambiato. La famiglia Zhang è disponibile alla cessione e l’orizzonte, quindi, è cambiato drasticamente. Dopodiché, personalmente, non me la sento di fare alcun tipo di nome. Io sono a conoscenza che la famiglia Zhang voglia una cifra importante, sopra al miliardo di euro. Ci possono essere entità e fondi interessati, magari americani o arabi, ma questo non lo so. So che nel recente passato ci sono stati interessamenti, ma eravamo ancora nella fase in cui la famiglia Zhang non ascoltava alcun tipo di offerta per la cessione, cercava solo qualcuno che potesse dare una mano. Le offerte sono state rifiutate ed oggi non lo farebbe, credo che in questo momento si stia lavorando per la cessione, ma non so a chi”.

Sempre a proposito di Suning, sulla famiglia Zhang e sul suo operato il popolo interista è sempre molto diviso. Dopo sei anni di presidenza, come giudichi complessivamente il loro lavoro?

“Io continuo a pensare che non ci si debba limitare alla rabbia, legata al fatto che nelle ultime due stagioni si debbano contare i soldi per fare il mercato ed addirittura raggiungere degli attivi. Questa è una situazione che non può durare a lungo termine, bisogna guardare tutto nel complesso. La famiglia Zhang ha riportato l’Inter dai settimi posti alla Champions League, alla vittoria dello scudetto. Ha allestito una formazione che nonostante oggi non stia rendendo, rimane sempre una formazione di tutto rispetto. Ha portato i migliori  allenatori e i migliori dirigenti. Io comunque sia ho il dovere di guardare le cose nel complesso e complessivamente la famiglia Zhang ha fatto bene all’Inter“.

È ormai risaputa anche la tua passione per il Como. Dopo sei partite la squadra è solo diciannovesima in Serie B: visto il sorprendente mercato estivo del club, ti aspettavi molto di più da questa partenza?

“Parto da un punto di vista non legato alla classifica. Io sono sereno perché finalmente, dopo tanti anni, il Como è nelle mani di una proprietà ambiziosa, seria e molto ricca. La classifica al momento è brutta, è vero, ma c’è una prospettiva a lungo termine che mi lascia tranquillo. Il fatto che ci siano scarsi risultati è legato all’assenza dell’allenatore, fino a pochi giorni fa il club non ha avuto un tecnico: Giacomo Gattuso, una bandiera del Como, al momento non può allenare. La società ha deciso di aspettare e adesso è arrivato Longo, secondo me l’allenatore perfetto per un certo tipo di obiettivo. L’intento iniziale di quest’anno erano i play-off, credo che adesso sia un pochino più complicato ma c’è lo spazio per provare ad inseguire”. 

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ESCLUSIVA – Tommaso Turci: “Mourinho ha dato alla Roma una mentalità diversa”

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Roma

Dopo sette giornate di Serie A e due di coppe europee è arrivata la prima sosta per le nazionali, l’ultima prima del Mondiale in Qatar. Tommaso Turci, giornalista e bordocampista di DAZN, ha parlato in esclusiva ai nostri microfoni, raccontandoci alcune sensazioni personali in questa prima parte di stagione e regalandoci anche qualche consiglio per il mondo del Fantacalcio.

IN SALUTE E IN DIFFICOLTÀ

Una prima fetta di stagione è andata in archivio. Da bordocampista, da uomo che segue da vicino tutte le azioni e tutti i momenti di una partita, quale squadra ti impressionato finora in positivo e quale in negativo?

“In positivo il Napoli, perché nonostante abbia cambiato tanto rispetto alla passata stagione, sembra che i meccanismi siano già ben oliati e che tutti sappiano già quello che devono fare. Anche grazie al lavoro di Spalletti, che ha reso la squadra competitiva sin da subito. I nuovi come come Kvaratskhelia, Raspadori, Simeone, sono entrati benissimo non solo per le prestazioni di campo ma anche come inserimento all’interno del gruppo.

Credo che sia un discorso di scelta di uomini di un certo valore, e questo fa sì che in campionato stia andando molto bene e per certi versi sorprendenti, come la vittoria a San Siro o in Champions League contro il Liverpool. Un mese e mezzo fa, quando è iniziato il campionato, credo che in pochi avrebbero pensato che il Napoli potesse ripetere la stagione dello scorso anno. Oppure che la squadra crescesse in così poco tempo. Quest’anno il Napoli penso che vada davvero a ritmi alti, ha una rosa profonda di un certo livello e che possa arrivare fino in fondo a giocarsela con tutte.

Chi secondo me è in fatica, ma penso che questo lo sappiano un po’ tutti, è la Juventus. Più per un discorso fisico, perché sembra che la squadra vada un po’ più piano rispetto alle altre. Ci sono giocatori che fanno fatica a saltare l’uomo e a creare superiorità numerica. Manca quella fisicità che è stata propria della Juve per tanti anni. Penso quindi che ci sia una condizione fisica rivedibile: l’impressione che si ha a vedere la Juventus da vicino è che abbia difficoltà a vincere le seconde palle, nell’andare a essere pericolosi e costanti nella metà campo avversaria”.

ROMA E ATALANTA

L’ultima che hai visto prettamente da vicino è Roma-Atalanta. Alla fine vince la Dea, prima in classifica, con Gasperini che quest’anno ha più tempo per preparare le partite, vista anche l’assenza in Europa. Dall’altra parte i giallorossi hanno giocato bene, creando anche diverse occasioni da gol (in particolare quella di Abraham). Ti chiedo, come hai visto l’Atalanta e dove secondo lei può arrivare? E poi, quanto ha dato – e quanto può dare – Mourinho in questi mesi alla Roma?

“Mourinho è un allenatore che ha dato una mentalità diversa a questa Roma. Ha fatto passare il messaggio che la sconfitta non si può accettare. Credo che il nervosismo della partita di domenica con la sua espulsione, le sue parole nel post-partita e la scelta della società di non far parlare nessun giocatore, ne sia una ulteriore dimostrazione. Quest’anno, quando si perde, è una cosa rara. Credo che ci sia stato questo salto a livello di mentalità: la vittoria in Conference League dell’anno scorso ha fatto fare un passo in avanti questo gruppo.

Allo stesso tempo credo che i tanti infortuni che la Roma ha avuto in questo inizio di stagione possano essere un po’ un limite nel lungo periodo. Gli infortuni di Wijnaldum, Kumbulla, Dybala domenica, Karsdorp e così via ti privano della profondità di rosa che avevi progettato all’inizio. Così le tre competizioni fai fatica un pochino a tenerle. L’anno scorso mentre la Roma andava avanti in Conference, lasciava qualcosina in campionato. Mou è un grandissimo allenatore, grandissimo gestore e secondo me ha pienamente in mano la situazione. Nonostante la sconfitta di domenica, credo che la Roma farà un grande campionato da protagonista, perché il gruppo c’è e perché i valori nel lungo periodo andranno fuori.

Dall’altra parte l’Atalanta ha cambiato tanto ma è stata brava a trasformarsi. Ora il suo gioco è diverso: è meno aggressiva, va a prendere meno gli avversari nella metà campo avversaria, sta più compatta, chiusa, attenta a difendere per poi ripartire con le sue frecce. Ci son tanti ragazzi giovani; domenica per la prima volta in Serie A un 2003 fa un assist per un altro 2003 (Højlund per Scalvini). Questo credo che sia un po’ il marchio di fabbrica della Dea: cioè cercare, con i giocatori esperti che già aveva, di far inserire questi giovani che stanno piano piano diventando protagonisti.

Il fatto di non avere la coppa in settimana può aiutare a migliorare la concorrenza interna. Perché comunque i giocatori la Dea ce li ha, si alza quindi il livello degli allenamenti. Poi ovviamente concentrarsi solo su un obiettivo, cosa che era quasi sconosciuta negli ultimi anni all’interno dello spogliatoio, può portare a grandi soddisfazioni”.

IL MOMENTO DI INZAGHI

Per quanto riguarda l’Inter, è finito nel mirino della critica Simone Inzaghi. Si dice che rispetto allo scorso anno abbia un atteggiamento diverso in panchina. Esempio: l’anno scorso finiva le partite quasi sempre senza la voce, quest’anno quasi mai. Per caso, hai avuto questa sensazione anche tu?

“Io credo che in questo momento l’Inter sia un po’ in difficoltà perché c’è tanto nervosismo. Ha fatto fatica in alcune partite ad ottenere il risultato, quindi subentra questa necessità di portarsi a casa i tre punti che continuano a non arrivare. La sensazione è che ognuno la voglia risolvere per conto suo, che si giochi un po’ meno di squadra come la passata stagione o come succedeva con Conte. Le cose si accumulano e viene fuori quel nervosismo che non ti permette di giocare come vorresti.

A volte, il fatto di non ottenere i risultati, anche attraverso delle scelte come la sostituzione di Bastoni nel primo tempo di Udine, metta un po’ tutti in discussione. Questi cambi hanno creato ulteriore nervosismo che non piace tanto ai tifosi, perché poi tutto l’ambiente le sente queste sensazioni negative.

Non penso però che Inzaghi abbia un atteggiamento diverso, che abbia mollato la presa o che lavori peggio. Io credo che Inzaghi stia cercando di migliorare la situazione e di rimettere in piedi tutto. Non è facile, c’è da dare ulteriori motivazioni, da tenere sul pezzo il gruppo. Però solo con la serenità e con la voglia di lavorare può uscire da questo momento. Ha tutte le qualità e i giocatori per farlo”.

TRA PASSATO E… FANTACALCIO

Ho letto che hai iniziato la sua carriera nelle giovanili del Sassuolo. Essendo un grande appassionato di Fantacalcio, ti saresti preso nella tua squadra del Fanta? E poi, c’è un giocatore – fin qui – che ti piace, e che consiglieresti di prendere, in uno scambio o un’eventuale asta di riparazione?

“Io non sono mai arrivato a giocare nei professionisti, solo nella Primavera. Ho “assaggiato” l’allenamento del Sassuolo quando all’epoca giocava in Serie C con Massimiliano Allegri, senza però mai esordire. Devo dire che sono stati begli anni, perché arrivi a confrontarti e a giocare contro giocatori che arrivano tra i professionisti. Nello specifico, quelli che erano nell’annata del ’90: giocare contro i vari Paloschi, Borini, Balotelli e così via. È stata una bella soddisfazione giocarci contro.

All’epoca giocavo da mezz’ala, ero un centrocampista da bonus perché andavo a chiuder l’azione. Ogni tanto facevo qualche gol. Mi sarei preso negli anni dei dilettanti, quando ero un attaccante e per la categoria potevo essere un “primo slot”. Scherzi a parte, oltre ai gol, oltre ai bonus, un giocatore che ti posso consigliare o che si è fatto un affare a prendere è Politano. Perché, ad oggi è un passo avanti nelle scelte. Ha fatto due gol pesanti, due su rigore, quindi può calciare i rigori nel prossimo periodo. E questo sappiamo quanto sia importante.

Ho un debole per Samardžić, che già l’anno scorso aveva fatto vedere grande qualità e un grande sinistro da fuori. È un centrocampista che potenzialmente può fare 6/7 gol se le gioca tutte”.

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