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Dieci rigori sbagliati nel momento decisivo

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Saper calciare in maniera efficace un rigore è un’arte posseduta veramente da pochi giocatori. Per andare a segno dagli undici metri occorre un’esercitazione costante non solo sul modo di calciare ma anche sul piano mentale: i portieri spesso e volentieri tentano di distrarre il tiratore, che deve rimanere concentrato sull’obiettivo per trasformare il penalty in rete. Un rigore può regalare, come ogni gol, grandi gioie o altrettanto grandi dolori: si pensi ad esempio ai vari Baggio e Trezeguet, che non centrando lo specchio della porta al durante la lotteria dei rigori hanno consegnato il Mondiale agli avversari.

Ecco dieci dei più celebri rigori falliti, che hanno pesato come macigni sulla sconfitta della squadra dei tiratori.

MONDIALI IN SUDAFRICA: ASAMOAH GYAN

2010, i Mondiali si disputano in Sudafrica. L’Italia, campione del Mondo in carica, chiude all’ultimo posto il girone con Paraguay, Slovacchia e Nuova Zelanda. Il punto più basso della storia calcistica della Nazionale, peggiorato solo la sera del 13 novembre 2017 a San Siro. Una della sorprese di quel torneo è il Ghana, che dopo aver strappato il pass per gli ottavi (secondo posto nel girone dietro alla Germania), si qualifica ai quarti battendo ai supplementari (dopo l’1-1 dei 90′) gli Stati Uniti: a decidere la partita è l’uomo simbolo del Ghana, ovvero Asamoah Gyan. Le Stelle Nere trovano poi l’Uruguay di Tabárez, un avversario con un attacco a dir poco temibile. Passano in vantaggio gli africani con Muntari, poi Diego Forlán rimette in parità il risultato. Il match sembra destinato ai tiri dal dischetto, ma proprio al 120′ Luis Suárez respinge col braccio un gol praticamente fatto dal Ghana: calcio di rigore ed espulsione per il bomber della Celeste. Dagli undici metri si presenta come sempre Gyan, che ha sul destro il pallone della semifinale, della storia. Il numero 3 però sceglie la via della potenza, colpendo la traversa. Si va ai calci di rigore, Gyan è il primo a calciare (e a segnare, dimostrando grande personalità), ma a spuntarla sono i sudamericani. Dopo quella partita l’attaccante ghanese riceve molte minacce da alcuni connazionali. Arriva la decisione di abbandonare la Nazionale, poi torna sui suoi passi. L’amore per la maglia del suo Paese è troppo grande.

LO SCIVOLONE DEL CAPITANO

La finale di Champions League del 2008, proprio come quest’anno, ha visto affrontarsi due squadre di Premier League: il Manchester United di Cristiano Ronaldo e il Chelsea di Didier Drogba. Botta e risposta nel primo tempo tra Ronaldo e Lampard, nessun’altro riesce ad andare in gol nei successivi 45 minuti regolamentari e nei 30 supplementari. La lotteria dei rigori vede fallire prima CR7, poi i Blues avrebbero la possibilità di diventare campioni d’Europa col proprio capitano, John Terry, che però scivola al momento dell’impatto col pallone e colpisce il palo. Ad oltranza sono i Red Devils ad avere la meglio: Van der Sar neutralizza il rigore di Anelka. Risulta, dunque, fatale l’errore di Terry, leader in campo e fuori.

LA SERATA DI DIDIER DROGBA

Ancora finale di Champions, anno 2012. All’Allianz Arena il Bayern Monaco vuole alzare la Coppa davanti ai suoi tifosi, nel suo stadio, contro il Chelsea di Di Matteo. Il match si sblocca solo all’83’ con Müller, ma allo scadere Drogba di testa prolunga la finale ai supplementari. Lo stesso attaccante ivoriano però sgambetta ingenuamente Ribery all’interno della sua area, regalando quindi il calcio di rigore ai bavaresi. Dal dischetto si presenta Robben, che incrocia il mancino ma trova la grande risposta di Petr Cech. Si va ai rigori, e proprio Drogba segna il penalty decisivo che regala al Chelsea la Champions League.

LA MALEDIZIONE DEL DIEZ CON LA NAZIONALE

Leo Messi, il diez per eccellenza, non ha mai trovato grande fortuna con l’albiceleste. Dopo aver perso la terza finale con la Nazionale nel 2015 contro il Cile (nel 2007 sempre in Copa América e nel 2014 nel Mondiale in Brasile contro la Germania), nel 2016, come l’anno precedente, la finale della Copa América Centenario è ancora Argentina Cile e si decide ancora ai tiri dal dischetto. L’errore decisivo è quello di Lucas Biglia, ma il primo a fallire dagli undici metri è proprio il diez Messi, che a fine partita dichiara di voler lasciare persino la Nazionale. Tuttavia, a mente più lucida, il classe ’87 cambia idea e torna a giocare per l’Argentina.

Fonte immagine: profilo Instagram di Lionel Messi.

JUANFRAN A SAN SIRO

Finale di Champions League 2016: il 28 maggio allo Stadio Meazza si sfidano Real ed Atletico Madrid. I colchoneros vogliono la rivincita dopo la sconfitta subita due anni prima a Lisbona. Niente da fare: dopo l’1-1 firmato Ramos e Carrasco, ai calci di rigore l’unico a sbagliare è Juanfran, che centra il palo alla destra di Navas. A segnare il gol decisivo è Cristiano Ronaldo, che quell’anno vince anche l’Europeo ed il Pallone d’Oro.

QUELLI CHE RICORDIAMO CON TANTO DISPIACERE

Stesso anno, cambia solo la competizione: Euro 2016. L’Italia di Antonio Conte, dopo aver vinto il girone ed eliminato agli ottavi la Spagna, si ritrova con la rosa decimata a causa degli infortuni, che costringono il tecnico pugliese a schierare un centrocampo inedito: Sturaro-Parolo-Giaccherini. Alla rete di Ozil risponde Bonucci su rigore, si va ai tiri dal dischetto. Il primo a fallire il suo tentativo per gli Azzurri è Simone Zaza, entrato al posto di Chiellini proprio per calciare dagli undici metri. Dopo tantissimi passetti lenti e corti, il pallone finisce ampiamente alto. L’altro rigore pesante porta la firma di Graziano Pellè, che fino a quel momento era stata una delle sorprese di quell’Italia. Dopo aver mimato il gesto del “cucchiaio”, calcia piano, rasoterra e fuori dalla porta. Ad oltranza a regala la semifinale ai tedeschi ci pensa il terzino Hector.

Fonte immagine: profilo Instagram di Graziano Pellè.

ISTANBUL 2005: LA FINALE PIÙ PAZZA DI SEMPRE

La finale del 2005 tra Milan e Liverpool è probabilmente la più clamorosa di tutte. Dopo il 3-0 del primo tempo, i Reds impiegano appena 6′ a pareggiare. Tuttavia, i ragazzi di Ancelotti sfiorano più volte la rete del 4-3, soprattutto con Shevchenko. Nulla da fare, si va ai rigori: Dudek ipnotizza sia Pirlo che Serginho, Dida neutralizza il tentativo di Riise. Sheva però fallisce il suo penalty, spedendo quindi la coppa in Inghilterra.

USA ’94: FA TUTTO BAGGIO

Roberto Baggio, che ha trascinato l’Italia fino alla finale del Mondiale del 1994 segnando ben cinque reti, non riesce a regalare alla sua Nazione il giusto lieto fine. Dopo lo 0-0 dei 120′ in finale contro il Brasile a Pasadena, Baggio calcia alto dopo gli errori di Baresi e Massaro, facendo gioire quindi l’intero popolo verdeoro.

NON È GOL! NON È GOL! NON È GOL!

Queste furono le prime parole che urlò Fabio Caressa dopo il rigore sbagliato da David Trezeguet nella finale di Berlino 2006. Dopo l’1-1 siglato da Zidane e Materazzi, dal dischetto Trezeguet fu l’unico a fallire il penalty, regalandoci il tanto atteso quarto Mondiale. Tutti i tiratori francesi spiazzarono Buffon (anche l’ex attaccante della Juventus, che colpì però la traversa), ma finalmente i rigori sorrisero anche all’Italia dopo le sconfitte del ’94 e del ’98.

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Flash News

Verso Turris-Avellino: Rastelli recupera Aya

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Turris Avellino

In casa Avellino, continua la preparazione verso il match contro la Turris in programma domenica alle 17:30. Gli irpini, dopo il pareggio casalingo contro la Juve Stabia, sono obbligati a vincere per sperare ancora nei playoff.

Il tecnico Massimo Rastelli però, dovrà ancora far fronte alla situazione infortunati. Aya ha recuperato definitivamente ed è tornato ad allenarsi in gruppo ma è l’unica nota positiva. Dall’Oglio e Di Gaudio infatti, stanno ancora smaltendo i fastidi lavorando a parte. Così come Ricciardi e Micovschi, che stanno continuando il programma di recupero prima del reintegro.

L’Avellino ha disperato bisogno di trovare punti lontano dal Partenio Lombardi. Il rendimento esterno, sino ad ora, è stato disastroso. Soltanto 4 punti conquistati in 8 uscite, frutto del pareggio contro il Foggia e della vittoria di Francavilla, alla prima in panchina di Rastelli.

Fonte immagine di copertina: profilo Instagram Us Avellino

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ESCLUSIVA – Luca Toselli sulla Juve: “Giusto confermare Allegri”

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Juventus

La Juventus sta attraversando uno dei periodi di maggior difficoltà della sua storia. Risultati che faticano ad arrivare e dimissioni improvvise di tutto il C.D.A., situazioni che non fanno passare nottate tranquille ai tifosi bianconeri. In esclusiva per Numero Diez la voce di Luca Toselli, influencer grande esperto e tifoso della Vecchia Signora seguito da centinaia di migliaia di persone sui propri account social. Di seguito l’intervista.

L’ERA ANDREA AGNELLI

Nove Scudetti, cinque Supercoppe Italiane e cinque Coppe Italia, questi i successi della Juventus nei dodici anni di gestione Andrea Agnelli. Quali parole ti senti di rivolgere nei confronti dell’operato dell’ormai ex presidente?

“Un ringraziamento per gli anni che ci sono stati di vittorie e successi nonostante gli ultimi non siano andati bene. Probabilmente la presidenza di Andrea Agnelli era ormai giunta al termine. Il fatto che si sia arrivati alla divisione per altre cause è un dispiacere ma probabilmente ci stava dopo dodici anni un cambio in cima alla piramide della Juventus”.

LE PREOCCUPAZIONI DEL MOMENTO

Da tifoso che sente la maglia bianconera come una seconda pelle, quali sensazioni stai provando in questo periodo così delicato?

“Confusione e sorpresa. Non mi spaventa il fatto di avere un presidente, bensì la dinamica e le tempistiche nel quale è avvenuto questo cambiamento. Vista dalla nostra prospettiva viviamo questo avvenimento in modo confusionario e, come un qualcosa in continua evoluzione”.

LE POSSIBILI NUOVE FIGURE DIRIGENZIALI

Prima Del Piero poi Trezeguet: due leggende del club che si sono proposte di tornare per aiutare la loro vecchia squadra. Pensi che potrebbero contribuire alla rinascita del club?

“Vedo molto più adatto Del Piero a livello dirigenziale, Trezeguet penso sia maggiormente un uomo da campo. È ovvio che due figure del genere che nel momento più buio della storia bianconera hanno deciso di scendere all’inferno con la Vecchia Signora è un qualcosa che non può fare altro che piacere”.

IL RUOLO DI MASSIMILIANO ALLEGRI

L’unico mai messo in discussione in questi giorni così intensi è stato Massimiliano Allegri. Si è parlato di possibili dimissioni non accettate, condividi la scelta di tenere il tecnico o avresti optato per un altro profilo?

“Riguardo Allegri penso sia un discorso in continua evoluzione. In caso di dimissioni di Agnelli per un nuovo progetto tecnico avrei capito un immediato cambio in panchina ma, in questa situazione di confusione, cambiare anche l’allenatore sarebbe stato un problema per i giocatori. Allegri dovrà tenere il ruolo di collante in questo momento così delicato”.

LA POSSIBILE REAZIONE IN CAMPO DELLA SQUADRA

In conclusione, come credi possa reagire la squadra sul lato sportivo al rientro dalla sosta? Riusciranno i ragazzi a gestire il peso di giocare in queste condizioni?

“Questa è la mia più grande paura. Sicuramente il momento non è felice e, qualcuno, potrebbe avere delle preoccupazioni a livello di campo. Sappiamo tutti benissimo che all’interno del rettangolo verde di gioco la testa conta tanto e, tutta questa situazione extra-campo, potrebbe provocare dei malumori”.

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Calcio Internazionale

Barcellona, interesse per Onana: le ultime

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Onana

Il Barcellona, nonostante i problemi riguardo alla liquidità, agirà sul mercato di gennaio: sono infatti tanti i nomi di Inter e Milan e che piacciono al club blaugrana.

BARCELLONA-MILANO: ASSE CALDO

Al Barcellona piacciono tanti nomi dell’Inter: si comincia da Lautaro e Skriniar concludendo con Brozovic. Ma non si ferma qui, infatti passando all’altra parte di Milano piacciono molto sia Rafael Leao, che Bennacer.

Secondo Tuttosport, però, l’obiettivo principale del Barcellona per gennaio è un portiere che faccia da vice a Ter Stegen: tutti gli indizi portano ad Onana. L’ex Ajax è un obiettivo concreto dei blaugrana, che stanno preparando un piano per sferrare l’attacco finale a gennaio.

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Calcio Internazionale

Tata Martino non è più il CT del Messico: le ultime

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Messico

Nonostante la vittoria del Messico ieri sera, ormai l’esperienza di Gerardo Martino sulla panchina della Nazionale Messicana sta per volgere al termine. Decisiva sembra essere stata infatti la non qualificazione agli ottavi di fiamme dei Mondiali in Qatar.

MESSICO-TATA MARTINO: È FINITA

Lo ha confermato lo stesso Tata Martino ieri sera dopo la partita con l’Arabia Saudita:

Dovrò trovarmi un altro futuro, la mia esperienza sulla panchina del Messico è terminata quando l’arbitro ha fatto il triplice fischio. Il mio contratto con la Nazionale termina qua”.

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