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Rinascita spagnola

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Rinascita spagnola

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A tutte le squadre capita di sbagliare qualche partita e incespicare in un periodo nero. È normale, è la ciclicità del calcio. Ma pochi club hanno la forza di rialzarsi strada facendo e ribaltare, nel corso della stessa stagione, ogni pronostico. Il Valencia è uno di questi.

IL PERIODO

Una stagione a pieghe quella del club spagnolo, contornata da alte maree che hanno molte volte messo alla prova la squadra. Un continuo e ondulato su e giù che ha caratterizzato gli ultimi 9 mesi di stagione. Ma nelle cattive acque, i giocatori e l’allenatore, hanno saputo dimostrato di saperci navigare. D’altronde Valencia è una citta che si affaccia sul mare.

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Estate 2018. Il Valencia arriva da un quarto posto in Liga – il massimo che poteva fare, dietro soltanto alle big Barcellona, Atletico e Real Madrid – e decide di dare continuità al progetto iniziato l’estate precedente da Marcelino. Arrivano così investimenti dal presidente Peter Lim, che decide di rinforzare la sua squadra in ogni reparto, dalla difesa con Piccini, Diakhaby e Murillo fino all’attacco con Gameiro, Guedes e Batshuayi (soltanto per metà stagione), passando per il centrocampo fortificato dall’arrivo di Kondogbia.

L’inizio è decisamente in salita: la prima vittoria in campionato arriva soltanto alla settima giornata – uno a zero sul campo della Real Sociedad. Da lì in poi iniziano i filotti di pareggi – il record è di 6 partite di fila – che caratterizzano tutta la stagione valenciana, interrotti soltanto da molte sconfitte e qualche vittoria.

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In Champions il Valencia arriva terzo e non approda agli ottavi, un’uscita che si può considerare legittima in un girone con Juventus e Manchester United – che anticipano in classifica il Valencia – e il fanalino di coda Young Boys

Proprio vero che in inverno fa freddo, perché è il periodo nel quale il Valencia accumula pochi punti in cascina e si ritrova con l’acqua al collo. L’aria dalle parti a est di Madrid, di conseguenza, inizia ad appesantirsi. Si moltiplicano le mancate vittorie sul campo e si intensificano, allo stesso tempo, le voci che vedono Marcelino sempre più lontano dalla panchina del Valencia.

“Se il proprietario decide di fare a meno di me e del mio staff tecnico, devo accettarlo perché i risultati sono peggiori di quanto ci aspettassimo. Ma resto fermamente convinto che la strada sia quella giusta e spero che la nostra voglia di raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissati superi il momento negativo”

Siamo a metà stagione e il Valencia è nel bel mezzo della sua crisi: quasi in zona retrocessione e con l’eliminazione dalla Champions ancora da digerire. Marcelino è appeso ad un filo. La pazienza di Peter Lim viene tirata al limite, ma per fortuna la corda non si spezza: nessun esonero, si va avanti insieme, valutando allenatore e giocatori partita dopo partita.

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Retrocesso nella coppa europea meno nobile, il Valencia mette in riga Celtic, Krasnodar e Villareal. Ora lo scoglio più grande è l’Arsenal di Emery. Chi vince va in finale di Europa League. Chi dei tifosi del Valencia se lo sarebbe aspettato a metà stagione?

DALLE CENERI

Saper interpretare i numeri può aiutare a capire meglio le dimensioni della stagione del Valencia. Fa clamore, in questo senso, il record di pareggi dell’intero campionato spagnolo, che appartiene proprio alla squadra di Marcelino: ben 16.

E’ sembrata dunque per lunghi tratti affetto da “pareggite” – nomenclatura che in Italia veniva appiccicata all’Inter di Mazzarri – il Valencia. E non è da sottovalutare questo dato, perché denota alla squadra spagnola la mancanza di forza adatta per andare oltre all’avversario. “Si è più volte accontentata la squadra di Marcelino”, accusano proprio i media dalla Spagna.

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Al Valencia è più volte mancata la via del goal. Per trovare un calciatore del club del presidente singaporiano nella classifica marcatori dobbiamo scendere infatti fino alla 22° posizione, dove scopriamo Dani Parejo. L’ennesima tesi che dimostra la scarsa vena realizzativa del Valencia? Parejo è un centrocampista, non un attaccante.

Ma la risalita della china da parte del Valencia è stata notevole. Dalla zona retrocessione di metà campionato fino all’attuale sesta posizione (l’ultima casella buona per un posto in Europa League e i relativi preliminari di coppa) e la finale di Copa del Rey, raggiunta dopo aver battuto di fila Sporting Gijón, Getafe e Betis, oltre alla già citata semifinale di Europa League.

Ma come è arrivato questo cambiamento radicale della squadra di Marcelino? Nessun innesto importante nel mercato di gennaio e neppure alcuno stravolgimento tattico: il 4-4-2, con il quale il Valencia raccoglieva brutte figure in giro per la Spagna ad inizio anno, è rimasto tale fino agli attuali dettami tattici dell’allenatore spagnolo. Ciò che ha subito una risolutiva variazione in merito è stato l’atteggiamento, meno improntato alla spettacolarità del gioco, più propenso a pensare al sodo: portare a casa il risultato. È normale quando c’è in ballo il futuro di un allenatore, che ora è un po’ più roseo.

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Cioffi: “Partita più brutta della mia gestione, Samardzic si assuma delle responsabilità”

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cioffi inter udinese verona

Il Genoa si è imposto per 2-0 sull’Udinese nell’anticipo della 26′ giornata. Dopo la partita il tecnico bianconero Gabriele Cioffi è apparso molto amareggiato ai microfoni di DAZN.

LE PAROLE DI CIOFFI 

SUGLI EPISODI – “Parliamo di calcio, quelle sono scelte arbitrali. Sono episodi che condizionano le partite, l’ammonizione di Lautaro dopo un minuto, ma andiamo avanti. Abbiamo fatto una partita sottotono, equilibrati, ma poco coraggiosi e poco aggressivi, pochi duelli. Paradossalmente siamo stati più aggressivi in dieci nel secondo tempo che nel primo tempo”.

COSA MANCA? – “Noi sappiamo la posizione di classifica. Abbiamo riempito poco e girato poco con i tre dietro, non abbiamo trovato le mezzali e alzato i quinti senza creare superiorità, è la peggior partita sotto la mia gestione. Bisogna ripartire con coraggio, la squadra è viva e non rispecchia la posizione che ha. Dobbiamo dimostrare che non meritiamo questa classifica”.

SU SAMARDZIC Samardzic deve assumersi le responsabilità, perché le partite di sacrificio le ha fatte. Oggi sgomitava e non accettava la situazione della squadra e non è facile prenderla in mano quando più di un giocatore non è al suo massimo. Ne dovevo cambiare quattro, ne ho cambiato uno subito per dare un segnale. Bisogna guardare al buono che abbiamo fatto e chiudiamo il brutto capitolo di oggi”.

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Gilardino: “Abbiamo fatto una buona gara, Retegui bomber vero”

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Gilardino

Le parole di Alberto Gilardino dopo Genoa-Udinese, terminata 2-0. Grande soddisfazione per il tecnico rossoblu, che a DAZN esprime tutta la sua soddisfazione per la gara di oggi, lodando Retegui e, in generale, tutto il gruppo genoano.

PRESTAZIONE – “Sono felice per la prestazione, l’atteggiamento della squadra e sapevamo che non era una partita così semplice perché l’Udinese è una squadra strutturata. Abbiamo avuto la pazienza, la calma di riuscire a creare i presupposti per fargli male. Nella prima parte sembrava che stavamo addormentando la sfida ma stavamo scardinando la loro difesa, abbiamo preso parecchi calci d’angolo e poi l’abbiamo sbloccata. Abbiamo fatto una buona gara, abbiamo anche avuto il coraggio di andare a fare il secondo e per poco non facevamo anche il terzo“.

RETEGUI – “Se in queste condizioni fisiche e mentali è un giocatore forte, ha un margine di miglioramento importante. Vive da vero bomber l’area di rigore, ha margini di miglioramento nella manovra, nel primo passaggio ma dentro l’area di rigore sente la porta e deve solo continuare a lavorare ed avere fame di migliorarsi. Da qui alla fine deve essere un crescendo per lui“.

SODDISFAZIONI – “Sicuramente essere riusciti a creare questo legame forte con la nostre gente, merito dei ragazzi in campo. Credo di inculcare una mentalità alla squadra e la volontà di migliorarsi di ogni singolo giocatore. Li tengo tutti sul pezzo e tutti concentrati, ci penso giorno e notte perché ho giocatori importanti che spesso devo lasciare fuori e questo a volte non è semplice perché sono legato a loro non solo tecnicamente ma anche umanamente. Però lo devo fare per il bene della squadra, mi devo prendere queste responsabilità“.

SALVEZZA – “Ho detto ieri che ci servono 42 punti, dobbiamo fare uno step superiore e dobbiamo pensare a lavorare perché adesso arrivano partite come Inter, Monza e Juventus. Festeggiamo dopo questa vittoria, gli lascio qualche giorno libero però dobbiamo tenere sempre la mentalità alta e la voglia di superare ogni tipo di situazione con la perseveranza“.

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Balzaretti non ci sta: “Il gol di Lucca è un contrasto, così non si può giocare”

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Federico Balzaretti, Udinese - Serie A

In serata l’Udinese non è riuscita strappare punti al Ferraris contro il Genoa, che si è imposto 2-0. Dopo la gara il direttore sportivo dei bianconeri Federico Balzaretti è intervenuto ai microfoni di DAZN per commentare il match, ma anche l’episodio della rete annullata a Lucca.

LE PAROLE DI BALZARETTI

SUL GOL ANNULLATO A LUCCA – “È gol tutta la vita perché è un contrasto. Se questo non è gol non si può più giocare perché vanno tutti e due sul pallone e non è più calcio. Può aver toccato anche De Winter ma questo è il calcio e ci sono i contrasti, ci si tocca e ci si sfiora altrimenti va fischiato tutto. Anche a Napoli è stato dato un rigore per un tocco di Ebosele. Nelle altre nazioni ci ridono dietro, questo è un contrasto punto. Il VAR in Inghilterra interviene una volta a partita, qui tre”.

SULLA DINAMICA – “Nella dinamica vanno entrambi sul pallone. Bisognerebbe lasciar proseguire, perché altrimenti fischiamo 50 falli a partita. Rispetto le opinioni perché è un episodio borderline. Per me la dinamica di campo è molto importante e dal campo non sembrava fallo. Con la lente d’ingrandimento si vede tutto, ma questo è un contrasto e non ci può essere contrasto senza contatto. Oggi è molto difficile giocare in area di rigore, non si può, è sempre fallo”.

SULLA CLASSIFICA – “Noi dobbiamo salvarci, c’è da lavorare e stare in trincea. Lo sappiamo e non ci spaventa il fatto che dobbiamo lottare fino alla fine. Ora testa alla Salernitana, una gara da battaglia vera. Dobbiamo proseguire migliorando perché stiamo faticando nella reazione all’errore perché all’episodio negativo non riusciamo a reagire. Per salvarci serve la lotta continua e restare in partita. Dobbiamo migliorare su questo”.

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La doppietta di Luka Romero incanta, il Milan sorride: tra Almeria e Atletico Madrid è 2-2

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Luka Romero

Il gioiellino del Milan Luka Romero ha incantato nel sabato sera de La Liga. Nella gara del suo Almeria contro l’Atletico Madrid, l’argentino ha trovato la prima presenza da titolare, ma che certamente non sarà l’ultima. Il classe 2004, infatti, ha rimontato per due volte i Colchoneros con due reti stupende.

I ragazzi di Diego Simeone hanno trovato il vantaggio dopo appena 2 minuti di gioco con la rete di Angel Correa, ma, poco prima della mezz’ora, è salito in cattedra Romero che, dopo essersi liberato dalla marcatura di un paio di avversari, ha scagliato un sinistro imprendibile in fondo al sacco. La gara, poi, è scivolata all’intervallo sul risultato di 1-1.

Nella ripresa sono iniziate le sostituzioni e, al 57′, l’Atletico è riuscito a tornare in vantaggio con una vecchia conoscenza della Serie A, l’ex Udinese Rodrigo De Paul. Ma dopo appena 7 minuti Romero, per la seconda volta, ha ristabilito la parità dopo la penetrazione in area e un tocco delizioso a depositare il pallone sotto la traversa.

Nel finale è l’Almeria ad attaccare un Atletico stanco e demoralizzato, ma il pallone decisivo arriva prima sui piedi di Alvaro Morata che manda alto a tu per tu con Luis Maximiano e poi su quelli di Melero. Al triplice fischio è 2-2.

Le statistiche della sfida parlano di un predominio dei Colchoneros, ma quando scendono in campo calciatori con un bagaglio tecnico importante, come quello di Romero diventa tutto più complicato. Nel frattempo il Milan continua a ricevere segnali importanti dai vari calciatori in prestito. Oltre a Romero c’è anche De Ketelaere che, domani sera a San Siro, sarà l’osservato speciale.

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