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Rise & Fall del Saint-Etienne, la crisi dei Les Verts

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Rise & Fall del Saint-Etienne, la crisi dei Les Verts

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Saint-Etienne

C’era una volta, in quel di Saint-Etienne, città di 170.000 anime capoluogo del dipartimento della Loira, una squadra capace di raggiungere 10 titoli nazionali tra il ’57 e gli anni ’70. La squadra più importante e temuta di Francia, capace di regalare alla nazionale d’Oltralpe talenti del calibro di Janvion, Bathenay ed il più grande francese di tutti i tempi, Le Roi Michel Platini. In campo internazionale capace di eliminare il Bayern di Sepp Maier e del Kaiser Beckenbauer. Da qui, per capire i motivi della caduta dei giganti dobbiamo scavare alle radici della loro ascesa. Un viaggio sulle rive del Rodano, tra la mitica squadra di Herbin, gli scandali degli anni ’80, la coppa di Lega 2013 e la tragica discesa delle ultime due stagioni, ma non solo.

GLI ANNI D’ORO CON BATTEAUX

Il primo trofeo dell’Association Sportive de Saint-Étienne Loire (ASSE), arriva circa vent’anni dal passaggio della squadra al professionismo, nel 1955. Un biennio più tardi, inizia la striscia dei titoli nazionali vinti con il primo successo in campionato. Successo che però anticipa la retrocessione del ’61, resa però meno amara dalla vittoria in Coppa di Francia. Il vero ciclo trionfale, nasce solo nel 1967. In quell’anno il presidente Roger Rocher, spinto dall’ambizione di voler portare la squadra a competere per successi in Europa, ingaggia il tecnico Albert Batteux. Negli occhi del presidentissimo, il nuovo allenatore avrebbe dovuto rappresentare la chiave di volta del nuovo ASSE. Dal canto suo, Batteux non tradisce le aspettative. L’inventore del calcio Champagne, replica in poco tempo quanto fatto allo Stade de Reims, dove era arrivato fino alla finale di Coppa Campioni persa contro il Real.

COLPO ARRIVATO.. IN TAXI

La formula magica dei biancorossi calza a pennello anche ai Verdi. Il primo colpo del nuovo allenatore è Salif Keita, uno sconosciuto talento che arriva dal Mali. E dal Mali, arrivato in fretta e furia all’aeroporto di Paris-Orly, chiede al primo taxi di portarlo il prima possibile allo stadio Geoffroy Guichard, a Saint-Etienne. Nulla di strano, sennonché tra la Capitale e la cittadina sul Rodano ci siano 500 km. Il taxi però verrà ripagato ampiamente dalle prestazioni dell’africano. Tanto che lo stesso Batteux senza esitazione arriva a dire che “se fosse nato in Brasile, Keita avrebbe eclissato la stella di Pelè“. Les Verts iniziano un ciclo da favola, tra il ’68 e il ’70 vincono tre campionati consecutivi, dominando la Francia.

TABÙ EUROPEO

Ma se entro i confini nazionali i titoli arrivano a valanga, il vero tabù ed ossessione del presidente Rocher resta il trionfo Europeo. La squadra è attrezzata con giocatori del calibro del già citato Keita, il portiere Carnus, il difensore Bosquier, i centrocampisti Robert Herbin, Jacquet e gli attaccanti Hervè Revelli e Bereta, ma in campo internazionale non sfonda. Eliminazioni con Rangers e Cagliari non rendono giustizia alla corazzata francese, ma nella stagione ’69/70 si presenta la grande occasione. In modo machiavelico, l’ASSE riesce incredibilmente a soverchiare le sorti di un primo turno contro il Bayern Monaco di Beckenbaur, Sepp Maier e Gerd Muller.

Dopo un’andata chiusa dai bavaresi sul 2-0 dalla rete di Roth, il ritorno nella bolgia del Guichard vede un incredibile Keita trascinare il Saint-Etienne in un 3-0 da urlo. I sogni di gloria durano però poco. Al turno successivo il Legia Varsavia estromette i Verdi.

LA SFINGE E IL CALCIO TOTALE

Dopo pochi mesi il Marsiglia acquista il fortissimo maliano, Carnus e Busquier, Sembra l’inizio della fine, ma a fermare l’emorragia ci pensa Robert Herbin. A soli 33 anni, passa dal centrocampo alla panchina, e unisce l’idea di Batteux alla filosofia del Calcio Totale dell’Olanda di Cruyff. L’ASSE rifonda, ripartendo da giovani semi-sconosciuti e dalla Sfinge Herbin (soprannome dovuto alla sua sempre impassibile espressione). Rivince il campionato due volte e nel ’76 va ad un nulla dal miracolo sportivo. Prima Copenaghen, poi Rangers e la corazzata Dinamo Kiev cadono sotto i colpi della magica squadra francese. In semifinale tocca al PSV, ma all’ultimo atto è il Bayern a spegnere i sogni e le speranze dei Verts, proprio sul più bello. Alla corde, dopo una partita dominata dall’ASSE, il Kaiser Beckenbauer serve Roth, che purga ancora il Saint-Etienne battendo Curkovic. A un passo dal tetto d’Europa, i verdi avranno gli ultimi sussulti di gloria all’inizio degli anni ’80, quando dopo il canto del cigno rappresentato dal secondo posto nell’82 uno scandalo finanziario segna la fine delle ambizioni nazionali ed europee.

RECENTE PASSATO E PRESENTE

Dopo lo scandalo, Rocher lascia ed inizia un agognante saliscendi tra prima e seconda divisione. Ad inizio millennio, un altro scandalo colpisce Alex e Aloisio, le due stelle brasiliane della squadra, squalificate per 4 mesi per possesso di passaporto falso, in un’inchiesta che porterà alla retrocessione e a 7 punti di penalizzazione per il coinvolgimento di dirigenti. Nel 2004 torna in Ligue 1, dove stabilmente è rimasta fino ad ora. Nel mentre, ha il tempo di osservare la straordinaria serie di 8 titoli nazionali degli odiati rivali del Lione, trascinati da Benzema, con i quali ogni anno si infiamma il derby del Rodano.

Dopo 32 anni, la rete di Brandao contro il Rennes nel 2013 in finale di Coppa di Lega ha riportato all’ASSE un trofeo. Ha giocato varie volte in Uefa, non andando oltre gli ottavi di finale raggiunti nel 2009 con il Werder Brema. Il quarto posto del 2019, trascinati da talenti come Saliba, ora all’Arsenal, e Bouanga, aveva illuso tifosi ed addetti. L’organico viene smantellato, lo scorso anno la salvezza è arrivata solo grazie ad un Bouanga capace di inanellare 12 assist e 10 reti e con soli 3 punti di vantaggio sul Nimes terzultimo.

Nella stagione in corso, dopo l’esonero di Claude Puel in seguito allo 0-5 interno contro il Rennes, Dupraz sta cercando disperatamente di salvare i Verts. Ora al diciottesimo posto, che vorrebbe dire spareggio salvezza con la terza della Ligue2, a 9 giornate dalla fine la squadra di Khazri & Co si trova a -1 dal molto meno blasonato Clermont. Ora, l’obbiettivo è la salvezza. ma chissà che in un futuro non troppo prossimo l’ASSE possa tornare a risplendere sui campi d’Europa e di Francia. Sogni, per i tifosi del Saint-Etienne. Questi, d’altro canto, non possono fare altro che tenere fede al loro colore, il verde speranza, e non dimenticare i fasti di un passato nei loro occhi mai troppo lontano.

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De Laurentiis attacca il sistema calcio: “È malato! Vi spiego il motivo”

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De Laurentiis Napoli

DE LAURENTIIS – Aurelio De Laurentiis non le manda a dire nei confronti del sistema calcio internazionale. Il numero uno del Napoli ha inveito contro l’attuale organizzazione, sostenendo come l’attuale impalcatura che regge questo sport è da rivedere quantomeno da un punto di vista economico e finanziario. A suo modo di vedere il calcio dovrebbe tornare a essere più sostenibile. Attualmente, però, non esistono le condizioni perchè questo avvenga. Di seguito, proponiamo tutte le sue parole riferite ai microfoni del Financial Times:

Il calcio è malato. Ma perché è malato? Perché l’economia del calcio è malata. I campionati e le squadre non sono in grado di competere dal punto di vista finanziario. In questo modo, i campionati non hanno la facoltà di produrre abbastanza. Quindi, ad esempio, la Uefa può dire “okay, ora in Champions League stanziamo €2,4B, in Europa League più di 500M e nella Conference League più di €238M. Ma se tutte le squadre sono indebitate questo vuol dire che questa somma di denaro non è sufficiente. Quindi questo non è un calcio sostenibile. Non solo non è sostenibile, ma disputiamo anche tante gare. Quindi, quando questo accade, è come se buttassi tutto all’aria. Finisci per non accattivare più il pubblico“.

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Lautaro si tiene dietro Mbappé e mette nel mirino Kane: El Toro sogna la Scarpa d’Oro!

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Lautaro Martinez, calciatore dell'Inter - Serie A, Coppa Italia, Supercoppa italiana, Champions League

LAUTARO SCARPA D’ORO – L’Inter procede spedita verso la conquista della seconda stella e il simbolo più importante della cavalcata in questa stagione è senz’altro Lautaro Martinez. Il Toro di Bahia Blanca sta letteralmente trascinando i suoi allo scudetto, tant’è vero che il 34% dei gol segnati dai nerazzurri portano la sua firma. Lautaro, infatti, è ora a quota ventitre reti, è al comando della classifica dei marcatori e ha ipotecato il titolo di capocannoniere: il secondo goleador della Serie A, che è Vlahovic insegue a quota quindici. Ma non è finita qui. Mai come quest’anno, infatti, Lautaro Martinez ha la chance concreta di aggiudicarsi anche la Scarpa d’Oro, premio che spetta al miglior realizzatore in Europa al termine della stagione.

A oggi, in testa alla classifica c’è, neanche a dirlo, Harry Kane, autore di ventisette gol. Lautaro, come ricordato prima, è a ventitré, ma deve guardarsi anche alle spalle, perché c’è un avversario molto pericoloso. Si tratta di Kylian Mbappe, che finora ha timbrato il cartellino in ben ventuno volte.

Insomma, al momento, Lautaro è diviso tra due fuochi e per superare Kane dovrà segnare più goal possibili e guadagnare più punti possibili. La classifica della Scarpa d’Oro, in effetti, viene stilata assegnando un coefficiente di difficoltà legato al campionato in cui vengono realizzati i gol. Nei primi cinque campionati continentali (Premier League, Liga, Serie A, Bundesliga e Ligue 1, ndr) le reti vengono moltiplicate per due, negli altri 1.5.

LAUTARO SCARPA D’ORO, LA CLASSIFICA FINORA

Questa la classifica della Scarpa d’Oro aggiornata ad oggi:

  1. Kane – 27 gol; 54 punti (moltiplicatore x2)
  2. Martinez – 23 gol; 46 punti (moltiplicatore x2)
  3. Mbappe – 21 gol; 42 punti (moltiplicatore x2)
  4. Adams – 23 gol; 36.5 punti (moltiplicatore x2)
  5. Guirassy – 18 gol; 36 punti (moltiplicatore x2) – Pellegrino – 22 gol; 36 punti (moltiplicatore x1.5)

 

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Altro gesto “osceno” per Cristiano Ronaldo: arriva la squalifica!

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Cristiano Ronaldo, calciatore dell'Al-Nassr - Saudi Pro League

Nell’ultimo turno di Saudi Pro League è andata in scena la gara tra l’Al-Shabab e l’Al-Nassr, vinta dagli ospiti per 2-3 con la rete decisiva di Talisca a qualche minuto dal termine. Questa partita, però, sta facendo parlare di sé per quanto accaduto tra Cristiano Ronaldo e la tifoseria di casa, che aveva preso di mira il portoghese per tutti i novanta minuti. La scintilla definitiva è scoppiata nel momento in cui il pubblico di casa ha iniziato a intonare cori a favore di Lionel Messi, reagendo con un grave e ripetuto gesto volgare nei loro confronti. Il risultato? Ronaldo dovrà saltare la prossima gara contro l’Al-Hazem in programma oggi per squalifica e dovrà inoltre pagare una multa da 80.000 dollari.

L’ex giocatore della Juventus non è nuovo a gesti di questo tipo da quando è sbarcato nel campionato saudita. Ronaldo, infatti, aveva rischiato già una squalifica lo scorso aprile, dopo un altro brutto gesto nei confronti della tifoseria dell’Al-Hilal. Vedremo, dunque, se questa punizione sarà abbastanza per evitare che il fenomeno portoghese sia di nuovo protagonista di fatti simili, con il video dell’accaduto che ha spopolato ed è diventato virale in tutto il mondo. Sicuramente non si tratta di un bello spot per il giocatore e per il campionato saudita.

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Retroscena sul passaggio di Mudryk al Chelsea: ecco cosa avrebbe fatto l’ucraino poco prima di approdare ai Blues

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Mykhailo Mudryk è potenzialmente uno dei giocatori più talentuosi emersi negli ultimi anni però, al Chelsea, non è mai riuscito ad esprimersi al meglio. In questa stagione si sono visti sprazzi delle sue qualità ma la sensazione è che il giocatore ucraino non sia ancora sbocciato del tutto. Arrivato al Chelsea nel gennaio del 2023, Mudryk avrebbe potuto vestire la maglia di un altro club londinese, quella dell’Arsenal ma le cose sono andate diversamente.

Secondo il The Atheltic infatti Mudryk, una volta capito che l’affare con i Gunners era sfumato, avrebbe chiamato i dirigenti dell’Arsenal in lacrime mentre si avviava all’aeroporto in direzione Londra sponda Blues.

É ancora molto presto per parlare di un grande “what if”  ma chissà cosa sarebbe successo se invece di andare al Chelsea, in questo periodo storico molto confuso e privo di soddisfazioni per i Blues, fosse andato nell’Arsenal di Arteta che riesce a migliorare e di parecchio gli esterni offensivi. In un contesto funzionale il talento ucraino forse sarebbe riuscito ad esprimersi al meglio.

Mudryk ha ancora tutta la carriera davanti, essendo appena un classe 2001, ma anche molto da dimostrare: i soli tre gol segnati con la maglia del Chelsea sono una cifra davvero troppo bassa per un giocatore di quel talento. Chissà se e quando riusciremo a vedere quel giocatore che aveva incantato tutti ai tempi dello Shakhtar.

 

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