Quello che è successo in Copa Libertadores ha del clamoroso. El Monumental è stato il teatro della sfida tra il River Plate e l’Independiente Santa Fe. La partita si preannunciava molto delicata. Anzitutto per ragioni sportive. Los millionarios guidavano il gruppo D con 6 punti ed erano chiamati ad affrontare i colombiani, ultimi in classifica a quota 2. Se, poi, consideriamo che questo testacoda molto serrato valeva per la quinta giornata del raggruppamento e il River ci si è avvicinato con un focolaio Covid in corso, ecco che la situazione si è complicata ancora di più. 11 giocatori a disposizione. Nessun portiere. Caso limite nella storia del calcio. Ma Gallardo ha fatto di necessità virtù e ha puntato su Enzo Pérez, uno che la porta l’ha sempre attaccata.

DALL’ATTACCO ALLA DIFESA…DELLA PORTA

Enzo Pérez si riscopre portiere. A 35 anni l’ex centrocampista di Benfica e Valencia arretra il proprio raggio d’azione. E tutto sommato non si comporta male. Nella serata in cui la squadra del quartiere Núñez di Buenos Aires sembra andare incontro ad una sonora e pesante batosta, arriva un successo pesante: l’1-2 firmato da Angileri ed Álvarez rende più agevole l’indedito compito di Pérez. Il quale non viene troppo pungolato dall’abulico attacco dei cafeteros. Troppo poco incisivi, questi fanno fare bella figura al numero 24 degli argentini. Sono una decina gli interventi in cui si mette in mostra nel corso dei novanta minuti. E poco importa se al 73′ gli ospiti accorciano con Osorio, fissando il risultato finale sul 2-1. Perchè questo risultato è tanto merito suo; e se ne avvede anche la Conmebol, che, in collaborazione con Bridgestone, lo premia come MVP del match. Un match che spinge il River ad un passo dalla qualificazione agli ottavi di finale della competizione. E che prolunga la curiosa tradizione di giocatori guardiani della porta. In fondo, come dice David Bowie, si può essere eroi (anche) solo per un giorno.

Fonte foto immagine in evidenza: profilo Instagram @riverplate