Tra le più grandi rivalità del calcio nostrano, quella che intercorre tra Juventus e Fiorentina è sicuramente una delle più sentite e radicate nel tempo. Bianconeri e viola sono agli antipodi, da un lato il pragmatismo degli Agnelli e della FIAT; dall’altra la bellezza, quasi dannata, di una squadra che incarna appieno lo spirito rinascimentale di Firenze. Sono tanti gli eventi che hanno segnato questo dualismo, dall’umiliazione viola del ’28, allo scudetto thriller dell’82; ma quello che più di ogni cosa resta nella mente pallonara del belpaese è il discusso trasferimento di uno dei diez italiani più forte di sempre: Roberto Baggio.

L’ESPLOSIONE A FIRENZE

È il 1985 e dopo un ottimo inizio di carriera con la maglia del Vicenza, Baggio viene acquistato dalla Fiorentina. Nonostante un infortunio rimediato in prossimità della firma e la possibilità di recedere il contratto, la famiglia Pontello, proprietaria del club gigliato, decide comunque di avallare la trattativa. L’inizio in maglia viola è travagliato, gli infortuni limitano l’ascesa di Roberto che riesce ad entrare in pianta stabile tra i titolari solo dalla stagione ’87-’88. Da quel momento, però, i suoi anni a Firenze sono un crescendo: con Borgonovo forma una coppia offensiva letale. Oltre agli assist è sempre più decisivo anche in zona gol, gareggiando per la palma di capocannoniere con fuoriclasse del calibro di Maradona e Van Basten. In riva all’Arno non riesce a vincere alcun trofeo, ma le sue prodezze non sono di certo passate inosservate.

fonte immagine: goal.com

Nel 1990 la Fiorentina si gioca la finale di Coppa UEFA contro la Juventus; a Torino i bianconeri s’impongono 3-1 con molte polemiche sull’arbitraggio dello spagnolo Aladrén, rinominato dai fiorentini Aladrón. Al ritorno, giocato sul neutro di Avellino, i gigliati non vanno oltre lo 0-0, consegnando di fatto la coppa alla Vecchia Signora. Sarà questa l’ultima partita in viola di Baggio; l’annuncio del suo trasferimento arriva, infatti, il giorno successivo alla finale di ritorno, aumentando a dismisura il malumore. La reazione del popolo fiorentino è forte e violenta, il loro calciatore simbolo viene ceduto agli odiatissimi rivali di sempre. I tifosi mettono la città a ferro e fuoco e, qualche mese dopo, la famiglia Pontello è costretta a vendere la società.

JUVENTUS: DIATRIBE…

Per assicurarselo la Juventus sborsa circa venticinque miliardi di lire, cifra astronomica per quel tempo. Il cambio di maglia è traumatico, lo stesso calciatore non lesina qualche rimostranza. Per lui Firenze era casa, il popolo viola una famiglia. Come dichiarato successivamente dall’agente, Antonio Caliendo, il Divin Codino non avrebbe mai voluto lasciare la Fiorentina:

“Quando fu presentato gli avevano portato una sciarpa bianconera e gliela avevano messa al collo, ma lui la buttò sotto al tavolo. La verità è che non voleva andare via da Firenze e questo gesto, per il quale ci scusammo subito con i media presenti, ne è la testimonianza.”

Il rapporto con la curva stenta a decollare. I tifosi juventini gli rimproverano l’attaccamento a Firenze. Roberto si trova in un limbo, il clima è teso e pronto ad esplodere da un momento all’altro. L’occasione si presenta il 6 Aprile 1991, al Franchi di Firenze si gioca Fiorentina-Juventus, per la prima volta Baggio torna a “casa” da avversario. Il campione di Caldogno gioca una partita anonima, con pochi spunti, sente il peso della gara. Al minuto cinquanta il primo episodio chiave: Baggio scappa via a Salvatori che commette fallo in area, l’arbitro fischia il rigore per la Juve. Il rigorista bianconero sarebbe proprio Baggio, “sarebbe” perché quel rigore Roberto non lo calcia. Lo lascia a De Agostini che si fa ipnotizzare da Mareggini. Nel post partita dichiarerà che aveva concordato la scelta con Maifredi:

“Mareggini mi conosce troppo bene, se battevo il rigore me lo avrebbe parato”

In tanti credono, però, che non si sentiva di tradire i suoi ex tifosi, troppo presto, troppe emozioni contrastanti. Poco dopo arriva il secondo episodio decisivo, sicuramente il più iconico. Data la prestazione tutt’altro che brillante, al sessantaquattresimo Baggio lascia il posto ad Alessio. Nel percorso di ritorno agli spogliatoi il pubblico del Franchi inizia ad applaudirlo, il Divin Codino ringrazia, ricambia e coglie da terra una sciarpa viola, tenendola stretta in mano.

…E SUCCESSI

Un gesto che rimane scolpito, impresso nel tempo. Un gesto d’amore per i viola, un tradimento per i bianconeri. Baggio è nell’occhio del ciclone, le polemiche lasciano strascichi evidenti, la Juventus per la prima volta nella sua storia manca la qualificazione alle coppe europee. La stagione successiva alla Juve torna Trapattoni. All’inizio i dissapori col Trap e gli infortuni sembrano segnare definitivamente la sua avventura a Torino. Nella stagione 1992-1993 si riprende la scena e trascina, da protagonista, alla vittoria della Coppa UEFA la Vecchia Signora che supera in finale il Borussia Dortmund. È il primo trofeo in carriera per Roberto che, al termine del 1993, viene insignito anche del più grande riconoscimento calcistico individuale: il Pallone d’oro.

La Coppa UEFA ’93 resterà il suo più grande acuto in maglia bianconera con la quale pur vincerà, stavolta da comprimario, Serie A e Coppa Italia nel ’94-’95. Ma quella del double è già un’altra squadra: Trapattoni è stato sostituito da Lippi e alla Juventus è esploso un giovanissimo Del Piero, sistematicamente preferito dal tecnico viareggino. A fine stagione, si accasa al Milan e vince il suo secondo e ultimo campionato di Serie A.

BAGGIO E LA SUA EREDITÀ

L’eredità di Baggio è evidente, spesso quando un calciatore viola è passato in bianconero l’accostamento mediatico alla trattativa del 1990 si è ripresentato. Gli episodi più recenti portano a Bernardeschi, acquistato nel 2017, ma soprattutto a Federico Chiesa acquistato nel 2020. Persino il presidente della Fiorentina, Rocco Commisso, nel 2019 fresco di acquisizione della società dichiarava:

“I don’t wanna make Federico Chiesa il Roberto Baggio della vita di Rocco”

Roberto Baggio è un giocatore che ha unito e diviso allo stesso tempo; che ha indossato maglie pesanti con la solita leggerezza palla al piede; che in quella torrida estate americana ha spinto un paese intero a sognare e poi a piangere con lui e per lui. Ovunque ha creato polemica e lasciato, al contempo, un buon ricordo. Un campione, una stella tra le più lucenti e ammirate che abbiano mai calcato un campo da calcio.

(Fonte immagine in evidenza: goal.com)