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Roberto De Zerbi: alchimista del football e forgiatore di talenti

Roberto De Zerbi, neo allenatore dello Shakhtar Donetsk, è certamente uno degli allenatori più discussi delle ultime settimane, in virtù della sua straordinaria visione calcistica, unita alla sua capacità di valorizzare i giovani talenti. Attraverso il suo calcio è riuscito quindi a coltivare svariati ed importanti calciatori, portando il Sassuolo ad un nuovo livello d’ambizione.

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LA CONSACRAZIONE COL SASSUOLO

In soli tre anni De Zerbi ha permesso al Sassuolo di consolidare il suo ruolo di outsider, posizionandosi con costanza dietro le big italiane. Ha quasi raddoppiato il numero di vittorie stagionali, dalle 9 della prima alle 17 dell’ultima stagione, raggiungendo il record di 62 punti totalizzato nell’annata appena conclusa, contro gli ‘appena’ 43 degli esordi emiliani.

De Zerbi dice addio al Sassuolo: "Apice raggiunto, non posso fare meglio di così" | News - Sportmediaset

Roberto De Zerbi sulla panchina del Sassuolo, da Sportmediaset.it

Il suo calcio si avvale del dominio del gioco, del controllo della partita e della gestione del pallone in ogni situazione, imponendo il proprio football su qualsiasi avversario. Il suo prototipo di team intende sovvertire l’idea per cui le cosiddette “squadre di metà classifica” siano destinate ad avere la peggio contro le big.  Il focus sta quindi sul gioco e sulle caratteristiche dei giocatori, e non sullo spessore mediatico degli stessi.

 

TRA SEMPLICITÀ E FILOSOFIA

L’uomo della porta accanto, dal pullover o maglia nera, pizzetto curato e dai capelli corti e ordinati, conferisce a chi lo osserva una sensazione di genuinità, condita dalla manifesta volontà di mostrare la propria coerenza. Ciò è stato evidente persino nella sua ultima scelta, preceduta da ampie dichiarazioni stagionali in cui ha spesso manifestato che, senza la possibilità di porre nuove basi per il Sassuolo, sarebbe stato costretto a salutare.

E così è stato. Spinto dall’ambizione di crescere e migliorare, nonché dalla consapevolezza che gli emiliani non potessero andare oltre il settimo posto, De Zerbi lascia la panchina neroverde, con direzione Ucraina. È bastato proporre un calcio non convenzionale ed a viso aperto per ottenere l’appellativo di ‘filosofo’, che oggi tanto spopola in ambito calcistico.

 

 

DE ZERBI E LA NAZIONALE

Il suo lavoro meticoloso ha letteralmente lucidato e rifinito diamanti grezzi che stanno facendosi spazio nella scena nazionale ed internazionale. In principio fu Domenico Berardi, l’uomo dai gol alle big, ad essere valorizzato dal suo modo di proporre calcio. In seguito, anche l’ex Milan Manuel Locatelli ha goduto di una crescita straordinaria, in cui ha esponenzialmente migliorato la sua visione di gioco e la gestione della palla. Senza contare anche Gianmarco Ferrari, entrato da poco nel giro della nazionale grazie all’esplosione in neroverde.

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Infine è stato Giacomo Raspadori, anche lui reduce da un’annata brillante (condita da 6 reti e 3 assist), ad entrare nel club dei giocatori italiani fortemente valorizzati dall’allenatore bresciano. Il blocco di questi tre italiani del Sassuolo si è infatti guadagnato un ruolo di primo piano nella lavagna tattica del CT della Nazionale Roberto Mancini, che li ha subito convocati nel gruppo che sta disputando gli Europei. Mancini, amante del bel gioco e del possesso palla, non può far altro che avvalersi del lavoro avviato dal suo collega, per consentire a questi ragazzi di dire la loro anche in ambito europeo. Se un tempo era Ital-Juve oggi è Ital-Sassuolo.

 

IL CALCIO DEI “GIOVANI ESPERTI”

Ciò che balza subito all’occhio è che proprio dei giocatori così giovani, pur avendo avuto poca o nulla esperienza in campo europeo, siano già capaci di confezionare delle prestazioni da veterani. Non ultima la doppietta rifilata da Locatelli alla Svizzera, che gli ha fatto meritatamente guadagnare il titolo di “Man of the match”. Rapidità, astuzia, tecnica ed esperienza: i giocatori di De Zerbi sembrano gelosamente custodire questi quattro elementi, a conferma che il bel calcio non si realizza solo con le idee, ma anche con il duro lavoro dell’allenatore e dei giocatori.

L’EREDITÀ ITALIANA

Risulta quindi palese la capacità di De Zerbi di estendere le potenzialità dei calciatori, portandoli ad un nuovo livello. Non va dimenticato nemmeno Stefano Sensi, calciatore rivelatosi, negli anni, un talento cristallino, sebbene costantemente dilaniato dagli infortuni. L’uomo che ha come idoli Marcelo Bielsa e Pep Guardiola ora è davvero pronto per un ulteriore salto di qualità allo Shakhtar, per esportare il suo modello anche in ambito internazionale, un modello che ad oggi è motivo d’orgoglio per la nostra nazione.

Questo grande lavoro svolto sulla panchina del Sassuolo (vedasi anche l’esplosione del talentuoso Jeremie Boga e la seconda giovinezza ritrovata da Ciccio Caputo), rappresenta la preziosa eredità che De Zerbi lascia all’Italia. Una fonte di bellezza e di qualità destinata a rimanere, o quantomeno è ciò che speriamo, e ciò avviene perché, come fosse un teorema, chi ha nuove idee ha sempre ragione.

 

Fonte immagine copertina: eurosport.it

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