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Robertson e Alexander-Arnold hanno conquistato il mondo in due anni

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Nell’immaginario collettivo, il terzino è sempre stato il giocatore armato di polmoni e umiltà, che va su e giù per il campo, cerca di esaltare gli attaccanti con i suoi cross e che nell’alta metà del campo è pronto a far sentire i tacchetti all’ala avversaria. Un leader silenzioso, insomma, un pezzo dello scacchiere fondamentale ma che difficilmente si prende la copertina. Nel calcio di oggi, però, il ruolo ha subito un’evoluzione ed è diventato sempre più centrale. In alcuni casi, il terzino è uno dei primi registi della squadra e un’ala aggiunta quando si arriva negli ultimi metri del campo. Tanto che esterni alti o centrocampisti d’inserimento, sempre più spesso, vengono arretrati nei quattro di difesa.

Andrew Robertson Trent Alexander-Arnold sono due perfetti esempi che incarnano la nuova concezione del terzino. Solidi, veloci, assistman dal piede telecomandato. Freschi campioni d’Europa. Tutto nell’arco di due sole stagioni sotto la guida di Klopp. E se nel caso del nazionale inglese si tratta di un “semplice” passaggio da giovanili a prima squadra, l’ascesa dello scozzese è invece il risultato di un percorso che era rischiato di finire ancor prima di cominciare.

STARTING FROM THE BOTTOM

https://twitter.com/andrewrobertso5/status/236918390793568256

“La vita senza lavoro a questa età è schifosa #hobisognodiunlavoro”. Quando Robertson scrive questo, appena 18enne, un lavoro in realtà ce l’ha, ma non è un granché per chi sogna di fare del calcio la propria professione. Il Celtic, con cui ha trascorso quasi dieci anni a livello giovanile, lo lascia andare all’età di 15 anni perché ritenuto non adatto fisicamente. L’unica squadra che lo accoglie è il Queen’s Park, una squadra scozzese che non gioca in prima divisione dai tempi in cui la tv stava iniziando ad occupare i salotti delle case. Nell’agosto 2012 i bianconeri giocano nella Quarta Divisione Scozzese e il tweet di Robertson, non è altro che uno sfogo dopo una partita di campionato. Lo sfogo di un adolescente qualunque che sente di dover rinunciare ai propri sogni nel cassetto. Sogni che la famiglia – ha raccontato – ha contribuito a mantenere vivi, nonostante fosse pronta a vederlo insegnare nelle cattedre di qualche scuola scozzese.

“All’inizio ai miei genitori andava bene che non avessi un lavoro, perché il mio piano era di andare in palestra durante il giorno e rinforzarmi – perché ero molto magro – e giocare a calcio, andare agli allenamenti e prepararmi per gli allenamenti. Ma quando sono diventato maggiorenne avevo bisogno di soldi, di un lavoro, Tutti i miei amici andavano a cene fuori o serate, e io ancora prendevo in prestito soldi da mamma e papà. Sapevo che me li avrebbero dati ma che non erano felici di questo, e io neppure, per cui avevo bisogno di un lavoro”.

Un anno di “full-time football” in quarta divisione scozzese con 43 partite all’attivo bastano al giovane Robertson per ottenere un contratto con il Dundee United, nella massima serie del campionato scozzese. Il primo gradino della scalata. Alla prima stagione in massima divisione, grazie ai suoi 5 gol e 6 assist da terzino, si prende tutto: la nazionale scozzese, il premio di “Miglior Giovane dell’Anno” del campionato e un posto nel Team Of The Season, peraltro insieme a quello che oggi è un suo compagno di squadra, Virgil Van Dijk.

Fonte: account Instagram @andyrobertson94

In estate passa all’Hull City, reduce dalla salvezza in Premier League, in cui diventa immediatamente un punto fermo. Le Tigers retrocedono, tornano nella massima divisione l’anno dopo e poi, di nuovo, scendono in Championship. Il passaggio al Liverpool costa 8 milioni di sterline. L’inizio non è certo facile, perché Alberto Moreno offre garanzie e lo scozzese, fino a dicembre, tocca il campo in appena tre occasioni: due volte in campionato, una volta in Coppa di Lega. Da dicembre in poi, invece, Klopp non se ne stacca più. Fino agli 11 assist in Premier League realizzati quest’anno e il titolo di campione d’Europa.

Fonte: account Instagram @andyrobertson94

Ora la vita non è più tanto rubbish, vero Andy? Ma occhio a parlare di favole con lui:

So che quando le persone parlano di me come una sorta di Cenerentola lo fanno come un complimento. Lo apprezzo, ma ad essere del tutto onesto, non lo sono, perchè non è vero. Nessuno ha mosso la bacchetta magica verso di me, non ho vinto una sorta di lotteria per ottenere un posto in uno dei migliori club del mondo. Il motivo per cui oggi sono un giocatore del Liverpool è lo stesso per cui sono capitano della nazionale: mi sono fatto il culo per essere dove sono. E questo è importante perchè Dio solo sa quanti altri Andrew Robertson ci sono là fuori. bambini che cercano di convincere le persone a dare un’opportunità al loro talento. Bambini che forse si arrenderebbero se sapessero che solo una favola li può salvare. Non sono mai voluto essere un ragazzo copertina, ma se mai dovessi diventarlo, dovrebbe essere per questo: se non ti arrendi e continui a credere in te stesso mente altri dubitano di te, ce la puoi fare. Ora che ho due figli il messaggio è ancora più importante. Devono capire che il loro potenziale può essere messo in mostra se lo credono nelle loro teste. Favole? Roba per addormentarsi”. 

PREDESTINATO

Fonte: account Instagram @trentarnold66

Se Robertson ha dovuto prendere una via tortuosa per arrivare dov’è oggi, Alexander-Arnold invece ha in sé i fausti del predestinato. La maglia dei Reds, lui che è anche nativo di Liverpool, la veste da quando era un infante. In camera i poster di Owen e, ovviamente, di Steven Gerrard. Proprio l’ex capitano col numero 8, nella sua autobiografia My Story pubblicata nel settembre 2015, quindi più di un anno prima che il terzino facesse il suo debutto in prima squadra, ne aveva già tracciato il destino:

“Sembra avere tutte le caratteristiche di cui si ha bisogno. Ha il giusto atteggiamento e viene da Melwood, nel West Derby. Quindi è un altro Scouser e a quanto pare, come io provavo ad essere come John Barnes o Steve McMahon, lui è cresciuto cercando di essere me giocando nei parchi del Merseyside. Può giocare come un numero 6, ma è versatile e l’ho visto giocare in varie posizioni“.

Mentre Robertson da teenager rimuginava sul suo percorso da calciatore professionista, Alexander-Arnold si è preso in poco tempo la fascia destra del Liverpool e, ben presto, prenderà in eredità da Walker anche quella della nazionale maggiore (finora ha giocato solo 5 partite con la maglia dei Tre Leoni). Esordio in prima squadra a 18 anni, esordio in Champions League a pochi giorni dal 19° compleanno, al Mondiale non ancora 20enne. Anche lui quest’anno, con Robertson, è in cima alla lista dei difensori assistman: 12 passaggi vincenti in Premier League, record assoluto per un difensore nel massimo campionato inglese, a cui vanno aggiunti i 4 realizzati in Champions League.


In un calcio in cui il terzino, oltre a correre e saper difendere, deve prima di tutto avere i piedi per giocare la palla sin dai primi metri di campo, Robertson e Alexander-Arnold si calano alla perfezione. Forgiati dai ritmi della Premier League e del Liverpool di Klopp, sono stati ulteriormente esaltati nella loro esuberanza fisica e tecnica. Quale gradino occupino nella classifica dei migliori terzini odierni è opinabile, ma sicuramente è vicino al più alto del podio. Al di là del tridente delle meraviglie o del muro eretto da Alisson e Van Dijk, è la coppia di terzini la formula segreta del successo del Liverpool.


(Fonte immagine di copertina: account Facebook Liverpool FC)

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Qatar 2022 con più spettatori nella fase a gironi rispetto a Russia 2018

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Qatar 2022

Il Mondiale in Qatar è unico per diversi motivi ma, per quanto riguarda le partite in campo, sta avendo alti livelli di gradimento. In giornata, la FIFA ha pubblicato un report sul numero di spettatori durante le 48 partite della fase a gironi.

Si è verificato un aumento rispetto a Russia 2018, con 2,45 milioni di spettatori dal vivo contro i 2,17. Elevati anche i biglietti venduti, ben il 96% e la partita con più spettatori è stata Argentina-Messico, allo  stadio Lusail di Al Daayen, dove sono stati riempiti tutti i 88.966 spettatori.

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Scaloni nel post-partita: “Di Maria? Speriamo che possa migliorare”

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Scaloni

Lionel Scaloni, commissario tecnico dell’Argentina, si è presentato nella consueta conferenza stampa dopo la vittoria contro l’Australia per 2-1 che ha garantito il pass per la qualificazione ai quarti di finale. Nonostante ai nastri di partenza fosse considerato come un avversario non molto ostico, il CT dell’ Albiceleste ha sottolineato le criticità della sfida visti i meriti degli avversari:

È stata una partita difficile, ci hanno messo una pressione soffocante, che ci è costata soprattutto nel primo tempo. All’intervallo abbiamo però fatto delle correzioni. Menomale che poi Leo Messi ha aperto la partita e poi abbiamo alzato il ritmo”

Un grande assente della sfida è stato Angel Di Maria e Scaloni ha voluto approfondire le sue condizioni fisiche:

“Questa sera non poteva giocare, anche se averlo in panchina è sempre una tentazione. Speriamo che con il passare dei giorni possa migliorare e mettersi in gioco. L’Australia è stata un avversario complicato: bene che tutti capiscano che la difficoltà di questa competizione è massima“.

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La gioia di Romero: “Diamo sempre il massimo, siamo pronti per tutto”

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Romero

Ai sorrisi a metà di Leo Messi, si contrappone in casa Argentina la gioia di Cristian Romero. Il difensore del Tottenham, con un passato in A con Atalanta e Genoa, è apparso nel post-partita contentissimo per il risultato e ambizioso per il prossimo futuro.

Il classe 1998 è al suo primo Mondiale e vuole impressionare tutti e ottenere il miglior risultato con la casacca della sua nazionale.

Ecco le sue parole, che hanno uno sguardo anche alla sfida di settimana prossima contro l’Olanda per i quarti di finale:

Una gioia immensa. Nel finale abbiamo chiuso in sofferenza per merito dell’avversario, ma abbiamo mostrato carattere, gioco e personalità. Sono contento per questo gruppo, può succedere di tutto ma dimostriamo di dare sempre il massimo. Dobbiamo giocare ogni partita come una finale. L’Olanda sarà un’avversaria molto difficile, adesso ci godiamo qualche ora quello che sta succedendo ma poi penseremo a come giocare contro di loro. Siamo un gruppo giovane e siamo pronti a tutto”. 

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Caos Juventus, nel mirino anche l’acquisto di Kulusevski

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Kulusevski

La Juventus, negli ultimi giorni, è al centro del ciclone dell’inchiesta mossa dalla Procura di Torino.

Come riporta il Corriere dello Sport, l’ultimo dettaglio scoperto sarebbe quello relativo ad una scrittura privata tra la Vecchia Signora e l’Atalanta. I messaggi riguardo ad un trasferimento sarebbero stati nascosti agli ispettori Consob, e il loro contenuto smentirebbe le dichiarazioni di Fabio Paratici, allora dirigente Juve. L’acquisto che gli inquirenti hanno nel mirino è quello di Dejan Kulusevski.

L’impegno della società bergamasca sarebbe stato solo “morale” per l’affare Kulusevski, pagato 35 milioni più 9 di bonus nel gennaio 2020.

Nella scrittura privata, secondo i magistrati che si stanno occupando della situazione del club piemontese, l’ad Percassi s’impegna ad acquistare il cartellino, a titolo definitivo, di un giocatore della Juventus, suggerito dalla stessa società bianconera, per il valore di 3 milioni di euro. Così, nel dicembre del 2019, il club nerazzurro acquistò nel giugno 2020 Simone Muratore per 7 milioni di euro.

La cessione del calciatore bianconero ha determinato la rilevazione di una plusvalenza di oltre 6 milioni nella relazione finanziaria del 30 giugno 2020.

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