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Robin Gosens, un po' tedesco e un po' olandese

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Robin Gosens, un po’ tedesco e un po’ olandese

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Secondo il folclore e la tradizione nordeuropea, l’Olandese Volante sarebbe un vascello fantasma che solca i mari europei senza una meta o una destinazione precisa. La notorietà di questa storia è riconducibile alla maestosa e rivoluzionaria opera del maestro tedesco Richard Wagner, che nel 1841 decise di riproporre musicalmente e reinterpretare questa antica leggenda che fin dal ‘700 era molto in voga tra i marinai del Nord. Se digitassimo “l’olandese volante” nella barra di ricerca di Google, i risultati cui ci troveremmo di fronte sarebbero, in ordine sparso: l’opera di Wagner, ovviamente; Johan Cruijff, il giocatore olandese più forte di sempre ed uno dei più talentuosi e rivoluzionari che il mondo del pallone abbia mai conosciuto; Arjen Robben, ex ala del Bayern Monaco, anche lui a suo modo rivoluzionario; e infine Robin Van Persie, ex attaccante di Arsenal e Manchester United, che come i due prima citati è stato grande leader e capitano della nazionale dell’Olanda.

Ebbene, è chiaro che l’appellativo “olandese volante” sia stato, nel tempo, affibbiato a grandi calciatori del passato più o meno recente. Vi chiederete quindi, leggendo il titolo, cosa c’entra tutto questo con Robin Gosens?

(Fonte: profilo Twitter @SOSFanta)

Robin Gosens è un calciatore che corre, corre, corre all’infinito, avanti e indietro. E nessuno lo prende, o lo vede, come l’Olandese Volante. Ma gli spunti di riflessione, e di fantasia a questo punto, non finiscono qui. Gosens, da tre anni all’Atalanta, è nato a Emmerich am Rhein, una cittadina di circa 30 mila abitanti che si trova a 10 km dal confine con l’Olanda, il Paese che lo ha cullato calcisticamente e che lo ha fatto conoscere ai sempre molto attenti scout della società bergamasca.

Se dicessimo, ora, che Gosens è un po’ tedesco e un po’ olandese nessuno batterebbe ciglio a tale affermazione. Ed effettivamente, forse, neanche Gosens lo sa bene: ad oggi, infatti, l’esterno dell’Atalanta non ha giocato nessuna partita né con la maglia della nazionale dell’Olanda né con quella della Germania, ma qui ci arriveremo a breve. È curioso, poi, che l’opera che ha dato il là a questa leggenda-superstizione sia stata scritta da un tedesco, Richard Wagner, o ancora che Arjen Robben, olandese che più olandese non si può, abbia giocato per circa dieci anni al Bayern Monaco, in Germania.

Il succo del discorso è che Robin Gosens è, nel suo piccolo, un giocatore del quale è necessario raccontare qualcosa. E che, per quanto possa sembrare ossimorico o addirittura contraddittorio, anche un tedesco può essere “l’Olandese Volante“.

ESTERNO GOLEADOR

Robin Gosens ha vissuto, fin qui, una stagione memorabile e per certi versi inaspettata. Le sue statistiche parlano chiaro: in Serie A ha giocato 22 gare, realizzato 7 reti e messo a referto 5 assist;mentre in Champions League ci ha messo la firma una sola volta, nella dolce notte di Kharkiv contro lo Shaktar Donetsk. Dai numeri sembra si stia parlando di un attaccante e invece di mestiere Gosens fa l’esterno sinistro a tutta fascia. Prima che il campionato si fermasse per l’emergenza coronavirus, Gosens era il difensore che aveva realizzato più gol, davanti a due colleghi della fascia mancina come Kolarov e Theo Hernandez, che per modo di interpretare il ruolo sono abbastanza simili all’esterno atalantino.

La differenza, evidentemente, l’ha fatta la squadra: a Bergamo Gasperini ormai da anni ha costruito un organico brillante, che va a mille, e ha saputo valorizzare al meglio chiunque avesse un minimo di potenzialità, da Kessiè a Cristante passando per Andrea Conti o Hans Hateboer, che negli scorsi anni hanno sostanzialmente emulato quello che Gosens è riuscito a fare fin ora.

Gosens, come Conti della stagione 2016-17 o Hateboer dello scorso campionato, si è rapidamente trasformato in un esterno goleador, effigie del manifesto del gioco collettivo dell’Atalanta di Gasperini. E non è un caso, ad esempio, che il primo gol del campionato della società bergamasca, quello contro la SPAL di fine agosto, sia stato realizzato proprio dal giocatore tedesco.

Le altre vittime dell’ex Heracles sono state Sassuolo, Lecce, Parma, Juventus, Inter e Torino. Il contributo di Robin Gosens alla causa atalantina, dunque, è stato notevole e il fatto che l’Atalanta abbia segnato più gol di tutte fin qui la dice lunga sull’abilità offensiva e sull’organizzazione che Gasperini ha conferito ai suoi uomini negli ultimi 30 metri.

Dopo le prime due stagioni vissute un po’ in sorniona, senza infamia e senza lode, Gosens ha avuto la forza di rimanere mentalmente al centro del progetto gasperiniano. E di affermarsi titolare assoluto della fascia sinistra, che lo scorso anno ha avuto come padrone un altro bel giocatore quale Timothy Castagne, che però è destro e non ha la stessa esuberanza, né fisica né caratteriale, che senza problemi possiamo riconoscere invece a Gosens.

Questa che vediamo sopra  è la rete realizzata dal 25 enne tedesco contro la Juventus lo scorso novembre: è il gol che sblocca la partita, un colpo di testa dopo un cross dalla destra di Barrow. È l’immagine di copertina del gioco di Gasperini e dell’Atalanta: cross dalla fascia e rete dell’esterno opposto; in questo caso a fornire l’assist per l’incornata vincente non è Hateboer, come di consueto, ma Musa Barrow – peraltro ora al Bologna -, che prima con una finta e poi con un’accelerazione si crea lo spazio per calibrare un traversone sul quale Gosens si avventa come un ariete d’area di rigore vecchio stampo.

E di gol simili nella stagione dell’Atalanta ne sono arrivati parecchi.

Cross da destra e gol di Gosens che arriva come un treno da sinistra: un leitmotiv nel corso di questa stagione. L’avversario, in questo caso, è la SPAL e siamo alla prima di campionato.

Robin Gosens è stata un’arma determinante nell’entusiasmante cammino dell’Atalanta in campionato e in Champions League, competizione che vedrà i bergamaschi impegnati ai quarti di finale: senso dell’inserimento, fiuto del gol, abilità aerea e una ottima tecnica individuale, basti andare a rivedere la deliziosa rete di esterno sinistro rifilata al Lecce o il tiro-assist con il quale ha letteralmente ubriacato Conti in occasione del gol di Pasalic in Atalanta-Milan, uno dei punti più alti raggiunti dalla squadra lombarda nell’ultimo triennio.

(Fonte: sito Transfermarkt.com)

Gosens, dunque, ha ampiamente dimostrato di essere uno degli esterni più dominanti non solo in Italia ma in tutta Europa: dati alla mano il 25 enne tedesco è il difensore che insieme a Max dell’Augsburg e Criscito del Geneoa – che però va ricordato è rigorista – ha realizzato più gol nelle cinque maggiori leghe europee. Dietro di lui, ad esempio, si trovano gli “italiani” Kolarov e Theo, e grandi colpitori di testa come Van Dijk, Ramos o Hinterregger. E non meravigliamoci, allora, se qualche giorno fa Robin Gosens da Emmerich am Rhein è stato votato miglior giocatore tedesco all’estero dell’anno, davanti a mostri sacri del calibro di Kroos, Podolski, Sanè o la stella del Lione femminile Marozsan. Il premio di “German Football Ambassador” testimonia per una volta su tutte quanto sia forte Robin Gosens, fin troppo sottovalutato e che ora, invece, si contendono tutti, due Nazionali incluse.

OCCHI PUNTATI

Sull’esterno nerazzurro, come detto, ci sono gli occhi di mezza Europa e la sua crescita è stata così evidente da aver attirato le attenzioni di Germania e Olanda, due Nazionali che vorrebbero convocarlo per assicurarsi un giocatore forte, di talento e costante come pochi. Joachim Low, C.T. della Germania, ha qualche settimana fa rivelato al quotidiano Kicker che se non fosse stato per il coronavirus Gosens avrebbe fatto le sue prime presenze con la maglia della nazionale tedesca:

“Io e i miei collaboratori stavamo pensando di convocare Robin Gosens per le partite di marzo. Ci sarebbe piaciuto incontrarlo di persona”. 

Su quella fascia la concorrenza non è che sia così eccezionale: in passato ci ha giocato spesso Hector, ora il titolare è Schulz, che milita nel Borussia Dortmund. E l’eventuale convocazione di Gosens darebbe a Low un’alternativa di ottimo livello. Certo è che il cuore di Gosens, come confermato da lui stesso, è anche un po’ olandese e nel caso in cui chiamasse Koeman, C.T. dell’Olanda, sarebbe altrettanto difficile rifiutare.

(Fonte: profilo Instagram @atalantabc)

Secondo Transfermarkt la sua valutazione è di circa 20 milioni di euro, una cifra che tuttavia oggi non basterebbe per accaparrarsi le prestazioni  dellaterale tedesco. Ma quale squadra potrebbe fare al caso di Robin Gosens? Beh, un paio sarebbero ottime. In primis l’Inter: il metodo di lavoro di Gasperini non è così distante rispetto a quello di Antonio Conte, allenatore dei nerazzurri di Milano, e la fisionomia di squadra è molto simile. Anche a San Siro Gosens giocherebbe come quinto di sinistra, ruolo nel quale ha dimostrato di essere uno degli interpreti più completi in circolazione, e il suo eventuale acquisto da parte della società meneghina garantirebbe una buona dose di gol e assist rispetto ai vari Biraghi, Asamoah o Young.

Su di lui ci ha fatto un pensierino sia il Chelsea, che nel ruolo di terzino sinistro vorrebbe però Chilwell, sia lo Schalke 04. Ma questo è un discorso che va al di là del campo e che, considerata la situazione in cui versa oggi il mondo del calcio, è forse meglio accantonare. Sarebbe sicuramente meglio parlare di calcio, quello vero, quello giocato, in cui Robin Gosens ha spesso fatto la differenza. Un tedesco che corre e non si fa mai prendere, talmente forte e pericoloso che, seppur tedesco, sembra l’Olandese Volante.

 

(Fonte immagine in evidenza: profilo Twitter @atalantabc)

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Thauvin torna protagonista e si confessa: “Andai a giocare in Messico perché soffrivo di depressione”

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Thauvin

Un gol e un assist nelle ultime due partite per Florian Thauvin, indubbiamente uno degli uomini di maggior classe e talento a disposizione di Cioffi. La missione salvezza, in questa stagione, non sembra scontata come in altre annate per l’Udinese, che dovrà affidarsi anche (e non poco) al sinistro del francese, campione del mondo nel 2018. Neanche il più grande trionfo immaginabile nella carriera di un calciatore può però colmare i demoni interiori di una persona, come ammesso da Thauvin nel corso di un’intervista a Canal+.

DEPRESSIONE – Tre mesi prima di lasciare l’Olympique Marsiglia andai da una persona specializzata su consiglio di alcuni amici, che mi ascoltò e mi fece scoppiare a piangere. In quel momento capii di non stare bene. Ero nella fase iniziale ma già accertata di depressione. Per quello poi decisi di andare in Messico, per stare più tranquillo e avere meno pressioni nel giocare da parte di tifosi e media”.

UN PASSO INDIETRO – “Atleticamente mi sentivo al meglio, ma dal punto di vista mentale ero a pezzi. Quando questa persona mi ha fatto rendere conto della mia situazione, ho deciso che era meglio fare un passo indietro per la mia serenità. Per questo poi scelsi di andare a giocare al Tigres, in Messico”.

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Furia De Laurentiis dopo Napoli-Inter: telefonate alla Federcalcio per protestare

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De Laurentiis

Il Napoli, dopo un inizio di campionato altalenante e l’esonero di Garcia, ci si aspettava un cambio di rotta imminente. Occasione sfumata nel match di ieri giocato al Maradona contro l’Inter, perdendo per 3-0. Tuttavia secondo quanto riportato da Il Mattino, De Laurentiis sembrerebbe essersi infuriato al punto da chiamare la Federcalcio e l’AIA per protestare, riguardo la direzione gara con i nerazzurri. La scelta di non far presentare Mazzarri ai microfoni, prediligendo silenzio totale, sarebbe stata proprio la sua, dopo aver accerchiato il direttore di gara nel tunnel per cercare di ottenere delle spiegazioni, invano.

Gli episodi che avrebbero scatenato l’ira del patron partenopeo sarebbero due. Il primo per un mancato rigore concesso per un presunto fallo di Acerbi su Osimhen. Il secondo a causa della decisione di non annullare il primo gol di Calhanoglu per un fallo in precedenza di Lautaro su Lobotka.

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Politano e Darmian carichi nel prepartita: le parole

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All'Inter riesce una particolare impresa

Intervistati ai microfoni di DAZN nel prepartita di Napoli-Inter, Matteo Politano e Matteo Darmian hanno parlato delle loro sensazioni sul big match di giornata, molto importante per rispondere sul campo alle vittorie di Juventus e Milan.

POLITANO – “Conosciamo bene l’Inter e Dimarco, sappiamo che giocatore è ma siamo forti anche noi. Dovremo stare attenti. L’Inter ha una difesa fortissima, dovremo fare in modo di creare quante più occasioni possibili”.

DARMIAN – “Per arginare Kvara servirà lavoro di squadra, il Napoli ha tanti giocatori forti e dovremo stare attenti. La vittoria della Juve non ci mette pressione, dobbiamo scendere in campo come abbiamo sempre fatto”.

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Lecce-Bologna, le formazioni ufficiali: Zirkzee parte dalla panchina

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Lecce-Bologna

Il lunch match della 14ª giornata di Serie A mette di fronte due delle migliori formazioni del Belpaese. Guidate da due allenatori all’avanguardia e con molti spunti su cui lavorare, anche per il medio futuro. Lecce-Bologna sarà questa, ma anche molto altro. Il Lecce non vince dal 22 settembre, ma le ultime gare non sono state completamente da gettare. Indubbiamente, però, i salentini vogliono ritrovare i tre punti e vogliono farlo con la spinta del bollente pubblico di casa.

Ci proveranno contro una avversario sicuramente non facilissimo: il Bologna è, probabilmente, la rivoluzione di questa stagione ed il momentaneo sesto posto in classifica lo testimonia. Thiago Motta non potrà contare su De Silvestri in difesa, vittima di un infortunio. Mancherà anche Orsolini, ancora alle prese con l’infortunio che lo ha colpito circa una settimana fa.

D’Aversa e Thiago Motta hanno scelto i loro uomini per questo Lecce-Bologna, in scena del Via del Mare con calcio d’inizio previsto per le ore 12:30.

LE FORMAZIONI UFFICIALI

LECCE (4-3-3): Falcone; Gendrey, Pongracic, Baschirotto, Dorgu; Gonzalez, Ramadani, Oudin; Strefezza, Krstovic, Banda. All. D’Aversa.

BOLOGNA (4-2-3-1): Skorupski; Posch, Lukumi, Calafiori, Kristiansen; Aebischer, Fabbian; Ndoye, Ferguson, Saelemaekers; Van Hooijdonk. All. Thiago Motta.

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