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Roma-Barcellona: quando la Capitale tornò Caput Mundi

Roma-Barcellona: quando la Capitale tornò Caput Mundi

Non è bastato Piotr Zielinski al Napoli per espugnare il Camp Nou. Il rigore di Ferran Torres ha infatti tenuto apertissimi i conti, ora rimandati al ritorno del Maradona. Ma, questi giorni di avvicinamento a Barcellona-Napoli, con i blaugrana ancora una volta impegnati contro un’italiana, non hanno potuto fare altro che risvegliare il ricordo di una delle pagine più incredibili della storia del calcio mondiale.

Un’impresa entrata istantaneamente nella leggenda e impressa nella mente di ogni tifoso, di ogni persona che ama l’essenza dello sport più bello del mondo. Una notte in cui gli dei caddero nella Città Eterna, dove l’eco del glorioso passato riecheggiò più forte che mai sull’Olimpico.

 

Per rivivere appieno una notte così magica bisogna riavvolgere il nastro fino al 16 marzo 2018, data dei sorteggi di Nyon. La Roma, che agli ottavi ha eliminato con grande sofferenza gli ucraini dello Shakhtar, pesca il Barcellona. Una sfida proibitiva, per una squadra al ritorno nei quarti di Champions League dai tempi del 7-1 di Manchester.

ATTO I

I giallorossi in campionato viaggiano spediti verso l’ennesima qualificazione in Champions. In panchina siede Eusebio Di Francesco, in quella che è la prima Roma costruita da Monchi. Un bel mix tra giocatori esperti e giovani brillanti. Una rosa che vanta nomi come Dzeko, De Rossi, Alisson, Nainggolan, Florenzi, Under, Lorenzo Pellegrini e Perotti, per dirne alcuni.

Dalle parti della Capitale, il passaggio del turno non sembra impossibile. D’altronde, la campagna europea ha già regalato uno straordinario exploit con la Lupa capace di chiudere in prima posizione il girone di ferro con Chelsea e Atletico Madrid, con risultati strepitosi come il 3-0 interno ai Blues firmato El Shaarawy e Perotti.

E il Barça di Valverde, che ha perso Neymar in estate, nonostante la probabile vittoria della Liga è nel mirino dell’opinione pubblica spagnola, sempre (troppo) dura nei confronti dell’ex tecnico del Bilbao.

Le settimane che portano all’andata del Camp Nou, sono costellate da alti e bassi per i giallorossi. Dopo tre vittorie consecutive con Napoli, Torino e Crotone, un risicato pareggio a Bologna frena la corsa romanista. Si arriva così alla notte del Camp Nou, 4 aprile 2018. Una notte amara per la Roma, un incubo che non sembra avere fine.

Il Barcellona è sì orfano di Neymar, ma resta una corazzata terribile. Lo scopre ai suoi danni il 4-3-3 di Di Francesco, che esce con le ossa rotte dalla Catalogna. Per 90 minuti i blaugrana prendono a pallate i capitolini, che ci mettono del loro per rendere ancora più drammatica la tragedia, sportivamente parlando. Due autogol, di De Rossi e Manolas, e la rete di Piqué, portano il Barça sul 3-0 al 60°.

La gioia per la rete di Dzeko all’80°, che limiterebbe i danni, dura una manciata di minuti. Fino a quando al minuto 87 Luis Suarez centra il definitivo 4-1. Un’andata che, in concomitanza con lo 0-3 madrileno firmato CR7 a Torino, è una vera lezione di calcio delle squadre spagnole alle italiane.

 

Un Barcellona non al top ha infatti massacrato una Roma nel miglior momento della stagione. La Lupa si lecca le ferite, preparando il ritorno all’Olimpico, dopo la dolorosa sconfitta interna con la Viola.

ATTO II

10 aprile 2017. L’Olimpico di Roma è praticamente sold out per accogliere i maestri catalani. Il risultato dell’andata rende la sfida più che proibitiva, ma dalla parti del Foro Italico si respira un’aria magica. Quella sana follia di chi sa di non avere nulla da perdere e può giocare a carte scoperte senza paura. I 60.000 presenti allo stadio ci credono, i giocatori in campo anche. Si può superare l’ostacolo insormontabile, si può rovesciare l’Olimpo blaugrana, si possono eliminare gli ex campioni in carica.

Dall’altra parte, Valverde schiera una formazione con Iniesta e Sergi Roberto esterni di centrocampo nel 4-4-2, rinunciando ad Alcacer e Dembelé. L’atteggiamento dei catalani è quello di chi sa di avere il coltello dalla parte del manico. Non incidono, gestiscono palla con l’ipnotico tiki taka e cercano di sfruttare gli spazi lasciati dalla difesa romanista, appoggiandosi a Suarez e Messi.

Al via, è proprio la Pulga ad imbucare per Sergi Roberto che sfiora il gol del k.o. L’Olimpico trema, ma esplode di gioia appena 3 minuti dopo. Daniele De Rossi pesca con un lancio millimetrico Edin Dzeko, che sfrutta la staticità difensiva blaugrana infilandosi tra Jordi Alba e Umtiti e battendo Ter Stegen in uscita.

Da questo momento, saltano gli schemi. La Roma gioca alla morte una partita dove il mondo sembra capovolgersi. Nainggolan, Capitan De Rossi e Strootman si divorano Busquets e Rakitic. Messi viene annullato da Florenzi, trasformatosi capo ultras, trascinato dalla Sud. Schick sfiora il gol su cross di un Fazio in stato di grazia, la Roma spinge ma il muro Barça resiste. Si va a riposo sull’1-0, tra tensione e polemiche.

ATTO III

Nelle ripresa, il copione non cambia. Al 55° Dzeko, servito da Nainggolan, punta Piqué che lo abbatte. Calcio di rigore. Undici metri che valgono più di una stagione. Dal dischetto, chi se non Daniele De Rossi. Il capitano non sbaglia, spiazza Ter Stegen e fa 2-0.

L’euforia è totale, ora manca un solo gol per passare il turno, il sogno si va materializzandosi davanti a 60.000 tifosi in delirio. Il Barcellona perde le staffe, reclama un secondo giallo per Fazio su intervento di Suarez, ma Turpin lascia correre. Il tempo intanto scorre, ci provano Strootman, Nainggolan e ancora De Rossi.

Vengono buttati nella mischia anche Under ed El Shaarawy. Le prova tutte Di Francesco e il Faraone sul cross di Florenzi sembra avere la palla giusta per chiudere i giochi, ma Ter Stegen si salva miracolosamente. Calcio d’angolo. Potrebbere essere l’ultima chance di ribaltare il risultato.  I giallorossi sono piegati sulle ginocchia, dopo 80 minuti di fuoco dove hanno speso ogni goccia di energia possibile. Eppure, il Barcellona ha resistito e vede sempre più vicina la semifinale. A battere il corner va Cengiz Under mentre il cronometro segna 81 minuti e 45 secondi. Il turco crossa con il mancino in mezzo all’area: più alto di tutti, svetta Kostas Manolas.

“ROMA HAS RISEN FROM THEIR RUIN…

…MANOLAS, THE GREEK GOD IN ROME!”. Esplode così, in telecronaca, l’inglese Martin Tyler, mentre a Roma esplode il boato dell’Olimpico. Il difensore ellenico ha appena messo la sua indelebile firma su una delle notti più epiche della storia calcistica europea.

 

Il Barcellona si riversa in avanti in un disperato tentativo di svegliarsi dall’incubo. La Roma organizza la resistenza finale, arranca, stremata. Fino alla fine. Fino al triplice fischio di Turbin. L’impossibile, nella città dei sette colli, è diventato reale per una notte, i giganti blaugrana sono caduti tra le rovine della Capitale.

Una notte che regala alla Roma una semifinale di Champions dopo 34 anni, da Roma 3-0 Dundee del 1984. La favola giallorossa si interromperà per un soffio nel turno successivo. Non basterà il 4-2 dell’Olimpico, dopo la debacle (5-2) di Anfield, per fermare il Liverpool di Salah, in un ritorno non senza controversie arbitrali.

Poco importa, però, come finì l’avventura giallorossa in Champions. Nessun episodio controverso, nessun fallo di mano non fischiato ad Alexander Arnold, può infatti cancellare l’impresa della Roma, capace di far tornare, anche se solo per una notte, la Città Eterna Caput Mundi.

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