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Roma, di nuovo anno zero: la top 10 degli acquisti di James Pallotta

Questa notte la Roma americana ha iniziato un nuovo capitolo della sua storia, con il passaggio di testimone (e di proprietà) tra il presidente uscente James Pallotta e Dan Friedkin, imprenditore miliardario nativo del Texas.

L’era Pallotta è durata ben nove primavere, correva l’anno 2011, e si è conclusa con una Roma a secco di trofei, una finale di Coppa Italia, quella persa nel 2013 contro i rivali biancocelesti, una storica semifinale di Champions League e due secondi posti, a legittimare un cammino a dir poco altalenante e una supremazia, quella juventina, su cui le speranze e i sogni della sponda giallorossa del Tevere sono andati a sbattere ed infrangersi.

Al netto degli acquisti effettuati durante la gestione del bostoniano, l’ultimo decennio giallorosso, nonostante il palmares dica il contrario, può dirsi tutt’altro che plumbeo. Tanti sono stati i volti del mercato giallorosso, quasi sempre condotto in maniera ordinata ed efficace, il cui merito è da attribuire senza dubbio al signor Walter Sabatini, probabilmente l’ultimo vero d.s. da ricondurre al nome dei capitolini, che ha portato all’ombra del cupolone importanti nomi. Nomi che hanno fatto, in parte, le fortune della compagine giallorossa. E purtroppo, per via della miriade di cessioni costantemente effettuate nelle finestre di calciomercato, autentico filo conduttore della storia recente della Roma, non solo della Lupa.

Andiamo a scovare i migliori dieci acquisti fatti dalla Roma dell’era Pallotta. A dimostrazione della considerazione sopra effettuata, dei 10 nomi che andremo ad elencare, soltanto uno indossa ancora la maglia giallorossa:

10)Medhi Benatia
Un solo anno, ma ad altissimo livello. Il difensore marocchino, pagato 13 milioni e mezzo, si afferma da subito come uno dei migliori centrali della stagione, regalando sicurezza a un reparto privo di certezze da quasi tre campionati. Con lui la retroguardia giallorossa diventa un fortino quasi inespugnabile, ma la storia d’amore tra la Roma e il giocatore si interrompe presto, a causa delle sirene del Bayern Monaco.

9)Marquinhos
Grande scoperta di Sabatini, che nel 2012 lo preleva dal Corinthians per 4,5 milioni tra prestito e riscatto. Appena diciottenne, ruba il posto da titolare al più esperto Burdisso per formare con Castan una coppia difensiva di livello, che si toglie poche soddisfazioni, visto il cammino deludente della Roma nel 2012-13. Il giovane brasiliano riesce però a farsi notare grazie alla sua velocità, salvando in diverse occasioni la porta giallorossa. Rimane nella capitale soltanto un anno, prima della cessione al Paris Saint-Germain.

8)Kostas Manolas
Tra i tanti difensori visti nella capitale negli ultimi anni, è probabilmente quello che ha dato di più alla Roma. Cinque stagioni in giallorosso, 206 presenze e 8 gol: uno di questi è valsa la semifinale di Champions League. L’immagine del greco che festeggia la vittoria sul Barcellona è ancora viva nella mente di ogni romanista, ma è impossibile dimenticarsi dei suoi interventi difensivi. Arrivato nell’estate del 2014 per non far rimpiangere Benatia, prossimo alla partenza, ha svolto il compito in maniera impeccabile.

7)Miralem Pjanic
Dopo due prime stagioni in chiaroscuro, con Rudi Garcia in panchina il centrocampista bosniaco riesce finalmente a diventare il faro del centrocampo capitolino. Il triennio sotto la guida del mister francese, che si oppone al suo addio, è molto positivo; il suo rendimento non cala nemmeno con l’arrivo di Spalletti, che per pochi mesi beneficia della sua regia. Al termine di un campionato molto positivo, il ds Sabatini, costretto a far cassa dopo l’infortunio di Rudiger, si arrende alle avances della Juventus, puntando sul rientro di Strootman e il ritorno dal prestito di Paredes.

6)Kevin Strootman
Ufficializzato nel giorno della cessione di Marquinhos, nei suoi primi otto mesi in giallorosso l’olandese prende letteralmente in mano la squadra, diventando la “Lavatrice” per le sue qualità in fase difensiva e in quella d’impostazione. Dopo il doppio infortunio al crociato, che lo costringe a rimanere lontano dal terreno di gioco per quasi due anni, non è più tornato quello di prima: per questo motivo, limitandoci solo al rendimento dei calciatori, rappresenta forse il più grosso rimpianto della presidenza Pallotta.

5)Nicolò Zaniolo
Il presente e, forse, il futuro della Roma. Arrivato con un po’ di scetticismo perché all’interno dell’affare Nainggolan e privo di esperienza a grandi livelli, dall’esordio al Santiago Bernabeu ha stupito tutti, diventando in poco tempo il calciatore più rappresentativo della rosa. Il suo percorso di crescita non è ancora giunto al termine ed è proseguito nonostante l’infortunio che lo ha tenuto fuori all’inizio del 2020. I confronti con Totti si sprecano: come ha detto lo stesso ex capitano, “deve dare continuità a quello che sta facendo”.

4)Radja Nainggolan
Acquistato da Sabatini all’alba del 2014, dopo una pesante sconfitta contro la Juventus: “Una notte in bianco e tante sigarette”. Così l’ex ds descrisse l’atto finale della trattativa con il Cagliari. Il belga si è fatto amare dai tifosi per le sue prestazioni nelle quattro stagioni e mezza trascorse con la maglia della Roma; gli stessi tifosi gli hanno perdonato anche qualche uscita a vuoto nel privato, ma la società non è stata dello stesso avviso. La sua partenza ci ha regalato Zaniolo, ciò che avrebbero potuto fare assieme i due resta un grande rimpianto, alimentato dalle voci di mercato che ogni tanto riaccostano il ‘Ninja’ alla sua vecchia squadra.

3)Mohamed Salah
Pur rischiando un “caso diplomatico” con la Fiorentina, la dirigenza romanista riesce a portarlo nella capitale nell’estate del 2015, sei mesi dopo il ripensamento di Sabatini, che nel campionato precedente gli aveva preferito Doumbia. Il confronto, leggendo le statistiche dei due, non ha senso: l’egiziano mette a referto 34 gol complessivi in due stagioni, diventando presto una pedina fondamentale nello scacchiere tattico di Spalletti, che approfitta dei suoi scatti per mettere in crisi le difese avversarie. Per Doumbia, invece, arriveranno solo due reti in tredici partite, ma di questo scriveremo più tardi.

2)Alisson Becker
In molti pensano che il brasiliano sia il miglior portiere che la Roma abbia mai avuto. Di sicuro il più forte dai tempi di Tancredi. Sabatini lo acquista dall’Internacional nel 2016, per 8 milioni: il primo anno si mette in mostra in Europa League, dato che Spalletti gli preferisce Szczesny in campionato, ma quando il polacco non viene riscattato tocca a lui difendere la porta romanista. Cosa che fa benissimo, per tutta la stagione 2017-18, nella quale Alisson salva spesso la squadra. A cominciare dalla partita contro l’Atletico Madrid, la prima in cui fa vedere i suoi “superpoteri”. La cessione al Liverpool, per 62,5 milioni, è la più remunerativa della storia giallorossa, eppure l’affare l’hanno fatto i Reds. Beffarda, in questo senso, la dichiarazione di Klopp, a sei mesi dal suo acquisto: “Se avessi saputo che era così forte lo avrei pagato anche il doppio”.

1)Edin Dzeko

Tifosi in delirio, Fiumicino in tilt. Quattromila persone a festeggiare il suo acquisto dal Manchester City. Lui che si presenta con una doppietta al Siviglia in amichevole e il gol vittoria contro la Juventus alla 2° giornata. La delusione della prima stagione e la rinascita nella seconda, attraverso le 29 reti con cui si laurea capocannoniere. Cinque anni dopo quel pomeriggio a Fiumicino, il bosniaco è al quarto posto della classifica marcatori all-time della Roma. Che ha rischiato di perderlo due volte, voluto da Conte prima al Chelsea e poi all’Inter. Ma il ‘Cigno’ di Sarajevo è rimasto ed è diventato capitano, non prima di aver portato i suoi compagni in semifinale di Champions League. Pazzesco il rendimento europeo di quell’anno: 12 presenze e 8 gol, tra i quali il sinistro al volo a Stamford Bridge.

(Fonte immagine di copertina: Profilo Twitter ufficiale di Radja Nainggolan)

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