Probabilmente non esiste persona al mondo che non abbia mai ascoltato il racconto di una favola. Semplici, dilettevoli ed educative, ma soprattutto con un canonico e idilliaco lieto fine. Le favole le abbiamo raccontate, viste e in alcuni casi anche vissute. Un po’ come la Roma 2017/18, quella della semifinale di Champions per intenderci. Quella dei giallorossi è stata una favola. Anzi, una “quasi favola”. È mancato il lieto fine purtroppo, rimasto come un urlo di gioia soffocato in gola. In effetti le varie fasi della competizione avevano dato l’impressione di una Roma che potesse se non altro ambire alla finale, scalando gradino per gradino la vetta d’Europa. La storia recente ci dice che non è stato così. Ad ogni modo il sorteggio di Europa League di venerdì scorso ha risvegliato nei tifosi romanisti il ricordo di una delle tappe fondamentali di quell’annata: agli ottavi di EL sarà Roma-Shakhtar Donetsk. In occasione del rinnovo della sfida tra le due compagini, abbiamo deciso di ripercorrere le vicende di alcuni degli eroi di quella “quasi favola”.

CONTRO OGNI ASPETTATIVA

Quando il 21 Febbraio 2018 la Roma atterra a Kiev per la gara di andata, l’euforia è alle stelle. Il girone C li dava per spacciati: secondo molti i giallorossi avrebbero dovuto soccombere sotto i colpi di Atletico Madrid e Chelsea. Anche in questo caso, la storia ci dice che non è andata esattamente così. Galvanizzati dal primo posto nel girone, i ragazzi di Mister Di Francesco affrontano la gara in stato di forma smagliante. Dall’altra parte lo Shakhtar, contro ogni pronostico agli ottavi dopo aver superato il Napoli nel girone. Sulla carta è una gara equilibrata, e infatti per una volta il campo riflette le aspettative della vigilia: il match è tirato fino all’ultimo. Nel freddo ucraino il mediterraneo Cenzig Under sigla l’uno a zero, sfruttando un assist illuminante di un ispiratissimo Edin Dzeko. Nel secondo tempo però la musica cambia. I minatori spingono sull’acceleratore e trovano il pareggio con Facundo Ferreyra, che brucia Manolas in velocità, e successivamente raddoppiano con una punizione perfetta di Fred a venti minuti dal termine.

La punizione di Fred (Fonte foto: The Irish Times)

SCACCO MATTO

Se all’andata nel finale c’era stato bisogno del miglior Alisson per salvare la baracca, all’Olimpico la prova dei giallorossi è puntuale e precisa. Lo Shakhtar è sbarcato a Roma con la sola intenzione di strappare il pareggio necessario al passaggio del turno. Quando però c’è di mezzo la scalata all’Olimpo del Calcio, non esiste pareggio che tenga. Nainggolan e compagni sanno che dietro quella porta li aspetta la gloria (se solo sapessero cosa succederà qualche settimana più tardi). Soltanto al minuto 52 la Roma trova la giusta mossa nella scacchiera per destabilizzare l’equilibrio ucraino. Strootman percepisce il movimento in profondità di Dzeko e lo pesca con un lancio di prima. “Ho pregato che mi passasse quel pallone” dirà poi il bosniaco. Quel pallone arriva, passa sotto le gambe di Pyatov e gonfia la rete. Scacco matto.

Come finisce la nostra “quasi favola” è storia nota a tutti. Non si può dire lo stesso però delle vicende dei protagonisti. Si potrebbe parlare dei gettonatissimi Dzeko, Nainggolan e Alisson, ma in fondo le loro (non) peregrinazioni sono di dominio pubblico. Da quando Omero cantava le avventure dell’astuto Ulisse, le vicende lineari e poco movimentate hanno sempre destato meno interesse. Perciò i protagonisti non saranno i campioni, ma quei giocatori di cui per un motivo o per un altro si sono perse le tracce.

TALENTO DI CRISTALLO

Rimarrà alla storia come il giocatore in grado di segnare sia all’addio di Totti, sia a quello di De Rossi. Doveva essere scritto da qualche parte che Perotti rimanesse per sempre legato al nome di Roma. Quando nel 2016 arriva dal Genoa è un po’ un oggetto misterioso tutto da scoprire. È argentino e porta il numero 10. Non bisogna aggiungere altro. Per ovvi motivi la casacca del diez a Roma non può prenderla, e non serve spiegare il perché. I tifosi però si innamorano immediatamente dell’estro del classe ’88, che diventa una spina nel fianco per ogni malcapitato terzino di turno. Ora destro, ora sinistro, ora in progressione, ora immobile: la sua imprevedibilità manda in visibilio l’Olimpico ogni volta che ha la palla tra i piedi. Non è un caso se lo chiamano El Monito, la scimmietta. Ogni volta che tocca il pallone ha la stessa energia e rapidità di una piccola scimmia.

Fonte foto: novantesimo.com

La stagione 2017/18 la concluderà con 8 goal e 5 assists, tra cui la pesantissima rete contro il Chelsea. Perotti in campo ogni due partite garantisce sempre o una rete o un assist. Negli anni è diventato imprescindibile. Verranno Ranieri e Fonseca e lui sarà sempre lì, pur percorrendo la fase discendente della sua parabola calcistica. L’ultimo atto della sua esperienza romana si consuma in grande stile, uscendo di scena come pochi hanno fatto. Contro un ottimo avversario, la Juventus, sigla la doppietta che sancisce il perentorio 3 a 1 ai danni dei bianconeri. Dopo la travagliata estate alla ricerca di una nuova squadra, El Monito approda sul finire del calciomercato al Fenerbahce. In Turchia ha appena il tempo di siglare una doppietta in quattro presenze, prima di doversi operare al tendine d’Achille. Solo l’ultimo di un’interminabile serie di infortuni (più di 80 partite saltate) che ne hanno inevitabilmente compromesso la carriera. Delicatezza e tecnica: Perotti è sempre stato un talento di cristallo.

IL PESO DELLE ASPETTATIVE

Essere etichettato come l’acquisto più costoso della storia della Roma non è un peso da poco. Per conferma, chiedere a Patrick Schick. Se poi bisogna anche colmare il vuoto lasciato da un certo Momo Salah, allora le aspettative aumentano in maniera esponenziale. Il classe ’96 diventa oggetto del desiderio di mezza Serie A da un momento all’altro, catapultato in una dimensione troppo più grande di lui. Una dimensione da 42 milioni, quelli spesi dalla Roma per acquistarlo. Il primo anno, esattamente la stagione 2017/18, è particolarmente infruttuoso, con appena 3 goal in 26 presenze. Tanti esami, troppe difficoltà. Soltanto una nota positiva nella sua prima stagione: il match della remuntada contro il Barcellona. Prestazione attenta e precisa, del resto era impossibile sbagliare in una notte così. Presi dall’euforia, i romanisti segnarono quella partita come l’anno zero del Ceco nella Capitale. Inutile dire che si sbagliavano.

Pochissime luci e tante ombre: qualche goal disseminato qua e là nella sua esperienza giallorossa non basta. Allora via da Roma alla ricerca della fortuna in Germania al Lipsia. L’inizio è con il botto. Diverse reti e tutte di qualità sopraffina. Come contro il Paderborn: roulette in area di rigore e scavetto a battere il portiere. Sembra essere tornato il vero Schick, il giocatore che aveva incantato tutti a Genova. Il rendimento è discreto, ma di sicuro non incanta il Lipsia. A fine stagione 2019/20 rientra dal prestito e viene subito piazzato (a titolo definitivo) al Bayer Leverkusen. Qui sta facendo riassaggiare il suo talento, eguagliando già i goal realizzati nella scorsa stagione. Dieci centri (un goal ogni 152′) che mostrano uno Schick grintoso e desideroso di riscatto. Trasuda qualità tecniche e spesso anche balistiche (chiedere a Neuer) e tutto lascia pensare che sia maturato soprattutto dal punto di vista psicologico. Consapevolezza, determinazione, tenacia: è forse l’ora di Patrick Schick?

IL PIEDE DELLA PROVVIDENZA

Se chiedeste ai tifosi romanisti della partita di andata contro lo Shakhtar, tutti, ma proprio tutti, prima o poi vi porterebbero l’attenzione sull’intervento provvidenziale di Bruno Peres. Mancano trenta secondi al termine della gara, un pallone messo in mezzo all’area di rigore giallorossa viene sporcato e finisce sui piedi di Ferreyra. Alisson è a terra: il goal è praticamente certo e il discorso qualificazione per la Roma si complicherebbe non poco con un 3 a 1. L’argentino calcia a botta sicura, ma sulla riga di porta c’è Bruno Peres steso che alza il piede destro nel tentativo di intercettare il pallone. Probabilmente lo fa senza essere troppo sicuro del risultato, perché del resto tentare non costa nulla. Destino: la palla non entra e finisce sopra la traversa.

L’esperienza romana del brasiliano si potrebbe riassumere tutta qui: picchi unici, isolati che però hanno fatto innamorare i tifosi romanisti. Per il resto il suo è stato un vagabondare nella mediocrità. È per questo che già nella stagione 2017/18 è ai margini del progetto giallorosso. Sempre nello stesso anno si trasferisce al Sao Paulo in Brasile, dove gioca un discreto numero di partite. Gli viene concesso anche un buon minutaggio, circa 77 minuti a partita: un ottimo miglioramento rispetto a Roma. Poi il nulla. Il rendimento di Brunetto Peres scende a picco e viene tagliato fuori dai progetti della squadra, che lo cede allo Sport Club do Recife, nella serie inferiore. L’ex Torino passa dalla semifinale di Champions League alla serie B Brasiliana in un anno, e anche lì non trova spazio. Appena 167′ minuti giocati accompagnati dalla tragedia dell’oblio. Peres scompare completamente dal calcio che conta: a 30 anni sembra di non poter più dire la sua. Sappiamo che non è andata così. Il ritorno a Roma, la fiducia e “l’atteggiamento fuori dal campo” che dice di aver cambiato lo hanno portato ad una continuità che forse non ha mai avuto in carriera. Che sport strano il calcio.

Il “piedino” di Bruno Peres (Fonte foto: Sky Sport)

VINCITORI E VINTI

Tra i protagonisti di questa storia non ci sono solo i vincitori. Uno dei due marcatori dell’andata, Fred, dopo essere stato al centro del calciomercato, passa alla fine della stagione 2017/18 al Manchester United di Mourinho per la bellezza di 60 mln di euro. Il brasiliano non è più salito agli onori della cronaca, pur rimanendo abbastanza centrale nel progetto Red Devils, come del resto il suo ormai ex compagno Facundo Ferreyra. Quello che fu la spina nel fianco di Manolas nel match di andata, l’attaccante in grado di segnare 30 goal in quella stagione, negli anni si è perso fino a scomparire definitivamente. La stagione successiva al match contro la Roma infatti si trasferisce al Benfica. In Portogallo è un fallimento: solo una rete. Continua il suo girovagare passando al Real Sociedad e poi al Celta Vigo. Ad oggi milita, se così si può dire, sempre tra i galiziani, ma non è stato praticamente mai convocato.

Dei 22 giocatori in campo in quel Febbraio di 3 anni fa è rimasto ben poco. C’è chi si è perso (tanti), chi si è affermato e chi si è confermato. Le due compagini si riaffronteranno in uno scenario e in un ambiente completamente diversi, consapevoli che gli equilibri del calcio raramente sono affidabili: oggi Europa League, domani chissà.

Fonte immagine in evidenza: Eurosport.it