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Roma-Fiorentina 1-1, le pagelle: succede di tutto all’Olimpico

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Roma-Fiorentina 1-1, le pagelle: succede di tutto all’Olimpico

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Mancini

Una partita folle. Novanta minuti più sette di recupero, due espulsioni ed altrettanti gol. Al triplice fischio Roma e Fiorentina escono con un punto a testa: Lukaku porta in vantaggio i padroni di casa, Martinez Quarta risponde e mette la palla al centro. Nel finale i giallorossi restano sotto di due uomini e resistono alla carica ospite: allungo Champions mancato, quarto posto difeso. Amaro in bocca per Italiano dopo un recupero infuocato da occasioni e scintille.

Ecco le pagelle del match offerte da NumeroDiez direttamente dalla tribuna stampa.

LE PAGELLE DELLA ROMA

Rui Patricio 7: Se la Roma arriva al riposo in vantaggio il merito è anche suo. L’uscita a valanga su Nzola chiude lo specchio della porta e nega all’attaccante il gol del pareggio. Bravo anche nelle occasioni successive, strepitoso su Nico. IL MIGLIORE RUI DI QUESTA STAGIONE.

Mancini 6.5: Rischia di combinarla grossa regalando un pallone a Bonaventura nel finale dei primi 45’, il Jack di Firenze lo grazia. Nel finale della partita regge la baracca insieme ai compagni di reparto: il punto conquistato dalla Roma è tutto della difesa. STOICO.

Llorente 6.5: Sempre più centrale all’interno di questa squadra. Attento, preciso, grintoso: se si subisce per 70’ prima o poi un gol può arrivare, gli ultimi scampoli di gara dello spagnolo sono un inno alla resilienza. CONDOTTIERO.

Ndicka 6.5: Il suo duello con Nzola è equilibrato. Entrambi fisici, entrambi veloci: l’ivoriano regge e si fa saltare raramente. Non si mette spesso in mostra, ma cresce partita dopo partita. E oggi ha dimostrato il suo valore. ROCCIA.

Kristensen 5.5: Replicare la prestazione offerta a Reggio Emilia era difficile, impossibile. In fase difensiva il suo lavoro è anche apprezzabile, ma nei primi 45’  il danese non riesce mai a lanciarsi in profondità. Nella ripresa lascia spazio a Kouamè per il cross che porta al gol subito. DIETRO SI, DAVANTI NO.

Cristante 5.5: Prestazione a due facce per lui: dopo 5’ partecipa alla stupenda azione del vantaggio romanista, poi rischia di pasticciare in più occasioni. L’affidabilità è un suo punto forte, specialmente in questa stagione, ma una serata storta capita a tutti. CHIAROSCURO.

Paredes 6: L’argentino è questo. Utile nel possesso e in fase di interdizione, inutile nelle ripartenze e nelle giocate in velocità (soprattutto quando c’è da imbucare). Belle le sventagliate a cambiare gioco. IL SOLITO, GRAZIE.

Pellegrini 6: Soffre molto l’abbassarsi della Roma dopo l’infortunio di Dybala. Arthur scende a prendere palla sulla linea dei difensori, fuori dal suo raggio d’azione. In una gara dove la sfera ce l’ha quasi sempre la Viola si limita a chiudere gli spazi, per il resto poca cosa. SI PUÒ FARE MEGLIO. (dall’84’ Bove sv)

Zalewski 5: Inizialmente presidia la fascia e contiene Kayode. Il suo diretto avversario è temibile in fase offensiva e punibile in quella difensiva: il polacco non subisce e non ferisce. La sua espulsione nella ripresa, però, segna il tramonto romanista. UNA AUTENTITA SCIOCCHEZZA.

Dybala 6.5: È il Prometeo giallorosso che dona luce all’attacco, anzi al gioco, della Roma. La sua fiamma però si spenge presto: delizia l’Olimpico con un assist di trivela e abbandona il campo per infortunio. L’errore da pochi metri nel primo tempo è da matita rossa, raddoppiare in quel momento sarebbe stato fondamentale. LA JOYA DI CRISTALLO. (Dal 23’ Azmoun 5: Morbido in tutto, dalle giocate ai contrasti. Sbaglia tutto lo sbagliabile ed esce per infortunio. MALE. Dal 61’ El Shaarawy 6: Incidere in questa partita, nella sua situazione, era impossibile. CI PROVA )

Lukaku 6: Se la Roma si esprimesse sempre come ha fatto nei primi minuti di gara, Lukaku sarebbe il capocannoniere del torneo. Se messo in grado si trasforma in una macchina da gol, nelle partite di sofferenza come questa perde di utilità. E se poi ti fai espellere così… NO.

All. Mourinho 6: La Roma perde una grande chance. Si, la partita si era messa male, ma nasce tutto dall’atteggiamento passivo espresso dopo l’infortunio di Dybala. Questa Lupa è da quarto posto? DA DECIFRARE.

LE PAGELLE DELLA FIORENTINA

Terracciano 6: Difficile descrivere la partita del portiere viola. Dopo 5 minuti incassa un gol dove può solo restare osservare, nel resto della partita rimane a guardare i suoi che spingono senza essere chiamato in causa. SPETTATORE, DALL’INIZIO ALLA FINE.

Kayode 6.5: L’espulsione di Zalewski cambia la partita. La sua prestazione nel complesso non è indimenticabile, rimangono i meriti per aver beffato il polacco. DECISIVO. (dall’80’ Maxim Lopez sv)

Ranieri 6.5: Dal gol subito in poi la Fiorentina cresce costantemente, con essa si alza la linea del baricentro viola. Il difensore italiano delega l’impostazione del gioco ad Arthur e copre bene i tentativi di anticipo di Quarta su Lukaku. ATTENTO.

Quarta 7.5: Stacco in terzo tempo ed incornata in girata, gol pesantissimo. Non contento pochi minuti dopo sfiora, ancora di testa, la doppietta. Solo un riflesso felino di Rui patricio gli nega la gloria. MARCATORE.

Biraghi 5.5: La formazione di Italiano fatica a risolvere il dedalo difensivo romanista. Da uno come lui ci si aspettano piogge di cross, in questa partita ha inciso meno del dovuto. FRENATO.

Arthur 6: Tocca all’incirca un milione di palloni. Tutti banali. La Fiorentina esce dal campo senza i tre punti per mancanza di cattiveria, il giro palla ha senso se è mirato. Il brasiliano rappresenta perfettamente questa squadra: precisa, di qualità, ma anche POCO AFFILATA.

Duncan 6: Qualche scelta sbagliata di troppo nel finale. Tira quando deve passare, allunga il possesso quando c’è da provare a colpire. POCO INCISIVO.

Kouamé 6.5: La sua prestazione poco convincente viene risanata dall’assist al bacio che porta Quarta in gol. Nel resto della gara viene oscurato da Mancini. UNA FIAMMATA.

Bonaventura 6.5: In un primo tempo dove la Viola palleggia tanto, ma a vuoto, è sua l’unica imbucata vincente: uno  scavetto in controtempo che taglia la difesa della Roma e trova Nzola, meno bravo nel trasformare. A metà secondo tempo sfiora il gol del sorpasso, la traversa gli dice di no. QUALITÀ. (Dal 77’ Sottil sv)

Ikoné 5.5: Il pareggio, per come si era messa la gara, sta stretto alla Fiorentina. L’attacco della Viola produce poco e raccoglie meno, a segnare ci pensa un difensore. Lui libera solo una volta il suo mancino, il tiro è centrale. TIEPIDO. (dal 71’ Nico Gonzalez 6: Italiano si gioca il suo asso nella manica nel tentativo di bucare la corazzata romanista. Ci prova di testa ma non riesce a colpire. A SALVE).

Nzola 5.5: Si allaccia con Ndicka, non ne esce vittorioso. La manovra avvolgente della Viola lo carica di pressioni da parte del terzetto difensivo romanista, spreca malamente la sua unica occasione. Il colpo ravvicinato colpisce Rui Patricio, quello è un errore. SPRECONE.

All. Italiano 6: La Fiorentina ha grande margine di crescita. All’Olimpico i suoi giocatori reagiscono bene al gol subito e recludono i padroni di casa nella loro metà campo. La qualità c’è, il carattere anche, manca un pizzico di malizia nella chiusura della manovra offensiva. AMARO IN BOCCA.

 

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Calcio Internazionale

Roma – Feyenoord 5-3 d.c.r, le pagelle: la Roma agli ottavi di Europa League!

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in foto: Pellegrini, Mancini, Paredes - Roma - Serie A - Europa League - Coppa Italia

Stessa storia, stesso posto, stesso risultato. La Roma vince il suo terzo scontro ravvicinato con gli olandesi del Feyenoord e stacca il pass per gli ottavi di finale della Uefa Europa League. Protagonista assoluto del match Mile Svilar, autore di due parate fondamentali nella lotteria dei calci di rigore.

Ecco le pagelle del match offerte da Numero Diez direttamente dalla tribuna stampa dello Stadio Olimpico.

LE PAGELLE DELLA ROMA

Svilar 9: Mile Svilar, l’uomo ragno giallorosso. Il capello educato e lo sguardo furbo non sono le uniche cose che lo accomunano all’eroe Marvel: il serbo nella lotteria finale tira fuori dei riflessi istantanei da vero Spider Man che salvano la Roma e consentono il passaggio del turno. Dopo due anni passati in panchina, all’ombra di un altro, il serbo coglie al volo l’occasione di emergere e si prende il palcoscenico nella serata più importante. CARPE DIEM.

Karsdorp 6: Alterna buone giocate a leggerezze evitabili, sul bilancio generale le due direzioni si annullano. CHIAROSCURO. (dal 66’ Celik 5.5: confuso e affaticato, non un ingresso felice).

Mancini 7: Leader. Sbaglia poco o nulla e garantisce una copertura attenta ed efficace fino all’ultimo minuto. Il passaggio del turno porta scritta la sua firma a caratteri cubitali. IMPONENTE.

Llorente 6: Bravo a coadiuvare il compagno di reparto nella marcatura dell’unico centravanti ospite, chiude bene gli spazi quando Mancini tenta l’anticipo. Lo scontro che lo costringe ad uscire in  barella dal campo è davvero inquietante, la speranza è che non sia nulla di grave. (Dall’84’ Ndicka 6: entra in un momento delicato del match e non fa rimpiangere il predecessore. ATTENTO).

Spinazzola 6.5: De Rossi, almeno fino ad ora, non sta sbagliando una singola scelta di formazione. L’esterno italiano, lanciato titolare dal 1’, spinge e convince. Geertruida non regge il confronto di cilindrata e arranca spesso, i cross che partono dalla sua fascia sono davvero tanti. L’avversario, l’atmosfera, chissà: oggi in campo sembrava di vedere lo Spinazzola dei tempi di Tirana. RITROVATO. (Dal 106’ Angelino sv)

Cristante 5: Nel centrocampo della Roma è quello che gioca peggio. Troppe imprecisioni e letture sbagliate nella scelta dei filtranti, fornisce un buon apporto solo in fase di non possesso. A METÀ.

Paredes 6.5: La cura De Rossi non smette di funzionare, il paziente mostra continui segni di miglioramento. Sempre ben posizionato, serafico gestisce la manovra ed elargisce sventagliate ben calibrate: il ‘nuovo’ Leandro non è un fuoco di paglia. COMPASSO.

Pellegrini 7: Nella burrasca, quando la nave vacilla, è nel capitano che sono riposte le speranze e la fiducia della ciurma. Il gol di Gimenez fa calare un’atmosfera spettrale all’Olimpico, lui raddrizza il timone: l tiro è un raggio di luce che schiarisce le anime e le idee della squadra giallorossa, una perla assoluta. APRITI CIELO. (Dal 70’ Aouar 6: questo Houssem può dire la sua nella Roma. Ottimo ingresso in campo. BENE).

Dybala 6.5: Ha voglia di incidere, si vede. Si giostra bene sulla trequarti e traghetta la sfera da un lato all’altro del campo, offre una qualità calcistica che non ha eguali tra i 22 in campo. Abbandona il prato verde solo al 100’, quando le sue gambe non rispondono più. (Dal 101’ Baldanzi sv)

Lukaku 5: È il grande assente della notte europea giallorossa. Il 4-3-3 scelto da De Rossi attira su di lui tutte le attenzioni dei centrali difensivi avversari, vero, ma un grande attaccante come lui ha il compito di fare meglio. Il suo primo tiro in porta arriva al 120’, quando Wellenreuther si supera con una parata in allungo e nega al belga una rete davvero importante. L’errore dal dischetto poteva costare tanto, troppo a lui e alla squadra. INESPLOSO.

El Shaarawy 6: Garantisce corsa e qualità all’attacco della Roma, la buona reazione dei padroni di casa dopo lo svantaggio incassato lo vede tra i protagonisti. Confeziona l’assist per Pellegrini e spinge sul gas per tutta la durata dei 90’. A RITMO. (Dal 91’ Zalewski 6: entra in campo e sbaglia lo sbagliabile, poi il rigore. Una respiro, due passi e l’esplosione di gioia: il ragazzo sta vivendo un momento particolare, la pressione su di lui è molta, gli serviva invertire la rotta per tornare a giocare in maniera spensierata. DECISIVO).

All. De Rossi 7: La Roma passa il turno. Dopo 90 minuti di tensione in cui la sua famosa vena rischia di esondare, ecco l’urlo di gioia finale. Con grinta e carattere i giallorossi staccano il pass per gli ottavi di finale e mantengono vivo l’obiettivo stagionale. DDR.

LE PAGELLE DEL FEYENOORD

Wellenreuther 7: Il portiere che tante belle cose aveva mostrato nel match di andata ha replicato: sicuro nelle uscite e ordinario nel resto. Non si perde in errori e salva su Lukaku nel finale. OTTIMO

Geertruida 5: Cade succube di uno Spinazzola ispirato. Vive da ammonito buona parte della gara, quando è puntato sembra correre sul sapone. INSUFFICIENTE

Beelen 6.5: Duro e spigoloso, si stampa a colori su Lukaku e cerca in ogni modo di arginare le sue mosse. Non è sicuramente il giocatore più elegante in campo ma il suo compito lo svolge attentamente. MEGLIO L’OMONIMA.

Hancko 5: Slot gli affida la guida della linea difensiva, nel complesso non disputa una brutta gara.L’errore dal dischetto pesa come un macigno. ONESTO.

Hartman 6: Nel primo tempo Dybala gli provoca un’acuta labirintite, poi aggiusta il tiro nella ripresa scegliendo una strategia molto più difensiva. ANNEBBIATO.

Wieffer 5: Il centrocampo è il reparto più deficitario dell’organico di Rotterdam. Nel primo tempo non tocca la palla, poi i ritmi calano e il centrale emerge. Comunque troppo poco. ASSENTE. (Dal 119’ Jahanbakhsk 5: sbaglia dagli 11 metri)

Timber 5: Lo stesso discorso fatto nei confronti di Wieffer vale per lui. Va in difficolta troppo facilmente e si perde nella fitta rete di passaggi romanista. Meglio nei tempi supplementari. SOLO DOPO.

Stengs 5: Si trova in campo solo fisicamente. Non viene chiamato mai in causa dai suoi, rimane completamente avulso dalle dinamiche del match. TRASPARENTE. (Dal 59’ Zerrouki 5: sbaglia il rigore).

Nieuwkoop 5.5: Propizia il gol di Gimenez con un tiro cross abbastanza casuale, poi combina poco o nulla. UN LAMPO E POI? (Dal 70’ Minteh 6: non viene mai servito sul lungo, in una partita così chiusa fatica ad impattare. FRENATO).

Gimenez 6.5: Si presenta all’Olimpico in qualità di nemico pubblico numero uno, ci mette pochi minuti a confermare i timori giallorossi. La deviazione di spalla denota un ottimo senso del gol: non sarà una rete da Puskas ma porta il Feyenoord in vantaggio. OCCASIONISTA. (Dal 77’ Ueda 6: cerca di creare problemi e realizza il calcio di rigore).

Paixao 6: L’autore del gol di Rotterdam non incide. Cerca di scardinare la serratura difensiva della Roma con giocate nello stretto, di fatto non vince quasi mai il duello uno contro uno. PREVEDIBILE. (Dal 59’ Ivanusec 6: alimenta con muscoli e polmoni la crescita del Feyenoord registrata nei supplementari. TORO).

All. Slot 6: Roma non è un bel posto per l’allenatore. L’incubo della Lupa continua, questa volta in maniera amarissima. Il Feyenoord segna un po’ per caso, poi regge pochi minuti in vantaggio. I rigori sono un aspetto che trascende le capacità del tecnico, ma la Roma nei 120’ ha meritato il turno. DESOLATO.

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Europa League

De Rossi: “Svilar? Non è solo fortuna, c’è studio, elasticità e nervi”

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De Rossi

DE ROSSI – Alla luce del passaggio del turno contro il Feyenoord, il tecnico della Roma De Rossi è intervenuto ai microfoni di Sky Sport.

VITTORIA – “È bello ricordare tutto quello che è successo stasera, la mia prima notte europea sotto questa veste. Vittoria meritata, nel primo tempo li abbiamo messi in difficoltà. È il modo più bello per vincere, al cardiopalma, molto romanista. Iniziamo a voltare pagina anche noi“.

SVILAR – “Svilar è precoce ma è forte. È un ragazzo sereno, è sempre supportato dalla squadra e da Rui Patricio. Non è solo fortuna, c’è studio, elasticità, nervi“.

PELLEGRINI – “È giusto che Pellegrini si levi queste soddisfazioni. È bello che ci sia il suo nome in questa serata. Ha vissuto momenti in cui veniva messo in discussione“.

ABBRACCIO ALLA SUD – “Vado sotto la sud per ringraziare lo stadio. Non voglio esagerare. I tifosi hanno avuto un apporto gigante, cerco di essere freddo e moderato ma non voglio che la gente pensi che io sia cambiato: fatico a trattenermi“.

LAVORO – “Sono contentissimo, considerando che ancora lavoriamo da poco tempo“.

ROMA TRIESTINA 2002 – “Roma-Triestina per me era la finale di Champions, ero ancora un ragazzo della Primavera“.

STANCHEZZA – “Ogni partita ha la sua spiegazione. È vero che non teniamo i 90 minuti, ma non dimentichiamoci che abbiamo giocato contro una bella squadra. Immagina la stanchezza al 120esimo. Dobbiamo riuscire a tenere il campo, soprattutto con la testa“.

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Europa League

La Roma trionfa contro il Feyenoord e si qualifica agli ottavi dopo l’1-1 nei 120′: il resoconto

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Resoconto Roma Feyenoord

RESOCONTO ROMA FEYENOORD – Questo giovedì sera ci regala le emozioni di un match spettacolare. Roma e Feyenoord si sono giocate il passaggio del turno di play-off, valido per la qualificazione agli ottavi di finale della competizione. Una splendida partita, che da continuità all’altro fuorviante match dove il Milan ha battuto il Rennes, qualificandosi agli ottavi di Europa League.

La gara di andata si è conclusa con un pareggio per 1-1. Per gli olandesi a segno Igor Paixao e per i giallorossi rete di Romelu Lukaku. A sbloccare questo match di ritorno, invece, dopo soli 5 minuti, ci ha pensato il diamante più brillante di questo Feyenoord: Santiago Gimenez. L’attaccante classe 2001 ha messo a segno il suo 22esimo gol stagionale, frutto di un rimpallo parecchio fortunoso dove il bomber messicano è riuscito a colpire il pallone con la spalla beffando Svilar. Al 15esimo minuto capitan Pellegrini sale in cattedra con un gol da cineteca: destro a giro che toglie le ragnatele dalla porta, Wellenreuther può soltanto guardare.

Piove sul bagnato, inoltre, per gli uomini di De Rossi. All’82esimo altra tegola per i giallorossi: l’infortunio di Llorente. Il centrale spagnolo è uscito in barella dopo un fortissimo scontro con Ueda.

Ai supplementari una gara accesissima, dove gli schemi si rompono e si va alla ricerca della zampata giusta. Tuttavia, le due squadre si fermano ancora in pareggio. Ai rigori, invece trionfa la Roma.

La Roma ha strappato il pass per gli ottavi di finale di Europa League. I sorteggi sono previsti domani alle 12 e ci sono sei papabili squadre che la Roma può incontrare lungo il suo percorso. Da evitare sicuramente le tre compagini di Premier League: West Ham, Brighton e soprattutto il Liverpool. Anche il Bayer Leverkusen potrebbe risultare una gatta da pelare, considerando che la squadra di Xabi Alonso è ancora imbattuta in questa stagione e capolista in solitaria in Bundesliga. Più abbordabili, invece, Villarreal e Rangers.

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ESCLUSIVE

ESCLUSIVA – Condò si racconta tra viaggi, social e carriera

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Condò carriera

Paolo Condò ha parlato ai microfoni di Numero Diez, all’interno del format Behind The Mask, e ha raccontato la sua vita, la sua carriera e diversi aneddoti riguardanti le sue esperienze passate. In particolare, il giurato italiano che ha il compito di votare al Pallone d’Oro, ha toccato in una lunga chiacchierata diversi temi: personali ma non solo. Queste le sue parole.

GIOVENTÙ A TRIESTE

“Trieste è un porto, luoghi dove solitamente avvengono scambi non solo commerciali. Nei porti solitamente c’è gente che arriva da lunghe navigazioni e quindi ha piacere di trovarsi sulla terraferma e poter scambiare le proprie culture. Questo mi ha aiutato, anche perché ho sempre avuto una mentalità aperta, per merito della mia famiglia, che poi in una città come Trieste si riflette nelle scuole, nelle amicizie, nelle prime esperienze lavorative. Questo fa sì che io mi senta un po’ a casa dappertutto. Non ci ho messo mai tanto a trovare punti di riferimento e di appoggio in ogni luogo che ho visitato per questo”.

GLI INIZI DA GIORNALISTA

“Sento di aver raccontato tante esperienze nella mia carriera. Se fossi ancora attivo sui social, cosa che non sono più per scelta, cambierei la mia frase di profilo con ‘Ho realizzato tutti i miei sogni, ma adesso ne ho di nuovi‘. Per me sognare porta a sognare, non c’è solo il detto ‘Vincere aiuta a vincere’. Quando tu sogni di superare una collina per vedere quello che c’è dall’altra parte e ti soffermi a guardare l’orizzonte, ti rendi conto che c’è un’altra collina e quindi ti viene la curiosità di vedere cosa c’è. Questo è un processo che può andare avanti all’infinito: professionalmente ho avuto due vite, ne sogno almeno una terza“.

LE FIGURE DI RIFERIMENTO

“L’influenza familiare e la figura di mio padre sono state molto importanti. La prima botta di fortuna è avere una famiglia che supporti le tue speranze e aspirazioni. Poi lavorando a “Il Piccolo” di Trieste, dove ho avuto la mia prima esperienza lavorativa, lì ho avuto la fortuna di trovarmi in un momento di passaggio, che sono molto preziosi. In questi periodi ci sono dinamiche che non si sono realizzate in anni, ma che cambiano dal pomeriggio al mattino dopo. In quella fase mi sono trovato dei maestri abbastanza insperati: dei giornalisti triestini che avevano avuto esperienze a livello nazionale e che, trovando un gruppo di giovani che vogliono spaccare il mondo, hanno qualcosa da insegnare.

Arrivando a Milano, come non ricordare Candido Cannavò: per me è stato decisivo perché la sua bravura giornalistica e l’umanità, che per me in una persona deve essere sempre la prima cosa, sono caratteristiche che mi hanno fatto piangere molto il giorno del suo funerale“.

I VIAGGI

Quelli più avventurosi sono sicuramente quelli in Sudamerica. Anche una Coppa d’Africa in Sudafrica me la tengo stretta comunque. La seconda volta che sono stato con il Milan, a Tokyo per l’Intercontinentale, ma anche la prima quando seguii la squadra nel volo. Nel 1990 feci il giro del mondo, perché andai a fare i servizi sulle avversarie. Rimasi una settimana in Paraguay per studiare l’Olimpia Asunción e da lì presi un volo per il Giappone: fu l’unica volta che feci il giro del mondo”.

SOCIAL

Le informazioni sui social si fanno sempre di meno adesso, non sempre di più. Io parlo soltanto di Twitter, dato che è l’unico che ho frequentato e anche con un certo successo dati i followers (220k, ndr). La deriva che ha preso negli ultimi anni ti portava, non solo per gli insulti – anche perché sono sempre stato trattato bene – a chiederti: ma perché devo stare qui a farmi massacrare? E comunque credo che i social ti mettano di malumore, perché sono frequentati soprattutto da persone incazzate, che protestano – magari anche con ragione. Una volta i social trasmettevano molta bellezza, potevi incontrare molte persone interessanti.

Da quando l’ha preso Elon Musk credo che gli argomenti siano fatti scientificamente per creare questo clima di insoddisfazione e rabbia. Io invece lavoro bene quando sono di buonumore, mentre Twitter è un covo di malanimo e di rabbia e quindi non è più un posto per me. L’algoritmo mi manda della gente orrenda. Poi ti confesso che, vivendo in un periodo triste e pericoloso, trovare nella stessa pagina notizie di morti a Gaza, sotto una foto di Monica Bellucci, poi sotto Putin che uccide Navalny e ancora ‘Basta con questo Pioli, mandiamolo via’, stanca. Non c’è più una gerarchia di capire quali sono le cose gravi e quelle fatte per divertirsi. I miei figli sono comunque liberi di frequentare i social, ma faccio sempre presente loro che c’è una gerarchia nelle notizie. Poi, i tanti vituperati mezzi di informazione, dai giornali alle televisioni, hanno ancora l’ambizione di mettere in gerarchia le notizie”.

LA PASSIONE PER TUTTI GLI SPORT

“Adesso è tornato prepotente il tennis. Il ciclismo è un amore sconsiderato. Ho fatto due Olimpiadi dal vivo: Barcellona 1992 e Pechino 2008 e conservo ancora le due cerimonie d’apertura come momenti pazzeschi, perché ti senti al centro del mondo. Per me il sogno lo raggiungi con i Mondiali, anche se le Olimpiadi sono meravigliose. Il 90% di coloro che vanno in gara sono lì per partecipare. La mistica del villaggio olimpico è meravigliosa perché c’è la gioventù più bella del mondo, non a caso i distributori di preservativi vanno esauriti in qualche minuto, ma quelli che vogliono vincere vanno in albergo. Invece al Mondiale di calcio c’è più competizione: quando inizia la fase a eliminazione diretta – io ne ho fatti diversi – vai allo stadio con la valigia già fatta, perché se la squadra perde vai a casa. A me il ‘Vinci o muori’ piace tantissimo.

Io lo vedo come un duello rusticano questa cosa del dover sopravvivere e andare avanti. Un ricordo fantastico dell’Italia che ho mi riporta al ’94, quando perse in finale, ma sembrava sempre sul punto di dover tornare a casa. Invece aveva una fibra tale da riuscire ad andare avanti, che era Baggio ma non solo. La partita in cui Baggio viene sostituito con Pagliuca espulso e sei sullo 0-0 dopo aver perso la prima… lì pensi ‘È finita’. E invece riesci a vincere in 10 contro 11. Quelli sono ricordi epici. Oppure quando Baggio contro la Nigeria pareggia all’ultimo minuto e dice ‘Eravamo tutti in pista e vi ho tirato giù tutti dall’aereo’. È così davvero“.

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