La quarta giornata di Serie A è ormai alle spalle. La disfatte di Atalanta e Lazio, l’errore di percorso della Juventus a Crotone e la pioggia di goal di domenica sono ormai archiviati . Senza dubbio il match che ha avuto più risonanza mediatica, sia per il risultato che per il peso della partita, è stato il derby di Milano. I rossoneriguidati da un intramontabile Zlatan Ibrahimovic, hanno ottenuto i tre punti e soprattutto hanno aggiunto una vittoria in più alla lista degli storici confronti con i cugini.

Adesso la compagine di Mister Pioli ha l’obbligo di confermare quanto di buono fatto fin qui. Le tante belle parole spese per il Milan in questi giorni rischiano infatti di infrangersi contro un muro dall’identità ben precisa: la Roma . I giallorossi arrivano dall’ampia e non agilissima vittoria interna contro il Benevento, che ha evidenziato lacune e punti di forza dei ragazzi di Fonseca. Dopo la lunga telenovela Dzeko, l’attacco romanista sembra finalmente aver trovato i giusti interpreti ed una buona condizione atletica e psicologica. Non si può dire lo stesso della difesa e soprattutto dei famosi “quinti” di centrocampo, ancora in fase di rodaggio. La squadra non riesce a togliersi di dosso alcuni vizi già noti, come gli errori in uscita: abitudini che possono costare caro, come nel caso del rigore concesso al Benevento. Capitolo a sé poi per la linea difensiva “verde“, per così dire, a disposizione del tecnico portoghese. Con un’età media dei centrali difensivi di 21,7 anni, il pacchetto arretrato è affidabile e di belle speranze, ma a volte inevitabilmente inesperto.

Proprio qui si deciderà presumibilmente il posticipo di lunedì 26 ottobre, quando il Milan ospiterà a San Siro la compagine capitolina. Con la forma smagliante di Ibrahimovic e lo stato di grazia dei rossoneri, la retroguardia romanista potrebbe non dormire sonni tranquilli.

L’ULTIMO PRECEDENTE

L’ultima volta che lo svedese e la Roma si sono incontrati Miralem Pjanic, in estate passato al Barcellona, era un ragazzino ventunenne appena arrivato dal Lione. Era il 24 marzo 2012. In quell’occasione, ironia della sorte, il numero undici rossonero fu mattatore del match con una doppietta, ma andiamo con ordine.

Il Milan è senza dubbio la squadra da battere, campione in carica e favorito per il titolo anche nell’edizione 2011/2012. Allegri, all’epoca nel pieno della sua esperienza rossonera, ha appena raccolto la pesante eredità lasciata da Carlo Ancelotti. Il compito del tecnico livornese è recuperare gli strascichi lasciati da quel grande Milan e inaugurare un nuovo ciclo vincente dopo la parentesi Leonardo: incombenza per niente semplice. Eppure, nonostante le difficoltà, i Diavoli non raggiungono lo Scudetto soltanto per pochi punti, appena quattro. Del resto però a vincere sarà la Juventus di Antonio Conte, la stessa che otto anni dopo festeggerà il record di scudetti consecutivi vinti. I ragazzi di Allegri sono un mix tra di vecchie glorie e nuove promesse. È il Milan di Nesta, Seedorf, Inzaghi e Gattuso, ma anche di un Thiago Silva in rampa di lancio e di uno sfavillante Stephan El-Shaarawy. Chi l’avrebbe mai detto che negli anni successivi quei rossoneri avrebbero combinato così poco.

Milan-Roma 2-1, Ibrahimovic ribalta il vantaggio di Osvaldo

(Fonte: calcio.fanpage.it)

Dall’altra parte la Roma, in una situazione non tanto differente. Anche nella Capitale c’è aria di cambiamento. I giallorossi sono in una fase di transizione: dopo quasi vent’anni la famiglia Sensi ha abbandonato le mura di Trigoria. Squadra e tifosi si sentono smarriti e proiettati in una dimensione a stelle e strisce, fatta di marketing e economia. Cambia tutto: via il vecchio stemma, nuove sedi, nuovo (promesso e mai realizzato) stadio e tante parole che alla fine si riveleranno essere un fuoco di paglia. A Roma arriva un magnate americano con la pallacanestro nel sangue di nome James Pallotta. I romanisti impareranno a conoscerlo (e i più a disprezzarlo) nel corso degli anni, fino a quest’estate.

Dunque anche la compagine capitolina è alla fine di un ciclo. Franco Sensi e la figlia hanno rappresentato l’essere romani e romanisti per anni, difficile accettare in breve il cambiamento. Al centro del progetto tecnico c’è uno degli ultimi rimasti: Francesco Totti. La squadra è costruita attorno alla sua fondamentale e pesante figura. Walter Sabatini mette sotto contratto una serie di giovani di belle speranze da affiancare ai senatori dello spogliatoio. Lamela, Bojan, Stekelemburg, Kjaer, Borini sono solo alcune meteore che vestono la maglia della Roma quella stagione. In panchina c’è l’ex canterano del Barca Luis Enrique, protagonista del Triplete blaugrana di 3 anni dopo, ma allenatore mediocre in Italia. Non proprio una stagione da ricordare quella giallorossaTotti e compagni chiuderanno infatti al settimo posto, a due punti dalla zona Europa League.

SPROFONDO GIALLOROSSO E IBRA SHOW

Alle 18:00 di sabato 24 marzo il Meazza ospita il pubblico delle grandi occasioni. Sono più di 59 mila gli spettatori e, date le circostanze, non potrebbe essere altrimenti. A meno di dieci giornate dal termine il Milan conduce la classifica sulla Juventus seconda, mentre la Roma occupa il sesto posto e deve vincere per rimanere agganciata al treno verso l’Europa.

Allegri schiera il suo 4-3-1-2 con Abbiati in porta, Thiago Silva a guidare la difesa e Nocerino nel punto più alto della sua carriera (dieci reti per lui quella stagione) nel centrocampo a tre. Alle spalle delle due punte Ibrahimovic ed El-Shaarawy parte inizialmente Urby Emanuelson, anche lui al culmine della sua parabola calcistica. All’undici rossonero risponde Luis Enrique con un 4-3-3 di stampo catalano, autentico credo per l’ex Barcellona, con Stekelenburg tra i pali, Heinze-Kjaer come coppia di centrali dietro all’immancabile Daniele De rossi, e infine Totti punta atipica nel tridente offensivo completato da Osvaldo e Borini.

Il match è a senso unico. I punti che separano le due squadre in classifica si fanno sentire sia per quanto riguarda la qualità in campo sia per condizione fisica. Dopo appena otto minuti il Milan perde Thiago Silva per infortunio, ma la Roma non è brava ad approfittare dell’assenza del brasiliano. Anzi, poco dopo Ibrahimovic lascia partire un siluro su punizione dai trenta metri. È solo un grande spavento per il numero uno giallorosso, che ci mette i guantoni e devia in corner. La difesa romanista trema ancora, prima con El-Shaarawy che impatta al volo di destro e poi con il sinistro alto di Emanuelson. Sul finire del primo tempo è ancora il Faraone a prendere l’iniziativa: parte da sinistra, si accentra e calcia con il destro colpendo il palo di un impotente Stekelenburg. Il calcio però è uno sport ingrato e, per la legge del “gol sbagliato, gol subito” al minuto 44 una palla sbagliata da Borini diventa un assist per Osvaldo: è 1 a 0.

 

Il copione del secondo tempo è lo stesso: la Roma calcia due volte in porta, mentre il Milan trova lo specchio in ben dodici occasioni. È solo questione di tempo prima che si gonfi la rete alle spalle del numero uno giallorosso. Infatti al 52esimo Ambrosini si inserisce fulmineo su un pallone vagante rilanciato dalla difesa romanista e lascia sul posto Taddei. Il numero 23 entra i area e cerca il cross che viene intercettato dall’intervento di mano plateale di De Rossi. Sul dischetto va Ibra e spiazza Stekelenburg: palla da una parte, portiere dall’altra. Approfittando del caos difensivo degli avversari, Muntari colpisce una traversa e poi è ancora il centravanti svedese dei Diavoli ad avere l’occasione per il raddoppio.

 

Allo svedese non piacciono i goal semplici, si sa, e la perla che consegna i tre punti al Milan ne è la dimostrazione. Lanciato in profondità brucia il futuro compagno di squadra Kjaer e scavalca il portiere con un pallonetto di diversi metri di altezza. Il pallone si alza a campanile e ricade nell’area piccola dove un arrancante Stekelenburg viene sovrastato dalla forza fisica di Ibrahimovic. L’ex Barca colpisce di testa e realizza la rete del 2 a 1 a sette minuti dal termine.

Delirio di onnipotenza.

Quello di Ibra è un monito valido ancora oggi e che sicuramente Kumbulla e Ibanez (probabili titolari lunedì viste le assenze a Trigoria) dovranno tenere a mente. Lo scontro con lo svedese darà sicuramente spettacolo, considerando anche le aspettative di entrambi gli ambienti. Infatti come otto anni fa entrambi i club sono all’inizio di un ciclo. Il Milan sembra finalmente pronto per tornare a recitare un ruolo importante in campionato, mentre la Roma si è appena svegliata dall’incubo Pallotta, in attesa delle mosse della nuova proprietà.

Quello di lunedì sarà dunque un Milan-Roma un po’ particolare. Senza spettatori, con tante incertezze e un clima di tensione che odora di passato…

(Fonte immagine in evidenza: corriere.it)