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Roma, il tuo riscatto arriva dal futuro e dalla Primavera

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Roma

C’è una squadra che vince, convince e sovrasta tutti gli avversari. C’è una squadra che sta guidando il suo campionato con 13 vittorie, 6 pareggi e una sconfitta in 20 gare. Con 10 punti di vantaggio sulla seconda in classifica. E che forse avrebbe potuto fare ancora meglio, se non fosse praticamente privata della sua squadra titolare in ogni partita. Questa squadra si trova in Italia, precisamente nella Capitale. Questa squadra è la Roma Primavera.

BOVE E VOLPATO GLI ULTIMI IN ELENCO

Edoardo Bove e Christian Volpato sono saliti alla ribalta nell’ultima settimana, per essere stati gli eroi dell’Olimpico, nel match contro il Verona. Rispettivamente classe 2002 e 2003, entrambi provengono dalla Roma Primavera. In caso di emergenza, però, Mourinho sa che può attingere alla ricca fonte della sua under-19 per rinforzare la rosa dei “senior“.

Bove e Volpato, però, sono soltanto gli ultimi della lista. Prima di loro, in questa stagione, è toccato già ad Afena-Gyan, autore di una doppietta nella gara di andata contro il Genoa. Ma anche a Calafiori, Darboe e Boer, aggregati alla prima squadra già dallo scorso anno.

Discorso a parte anche per Zalewski, già più volte impiegato con la prima squadra giallorossa nelle ultime due stagioni, che però non ha ancora esultato per una rete.

ESPERIENZA E COMPETENZA ALLA GUIDA

Ad allenare la massima formazione giovanile giallorossa c’è un totem della Roma, prima che un grande allenatore. Alberto De Rossi, alla guida dell’under-19 dal 2003, che ha visto passare tantissimi futuri campioni. E ha potuto plasmarli per renderli tali.

Suo figlio Daniele De Rossi era già nel giro della prima squadra da un paio di anni in quel periodo. Ma può comunque dire di aver fatto sbocciare gente del calibro di Florenzi, Aquilani, Pellegrini, Politano, Verde, Caprari, Cerci e tanti altri ancora.

In questi 18 anni alla guida della Primavera sono cambiate moltissime cose. Dal modo in cui i giovani calciatori si approcciano al mondo del calcio, in maniera sempre più social. Alla valanga di giovani stranieri che arrivano in Italia, pescati da osservatori che hanno ormai scavalcato profondamente i confini. Arrivando a selezionare i futuri crack sudamericani o dell’Est europeo anche a 15 o 16 anni.

L’unico a non cambiare è stato Alberto De Rossi. Capace di far sbocciare il talento nei diamanti grezzi con cui lavora. Dotato di due qualità fondamentali per il settore giovanile: pazienza e determinazione. E con un palmarés di livello, che conta tre campionati, due Coppe Italia e due Supercoppe.

IL FUTURO DELLA PRIMAVERA GIALLOROSSA

Molti già sono andati via, molti stanno preparando la valigia, molti ancora vedono il loro futuro all’ombra del Colosseo e sul prato di Trigoria. Quando dici Roma Primavera, inevitabilmente, pensi a Totti e De Rossi, giocatori che hanno legato indissolubilmente il loro nome solo alla squadra giallorossa.

Per diventare dei novelli Totti o De Rossi, però, oltre al talento, serve anche fortuna. Lorenzo Pellegrini, trascinatore e simbolo della Roma attuale, è venuto fuori dalla Primavera ma ha dovuto fare tappa intermedia a Sassuolo. Alessio Riccardi, reputato il giocatore più importante della Roma Primavera della scorsa stagione, ora è in prestito al Pescara. E tanti altri, probabilmente, vivranno questo viaggio che li porterà momentaneamente lontano dalla Capitale.

Per sfondare subito in prima squadra serve una serie di colpi di fortuna che permettano ai giovani prospetti di trovare spazio tra i titolari, impattare subito all’Olimpico, resistere alla pressione estenuante dello stesso, nelle settimane e nei mesi a seguire. E, cosa più importante, rientrare nei piani dell’allenatore.

TESTA AL PRESENTE E ALL’IMMEDIATO FUTURO

La Roma Primavera, in questo momento, guarda molto più al presente. Con 10 punti di vantaggio sulla Sampdoria, il primo posto in regular season sembra ormai cosa fatta. Ma i giallorossi non vogliono lasciare l’opera incompiuta. Vogliono portare a casa il titolo: il nono della loro storia.

Le “final eight” che assegnano la vittoria del campionato Primavera sanno essere molto crudeli. Dalla loro parte, i giallorossi hanno un talento indubbiamente superiore alle altre squadre e l’esperienza della guida tecnica. Dall’altra parte, però, c’è sempre la variabile imprevedibile della gara secca.

Basti pensare che i campioni in carica dell’Empoli arrivarono sesti in regular season, conquistando per un punto la qualificazione alle final eight. Per poi superare, nell’ordine, Juventus, Inter e Atalanta.

Oltre alla strada del campionato, la Roma può gioire anche dell’importante vittoria in Coppa Italia Primavera. Arrivata nel pomeriggio di mercoledì 23 febbraio. I giallorossi hanno portato a casa il quarto di finale, giocato a Vinovo, contro la Juventus. Trionfo ai rigori dopo il 2-2 al termine dei 120′.

In semifinale, i giovani lupi se la vedranno con la Fiorentina di un ex. L’allenatore dei viola è Alberto Aquilani, uno dei pilastri della Roma di metà anni Duemila. Nonchè uno dei nomi di spicco delle prime esperienza come allenatore della Primavera di Alberto De Rossi.

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Football

Sampdoria, mancano solo i documenti: si sta concretizzando il cambio società

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Sampdoria

Sono ore caldissime in casa Sampdoria per quanto riguarda la cessione del club. Diversi i rumors che si stanno susseguendo nelle ultime settimane e a parlare del delicato tema è stato anche il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti.

Come riporta Tuttosport, i blucerchiati stanno attendendo il concretizzarsi dell’offerta da parte del gruppo Di Silvio e di Khalid Faleh Al Thani, membro della famiglia regnante del Qatar. Sul piatto 40 milioni di euro per i quali però mancano ancora le garanzie. Infatti, mancano i documenti bancari effettivi, ma sembrano non esserci dubbi sull’esistenza dello sceicco interessato alla Sampdoria.

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Calcio e dintorni

FA – Football Addicted #54! “Nwaneri e Toney: due storie da raccontare”

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toney

QUESTA È FA – FOOTBALL ADDICTED, LA RUBRICA D’APPROFONDIMENTO TARGATA NUMERO DIEZ DEDICATA ESCLUSIVAMENTE AL CALCIO D’OLTREMANICA. OGNI SETTIMANA, AL MERCOLEDÌ, VI RACCONTEREMO UNA STORIA D’ATTUALITÀ O DEL PASSATO, CONDIVIDENDO CON VOI LA NOSTRA PASSIONE PER IL FOOTBALL MADE IN UK! OGGI PARLIAMO DI ETHAN NWANERI E IVAN TONEY!

Nell’ultimo weekend di Premier League è andato in scena un Brentford-Arsenal dal significato molto particolare.

Non solo per il successo per 3-0 (a firma William Saliba, Gabriel Jesus e Fabio Vieira, ndr) che ha permesso ai Gunners di restare in testa alla classifica dopo sette giornate di campionato, ma anche perché è stata la gara in cui si sono incrociate due storie speciali: quella di Ethan Nwaneri e quella di Ivan Toney.

Due storie che noi di “FA – Football Addicted” non possiamo non raccontarvi!

UN DEBUTTO DA RECORD

Partiamo da Ethan Nwaneri, centrocampista inglese dell’Arsenal che proprio in occasione del match giocato dai Gunners contro il Brentford è entrato nella Storia della Premier League.

Inserito in campo nei minuti di recupero di una partita il cui risultato era ormai consolidato, Nwaneri è diventato il più giovane debuttante nella Storia della Premier League, a 15 anni e 181 giorni.

Un momento che il giovane talento di casa Arsenal non dimenticherà di certo.

Così come Mikel Arteta, tecnico che ha deciso di aggregare Nwaneri alla prima squadra per la trasferta in casa del Brentford e di farlo poi debuttare.

“È stata una scelta di pancia. – ha dichiarato Arteta nel postpartita – Ho incontrato il ragazzo e mi è piaciuto subito quello che ho visto. Per [Mertesaker = General Manager dell’Academy] ed Edu [Gaspar = Direttore Tecnico dell’Arsenal] mi hanno dato delle informazioni e poi [Nwaneri] si è allenato con noi un paio di volte. Abbiamo deciso di portarlo con noi dopo l’infortunio di Martin [Odegaard] e ho avuto subito la sensazione che se ci fosse stata la possibilità, lo avrei inserito. Se lo è meritato. Penso che sia stata una scelta che abbia dimostrato a tutti che tipo di club siamo. Ieri [sabato, ndr] gli ho detto che sarebbe venuto con noi e che si sarebbe dovuto far trovare pronto. È pronto. Quando l’ho inserito gli ho detto semplicemente: congratulazioni, goditi il momento”.

SCUOLA ARSENAL

Nato il 21 marzo 2007, Ethan Nwaneri è arrivato nell’Arsenal nel 2016, quando aveva soltanto 9 anni.

A Gunner born and bred, direbbero gli inglesi!

Ed è proprio così, visto che il giovane talento di origini nigeriane nel corso della sua – fin qui ancor breve – carriera ha sempre indossato soltanto la maglia dell’Arsenal, facendosi strada tra le diverse categorie giovanili.

A 14 anni giocava già per l’Under 18, dove è stato quasi sempre schierato come centrocampista offensivo. Il debutto è arrivato il 4 maggio 2021 contro il Reading, in un match in cui Nwaneri segnò un goal che, per la sua bellezza, divenne subito virale sul web.

Negli anni ha poi imparato a ricoprire anche il ruolo di trequartista, di ala d’attacco e di prima punta. Tutti con successo. Sinonimo di una grande duttilità.

Quella che, infatti, gli hanno sempre riconosciuto Ken Gillard e Dan Micciche, suoi allenatori (prima l’uno e poi l’altro) nell’U18 dell’Arsenal dalla stagione 2020/21 a oggi, con Micciche che definì Nwaneri addirittura come un giovane calciatore con “la mentalità di un campione”.

GESTIONE WILSHERE

Apprezzato per il suo stile di gioco molto elegante e per la sua abilità nel correre palla al piede, Nwaneri con l’U18 dell’Arsenal ha collezionato 4 goals e 4 assists in 9 partite, riuscendo a mettere in mostra le proprie qualità soprattutto in questo avvio di stagione, sotto la guida di Jack Wilshere.

Stella dei Gunners, l’ex centrocampista inglese da questa estate è diventato il nuovo allenatore dell’U18 dell’Arsenal, facendo immediatamente di Nwaneri un perno della propria squadra.

Lo ha fatto durante le amichevoli estive, con il giovane Ethan che si è messo in mostra soprattutto contro lo Slough Town nel match perso per 1-0 ad Arbour Park, come sottolineato dall’allenatore avversario Neil Baker.

“Il loro numero 10 ha ottimi piedi. È un giovane di grandi speranze per l’Arsenal. Ha davvero delle abilità incredibili”.

Wilshere, poi, lo ha schierato in campo per tutti e 90 i minuti in tutte le prime tre giornate di campionato, affidandogli ogni volta il compito di ricoprire una posizione diversa.

Nella sconfitta per 1-0 contro il Chelsea lo ha schierato trequartista. Nel pareggio per 1-1 contro il Fulham come ala sinistra (venendo ripagato con un assist) e nella vittoria per 4-1 sul Tottenham Hotspur come punta (ricevendo in cambio un goal e un assist).

Tre occasioni perfette per Nwaneri per continuare a mettere in mostra la sua estrema duttilità e catturare l’attenzione di altri managers in casa Arsenal.

Missione compiuta!

SCALATA AL VERTICE

Iniziata la stagione come giocatore appartenente alla rosa dell’U18, lo scorso 3 settembre Nwaneri ha fatto il primo salto di categoria, venendo convocato dall’U21 di Mehmet Ali.

Una chiamata che ha portato a un debutto immediato.

Il giovane inglese è stato, infatti, schierato in campo come trequartista per 59’ contro il Blackburn Rovers, bagnando la sua prima apparizione in Premier League 2 con un assist.

Appena due settimane dopo è arrivato, poi, il secondo salto di categoria, grazie alla convocazione in prima squadra.

Catturato dalle sue ottime prestazioni e dal suo atteggiamento da bravo ragazzo deciso a diventare un campione, Arteta lo ha lanciato in Premier League, facendolo diventare il primo calciatore con meno di 16 anni a debuttare in questa lega.

Niente male per chi vuole ripercorrere le orme di Bukayo Saka ed Emile Smith Rowe, giovani talenti plasmati nell’Academy dell’Arsenal e diventati in pochi anni punti fermi della prima squadra.

QUATTRO RECORDS IN UN COLPO SOLO

“Ha solo 15 anni, ha solo 15 anni. Quanto dovete fare schifo?”

O ancora.

“Domani ha scuola, domani ha scuola”.

Questi i cori intonati dai tifosi dell’Arsenal al momento del debutto di Nwaneri in Premier League, come riportato dal giornalista Charles Watts.

Cori a dileggio dei tifosi avversari, ma che sottolineano ancora una volta la precocità del giovane esordiente (già tornato ieri sui banchi di scuola della St. John’s Prep and Senior School a Enfield).

Basti pensare che Nwaneri non può ricordarsi la finale di Champions League giocata dall’Arsenal nel 2006 contro il Barcellona o l’inaugurazione dell’Emirates Stadium perché, semplicemente, non era ancora nato!

È per questo, infatti, che il suo debutto in Premier League gli ha permesso di battere in un colpo solo quattro records.

Oltre a essere diventato il più giovane calciatore a debuttare in Premier League (il precedente primato era stato stabilito da Harvey Elliott, esordiente con il Fulham a 16 anni e 30 giorni), da quando è nata questa lega nel 1992, Nwaneri è diventato anche il più giovane debuttante nella Storia di tutto il campionato di prima divisione inglese (il precedente primato era stato stabilito da Derek Forster nel 1964, quando esordì con il Sunderland a 15 anni e 184 giorni).

Ma non solo.

Nwaneri è diventato, infatti, anche il più giovane debuttante dell’Arsenal in Premier League (togliendo il record a Jack Wilshere, esordiente a 16 anni e 256 giorni nel 2008), nonché il più giovane debuttante dell’Arsenal in ogni competizione (battendo il record di Cesc Fabregas, che esordì con la maglia dei Gunners in Coppa di Lega a 16 anni e 177 giorni nel 2003).

IL RECORD NON BATTUTO

Ethan Nwaneri non è però riuscito a battere il record di precocità stabilito da Christopher Atherton solamente una settimana fa in Irlanda del Nord.

Entrato in campo a 15’ dal termine del match di Coppa di Lega vinto per 6-0 dal Glenavon sul Dollingstown, a 13 anni e 329 giorni Atherton è diventato il più giovane calciatore a debuttare tra i professionisti in prima squadra in una partita ufficiale nel Regno Unito.

Un record che il giovanissimo nordirlandese ha impreziosito fornendo anche un assist per il 6-0 realizzato dal compagno Matthew Snoddy.

ALTRI GIOVANISSIMI IN EUROPA E NEL MONDO

Restando in tema “giovani esordienti”, Nwaneri è in ottima compagnia.

Negli Stati Uniti, a detenere ancora oggi il record di più giovane esordiente nella storia della MLS è Freddy Adu, talento di cui in molti si erano innamorati al tempo del suo esordio e che non è però riuscito a mantenere fede alle aspettative.

Quando debuttò per il DC United nel 2004 aveva 14 anni e 306 giorni.

Qualcosa in meno di Luka Romero, più giovane esordiente nella storia della Liga. Debuttò nel 2020 durante un match tra il suo Mallorca e il Real Madrid, all’età di 15 anni e 219 giorni.

In Francia il record del debuttante più giovane in Ligue 1 regge, invece, dal 1960, quando, a 15 anni e 225 giorni, Kalman Gerencseri esordì per il Lens contro il Monaco.

Spostandoci in Germania, il più giovane a esordire in Bundesliga è stato Youssoufa Moukoko nel 2020, all’età di 16 anni e 1 giorno, durante una partita tra il suo Borussia Dortmund e l’Hertha Berlino.

In Italia, l’esordiente più precoce in Serie A resta, invece, Wisdom Amey.

Il Bologna lo ha fatto debuttare in una gara contro il Genoa nel 2021, a 15 anni e 274 giorni.

UN TALENTO ANCHE PER LA NAZIONALE

Oltre che a scalare le categorie in casa Arsenal, dove Mikel Arteta ha già fatto capire che tornerà a giocare per l’U18 e l’21 (per continuare la sua crescita), Nwaneri sta compiendo lo stesso percorso anche in Nazionale.

Con l’Inghilterra U16 di Greg Lincoln ha collezionato 6 presenze tra il febbraio e l’aprile del 2022 (con un goal e un assist), venendo poi convocato dall’U17 di Tom Curtis ad agosto.

Qui ha giocato tre partite (segnando anche un goal), prima di entrare già nel giro dell’U21, come riportato da Goal.com.

Una scalata rapidissima e che, nel prossimo futuro, potrebbe vederlo affacciarsi anche alla Nazionale maggiore. D’altronde, il CT Gareth Southgate si è sempre dimostrato molto attento nel premiare la crescita dei giovani talenti più interessanti.

LA RIVINCITA DI IVAN TONEY

Come vi abbiamo anticipato all’inizio, nella partita tra Brentford e Arsenal si sono intrecciate due storie affascinanti.

E se in casa Gunners il protagonista è stato Ethan Nwaneri, in casa Bees a prendersi le luci della ribalta è toccato a Ivan Toney.

L’attaccante che negli ultimi giorni è riuscito a prendersi una bellissima rivincita!

Il centravanti del Brentford ha, infatti, ricevuto la sua prima convocazione in Nazionale, in occasione dei matches di Nations League che vedranno l’Inghilterra impegnata contro Italia e Germania.

UNA CHIAMATA INASPETTATA

A 26 anni già compiuti, per Toney si tratta della prima convocazione in assoluto in Nazionale.

Nel corso della sua carriera non ha, infatti, mai collezionato nemmeno un minuto con le giovanili dell’Inghilterra, conquistandosi ora la chiamata di Gareth Southgate dopo quattro anni giocati a ottimi livelli.

In particolare, gli ultimi due anni e pochi mesi con la maglia del Brentford, di cui è diventato il leader indiscusso in campo, nonché il modello da seguire per i compagni e l’idolo per i tifosi.

È per questo che il suo allenatore, Thomas Frank, ha tenuto a sottolineare lo straordinario traguardo raggiunto dal suo attaccante.

“Credo che questo momento sia per il Brentford più importante di quanto la gente pensi. Solo 15 anni fa eravamo in fondo alla League Two, giocavamo contro l’MK Dons e perdevamo 3-0 davanti a 4.000 persone. Ora abbiamo un giocatore convocato dalla Nazionale inglese dopo 83 anni dall’ultima volta e stiamo giocando la nostra seconda stagione in Premier League”.

Era, infatti, dal 1939 che un calciatore del Brentford non veniva convocato dall’Inghilterra. Un’impresa riuscita ora a Ivan Toney. Meritatamente!

“Southgate mi ha scritto un messaggio la mattina, dicendomi che avrei potuto comunicare io a Toney la notizia della sua prima convocazione. – ha aggiunto Thomas Frank – Accade raramente che lui resti senza parole, ma stava ridendo ed era così felice. Penso sia una storia fantastica”.

VIETATO MOLLARE

“Penso che la sua [di Toney, ndr] sia una grande storia. Negli ultimi anni ci sono state diverse storie come questa nel nostro Paese. Quella di Jamie Vardy, per esempio. È straordinario. Ciò significa che ci sono più opportunità per tutti. Bisogna dimostrare le proprie qualità e di credere in se stessi”.

Con queste parole, rilasciate al sito ufficiale dell’Arsenal prima della sfida contro il Brentford, Mikel Arteta ha voluto rimarcare i meriti dell’avversario Ivan Toney, attore protagonista di una vita da “vietato mollare”.

Nel corso della sua carriera l’attaccante inglese ha infatti vissuto momenti di profonda delusione, riuscendo però a non farsi mai abbattere.

A 11 anni entrò nell’Academy del Leicester, come ricordato dal Leicester Mercury, venendo poi rilasciato dal club solamente cinque anni dopo.

Una prima porta chiusa in faccia, alla quale Toney rispose unendosi al club della città in cui è nato il 16 marzo 1996: il Northampton Town.

È qui che ha iniziato a farsi largo tra le giovanili, arrivando fino alla prima squadra e diventando il più giovane a indossare la maglia dei Cobblers, a 16 anni e 8 mesi.

Ottime prestazioni in League Two gli hanno poi garantito nel giro di soli due stagioni la chiamata da parte di un club di Premier League: il Newcastle United.

All’epoca il direttore sportivo dei Magpies era Graham Carr e fu lui a consigliare alle Gazze di acquistare quel giovane talento per un prezzo di poco superiore ai 350.000 euro nell’estate del 2015.

SECONDA BOCCIATURA

L’avventura al Newcastle per Toney non andò, però, come sperato.

L’allora allenatore Rafael Benitez lo fece giocare soltanto per una decina di minuti (totali) nelle due partite pareggiate contro Manchester United e Chelsea.

Pochi minuti che gli permisero di collezionare il suo debutto in Premier League, ma anche di capire che al Newcastle non avrebbe trovato spazio.

Seconda porta chiusa in faccia.

Nei tre anni successivi seguirono, infatti, sei avventure in prestito.

Il primo fu al Barnsley, club che Toney contribuì attivamente a riportare dalla League One alla Championship, ottenendo una promozione attraverso i playoffs.

Poi sono arrivati quelli allo Shrewsbury Town, al Wigan Athletic, con cui vinse un campionato di League One, e allo Scunthorpe United, club con cui raggiunse per due volte i playoffs.

IL FIORE INIZIA A SBOCCIARE

Dopo una deludente parentesi al Newcastle e tanti prestiti in giro per l’Inghilterra, a dare un nuovo volto alla carriera di Toney è stato il suo passaggio al Peterborough United nell’estate del 2018.

I Posh lo acquistarono a titolo definitivo per meno di 400.000 euro e in due stagioni l’inglese collezionò 94 presenze, segnando 49 goals ed effettuando 16 assists.

Numeri che gli permisero di conquistare il titolo di Miglior giocatore della League One, nonché quello di capocannoniere del campionato.

È stato in quel momento che il Brentford ha deciso allora di corteggiarlo e portarlo a Londra, per fare di lui l’erede di Ollie Watkins (partito nell’estate 2020 direzione Aston Villa).

Scommessa vinta!

Acquistato per meno di 6 milioni di euro, Toney ha cambiato la Storia delle Bees.

L’UOMO DELLA STORIA

Nella sua prima stagione in Championship ha realizzato 31 goals in 44 partite di regular season, stabilendo, in quel momento, un nuovo record per il campionato (a batterlo è stato poi lo scorso anno Aleksandar Mitrovic, autore di 43 reti in 44 gare, ndr).

A queste ne ha poi aggiunte altre due nel corso dei playoffs, portando il Brentford a conquistare la sua prima storica promozione in Premier League.

Il goal più importante è stato senza dubbio quello che ha aperto le marcature nella finale giocata a Wembley contro lo Swansea City il 29 maggio 2021.

Un rigore che Toney ha trasformato con una freddezza disarmante dopo dieci minuti dall’inizio dell’incontro, davanti agli occhi orgogliosi di mamma Lisa e papà Ivan Sr.

Il match è poi terminato 2-0 per le Bees, tornate a calcare così i campi di prima divisione per la prima volta dal lontano 1947.

MAI DOMO

La stagione della consacrazione Ivan Toney l’ha però vissuta lo scorso anno.

Al suo primo anno in Premier League.

Sul palcoscenico più importante.

Lo ha fatto segnando 12 goals in 33 partite e trascinando il Brentford a un memorabile tredicesimo posto finale nella sua stagione di ritorno in massima serie.

Prestazioni che gli hanno permesso di far capire all’Inghilterra intera quanto grande sia la sua fame di successo. La sua voglia di non mollare mai.

Caratteristiche che si sono riviste anche quest’anno, dove nelle prime 7 giornate di Premier League Toney ha già collezionato 5 reti (tra cui una meravigliosa tripletta contro il Leeds United).

Semplicemente indomabile!

DA GATTINO A TIGRE

Grande amante dei tatuaggi (ne ha a decine, ndr), sul costato destro ha inciso un gatto che osserva il proprio riflesso in una pozza d’acqua, scoprendo di essere una tigre.

Un tattoo dal significato profondo e che racchiude l’essenza dell’Ivan Toney giocatore e anche uomo. Come ha spiegato lui stesso.

“Non importa come ti vedono gli altri. Se tu ti vedi come un vincente, sarai un vincente. Farai di tutto per esserlo. Se ti vedi senza paura, allora non avrai paura. Vale per il calcio e per tutto il resto. Se vuoi raggiungere qualcosa, non importa cosa pensino gli altri, devi fare di tutto per raggiungerlo”.

Una filosofia di vita che ha permesso all’attaccante del Brentford di resistere alle porte chiuse in faccia e di tornare sempre a galla nei momenti più difficili della propria carriera.

A Toney il carattere non manca di certo e lo ha sempre dimostrato.

MODELLO PER GLI ALTRI

È un fan del Liverpool. Si è autodefinito un mammone. È un baluardo della lotta al razzismo.

Nato con la pelle nera, ne è sempre andato orgoglioso e, quando ne ha avuto la possibilità, ha condiviso la sua esperienza con giovani ragazzi nelle scuole.

Come quanto ha partecipato a un incontro organizzato dalla Premier League e dal Brentford Community Trust alla Rabbsfarm Primary School di West Drayton, per dare risalto alla campagna No Room For Racism.

INGHILTERRA, ECCOMI!

La Jamaica, dove ha parte delle sue origini, lo ha chiamato per chiedergli se volesse giocare per la sua Nazionale, ma la risposta di Toney è stata: “No, grazie”.

Il desiderio della stella del Brentford è, infatti, sempre stato quello di indossare la maglia dell’Inghilterra e finalmente questo momento sembra essere arrivato.

Ricevuta la convocazione da Southgate, Toney potrebbe ora debuttare contro Italia o Germania in Nations League, andando così a realizzare un sogno a lungo cullato.

Toney però ha già in mente anche il prossimo obiettivo: convincere il CT a convocarlo per la Coppa del Mondo in Qatar.

Per caratteristiche potrebbe, infatti, rivelarsi il perfetto sostituto di Harry Kane e la sua voglia di successo potrebbe tornare più che utile a una Nazionale che al prossimo Mondiale scenderà in campo per provare a vincere il torneo.

GOOD LUCK LADS!

Ethan Nwaneri e Ivan Toney.

Due volti di un calcio inglese che non smette di emozionare.

Storie diverse, intrecciatesi in un pomeriggio di football oltremanica.

Talento. Sudore. Fame.

Good luck lads!

Che questo possa essere solamente l’inizio di una nuova grande avventura.

And now – once more – let’s grab a pie and a beer, mates. Enjoy!

Alla prossima puntata di ‘FA – Football Addicted’!

 

Recupera le puntate precedenti di ‘FA – Football Addicted’ QUI

[INTERAGISCI CON NOI! Hai in mente una particolare storia di calcio britannico di cui vorresti leggere un nostro approfondimento nella rubrica FA – Football Addicted? Lascia un commento in risposta alle nostre stories Instagram o scrivici un messaggio. Il tema della prossima puntata potresti sceglierlo tu!]

 

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Calcio Internazionale

Haaland elogia Guardiola: il suo rapporto con il nuovo allenatore

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Haaland

La nuova stella del Manchester City, Erling Haaland è stato intervistato ai microfoni di Telemundo Sports. In questa sua lunga intervista, l’attaccante norvegese ha toccato varie tematiche.

LE SUE PAROLE

Queste le sue parole sul suo inizio di stagione, con numeri importanti, come ci aveva abituato al Dortmund: “Certo che sono un po’ sorpreso, ma non è un grande shock, no. Conosco le mie qualità e sono entrato in un’ottima squadra. Ci sono così tanti buoni giocatori qui. È un bel club con persone davvero brave. Adoro stare in questo stadio e finora abbiamo passato dei bei momenti”.

Inoltre è stato chiesto ad Haaland anche del suo rapporto con Pep Guardiola. L’ex Dortmund ha risposto: Sta funzionando bene perché è un po’ un maniaco del calcio, come me. Entrambi amiamo il calcio, lui ne va matto ed è qualcosa che mi piace. Pensa a tutto, soprattutto a come puoi fare le cose meglio e questo mi piace di lui. È un sistema complicato al City, ma sto cercando di interiorizzarlo il prima possibile. Non posso perdere tempo con nient’altro”.

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Calcio Internazionale

Notti da Champions e da…calciomercato – La Rassegna Social

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Punto d’informazione, di impressioni e passioni condivise, i social network oggi più che mai raccontano le emozioni dei tifosi. Numero Diez vi presenta la rassegna dedicata ai più importanti messaggi della giornata di ieri.

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